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mercoledì 25 settembre 2019

Burning, Zuli Zeh, Virginie Despentes, James Ellroy, Fuani Marino, ancora tasse




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Sono ormai un fan storico di Juli Zeh, la seguo da sempre e la considero una dei migliori romanzieri in circolazione ma questo "L'anno nuovo" (Fazi, traduzione di Madeira Giacci) mi ha convinto a metà. La prima parte è molto bella e anche la chiusura, intendo le ultime pagine, ma la parte relativa alla "rivelazione" mi ha convinto meno. 

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Sono anche innamorato da tanti anni di Virginie Despentes e che bello sapere che arriva in un unico volume di ben 960 pagine la sua "Trilogia della città di Parigi" (Bompiani) che comprerò non appena supero questo momento di pochi soldini in tasca. Nel retro di copertina Virginie è semplicemente fantastica con quella maglietta dei Motorhead.



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-e fra non molto arriva pure lui al quale vorrei stringere la mano da una vita intera per tutto il bene che ha fatto per me-



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-qui-

Cambiano i governi, invecchio ma non smetto mai di scuotere la testa davanti a politici/pensatori/intellettuali che per risolvere questo o quell'altro problema s'inventano sempre nuove tasse, prelievi sui conti correnti, balzelli di ogni genere, accise. 
Cambiano i governi ma le pulsioni antiscientifiche van sempre di moda e infatti, a quanto sembra, ci beccheremo anche Vandana Shiva come consulente del Miur, come se già non bastasse un ministro come Fioramonti...

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10 commenti:

  1. Sai che quella Virginie mi ispira molto? Non so, vado a pelle, a sensazione. (Sui politici non mi esprimo, tanto il male che ne direi sarebbe sempre troppo poco. Anche quello che gli infliggerei....)

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    1. Virginie è una grande. Ti consiglio il suo bel "King Kong Girl"

