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martedì 10 settembre 2019

Timidamente su "Gigolò per cliente unica" di Nicola Pezzoli



Quand’hai compiuto un atto riprovevole tipo andare con un Natasho, tornando giù nel metró fognario hai come l’impressione che i normali e le normalesse se ne accorgano. Soprattutto le normalesse. Severissime, sembrano volerti incenerire con lo sguardo. Per fortuna le normalesse han poi tutte sguardi spenti, innocui, disabituati a divenire fiamma ossidrica. Molto spenti. Però capiscono, paiono proprio capire, coi loro cervelli automatici, da dentro quel vuoto svuotato e spopolato e impaurito dal quale ti spiano, mentre tornano a casa strizzate come cenci, ma con la ferma intenzione di rendere passivi e obbedienti e strizzabili anche i loro immancabili figli. Cattive perché banali, ti guardano male, oh, come ti guardano male. Da cosa lo capiranno?” (pag. 11)

Ci son mattine presto, quelle del weekend, ma poi ci siam visti anche il giorno a 5 franchi, che fuori dal cinema prima di cominciare a lavorare incontro al baracchino di Togo Andrea, un accompagnatore, un toy boy, uno che fa divertire impiegati e padri di famiglie, casalinghe e atlete da cinquanta vasche al giorno, camionisti e transessuali a fine turno. Uno che puzza di marcio, sborra, Chanel, con una pancia da birra ma coi muscoli gonfi, dai modi gentili, dallo sguardo accomodante, Gioca sull'ambiguità del suo nome, Sono donna ma anche uomo e anche tu Andrea così efebico con una parrucca addosso ti si potrebbe scambiare per una troietta, mi dice quando porto fuori i sacchi dell'immondizia e lui mima un pompino succhiando il wursterl ricoperto di senape, ketchup e maionese. La giornata a 5 franchi l'ho visto che accompagnava un anziano avvocato al cesso e ho sorriso quando mi ha sussurrato che il vecchio non riusciva a star seduto per tutte le volte che glielo aveva messo nel culo in quei giorni ma che si sentiva a terra, triste, che avrebbe voluto andare da sua madre, stare con lei e sfogarsi. 

E mentre ci parlavamo io avrei voluto presentargli Paolo Lizzenci il protagonista dell'ultimo scatenato, malinconico, crudo, divertente, bruciante romanzo di Nicola Pezzoli “Gigolò per cliente unica. Elogio della bisessualità e della prostituzione”, scrittore assoluto e vera e propria anomalia nel panorama letterario italiano contemporaneo. 

Nicola non ha mai fatto nulla per farsi amare, non ha mai leccato il culo ai propri lettori, non si adegua, non si presta, non si compromette a facili giochetti. 

Semplicemente scrive. 

Che è ciò che poi dovrebbero fare i veri scrittori. 

Le chiavi dell’appartamento non me le aveva mai date, e una volta accertata l’impossibilità di cavare informazioni da alcunchì – sapevano un tubo né l’inquilina BENVENUTI AL CACTUS con l’allevamento di tarantole sul collo (“Mi dispiace, signor Solgenizzi”), né l’edicolante né il suo libraio di Castelprete, e al di fuori di quest’affollata moltitudine non mi risultava frequentasse altra gente – non facevo che aggirarmi come un disperato, un maniaco, un barbone, un cercapersone, un poliziotto in appostamento, un pirla, un palo della banda dell’ortica nei paraggi del suo cortile, a tutti gli orari che l’orologio metteva a disposizione e se
possibile inventandone di nuovi, dimentico di mangiare bere cambiarmi lavarmi radermi dormire, nella speranza di riuscire a inserirmi nell’esatta piega spaziotemporale in cui avrei potuto intercettarla nell’andirivieni con la sua nuova sconosciuta dimensione, per poi scusarmi, implorarla, riconquistarla, riaverla.  Non rivolevo il mio lavoro e il mio guadagno, adesso volevo Faye Dunaway e basta. L’avrei voluta anche gratis. Ma lei era svanita.” (pagg. 146-147)

Nicola in quest'ultima opera, e non solo, gioca con l'autofiction e conduce i lettori su un percorso di suggestioni continue, di rimandi, di incontri, di confessioni e divagazioni, di alter ego che siamo noi stessi ma anche no in un gioco di travestimenti perché cos'altro é la vita se non calvario di travestimenti? E in quest'ultima prova il protagonista, anagramma dell'autore, bisex e con un alter ego molto ma molto femminile dal nome Véronique, crepuscolare e a un passo dal finire per strada senza un solda, trova il modo di sopravvivere facendosi mantenere da un'anziana signora in cambio di sesso per poi spendere quei soldi con prostitute e travestiti e imbarcarsi in avventure e tragedie fra verità e finzione. 

Ciò che colpisce nuovamente in questo romanzo è il pastiche esplosivo di un Pezzoli ormai liberato da ogni briglia esterna, questo “argot” da Valcuvia bisessuale sparato come un razzo nell'universo, queste pagine/universo/stanzetta sensibili e insieme fisicissime, da vero scorticamento, da abbraccio che lascia senza respiro, questo stile che imperversa muovendo le pagine, questa carne che piange sofferenza e sorrisi, questo suono che mentre si legge rimbomba in testa e che riecheggia le parole di Céline (e Pezzoli mi ha ricordato la libertà della Trilogia del Nord dell'immenso scrittore francese) :

La lingua, nient'altro che la lingua, ecco l'importante la foto non è il vero: il vero lo si fa barando al modo giusto. Se prendi un bastone e vuoi apparire diritto nell'acqua, devi prima curvarlo sennò sembra rotto. Bisogna romperlo prima di immergerlo. È un vero lavoro, è il lavoro dello stilista. Ci vuole un enorme respiro, grande sensibilità, è difficilissimo da fare, perché bisogna girarle attorno. Attorno a che? All'emozione!” 

Perché la sensibilità espressa da Nicola è una vera e propria esplosione di colori che mescola sesso in tutte le sue forme e ipotesi, la tragicommedia della scuola e i compagni di scuola che ti entrano nelle mutande e le professoresse che spalancano le cosce (quanto mi ha fatto ricordare le mie sedute di masturbazione immaginando la bocca della mia prof d'italiano sul mio cazzo) e praticantato sessuale e delusioni d'amore, le frecciate al disprezzato mondo editoriale (come a pagine 152), la vita da scrittore sempre più ai margini, fallimenti esistenziali e un vita di provincia (non solo quella) che premia sempre e soltanto i più furbi e i più coglioni, una provincia degradata, oscura, misteriosa ma vitale, gli incontri sessuali dentro a un cesso, i sogni di fuga e di riscatto sociale sempre rimandati e lo splendore nel restituire dignità a chi vende il proprio corpo e a chi lo acquista ma senza stucchevole buonismo, senza patetismi ma con quella crudezza e sensualità commovente alla Charles Bukowski o alla Hubert Selby Jr, il torbido di alcool e perdita dei sensi e di volontà e di sconvolgimento delle nostre vita, la perdita d'identità e memoria dei romanzi di Martin Amis e un campionario di personaggi uno più memorabile dell'altro da accostare a quelli usciti dalle pagine di Giovanni Guareschi e il suo Mondo Piccolo e il Davide Bregola della bassa padana, con una colonna sonora composta da  Piero Ciampi.

Aggiungo un'ultima cosa: ho letto questo romanzo in giorni durissimi, di depressione nera, che mi hanno fatto pensare al peggio e Nicola ha saputo almeno per qualche ora risollevarmi l'umore, anche se questo libro non potrebbe mai essere, per fortuna, catalogato come un antidepressivo, e ho sorriso perché é pieno di passaggi esilaranti e perché adoro questo sesso che puzza e profuma di sesso e che ha sempre quel retrogusto di odore sgradevole, di sudore, di ano, di fica, di sborra, di bocche ma in fin dei conti ieri sono uscito dal lavoro e puzzavo come un animale e una ragazza mi si è avvicinata e l'ho conquistata solo col mio odore.

Perdonatemi la divagazione ma ovviamente romanzo straconsigliato.

Fatevi trascinare.

Andate fino in fondo.

Fatevi prendere per mano da Nicola.

I miei libri moriranno anche loro, e presto, si capisce, ma almeno avranno vissuto! Tanto i posteri saranno i cinesi... E quelli se ne fregheranno altamente della mia letteratura fissa e del mio stile vacca e dei miei tre puntini...” (Louis Ferdinand Céline)



4 commenti:

  1. Danke. E nel caso avessi attirato l’attenzione di qualcuno, anche di UNO soltanto (ché noi outsider i Lettori li conquistiamo così, uno alla volta) mi permetto di integrare dicendo che trattasi di autoproduzione disponibile SOLO su Amazon, in formato sia cartaceo che elettronico. Metto qui il link per il cartaceo: https://www.amazon.it/dp/1092903267

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  2. Uno scrittore nel vero senso della parola.
    Il libro mi ha conquistata sotto vari punti di vista.
    Cristiana

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    1. Bene. Nicola è un grande scrittore. Speriamo qualche casa editrice di qualità torni a pubblicarlo e a proporlo nelle librerie.

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