Archivio blog

lunedì 13 gennaio 2020

Due giorni (quasi) liberi; Edizioni Ornitorinco; Ilari Valbonesi su Referendum/Raccolta firme Taglio dei Parlamentari




E dopo, se non sbaglio, 28 giorni di lavoro distruttivo, continuo e senza riposo domani e domani sono finalmente libero.
Anche se poi domani vado da mio padre per alcune faccende e non posso nemmeno troppo dormire ma almeno riesco a tirare il fiato e a liberare la mente anche se poi non sono uno di quelli che piange troppo quando lavora tanto, ci sono abituato, non mi dispiace nemmeno troppo.
Sicuramente una visita in biblioteca, un giro d'acquisti in libreria, due passi nei vari cimiteri, una pizza sul lago.
La speranza di tornare in fretta a casa.


....

C'è una bella casa editrice che si chiama Edizioni Ornitorinco.
Prossimamente leggero' tre loro libri: ""All'ultimo centesimo. I conti dei partiti in Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna e Stati Uniti" a cura di Antonella Carenzi; "Vivere e morire a Milano" e "Bettino Craxi. Gli anni a Palazzo Marino".

....



Lo so, girando per siti, giornali sembra che questa mobilitazione contro il taglio dei parlamentari sia una lotta di quattro cretini come me e fa niente, non mi interessa far parte di una minoranza testarda come quella di cui tra l'altro fa parte l'amica e compagna di partito Ilari Valbonesi che ha scritto questo puntuale e appassionato comunicato su questa lotta che ci vedrà molto probabilmente sconfitti, emarginati, travolti, fraintesi, attaccati in maniera ipocrita:

"Ilari Valbonesi

Il 10 Gennaio 2020 alle ore 11.30 il Partito Radicale ha depositato le firme raccolte per la richiesta di referendum confermativo della legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari. Nel pomeriggio di quello stesso giorno è stata depositata, sempre presso la Corte di Cassazione, la richiesta di referendum sottoscritta da 71 Senatori, un numero leggermente superiore a quello necessario attivare la pronuncia della Corte di Cassazione sulla legittimità della richiesta da parte di un quinto dei membri del Senato di referendum ai sensi dell’art. 138 della Costituzione.  Nell’intervallo tra i due depositi sono usciti parecchi commenti giornalistici per toni e contenuto riassumibili in uno stralcio dell’articolo pubblicato online dalla testata La Repubblica: “Ne sarebbero servite 500mila, ma la conta si è fermata a 669: fallisce così la raccolta firme dei radicali per chiedere il referendum sul taglio dei parlamentari.
A prescindere dal fatto che per la prima volta e a firme chiuse si parla di una richiesta di referendum totalmente ignorato dai media a partire dal giorno dopo il deposito del quesito in Cassazione (18 ottobre) vorrei portare la vostra attenzione sull’utilizzo del verbo fallire. Chi scrive crede invece che non abbia nessun senso oggettivo, e pertanto giornalistico, interrogarsi sull’insuccesso del Partito radicale, essendo un Partito che non si presenta alle elezioni in quanto tale, e che non ha aspirazioni di maggioranza. Semplicemente il Partito radicale si è impegnato a mantenere in vita attraverso un referendum previsto dalla Costituzione, il diritto di un voto libero, informato e diffuso per gli elettori affinché possano esprimere il proprio consenso e dissenso in materia di revisione costituzionale, come previsto dall’art.138. Semmai il successo (o l’insuccesso) è solo dell’iniziativa, rispetto al suo scopo, quindi si dovrebbe sottolineare il successo dell’iniziativa.
Qualcuno potrebbe altresì rimarcare l’insuccesso di un metodo, ma gli unici metodi che sono stati utilizzati dal Partito Radicale sono quelli a messi a disposizione dei cittadini, nel quadro della Costituzione e della vita politica regolamentata.
Il Partito Radicale ha fin da subito tenuta alta l’attenzione sulla raccolta firme nei due rami del Parlamento, rafforzandone la comunicazione; secondo poi, e sempre nell’ottica di un rafforzamento complessivo dell’azione, il Partito Radicale ha attivato la raccolta firme in tutti i Comuni d’Italia, raccolta di 500.000 che, date le condizioni dell’informazione in Italia era statisticamente votata all’impossibilità, ma che costituiva comunque una condizione di possibilità per chiunque volesse attivarsi e una attività di sensibilizzazione capillare del paese sulla conoscenza di una richiesta di referendum su una modifica costituzionale che va ad incidere in modo incomprensibile e repentino sulla sovranità popolare.
E chi può dire poi, al di là delle firme raccolte, se nello sforzo continuo di tenere alta l’attenzione, l’intreccio di volontà e azioni composte non abbia anche contribuito alla stessa apposizione delle firme in Senato? Del resto gli effetti dell’azione sono davvero imprevedibili e alla base dell’agire libero degli esseri umani. E proprio nell’ottica di una riflessione sull’agire politico, direi che sarebbe anche molto grave, dal punto di vista giornalistico, ridurre l’esito di una scelta individuale dei Senatori ad un mero retroscena di firme messe e tolte esclusivamente sotto il dictat delle segreterie, senza alcun rispetto dei Senatori e dei territori che rappresentano.
Giustamente Maurizio Turco e Irene Testa, Segretario e Tesoriere del Partito Radicale hanno immediatamente ringraziato tutti i Senatori firmatari e hanno debitamente ricordato il contributo e l’impegno costante del Partito affinché la raccolta delle firme andasse a buon fine. E infatti il Partito radicale non solo non ha “fallito”, ma si è rallegrato per il successo delle 71 firme consegnate in Cassazione dai tre senatori delegati Nazario Pagano, Andrea Cangini e Tommaso Nannicini. E ancora, ci rallegriamo per le firme dei cittadini, ad oggi pervenute, che sono la dimostrazione effettiva di quale sia lo stato di una democrazia diretta e agita nel quadro costituzionale in questo paese.
E lo stato della democrazia diretta che si registra realmente in questo Paese è il seguente: assenza totale di informazione, dibattiti e contraddittori, impossibilità di reperire autenticatori, regole di trasparenza amministrativa disomogenee, corredate da evidenti difficoltà burocratiche ed inefficienze, costi esorbitanti di una campagna referendaria. Senza contare che un cittadino, in perfetta salute, dovrebbe prendersi mezza giornata di lavoro per recarsi in comune a firmare, senza sapere spesso in quale ufficio andare. Insomma al cittadino promotore e firmatario è richiesto un impegno civile assolutamente eccezionale e grazie ai cittadini l’hanno fatto, senza contare quelli che sono stati mandati a casa da funzionari disinformati, o scoraggiati dall’annuncio prenatalizio che le firme dei senatori erano state già raccolte e che dunque il referendum s'ha da fare.
Non solo, sarebbe opportuno ricordare che molte firme sono ancora in viaggio postale, un ritardo che possiamo solo registrare nei termini di inefficienza amministrativa e burocratica dovuta anche alle festività, anche se in qualche caso sarebbe lecito pensare che sia stata agita localmente una censura esplicitamente politica.
Ad ogni modo il Partito Radicale ha deciso di depositare le poche firme arrivate in tempo per “verbalizzare” innanzitutto la violenta censura attuata dai media e dal servizio pubblico, media e servizio pubblico ai quali non a caso si è rivolto per la prima volta nel discorso di fine anno il Presidente della Repubblica.
Con queste poche righe spero di essere riuscita a chiarire la natura del “successo” della raccolta firme e che conseguentemente si favorisca un’informazione adeguata sul referendum in merito alla riduzione dei parlamentari che poi, di fatto, è un referendum sulla natura stessa del referendum e sull’esercizio politico della sovranità popolare, fuori e dentro il Parlamento. E in ultimo si deve sottolineare un paradosso: proprio le forze che si dichiarano espressione compiuta della democrazia diretta sono state le prime a censurare la comunicazione dal basso e diffusa e addirittura a negare l’applicazione del metodo referendario, l’unico strumento costituzionale a disposizione dei cittadini. Del resto proprio coloro che proclamano teorie avanzate di partecipazione dei cittadini alla vita politica, hanno fin da subito creato strumenti di partecipazione destinati esclusivamente ai loro elettori. Esclusivi appunto. E così concludo: ma davvero sono comparabili le firme di cittadini che sono usciti di casa per recarsi nel Comune per andare a sottoscrivere la richiesta di referendum, con firme poi autenticate da funzionari comunali e provviste materialmente di certificati elettorali con voti raccolti su Rousseau, il sistema operativo del MoVimento 5 Stelle, gestito da un’Associazione Rousseau, via Gerolamo Morone, 6 - 20121 Milano, che tra l’altro rappresentano meno dell'1 per cento dell'elettorato M5S alle ultime Politiche e che - per qualche ragione sconosciuta in uno stato di diritto - hanno creduto di decidere le sorti di un governo?
Credo insomma che in questo Paese innanzitutto si dovrebbe aprire un dibattito laico e plurale sulla riduzione dei parlamentari ossia della rappresentanza popolare; più in generale sullo stato e sul destino della democrazia in questo paese, in cui purtroppo si continua solo a raccontare che l'eliminazione di 345 poltrone porterebbe un grande risparmio per gli italiani, una tazzina di caffè insomma.


2 commenti:

  1. Ah, io conoscevo la casa editrice Edizioni Coniglio. Sempre di animali si tratta, ma la "mia" era un po' meno seria.
    La canzone del ragazzino è dolcissima. E' imparentato con Chet Baker o è solo un caso di omonimia?
    Ciao,

    V

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche io la conoscevo la Coniglio perché per loro pubblico' una mia cara amica: https://www.libreriauniversitaria.it/lingua-batte-dove-cuore-duole/libro/9788860630407

      Sorrido perché non si tratta di un ragazzino ma di una ragazza quella canta Funeral Pyre. :::::)))))

      Elimina