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lunedì 30 settembre 2019

Divagando su tradimenti e "Luna di miele a Cape May" di Chip Cheek (Einaudi)



Nella mia vita ho tradito e sono stato tradito tante volte. Si tradisce per i motivi più vari, incomprensibili, inaccettabili, legittimi, inspiegabili. Si tradisce perché si è agli sgoccioli di una relazione e il tradimento è una svolta, un nuovo inizio, perché si è degli ipocriti e non si vuole mai scegliere e correre il rischio di restare soli, perché non si è fatti per mantenere una relazione seria, perché in alcune (molte) circostanze è impossibile resistere a una voce, a un corpo, a una mente, perché il tradimento offre quel brivido e quei rischi che ricordano l'innamoramento, perché ci si crede onnipotenti, perché il sesso è un richiamo irresistibile, perché forse poi si può tornare indietro, perché vogliamo distruggere tutto e rinascere, perché nel tradimento c'è anche una bella dose di autolesionismo. Ho tradito per un piede scalzo con delle unghie rosse che si muoveva a venti centimetri dal mio ginocchio. Ho tradito per farmi beccare e trovare la forza di mandarla a fanculo. Ho tradito perché non ce l'ho fatta a una ragazza con le lentiggini che mi seguiva da mesi e un giorno mi disse nell'orecchio che era fradicia fra le gambe.

Si potrebbe andare avanti per ore e ho scritto di tradimento, sesso, trasformazioni, segreti perché di questi temi cola letteralmente il romanzo "Luna di miele a Cape May" dello statunitense Chip Cheek (Einaudi, traduzione di Giovanni Garbellini) che racconta di due giovanissimi sposini di provincia, Henry ed Effie, che nel 1957 trascorrono, in un'estate al tramonto, la loro luna di miele nella cittadina disabitata e sonnolenta di Cape May. Sono giorni di scoperta della vita matrimoniale, dei loro corpi, della perdita della verginità, di progetti di figli e lavoro, di tranquillità fino a quando, quasi per caso, partecipano a una festa scatenata nella villa di una vecchia conoscente di Effie, Clara. Da quella festa tutto cambia: i due giovani si vedono coinvolti per giorni in un'atmosfera trascinante di alcolici, giochi, gite in barca, emancipazione sessuale, di musica, di modernità, di mondi nemmeno mai immaginati e di tradimento perché Henry si invaghisce di una stupenda ragazza Alma con la quale tradirà la moglie fino a un epilogo del romanzo dal sapore amaro della sconfitta, delle rinunce, della vita che si spegne senza amore e sussulti. 

"Luna di miele a Cape May" è un romanzo che mescola, con un tasso altissimo di erotismo (le pagine di sesso sono molto belle), atmosfere alla Cheever, Yates, Dubus, Capote con quelle "indimenticabili" coppie/famiglie piene di menzogne e tradimenti e che sopravvivono solo a una dipendenza cronica dall'ipocrisia, sempre a un passo dal finire a pezzi, simili a un fondale costruito giorno dopo giorno per farsi accettare/ammirare dai vicini, dai parenti, dai colleghi di lavoro, dalla Chiesa, da se stessi. 

Un fondale dietro a cui si nascondono sofferenze inimmaginabili, amori in frantumi, fughe mai realizzate, progetti di vita abortiti, figli mai desiderati e un vuoto freddo e silenzioso dove le vite affondano giorno dopo giorno verso la morte.



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