Archivio blog

giovedì 1 agosto 2019

Due righe su "Corpus Delicti" di Juli Zeh (Ponte Alle Grazie); True Sleeper


Ogni romanzo di Juli Zeh è un vero proprio colpo al cuore e mi dispiace che se ne parli sempre troppo poco di questa straordinaria scrittrice tedesca.

 “Corpus Delicti – Un processo” (Ponte Alle Grazie, traduzione di Roberta Gado) è un romanzo splendido, ambientato in mondo dominato da una dittatura salutista basata sul METODO, e conturbante che non lascia via di scampo e che divora da dentro il lettore mentre lo si sta leggendo. 

Dentro ci troverete, con quello stile della Zeh che non offre mai vie di fuga o facili ricatti e con un finale da brividi che vi spezzerà il cuore, un'analisi spietata del conformismo, dell'ideologia della salute, della giustizia, del potere, del terrorismo, delle strategie di consenso, della creazione del nemico, della paura della morte, del bisogno disperato di Sicurezza, del giornalismo, della voglia di libertà, del desiderio di martirio, dell'amore, della riproduzione, di noi stessi.

Leggetelo questo romanzo e vi assicuro che vi mancherà un po' il fiato quando lo avrete terminato.

Perché non parla di un mondo immaginario ma parla del nostro di mondo e di ciò che, nella quasi totale indifferenza/complicità/assuefazione, è diventato o sta per diventare.

Riporto interamente il capitolo “Qual è la domanda”:

Sfiducio una società che, pur fatta di uomini, si fonda sulla paura dell'umano. Sfiducio una cultura che ha tradito la mente per il corpo. Sfiducio un corpo che non è più carne e sangue miei, ma è tenuto a rappresentare la visione collettiva del corpo normale. Sfiducio una normalità che si autodefinisce salute. Sfiducio una salute che si autodefinisce normalità. Sfiducio una sicurezza che si spaccia per la risposta definitiva, senza rivelare qual è la domanda. Sfiducio una filosofia che dichiara concluso il confronto sui problemi esistenziali. Sfiducio una morale troppo pigra per affrontare il paradosso del bene e del male, preferendo attenersi a “funziona” e “non funziona”. Sfiducio un diritto che deve le proprie vittorie al controllo assoluto dei cittadini. Sfiducio un popolo convinto che la disamina totale danneggi solo chi ha qualcosa da nascondere. Sfiducio un METODO che crede più al DNA di un uomo che alle sue parole. Sfiducio il bene comune perché vede nell'autodeterminazione una voce di spesa insostenibile. Sfiducio il bene individuale finché non sarà che una variante del minimo comun denominatore. Sfiducio una politica che basa il consenso solo sulla promessa di una vita priva di rischi. Sfiducio una scienza che sostiene l'inesistenza del libero arbitrio. Sfiducio un amore che si considera il prodotto di un processo di ottimizzazione immunologica. Sfiducio genitori che definiscono “rischio di caduta” la capanna su un albero e “rischio di allergia” un animale domestico. Sfiducio uno Stato che sa meglio di me ciò è bene per me. Sfiducio quell'idiota che ha tolto il cartello di ingresso al mondo su cui era scritto: “Attenzione! Vivere può essere mortale”.
Sfiducio me stessa, perché mio fratello è dovuto morire prima che capissi cosa significava vivere.” (pagg. 158-159

......





Andrea Consonni, Heavy Life , 1 agosto 2019

2 commenti: