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lunedì 26 agosto 2019

Il mio collega Antonio; Vite istantanee; l'ultimo di Pupi Avati recensito da Federico Magi



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Anto è il collega al quale sono più legato da quando lavoro al cinema. 62 anni, portoghese. 
L'hanno appena licenziato. 
Tre anni ancora alla pensione. 
Senza di lui mi sentirò più solo, perso, disperso. 
Anto è quello che mi ha insegnato a preparare i popcorn.
Anto è quello che mi telefona ubriaco alle 2 di notte per dirmi che ha vinto il Benfica o per dirmi cosa dovrò fare il giorno dopo o per dirmi che è appena stato con una prostituta che gli ha appena fatto un pompino meraviglioso o di montargli i pezzi delle pentole della macchina dei popcorn appena arrivo al cinema.
Anto è quello col quale un anno fa, nella giornata del cinema, io e lui soltanto, abbiamo pulito in venti minuti e in piena emergenza una sala immensa da tutta l'immondizia che c'era e quando siamo usciti ci siamo sorrisi e  non abbiamo riposato ma siamo andati, insieme a tutti gli altri, a pulire il resto della merda nelle altre sale e poi alla fine ci siamo bevuti una birra da mezzo litro in un sorso prima di tornare a lavorare.
Anto è quello che ha passato una vita a lavorare e a lavorare sempre alla morte e che ha saltato una valanga di weekend, festività, sacrificando praticamente tutto al cinema e non risparmiando nemmeno un soldo.
Anto è un morto di figa totale.
Anto è quell'uomo che fa girare la testa a tantissime donne e che ha un cazzo gigantesco.
Anto ha tre figli da un matrimonio fallito, due sono miei colleghi, uno dei due è un ragazzo con un cuore immenso.
Anto è quello che per due mesi di fila, quasi senza interruzioni, ha lavorato per 16 ore al giorno, lamentandosi ogni trenta secondi, ma lavorando sempre e anche se finiva a mezzanotte lui alla mattina alle 6 era già lì a lavorare con me.
Anto è uno delle persone più incazzose che io abbia mai conosciuto, un uomo lunatico, suscettibile, cattivo, feroce, vigliaccamente instabile, violento.
Anto è quello che quando è morta mia madre mi ha fatto bere un bicchiere di cognac alle 5 di mattina e mi ha stretto forte dicendomi che sarebbe andato tutto bene.
Anto è uno che ha vissuto notti folli al Casinò e ne è uscito con le ossa rotte.
Anto è l'uomo che nessuna donna dovrebbe mai sposare.
Anto è quello che fuma e fuma e fuma tutto il giorno e che si tiene una sigaretta spenta solo in bocca solo per il gusto di sentirla fra le labbra.
Anto è quello che ha rubato un sacco di ore di lavoro, uno che se potrebbe fotterti ti fotterebbe oggi, domani e dopodomani e lo rifarebbe fino alla fine del mondo.
Anto è quello che arriva al cinema coi pantaloni rotti e la maglietta sporca, barba sfatta, puzzolente e dopo dieci ore di lavoro e una doccia scende dal locale del personale pronto per fare serata, pulito, preciso, impeccabile, riposato.
Anto è quello che dopo aver preparato per sette ore popcorn, si fuma una sigaretta e sale in cucina e mentre fa la doccia si mette a bollire il polipo, esce dalla doccia e mi chiama per sapere a che punto sono con la pulizia della macchina dei popcorn, dicendomi che devo sbrigarmi e che sono uno che non ha voglia di fare un cazzo.
Anto è quello che non ha nessuna voglia di sentir parlare di sindacati, politici, sbirri, preti, suore, rabbini, mullah, medici e se provi a parlarne ti volta le spalle e ti manda a fanculo, intimandoti di non rompergli i coglioni.
Anto è il mio collega che quando siamo stati alla festa della catena è stato l'uomo più felice del mondo perché il nostro gruppetto di stronzi lo aveva fatto sentire un re.
Anto è un collega che mi somiglia molto.

Non so cosa gli accadrà, starà sicuramente malissimo, vivrà momenti durissimi, esagererà con l'alcool, si sfascerà nel vero senso della parola ma poi, come sempre ha fatto, saprà rifarsi vivo perché è uno fatto così, uno che non chiede mai un cazzo, che si arrangia da solo, che soffre a costo di affondare per sempre, uno che si piange addosso un casino ma che intanto lotta e combatte anche in modi e ambiti che qualcuno potrebbe trovare rivoltanti.

Io so solo che gli sarò grato per sempre e che mi mancherà il modo che aveva di farmi girare i coglioni.

Ma so soprattutto che ci siamo voluti bene e ci siamo rispettati perché ci somigliamo e perché non siamo persone perbene, non siamo persone a modo, non ci interessa farci voler bene, non chiediamo un cazzo a nessuno, siamo sempre fuori posto, depressi, improbabili, molesti, schifosi, malsani, indisponenti ed è per questo che tendenzialmente resteremo sempre da soli, per i cazzi nostri, in disparte, fuori dai giri che contano o che vorrebbero contare qualcosa, alieni alle persone giuste e a quelle che si sforzano di essere diverse a tutti i costi perché fa figo, fa tendenza, fa alternativo, fa ribellione e a quelle persone che fanno carriera o che si sforzano in ogni modo per raggiungere il successo o una posizione stabile e a quelle che ci sfracassano il cazzo con discorsi melensi e moralistici ma di essere esclusi e allontanati da questi giri non ce ne fregherà mai un cazzo perché cerchiamo altro o forse non cerchiamo un cazzo e vogliamo cercare solo di vivere, almeno per un briciolo di tempo prima di morire, per quello che siamo o che sentiamo dentro di noi di voler essere.


.....



E stamattina avevo programmato di andare sul fiume dopo il lavoro e terminare di rileggere questo splendido libro di Andrés Neuman “Vite istantanee” (Sur, traduzione di Silvia Sichel) che mi ha rapito sempre sin dalla prima pagina ma poi alla fine l'angoscia mi è salita addosso così tanto che l'ho tracimata verso l'amica Maria, verso me stesso e son tornato a casa.
Tutto andato in merda.


...



E Federico è una di quelle teste di matte, pure grandissima testa di cazzo, alle quali non smettero' mai di voler bene a mio modo.



3 commenti:

  1. Forte Anto, il genere di persona che riesco ad apprezzare.

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    1. Non è facile averci a che fare ma è uno di quegli uomini che quando li incontri ti cambia la vita.

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  2. Leggo solo ora And, come al solito online ci capito davvero di rado. Grazie per la "grandissima testa di cazzo". Anche io non smetterò di volerti bene... a modo mio, gobbo dei miei coglioni ahahah

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