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lunedì 30 settembre 2019

Divagando su tradimenti e "Luna di miele a Cape May" di Chip Cheek (Einaudi)



Nella mia vita ho tradito e sono stato tradito tante volte. Si tradisce per i motivi più vari, incomprensibili, inaccettabili, legittimi, inspiegabili. Si tradisce perché si è agli sgoccioli di una relazione e il tradimento è una svolta, un nuovo inizio, perché si è degli ipocriti e non si vuole mai scegliere e correre il rischio di restare soli, perché non si è fatti per mantenere una relazione seria, perché in alcune (molte) circostanze è impossibile resistere a una voce, a un corpo, a una mente, perché il tradimento offre quel brivido e quei rischi che ricordano l'innamoramento, perché ci si crede onnipotenti, perché il sesso è un richiamo irresistibile, perché forse poi si può tornare indietro, perché vogliamo distruggere tutto e rinascere, perché nel tradimento c'è anche una bella dose di autolesionismo. Ho tradito per un piede scalzo con delle unghie rosse che si muoveva a venti centimetri dal mio ginocchio. Ho tradito per farmi beccare e trovare la forza di mandarla a fanculo. Ho tradito perché non ce l'ho fatta a una ragazza con le lentiggini che mi seguiva da mesi e un giorno mi disse nell'orecchio che era fradicia fra le gambe.

Si potrebbe andare avanti per ore e ho scritto di tradimento, sesso, trasformazioni, segreti perché di questi temi cola letteralmente il romanzo "Luna di miele a Cape May" dello statunitense Chip Cheek (Einaudi, traduzione di Giovanni Garbellini) che racconta di due giovanissimi sposini di provincia, Henry ed Effie, che nel 1957 trascorrono, in un'estate al tramonto, la loro luna di miele nella cittadina disabitata e sonnolenta di Cape May. Sono giorni di scoperta della vita matrimoniale, dei loro corpi, della perdita della verginità, di progetti di figli e lavoro, di tranquillità fino a quando, quasi per caso, partecipano a una festa scatenata nella villa di una vecchia conoscente di Effie, Clara. Da quella festa tutto cambia: i due giovani si vedono coinvolti per giorni in un'atmosfera trascinante di alcolici, giochi, gite in barca, emancipazione sessuale, di musica, di modernità, di mondi nemmeno mai immaginati e di tradimento perché Henry si invaghisce di una stupenda ragazza Alma con la quale tradirà la moglie fino a un epilogo del romanzo dal sapore amaro della sconfitta, delle rinunce, della vita che si spegne senza amore e sussulti. 

"Luna di miele a Cape May" è un romanzo che mescola, con un tasso altissimo di erotismo (le pagine di sesso sono molto belle), atmosfere alla Cheever, Yates, Dubus, Capote con quelle "indimenticabili" coppie/famiglie piene di menzogne e tradimenti e che sopravvivono solo a una dipendenza cronica dall'ipocrisia, sempre a un passo dal finire a pezzi, simili a un fondale costruito giorno dopo giorno per farsi accettare/ammirare dai vicini, dai parenti, dai colleghi di lavoro, dalla Chiesa, da se stessi. 

Un fondale dietro a cui si nascondono sofferenze inimmaginabili, amori in frantumi, fughe mai realizzate, progetti di vita abortiti, figli mai desiderati e un vuoto freddo e silenzioso dove le vite affondano giorno dopo giorno verso la morte.



domenica 29 settembre 2019

giorni stanchi e Damiano Aliprandi sul governo attuale


-non una novità ma per me è come un tatuaggio che brucia ogni giorno sulla carne, sul cervello, sulla lingua, sulle pareti dello stomaco, sul cuore-


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Non vedo l'ora dei miei due giorni liberi.
Sono stanco e ho solo voglia di trascorrere due giorni interamente a leggere.
Non vedo anche l'ora del versamento dello stipendio (il primo vero stipendio dopo l'estate) perché in questi ultimi tre mesi le sfighe son state tante e troppe e prossimamente arrivano altre scadenze di pagamento... due coglioni.

Per fortuna ci sono ancora persone/giornalisti come Damiano Aliprandi de Il Dubbio che mi danno qualche scossone e mi fanno sentire meno solo.

O anche colleghe come Adriana che dopo aver timbrato mi offre un caffè e la possibilità di discutere  e parlare in maniera libera.



Questo è uno degli ultimi spunti di Damiano Aliprandi:


Ricapitoliamo un po' i primi passi di questo "nuovo" governo. 

Il sistema penitenziario sta compiendo passi indietro che ci riporta ai tempi di quando  il potere doveva essere "visibile e inverificabile". Il PD, in silenzio (assenso). 
Il sistema giudiziario è prossimo allo smantellamento delle garanzie e quindi tutto concentrato nel dare ancora più poteri alla pubblica accusa, oltre alla conferma della modifica della prescrizione. Il PD, acconsente.
La vicenda dell'immigrazione è ancora più emblematica e la sintetizzo nel pensiero di vari antisalviniani che si definiscono anti razzisti e solidali: "Finalmente questo governo sta facendo ciò che Salvini non riusciva a fare!". Quindi significa che la colpa di Salvini è aver fatto solo propaganda, senza passare ai fatti? Complimenti.
Per quanto riguarda la democrazia parlamentare, il taglio è stato deciso con l'assenso del PD,  dando anche una posizione di rilievo al grillino Fraccaro , promotore della cosiddetta "democrazia diretta" e volta a superare il parlamento. L'anticamera di ogni totalitarismo. 
Poi c'è Di Maio che ora rilancia il vincolo di mandato e, tranne qualche spaurito piddino, nessuna presa ufficiale del PD per stigmatizzare questa cialtronata autoritaria.
Poi sorvolo sul ministro dell'Istruzione che fa proposte da Stato Etico e promotore di un consiglio scientifico sullo sviluppo sostenibile aprendo le porte ad una santona. Il Pd, in silenzio.