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  2. ciao Andrea,
    (evviva Virginie Despentes, ma:)
    la cultura e la ricerca scientifica se la passeranno anche male nell'informazione e nella considerazione popolare (se la saranno pure cercata, mi viene da dire) ma personalmente trovo che di quelle che chiami “pulsioni antiscientifiche” non ce ne siano anzi abbastanza, ma neanche lontanamente. I pur interessanti libri/punti di vista di Burioni, Bressanini, Angela e altri spesso affiliati al CICAP vanno necessariamente accompagnati e messi in discussione con i molti altri e spesso non meno approfonditi punti di vista, medici e paramedici e ex-medici e diversamente medici e non medici (non per forza generati a scopo di lucro, non per forza solo bibliografici – so di toccare un nervo scoperto, ma trovo che provare a confrontarsi con chi si ritiene completamente “guarito” per vie alternative da mali considerati incurabili dalla medicina tradizionale o studiare da sé/provare sulla propria pelle molti e semplici tipi di autotrattamento naturale possa essere quasi altrettanto istruttivo; un utile punto di partenza qualsiasi, tra le brevi introduzioni pratiche, può essere, se non lo conosci già, Il medico di se stesso di Noboru Muramoto – la ristampa riveduta, corretta e ampliata del 2010, uscito per Feltrinelli). Per il resto non mi riferirei a niente di esoterico, intendo anche semplicemente approfondire la storia dell'alimentazione europea, o la “preistoria” del pensiero scientifico moderno... Hai letto e riletto abbastanza bene Christopher Lasch da ricordare come, a suo avviso, una volta sbarazzatisi filosoficamente di Dio si sia passati dall'ideale religioso all'ideale terapeutico, ovvero le acque narcisistiche-solipsistiche-pseudonew age in cui in buona parte affoghiamo, ma t'invito a non dimenticare anche quella che chiama la classe degli “analisti simbolici” in La ribellione delle élite, dal momento che oggi nel cosiddetto Primo Mondo si continua a rischiare di morire più di esperti (di medicalizzazione, il caso di queste settimane dei farmaci oppiacei – del costo dell'insulina alle stelle che ha portato molti a razionarla e a morirne - e principalmente del persistente primato di morti per cause iatrogene negli Stati Uniti è esemplare e pur lontano dal nostro ne rimane il modello), e della collusione sanità-industria, mi pare, che di disintermediazione o disinformazione – anche se quest'ultimo rischio c'è e va tenuto presente, i flussi disinformativi di Facebook e affini sono al momento politicamente “ben” gestiti e manipolati: di rumore “antiscientifico” se ne crea, ma giusto per favorire il qualunquismo/sovranismo rampante e per fare caciara, ma di quello serio, che richiede studio e spirito critico, di quello realmente emancipativo, di quello inviso a ogni potere e industria (e credimi, ce n'è a iosa, a volerlo sentire) non ce n'è abbastanza, ripeto. In ambito naturale-alternativo trovo che i nemici siano altri, il marketi ng e la proprietà intellettuale su tutti, con cui i saperi naturali, orientali e/o occulti vengono importati, capitalizzati, falsati e traditi da altri e peggiori sedicenti “esperti”, quando la maggior parte di quei principi parte dall'idea dell'autoascolto, dall'autodiagnosi, dell'autotrattamento – fin dove possibile chiaramente. Sul tema trovo francamente più attuale e pertinente Giuliano l'Apostata di Burioni, o Simmaco che si chiedeva “Che importa se ognuno cerca la verità a suo modo?”) quando i pagani venivano massacrati dal cristianesimo nascente, che per la prima volta nella storia dell'uomo introduceva l'idea di eresia.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Ora il problema sarebbero le diaboliche “sette” pseudoscientifiche, che infastidiscono la povera inascoltata Chiesa scientifica ufficiale, nata da neanche tre secoli a partire dalla macelleria dei barbieri... Sulla new age, e settarismo consiglio, tutti i saggi usciti in Italia e reperibili (una quindicina circa) su questo concetto così dominante e temuto fino a qualche decennio fa e oggi non più analizzato come influente fenomeno storico-culturale, anche se ne stiamo vivendo tutte le conseguenze, principalmente negative; sono testi quasi tutti critici rispetto al New Age – quasi tutti di autori cattolici preoccupati dall'avvento del neopaganesimo, ma tutti comunque stimolanti e interessanti, come i testi di Massimo Introvigne o anche il pamphlet sull'ideologia della new age di Michel Lacroix – se persino alcuni di questi studiosi trovano preoccupante l'ondata recente e sempre più violenta degli “antisette” e le pratiche di “riprogrammazione”, ti invito a una seria riflessione in merito visto che anche tu hai usato il termine “sette” (e di confrontarti con un punto di vista completamente opposto al tuo: https://antisette.blogspot.com/ ). Trovo anche che le mode cambino ma le retoriche di potere non solo rimangano, ma si facciano sempre più subdole e potenti - ma ancora NON inevitabili, e credo sia fondamentale insistere su questo. Vent'anni fa c'erano le giornate contro il McDonald's – sceneggiate o quantitativamente inutili o no, questo lo arbitravano forse i lettori del Giornale, ma il gesto rimaneva - e oggi non gliene fotte a nessuno di trovare le latte vuote di Round Up (il glifosato della Monsanto) sparse per le campagne italiane, ai tempi per molti sembrava importante boicottare Nestlé o Cocacola sapendone identificare tutte le sottomarche e oggi si dà la propria stessa vita, volontariamente e completamente, ai social media – e non ci si tira più grandi menate nell'andare al supermercato o nell'avere uno smartphone, presunti antagonisti sociali inclusi. Il trionfo planetario dell'anarco-capitalismo, che trovo giustamente messo da Ippolita sullo stesso piano della “resistibile ascesa” del nazismo nel loro bellissimo libro su Facebook di quasi 10 anni fa, ha lasciato un po' di sasso i pochi che se ne sono voluti accorgere, e si è rimasti come paralizzati. Ma a mio avviso c'è una sostanziale continuità di pratica e pensiero tra i pestaggi a suon di “Un due tre viva Pinochet quattro cinque sei a morte gli ebrei sette otto nove il negretto commuove” di 18 anni fa e le maglie inquisitoriali che oggi vanno stringendosi rispetto a un consumo critico che vorrebbe toccare anche il discorso della cura, o della fede, o entrambe – visto che così spesso si trovano – e sono - correlate. Io, francamente, preferirei continuare a non accontentarmi e a non fidarmi delle opinioni “autorizzate” e “scientificamente approvate”, e da amico inviterei anche te a fare lo stesso - possibilmente senza sentirmi dare del complottista da compatire. Come sai, anch'io da anni per campare smacchio latrine, ma non lo ritengo un motivo sufficiente per farmi fottere.
    “Gli usurpatori devono sempre nascondere il fatto di essere appena arrivati” (Guy Debord)
    Un caro saluto,
    d.

    P.S. E a tre anni di distanza, nel caso tu non l'abbia poi letto, torno a riconsigliarti anche “La strega” di Jules Michelet (e altri eventuali libri reperibili di questo grande storico francese del XIX secolo, specialmente “Il popolo”, ed. BUR). Sempre in tema.

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  5. [rimasto tagliato: nell'andare al supermercato *o nel temperare l'antipsichiatria* o nell'avere uno smartphone]

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  6. [e scusami tanto, nella fretta, per l'attribuzione sbagliata: il termine "sette" non era in un tuo post ma l'avevo scorto in uno dei link al pezzo principale di Next quotidiano che segnali riferendoti a Vandana Shiva]

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  7. Grazie a te, anche per aver preso in considerazione le mie riflessioni e suggestioni!
    Un abbraccio,
    d.

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