Ma la state ancora raccontando la storiella che sarà il PD a normalizzare il m5s? Stiamo facendo a pezzi la politica tradizionale e lo stato di diritto: una volta inoculato questo virus, sarà la fine perché mancano gli anticorpi. 
Tutti allineati e coperti, con la complicità di una sinistra (tutta, anche la cosiddetta base) che mi fa sempre più ribrezzo.



sabato 28 settembre 2019

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - USA: GUANTANAMO È COSTATA AL CONTRIBUENTE 6 MILIARDI DI DOLLARI E I PROCESSI NON SONO NEANCHE COMINCIATI

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS

Anno 19 - n. 36 - 28-09-2019

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : USA: GUANTANAMO È COSTATA AL CONTRIBUENTE 6 MILIARDI DI DOLLARI E I PROCESSI NON SONO NEANCHE COMINCIATI
2.  NEWS FLASH: TEXAS: ROBERT SPARKS GIUSTIZIATO
3.  NEWS FLASH: EGITTO: CORTE DI CASSAZIONE ANNULLA OTTO CONDANNE CAPITALI PER TERRORISMO
4.  NEWS FLASH: IRAQ: SEI MILIZIANI DELL’ISIS CONDANNATI A MORTE PER ATTACCO TERRORISTICO
5.  NEWS FLASH: THAILANDIA: EX PARLAMENTARE CONDANNATO A MORTE COME MANDANTE DI UN OMICIDIO
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


USA: GUANTANAMO È COSTATA AL CONTRIBUENTE 6 MILIARDI DI DOLLARI E I PROCESSI NON SONO NEANCHE COMINCIATI

Mentre i contribuenti statunitensi ricevono un conto di oltre 6 miliardi di dollari, destinati ad aumentare, ex alti funzionari coinvolti nei casi di pena di morte della commissione militare contro i detenuti di Guantánamo criticano i tribunali militari per spreco, cattiva gestione e inefficacia.

In un servizio in occasione del 18° anniversario degli attacchi dell'11 settembre, National Public Radio ha riportato gli attacchi di Gary Brown, colonnello in pensione ed ex consulente legale a dei vertici delle “military commissions“ (tribunali militari) di Guantánamo. Brown ha presentato quello che si chiama “whistleblower complaint”, ossia quel tipo di denuncia di irregolarità che viene effettuata dal cosiddetto “whistleblower”, uno che “soffia nel fischietto” e segnala irregolarità o casi di corruzione all’interno della struttura per cui lavora.  Secondo Brown chi ha gestito i tribunali militari e la struttura di detenzione della baia di Guantánamo è responsabile di "ingenti sprechi finanziari" e "pessima gestione". Morris Davis, procuratore capo di Guantánamo dal 2005 al 2007, ha dichiarato a NPR "A Guantanamo sono stati spesi miliardi di dollari che erano totalmente inutili" e ha criticato i tribunali militari come "un fallimento travolgente"“.
Un’inchiesta del New York Times del 16 settembre 2019, in collaborazione con il Pulitzer Center on Crisis Reporting, ha rivelato che la prigione e i tribunali militari della baia di Guantánamo costano ai contribuenti "circa $ 13 milioni per ciascuno dei 40 prigionieri detenuti" o un totale di $ 540 milioni nel solo 2018. Sebbene non abbia offerto alcuna soluzione al problema, il presidente Donald Trump ha dichiarato il 18 settembre che il costo annuale di 13 milioni di dollari per detenuto era "folle".
Attualmente, otto prigionieri di Guantanamo sono stati accusati di terrorismo o crimini di guerra e sei di loro sono passibili di condanne a morte.
Il procedimento preliminare nel processo capitale di Abd al-Rahim al-Nashiri, accusato di aver organizzato l’attacco con un motoscafo-kamikaze contro la nave da guerra americana USS Cole, si era interrotto dopo che l'intero pool difensivo si era dimesso dopo aver accusato i vertici militari di aver intercettato illegalmente i colloqui tra avvocati e imputato.
Pochi mesi fa una corte d'appello federale ha annullato le ordinanze giudiziarie preliminari dal 2015 al 2018 perché il giudice militare che le aveva emesse aveva da tempo fatto richiesta di assunzione come giudice federale (più precisamente, giudice dell’immigrazione), e trovandosi quindi in chiaro conflitto di interessi. Avrebbe infatti lavorato per il Department of Justice (il ministero della giustizia statunitense), che è l’autorità che muove le accuse a Al-Nashiri, e nella figura del Procuratore Generale (Attorney General) ne chiede la condanna a morte. Nel servizio del NYT Morris Davis ricordava di essersi dimesso nel 2007 per le troppe pressioni da parte dei suoi superiori perché utilizzasse le prove che erano state ottenute dalla Cia interrogando gli imputati con metodi di tortura. Dopo le sue dimissione un giudice militare stabilì che in effetti le prove estorte con la tortura non potevano essere utilizzate nei processi, nemmeno nei processi “speciali” di Guantanamo.
Come è noto, l’amministrazione Usa ha deciso di detenere i sospetti terroristi islamici e di farli processare in una zona fuori dal suolo degli Usa, cercando di tenere i processi ancorati alle corti marziali e non alle corti federali “normali”. Lo scopo principale è rispettare almeno formalmente il dettato costituzionale che i processi devono essere pubblici, ma al tempo stesso si cerca di circoscrivere la circolazione di notizie, che sono state quasi tutte ottenute da fonti segrete che i servizi segreti vorrebbero non divulgare. Guantanamo è stata individuata all’epoca come “soluzione di compromesso”, ma si tratta di procedure mai utilizzate in precedenza, che stanno presentando molti problemi.
Nel suo “whistleblower complaint”, Brown sosteneva che lui e Harvey Rishikof, all'epoca il supervisore delle commissioni militari, erano stati licenziati nel febbraio 2018 perché stavano negoziando accordi con Khalid Sheikh Mohammed e gli altri 4 accusati negli attacchi dell'11 settembre, per ottenere una loro parziale collaborazione al processo in cambio della rinuncia a chiedere la pena di morte.
Secondo NPR le operazioni statunitensi a Guantanamo sono costate complessivamente 6 miliardi di dollari da quando gli Stati Uniti hanno iniziato a utilizzare il centro di detenzione nel 2002. "Ci sono stati miliardi di dollari spesi per Guantanamo che erano totalmente inutili", ha detto Davis. Michel Paradis, un avvocato difensore di Guantánamo che rappresenta Al-Nashiri, ha dichiarato che "è un orribile spreco di denaro. È un catastrofico spreco di denaro ... Non importa se sei di quelli che vorrebbero questa gente fucilata per strada o se sei tra quelli che pensano che Guantánamo stessa sia un'aberrazione che avrebbe dovuto essere chiusa ieri - qualunque sia il tuo obiettivo, le commissioni militari hanno fallito."
Brown ha affermato che le trattative non solo avrebbero risparmiato denaro, ma “avrebbero portato sollievo ai familiari delle vittime, che era la nostra principale preoccupazione, e avrebbe potenzialmente portato sollievo anche a quella ferita che Guantánamo costituisce per la sicurezza degli Stati Uniti”. L'accordo avrebbe anche posto fine al lungo e costoso processo legale, ha affermato: gli imputati dell'11 settembre sono a Guantanamo dal 2003 e i loro processi non sono ancora iniziati. "Non hanno avuto successo. Si sono bloccati. Sono incredibilmente costosi", ha detto Brown. "Invece, non sarebbe meglio se dicessimo semplicemente "Sai cosa? Questa volta non hanno funzionato".
"Il 3 ottobre sarà il 12° anniversario del giorno in cui mi sono dimesso", ha detto Davis, "e se guardi cosa è successo negli ultimi 12 anni, penso che potresti riassumerlo come "non molto". Secondo me avrebbero dovuto trasferire questi casi a una corte federale, dove sarebbero stati chiusi anni fa e avrebbero risparmiato un sacco di soldi dei contribuenti.” Cheryl Bormann, avvocato di Walid bin Attash, accusato di aver addestrato gli attentatori dell'11 settembre, ha detto delle commissioni militari, “Questo è ridicolo. Non c'è motivo per questo. Avremmo potuto rinchiudere per sempre questi uomini e garantirci che nessun altro venga mai colpito a costi molto più bassi."
L'elaborata procedura legale ha anche messo a dura prova coloro i cui cari sono stati uccisi l'11 settembre. Glenn Morgan ha perso suo padre, Richard Morgan, ed è andato due volte fino a Guantanamo per assistere al processo. Ha detto che secondo lui gli imputati dovrebbero essere giustiziati, ma, visto l’andamento del processo, un patteggiamento sarebbe stato meglio di niente, e avrebbe portato almeno un po’ di sollievo. "Non sto dicendo che lo sostengo, ma quando qualcuno nella tua famiglia viene ucciso in questo modo e tua madre viene lasciata a combattere il cancro da sola senza suo marito, la tua definizione di soddisfatto viene modificata", ha detto. “Quindi sarei soddisfatto se ci fossero delle conclusioni. Non voglio che non ci siano conclusioni." Ha detto di essere preoccupato che "i prigionieri moriranno prima di essere giudicati colpevoli", e questa sarebbe una beffa. "Non sarebbero stati giudicati colpevoli. Non saranno mai stati giudicati colpevoli di omicidio e hanno ucciso oltre 2.900 persone. E quindi sarebbe un'ingiustizia."
(Fonti: DPIC, 24/09/2019)


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

TEXAS: ROBERT SPARKS GIUSTIZIATO

Robert Sparks, 45 anni, nero, è stato giustiziato in Texas il 25 settembre 2019. Era stato condannato a morte nel 2008 con l’accusa di aver ucciso, il 15 settembre 2007, la propria moglie Chare Agnew, 30 anni, e i due figli che la donna aveva avuto da un’altra relazione, Harold Sublet Jr., 9 anni, e Raeqwon Agnew, 10 anni.
Sparks ha confessato di aver poi violentato le due figlie della moglie, che all’epoca avevano 12 e 14 anni. Ha detto di averlo fatto perché la moglie cercava di avvelenargli il cibo, e i ragazzi la aiutavano. I difensori hanno sempre insistito che Sparks fosse intellettualmente disabile, e un loro perito aveva diagnosticato che fosse psicotico delirante e con disturbo schizoaffettivo. Ieri la Corte d’Appello del 5° Circuito ha respinto l’ultimo ricorso basato sulla disabilità intellettuale, ritenendo che i difensori non la avrebbero dimostrata con sufficienti elementi, e comunque hanno sollevato la questione troppo tardi. Sparks diventa il 7° detenuto giustiziato quest’anno in Texas, il 565° da quando il Texas ha ripreso le esecuzioni nel 1982, il 16° di quest’anno negli USA, e il n° 1505 da quando gli USA hanno ripreso le esecuzioni nel 1977.
(Fonti: Houston Chronicle, Associated Press, 25/09/2019)


EGITTO: CORTE DI CASSAZIONE ANNULLA OTTO CONDANNE CAPITALI PER TERRORISMO

La Corte di Cassazione egiziana il 26 settembre 2019 ha annullato le condanne a morte emesse nei confronti di otto imputati nel caso noto sui media come "cellula terroristica di Imbaba", ma ha confermato gli ergastoli di altri quattro imputati nello stesso caso.
Il tribunale penale di Giza a marzo dello scorso anno aveva confermato le condanne a morte di 10 imputati nel caso, dopo che il verdetto del tribunale di gennaio era stato approvato dal Grand Mufti.
Il tribunale ha anche emesso l'ergastolo per altri quattro imputati, un altro ergastolo in contumacia per un imputato latitante e la sospensione della sentenza per un altro imputato a causa della sua morte.
Gli imputati sono stati accusati di aver formato un gruppo fuorilegge; attaccato le istituzioni statali; preso di mira cristiani, poliziotti e membri delle forze armate mettendo in pericolo la stabilità e l'ordine pubblico, oltre al possesso illegale di armi da fuoco.
Secondo le indagini, due degli imputati erano dipendenti pubblici, altri due lavoravano come conducenti e uno era un dipendente dell'emittente statale Maspero, insieme a un allenatore sportivo, un elettricista e un tecnico.
Durante le indagini, il leader della cellula, Mohamed Hamdy Zaky, avrebbe ammesso di aver organizzato manifestazioni per rovesciare l'attuale regime sulla scia della rivoluzione del 30 giugno, e ha affermato di aver effettuato diversi attacchi contro la polizia e le forze armate, usando armi da fuoco ed esplosivi procurati per questo motivo.
Secondo quanto riferito, altri imputati avrebbero ammesso di aver partecipato ai campi di Rabaa e Nahda gestiti dai Fratelli Musulmani.
(Fonti: egypttoday.com, 26/09/2019)


IRAQ: SEI MILIZIANI DELL’ISIS CONDANNATI A MORTE PER ATTACCO TERRORISTICO

Un tribunale iracheno il 23 settembre 2019 ha condannato a morte sei miliziani dello Stato Islamico per il loro coinvolgimento in un attacco terroristico con autobomba vicino al Ministero della Giustizia nel 2013, che provocò decine di morti e feriti.
Secondo una dichiarazione del Consiglio Giudiziario Supremo iracheno, gli imputati avrebbero confessato di aver compiuto il massacro, utilizzando tre veicoli carichi di esplosivo.
Il verdetto è stato emesso dal tribunale penale di Karkh a Baghdad, ha aggiunto la dichiarazione.
Nel marzo 2013, due autobombe esplosero nel distretto di Alawi, una vicino all'edificio del Ministero della Giustizia, prima che un kamikaze con auto-bomba si facesse esplodere vicino a un ufficio del Ministero degli Interni.
Un attentatore suicida entrò quindi nel Ministero della Giustizia e i miliziani attaccarono l'edificio, scontrandosi con le forze di sicurezza irachene, che alla fine ripresero il controllo.
Tra i morti ci furono almeno 7 poliziotti e 15 civili, riferirono polizia e medici. Anche tre miliziani furono uccisi. Almeno 50 le persone ferite.
(Fonti: iraqinews.com , 23/09/2019)


THAILANDIA: EX PARLAMENTARE CONDANNATO A MORTE COME MANDANTE DI UN OMICIDIO

Il tribunale provinciale di Khon Kaen, in Thailandia, il 24 settembre 2019 ha condannato a morte Nawat Tocharoensuk, ex parlamentare di Khon Kaen del partito Pheu Thai, per essere stato il mandante dell'omicidio nel 2013 di Suchart Kotthum, ex amministratore delegato dell'organizzazione amministrativa della provincia.
Il tribunale ha ritenuto Nawat colpevole di aver assunto dei killer per eliminare Suchart, condannandolo a morte, e gli ha anche ordinato di risarcire le spese per il funerale sostenute dalla famiglia della vittima, secondo una fonte del tribunale.
Dopo che Nawat è stato portato in una cella di detenzione, il suo team legale ha subito richiesto la sua liberazione su cauzione mentre è in attesa dell’appello, ha detto la fonte.
L'omicidio è avvenuto il 3 maggio 2013 con un sicario che ha sparato a Suchart di fronte alla sua casa di Tambon Nai Muang a Muang Khon Kaen.
(Fonti: nationthailand.com, 24/09/2019)

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Per maggiori informazioni: http://www.nessunotocchicaino.it

venerdì 27 settembre 2019

Pubblicità/santini elettorali svizzeri/politica in tv; David Sedaris; Hikes; sul fine vita






Il prossimo 20 ottobre in Svizzera si svolgeranno le elezioni federali e le strade sono costellate di manifesti elettorali e la cassetta della posta si riempiono coi vari santini, programmi, pubblicità. Pure oggi, al cinema, ho raccolto i resti di una serata organizzata dai candidati del partito di maggioranza in Ticino, la Lega dei Ticinesi, e di quello di maggioranza in Svizzera, l'UDC. Mi piace leggerli, studiarli, osservare le facce di tutti i partiti. Non ho preclusioni, non cestino niente. E si capisce immediatamente chi ha piu' soldi da spendere, chi ha qualcuno alle spalle che lo aiuta, chi va allo sbaraglio, chi è un vecchio volpone, chi gioca sugli slogan, chi sulle ideologie, chi sull'immediatezza. Se avessi la possibilità di votare credo che opterei per la lista dei Verdi anche se alcune posizioni non mi convincono ma Greta Gysin e i candidati mescolano una bella dose di utopia e sano pragmatismo, sempre al rialzo. 
Ma c'è un aspetto che mi colpisce sempre è che non ci sono mai NUMERI, DATI. DOVE SI PRENDONO I SOLDI. 

E l'altro aspetto che mi colpisce ogni volta è la pacatezza, puntigliosità, severità con cui la RSI (televisione di stato) ma anche Teleticino (privata) segue i dibattiti politici: niente a che vedere con la sarabanda urlata e gozzovigliante delle trasmissioni italiane ma delle sane tribune elettorali, confronti/scontri fra i candidati, con domande e tempi a disposizione. Durata un'ora, un'ora e mezza, due. Intense ma che danno la possibilità ai cittadini di farsi un'idea.

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Lo potete cercare qui e  per ogni copia venduta sarà piantato un albero su https://onetreeplanted.org.

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Sono storicamente favorevole al suicidio assistito e all'eutanasia, anche come iscritto al Partito Radicale che da anni combatte su questo tema, e sorrido, anche se a metà, per la decisione della Corte Costituzionale a proposito del caso Cappato/Dj Fabo. E' una battaglia impegnativa, difficile e che necessita di tanta sensibilità e dialogo aperto. Per esempio oggi ho letto questo spunto dell'onorevole Anna Maria Bernini di Forza Italia e già mentre lo sto rilanciando subito ho pensato a tutti gli insulti che prendero' solo per il fatto di averla citata ma l'ho fatto perché per cambiare lo stato di cose su queste questioni è necessario aprirsi, dialogare, aiutarsi. Proprio in nome della democrazia. 

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giovedì 26 settembre 2019

Firma per l'abolizione delle carceri minorili



Don Ettore Cannavera: Nessuno, oggi, può più dire che delinquenti si nasce. Delinquenti si diventa!

Facendo nostre le parole di Don Ettore Cannavera, chiediamo con questo manifesto appello che siano abolite le carceri minorili: condividiamo tutti l’idea che per i reati commessi dai minori si debba prevedere la reale rieducazione del minore, che non può avvenire all’interno di un carcere. Privarlo della libertà, degli affetti, significa impedirgli di poter compiere un reale percorso di reinserimento e di poter godere del diritto all’educazione, che in molti casi, non per sua colpa ma per il contesto che li ha portati a compiere il reato, gli è stato negato. La risposta civile che oggi noi possiamo dare a questi ragazzi è quella di chiedere alle istituzioni di farsene carico, attraverso quelle che sono le indicazioni della Costituzione, dei codici e delle convenzioni internazionali.

Occorre far prevalere l’interesse del minore, che non può essere garantito all’interno delle mura di un carcere. Nonostante il carcere minorile sia la extrema ratio tra le pene attuabili – e quindi il sistema vigente basato sul criterio della residualità – nei 17 Istituti penali minorili, distribuiti sul territorio nazionale, i detenuti attualmente ristretti sono 390.
La gran parte di essi, provengono dal sud, e in particolare dalla Sicilia e dalla Calabria. Poco più del 41% ha meno di diciotto anni, i restanti, pur avendo compiuto il reato da minorenni, possono rimanere negli istituti minorili fino al compimento del 25esimo anno di età (giovani adulti). Così come avviene nelle carceri per adulti, molti minori si trovano in regime di custodia cautelare in attesa di un giudizio definitivo.
I reati più comuni sono quelli contro il patrimonio: furti, rapine, estorsioni, riciclaggio. Dai dati forniti dal Ministero della Giustizia emerge che i delitti a carico dei minorenni e dei giovani adulti entrati negli Istituti penali minorili per l’anno 2019 sono 1430: il 15 % sono reati contro la persona e il 13% per violazione della legge sulle droghe.

Riteniamo che occorra una grande mobilitazione politica, culturale e istituzionale per superare non il concetto di pena, che pure deve essere espletata, ma la carcerazione all’interno delle prigioni. Abbiamo l’obbligo di dare risposte educative, così come chiede l’articolo 27 della Costituzione, che parla di pena e non di carcere: una pena che tenda alla rieducazione e al reinserimento sociale.




Lo so che è un tema/proposta impopolare ma se vi interessa potete firmare qui.

mercoledì 25 settembre 2019

Burning, Zuli Zeh, Virginie Despentes, James Ellroy, Fuani Marino, ancora tasse




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Sono ormai un fan storico di Juli Zeh, la seguo da sempre e la considero una dei migliori romanzieri in circolazione ma questo "L'anno nuovo" (Fazi, traduzione di Madeira Giacci) mi ha convinto a metà. La prima parte è molto bella e anche la chiusura, intendo le ultime pagine, ma la parte relativa alla "rivelazione" mi ha convinto meno. 

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Sono anche innamorato da tanti anni di Virginie Despentes e che bello sapere che arriva in un unico volume di ben 960 pagine la sua "Trilogia della città di Parigi" (Bompiani) che comprerò non appena supero questo momento di pochi soldini in tasca. Nel retro di copertina Virginie è semplicemente fantastica con quella maglietta dei Motorhead.



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-e fra non molto arriva pure lui al quale vorrei stringere la mano da una vita intera per tutto il bene che ha fatto per me-



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Cambiano i governi, invecchio ma non smetto mai di scuotere la testa davanti a politici/pensatori/intellettuali che per risolvere questo o quell'altro problema s'inventano sempre nuove tasse, prelievi sui conti correnti, balzelli di ogni genere, accise. 
Cambiano i governi ma le pulsioni antiscientifiche van sempre di moda e infatti, a quanto sembra, ci beccheremo anche Vandana Shiva come consulente del Miur, come se già non bastasse un ministro come Fioramonti...

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domenica 22 settembre 2019

Lavoro/stadio; la gioia di leggere un romanzo complicato; HAVE A NICE LIFE

Era da un po' che non andavo a vedere una partita di calcio del FC Lugano (pessima partita) ma ne avevo bisogno.
Tanto stress, tanta stanchezza, tanti dubbi in testa, lo stomaco rotto per questo cambio di contratto/mansioni che non mi offre alcuna sicurezza per il futuro, il tribunale martedì per il casellario giudiziale generale per rinnovare il permesso, le cose da fare e quelle da non fare.
E soprattutto il primo freddo.
E soprattutto è stato per il primo freddo della stagione che ci sono stato.
Un freddo da affrontare con la felpa, in completa solitudine.
Quello che ti taglia il viso e chiude le giornate nel grigio dell'autunno.
Poi son tornato a casa e ho bevuto una birra.
Aspettando il ritorno della mia compagna dal lavoro.

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Lo aspettavo da tempo e alla fine l'ho letto.
Un romanzo complicato, molto, stratificato, che necessita di tanta concentrazione e dedizione.
Devi leggere, rileggere e lasciarti andare.
E alla fine ne sono uscito travolto, innamorato, divertito, provato, rinnovato, affascinato, invidioso, grato anche da un punto di vista fisico, mentale.


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sabato 21 settembre 2019

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - ARABIA SAUDITA: GIUSTIZIATE FINORA QUEST’ANNO 134 PERSONE

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS

Anno 19 - n. 35 - 21-09-2019

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : ARABIA SAUDITA: GIUSTIZIATE FINORA QUEST’ANNO 134 PERSONE
2.  NEWS FLASH: SIRIA: AMNISTIA CONCESSA DAL PRESIDENTE BASHAR AL-ASSAD
3.  NEWS FLASH: SINGAPORE: COPPIA SOTTO INCHIESTA PER AVER INDOSSATO MAGLIETTE ANTI-PENA DI MORTE
4.  NEWS FLASH: VIETNAM: DONNA CONDANNATA A MORTE PER TRAFFICO DI EROINA
5.  NEWS FLASH: CINA: INTELLETTUALE UIGURO RISCHIA ESECUZIONE
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


ARABIA SAUDITA: GIUSTIZIATE FINORA QUEST’ANNO 134 PERSONE

L'Arabia Saudita ha giustiziato 134 persone finora nel 2019, inclusi sei minorenni all’epoca dell’arresto, secondo un rapporto presentato dal The Death Penalty Project al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra il 16 settembre 2019.

I giustiziati sono stati torturati e uccisi con metodi brutali, tra cui la crocifissione e la decapitazione, secondo l’organizzazione per i diritti umani.
L'"aumento allarmante" delle esecuzioni nel Paese arriva nonostante l'impegno del principe ereditario Mohammed bin Salman nel ridurre l'uso della pena di morte.
Nel rapporto, The Death Penalty Project ha denunciato che altre 24 persone sono a "rischio imminente" di esecuzione.
Sono compresi tre minori, importanti oppositori politici del principe ereditario, religiosi e attivisti per i diritti umani.
Almeno sei adolescenti sono stati giustiziati quest'anno dopo essere stati arrestati per presunti "crimini" quando erano minori, secondo il rapporto.
Tra i giustiziati di quest'anno ci sono tre donne e altre 51 persone con accuse di droga che sarebbero considerati reati minori in altre parti del mondo.
Almeno 58 dei giustiziati erano cittadini stranieri e per la maggior parte erano stati accusati di diffondere l'Islam sciita - un crimine nello stato arabo sunnita.
C'erano 21 pakistani, 15 yemeniti, cinque dalla Siria e quattro dall'Egitto.
Figurano anche due giordani, due nigeriani, un somalo e due di nazioni non identificate.
(Fonti: thesun.co.uk, 16/09/2019)


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH


SIRIA: AMNISTIA CONCESSA DAL PRESIDENTE BASHAR AL-ASSAD

Il presidente siriano Bashar al-Assad il 15 settembre 2019 ha emanato un decreto per rilasciare o ridurre la pena di vari prigionieri, inclusi alcuni detenuti ai sensi della "legge sul terrorismo" del Paese.
La cosiddetta "amnistia generale" è l'ultimo di una serie di decreti, tra cui uno nel 2014 che ha visto il rilascio di migliaia di detenuti.
Quest’ultimo decreto prevede la liberazione di alcuni prigionieri detenuti ai sensi di una "legge sul terrorismo" del 2012, usando un termine generico per attivisti antigovernativi, ribelli e jihadisti.
Le persone incarcerate ai sensi della legge del 2012 per "cospirazione" o che non hanno informato le autorità di un atto di "terrorismo" devono essere rilasciate, secondo il decreto.
L'amnistia non si estende però a chi è stato condannato per aver ucciso qualcuno o per averlo reso paralitico.
Eccezioni a parte, i prigionieri condannati a morte dovranno invece scontare l’ergastolo con lavori forzati.
Quelli che sono stati condannati all’ergastolo con lavori forzati dovranno invece lavorare per 20 anni, e quelli che hanno ricevuto una condanna all'ergastolo dovranno passare in carcere 20 anni.
Anche i prigionieri con malattie incurabili di età superiore ai 75 anni saranno rilasciati.
I disertori che si consegnano entro tre mesi in Siria o entro sei mesi fuori dal Paese sono esentati dalla punizione.
Lo stesso vale per i sequestratori che rilasciano i loro ostaggi sani e salvi entro il prossimo mese.
(Fonti: AFP, 16/09/2019)


SINGAPORE: COPPIA SOTTO INCHIESTA PER AVER INDOSSATO MAGLIETTE ANTI-PENA DI MORTE

Una coppia di Singapore che ha indossato magliette anti-pena di morte nel corso di un evento è sotto inchiesta per aver violato le severe leggi contro le proteste pubbliche, ha comunicato la polizia il 18 settembre 2019.
Le leggi della città-stato contro il dissenso e le manifestazioni di strada rendono illegale persino la protesta di una singola persona senza il permesso della polizia.
Nafiz Kamarudin, 38 anni, e sua moglie trentenne il 15 settembre hanno indossato le magliette in una corsa organizzata dal gruppo locale The Yellow Ribbon Project con lo scopo di esprimere sostegno agli ex-criminali e ai loro sforzi per reintegrarsi nella società.
Portavano le parole "SECONDA POSSIBILITA’ SIGNIFICA NON UCCIDERLI" sul davanti e "#ANTIDEATHPENALTY" sul retro.
Kamarudin, co-fondatore di una ONG locale, ha detto all'AFP che lui e sua moglie sono indagati per "aver indossato magliette con un messaggio di compassione".
"Dimmi come si può promuovere l'idea di dare una seconda possibilità agli ex criminali se mandiamo le persone a morte?"
Il Yellow Ribbon Project sostiene la seconda possibilità per gli ex prigionieri.
La polizia ha dichiarato che due persone sono indagate per reati ai sensi della legge sull'ordine pubblico, punibili con una multa di 3.000 dollari di Singapore (2.200 dollari Usa). Il recidivo può essere multato per 5.000 dollari di Singapore.
Il servizio penitenziario, che supporta la corsa, ha dichiarato che gli organizzatori dell'evento sono stati informati una settimana prima che un partecipante aveva pianificato di indossare una maglietta con un messaggio anti- pena di morte.
Gli organizzatori hanno contattato l'uomo e gli hanno consigliato di non utilizzare l'evento come occasione per difendere una causa, ma Kamarudin e sua moglie si sono presentati indossando le magliette, hanno detto.
Non potendo unirsi al gruppo principale con la maglietta addosso, Kamarudin ha corso separatamente su una strada lungo il percorso ufficiale. Sua moglie non ha preso parte alla corsa.
(Sources: AFP, 18/09/2019)


VIETNAM: DONNA CONDANNATA A MORTE PER TRAFFICO DI EROINA

Una donna vietnamita il 17 settembre 2019 è stata condannata a morte per il traffico di 22 panetti di eroina del peso complessivo di 7,73 kg dal Laos al Vietnam.
La condanna capitale è stata emessa dalla Corte Superiore del Popolo della città centrale di Da Nang nei confronti di Phan Thi Dao, 39enne residente nella provincia settentrionale di Bac Kan.
La donna era stata precedentemente processata dal Tribunale del Popolo di Dak Lak, che l’aveva condannata all'ergastolo.
Dopo il primo processo, La Procura Provinciale del Popolo ha ritenuto che l’ergastolo dato a Dao fosse una pena troppo mite, per cui il caso è stato trasferito ad una corte di grado superiore, la Corte Superiore del Popolo di Da Nang, per un secondo procedimento.
(Fonti: tuoitrenews.vn, 17/09/2019)


CINA: INTELLETTUALE UIGURO RISCHIA ESECUZIONE

L'intellettuale uiguro Tashpolat Tiyip potrebbe essere giustiziato a breve dal governo cinese dopo due anni di detenzione segreta, secondo quanto riferito da Amnesty International il 9 settembre 2019.
Tiyip era il presidente dell'Università dello Xinjiang e stava partendo per la Germania con gli studenti per una conferenza nel 2017, quando fu arrestato, uno dei centinaia di uiguri di spicco che sono scomparsi mentre le autorità cinesi hanno trasferito milioni di questi cittadini musulmani nei campi di concentramento nell'ovest del Paese.
Tiyip è stato sottoposto a un processo segreto e "gravemente iniquo" in cui è stato riconosciuto colpevole di "separatismo" e condannato a una "pena di morte sospesa" - in cui il detenuto è idoneo alla commutazione dopo due anni, purché non abbia commesso altri crimini – nel settembre di due anni fa, secondo Amnesty International. Il gruppo per i diritti riferisce che l’uomo viene detenuto in condizioni non note e che la sua esecuzione potrebbe essere imminente, poiché il periodo di sospensione di due anni termina questo mese.
(Fonti: businessinsider.com, 12/09/2019)


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Per maggiori informazioni: http://www.nessunotocchicaino.it

venerdì 20 settembre 2019

Quelli che rifiutano un lavoro; Paper Beat Scissors; Denis Johnson; Vivian Girls; Anniversario del XX settembre



In queste ultime settimane nel cinema dove lavoro ci sono stati tantissimi colloqui per cercare tre persone.

Mi hanno raccontato che sono arrivati tantissimi curriculum e la selezione è stata lunga e difficile.

Premesso che tutti, me compreso, sognano e ambiscono a svolgere il lavoro dei propri sogni (anche se io non ho mai capito cosa voglio davvero fare nella mia vita a parte tenermi stretti gli alcolici...), con una buona paga, tutti i diritti possibili, le sicurezze (anche se poi a me manca il respiro quando sento troppi legacci) o quantomeno un lavoro che non ci fa proprio proprio schifo ma certe volte la vita, lo stato di necessità, il guardare al futuro costringere ad accettare lavori di merda, che ci fanno schifo, magari l'opposto di quello che uno sogna o per cui ha studiato. Lo facciamo per mangiare, per continuare a studiare, per pagare un affitto, per non morire, per avere un permesso, per aiutare i nostri genitori, per ripagare debiti. Magari si fanno due lavori, tre perché vorresti comprare un auto o magari perché da tutti e tre i lavori non arrivi a un cazzo di stipendio decente per poter campare ma non c'è nessuno che ti aiuta.

Ecco, insomma le premesse sono tante ma mi chiedo:

- se uno vuole lavorare al cinema o nel settore turistico o nella ristorazione o nello Stato o in tantissimi altri lavori (penso solo se hai un'azienda agricola): come puo' pensare di non lavorare la domenica, di sera, al sabato, nei festivi? Come fa a non sapere e a non voler accettare che dovrai fare tanti sacrifici, che dovrai sacrificare una parte della tua vita di coppia o familiare, che dovrai saltare partite di campionato e feste e uscite? Ma soprattutto perché mandare curriculum e perché voler fare un colloquio se poi di fronte all'ipotesi di lavorare a Natale o il sabato sera fino a mezzanotte e il giorno dopo lavorare nuovamente rifiuti la proposta Come fai a non sapere o soprattutto a non capire che il cinema va pulito prima che apra? E che quando vai in una discoteca o in un museo o in un bar o in un ospedale c'è qualcuno che sta lavorando anche per te? Che se lavori in un albergo sul lago d'estate in vacanza non ci vai? E che la tua vita la devi organizzare in quel modo.

Boh...

Non voglio fare la morale a nessuno perché ognuno ha la sua storia e le sue difficoltà e le sue ritrosie ma certe volte mi chiedo se certa gente sa veramente cos'è il mondo del lavoro, se davvero ha bisogno di soldi per campare o per studiare o per dar da mangiare ai propri figli (se li ha) o anche solo per fare la revisione di una macchina o sistemare due denti o pagare l'asilo nido.

Non è solo e soltanto una questione di diritti mancanti e di paghe del cazzo, perché da anni non faccio che litigare e combattere su queste questioni (e sono finito a lavorare cosi' in basso perché mi sono scontrato proprio con quel mondo del sociale che dovrebbe avere a cuore i diritti e invece pensa solo al profitto) e mai vi diro' che una fabbrica è il mondo dei sogni e tantomeno quello delle pulizie ma sto male quando sento di gente che rifiuta un lavoro perché ha paura di sporcarsi le mani, di rovinarsi le unghie, di fare i turni, di alzarsi all'alba, di non fare le vacanze d'estate o d'inverno nei momenti giusti o che aspetta solo di poter fare il lavoro che ha in testa o che si avvicina ai propri desideri e che ha poca voglia di fare altre esperienze... quando poi fare altre esperienze è la sola possibilità che si ha per vivere...

Tutto qua. 
Solo un piccolo sfogo e senza nessuna glorificazione del lavoro.
Perché poi cosa accadrà? Che mi arriveranno nuovi colleghi sempre disperati, sempre con poca voglia di lavorare, sempre prossimi ad andarsene, sempre con quell'aria del "che cazzo me ne frega, tanto io qui ci resto poco" e coi quali mi è quasi sempre impossibile lavorare, almeno per come son fatto io.

Poi mi basta andare in un supermercato o parlare con altri miei amici e vederne/sentire di un sacco di queste ragazzine e ragazzini e anche vecchi come me per sbugiardarmi e dirmi che parlo per niente.

Lo so, era solo uno sfogo.

Forse semplicemente, come dice una mia collega, erano solo quel tipo di persone.

Lasciamo perdere.

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mercoledì 18 settembre 2019

Girando attorno a "Irmina. Quando la guerra ti cambia la pelle" di Barbara Yelin (Rizzoli/Lizard)


Ho preso in prestito per puro caso la dura e toccante graphic novel, con alcune tavole che mi hanno ricordato il pittore inglese William Turner, "Irmina. Quando la guerra ti cambia la pelle" di Barbara Yelin (Rizzoli/Lizard, traduzione di Anna Zuliani, con approfondimento finale di Alexander Korb) e dopo averlo letto ci ho riflettuto molto intorno, scavando nella memoria della mia famiglia, nei racconti, negli incontri avuti durante la mia vita. Una graphic novel che racconta la difficoltà di compiere scelte in contesti difficilissimi come quello della Seconda Guerra Mondiale, del nazismo, del razzismo ma anche della povertà che attanagliano i due protagonisti di quest'opera: Irmina, giovane tedesca che sogna l'Inghilterra, e Howard, studente di colore a Oxford. 
Una storia, di cui non vi svelo nulla ma che vi scaverà dentro al cuore e allo stomaco per come si muove nelle contraddizioni e nelle sfumature dell'esistenza, nelle complicità con gli orrori, nel peso delle scelte fatte per sopravvivere o per vivere.
E ho pensato anche alla leggerezza con cui molti, alla domanda "Ma durante il Nazismo o il Fascismo cos'avresti fatto? Durante una dittatura saresti stato un ribelle?," rispondono che sicuramente avrebbero combattuto i nazisti, sarebbero stati dei partigiani, avrebbero aiutato gli ebrei e lo dicono con una tale sicurezza che mi mette i brividi. Ovviamente lo fanno in ragione della propria condotta di vita, delle scelte fatte, del partito che votano, della famiglia da cui provengono ma io invece non mi sento tanto sicuro nel dare una risposta univoca.
E lo dico proprio riflettendo sulle vite dei miei parenti e di persone che ho conosciuto e con le quali ho parlato e che sono cresciute in Unione Sovietica, in Albania, nella Germania dell'Est, in Jugoslavia e in Oriente.
Per esempio penso a due cugini e a una cugina della mia nonna paterna, tutti provenienti da famiglie socialiste.
Alla morte del padre sul fronte russo, uno comincio' a tessere i rapporti con la dissidenza fino a poi a entrare nella Resistenza mentre gli altri due, che erano in realtà quelli piu' insofferenti al Regime, finirono, lei come ausiliaria, per combattere con la Repubblica di Salo' col desiderio di vendicare il padre e difendere l'Italia.
Mia nonna mi racconto' di chiacchierate estenuanti con loro due ma i fatti, gli orrori, la propaganda, il dolore li aveva portati a quella scelta fino a poi rimanere fieramente fedeli a Salo' fino alla morte.
Potrei raccontare tanti altri episodi o discussioni.
Come Ursula che mi disse che almeno fino ai vent'anni non si era veramente accorta di vivere nella dittatura sovietica, si', certo, sentiva, sapeva ma la sua vita scorreva, andava avanti, era una vita fatta di fidanzati, scuola, lavoro, matrimonio, figli, lutti, feste, ricorrenze.
E potrei anche pensare a tutte le mie paure, ai miei timori.
Ma mi fermo qui.


Andrea Consonni, Blankenship. 18 settembre 2019

martedì 17 settembre 2019

La mia tessera, L'acquolina in bocca, Bret Easton Ellis, John Smolens, Kazu Makino, Veronica De Romanis e il governo e oddio ancora il proporzionale...........





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Mia madre quando voleva farsi perdonare della sua esagerata, debordante severità mi ricattava con le polpette. Non le volevo parlare, non volevo averla tra i piedi, avevo le palle girate e allora lei cosa faceva andava a prendere un pezzo di carne e cominciava a tritarla e a quel punto sapevo che mi avrebbe preparato le polpette e allora le mie difese crollavano e la perdonavo o comunque lei riusciva a farsi perdonare per poi tornare dopo la cena o dopo il pranzo la stessa prima. 
Anche se poi ho sempre adorato vederla ai fornelli, lei chef mancata d'Haute cuisine, elegantissima, precisa e mentre sto scrivendo la ricordo durante la malattia, quando ancora riusciva a stare in piedi, preparare solo per me una Soupe gratinée à l’oignon, in pratica una zuppa di cipolle ma quel profumo di Porto ce l'ho ancora nelle narici.



Ho scritto di acquolina in bocca  perché è da un po' che sto aspettando il libro di Ellis "White" e ieri Il Foglio ha dedicato allo scrittore statunitense e al suo libro metà del giornale e allora mentre leggevo l'articolo mi saliva una voglia di matta di leggerlo... e spero che arrivi presto. Perché poi io sono un lettore adolescente di Ellis, lo seguo da sempre e devo confessarvi gli somiglio un po' come tipo di persona.




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Intanto se lo legge lui.


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Ecco un nuovo partito, quello di Renzi, e chissà quanti nuovi ne nasceranno tutti per avere il proprio spaziettino. Già si stanno rivedendo Bersani, Cuperlo e compagnia bella. Della destra meglio non parlarne perché già solo immaginarsi una Merkel in Italia è pura fantascienza, con Forza Italia che continua a parlare di liberali e resta serva di Berlusconi e alleata di Salvini e Meloni. Una situazione politica davvero inguardabile e inascoltabile.

Certe volte sogno che un'economista come Veronica De Romanis possa diventare ministro dell'economia anche se poi me la perderei come giornalista (e come professoressa i suoi studenti) libera dai lacci e che ci tiene sempre, davanti a slogan e promesse di ogni tipo, a chiedere: Ma quali sono le coperture? Dove li trovate i soldi? E vuole dati, cifre e non parole. 

Una donna del genere al governo starebbe ovviamente sul cazzo a tre quarti degli italiani e durerebbe due giorni.

Probabilmente tanti italiani preferirebbero uno come Telese o Travaglio o Rampini al governo...

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domenica 15 settembre 2019

Che bello quando ti portano un libro; tornare a scuola; speriamo di no; Jenny Hval; Godere della bellezza degli errori nella scrittura



Ieri scrivevo che questo libro mi sarebbe arrivato settimana prossima e invece eccolo qui grazie alla mia compagna, la mia feroce intellettuale mostriciattolo, che senza dirmi nulla è andata a prenderlo in libreria. 700 pagine e passa che stanno già volando.


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Anche se andavo benissimo a scuola, almeno fino alla prima liceo, per me andare/tornare sui banchi è stato  sempre uno schifo. Da vero voltastomaco. Ho ancora gli incubi del primo giorno di scuola, delle interrogazioni, dei banchi, delle verifiche, dei compiti, delle pagelle, degli esami. 
Sono felicissimo di essermi lasciato alle spalle questa fase della mia vita.
E capisco quella ragazzina del mio palazzo che quando le ho chiesto cosa ci faceva nascosta a fumarsi una sigaretta mi ha risposto "Mi fa schifo andare a scuola, è la terza che sto fumando, le materie mi piacciono tutte, imparare, studiare ma è la scuola che mi fa schifo".

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Già il fatto che Leu sia arrivata al governo mi fa stare maluccio ma ipotizzare che un giorno possa pure farsi spazio, lontano da Napoli, uno come De Magistris mi fa venire voglia di tornare a fumare.

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Conosco piccole oasi di umanità in questo mondo.
Isolate.
Silenziose.
Rumorose.
Eretiche.
Antistataliste. 
Dirette.
Grezze.
Volgari.
Raffinatissime.
Dure.
Intransigenti.
Solari.
Una di queste è Togo che si piazza davanti al cinema tutta notte nei weekend col suo furgone a vendere panini e che io incontro prima dell'alba.
Una persona splendida e con un cuore immenso che mi ha dato una grande mano in questi giorni.


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