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venerdì 23 agosto 2019

Cloud Nothings, lavoro, due straordinarie scrittrici, lo schifo per il vecchio e per il governo in divenire




“Waste Days” dei Cloud Nothings è un pezzo che amo e che mi travolge quando arriva quel grido e lo sto ascoltando e riascoltando e riascoltando:

"I thought I would be more than this"



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Si sta avvicinando la fine dell'estate, le prime piogge continue, il lago quasi impraticabile e il ritorno al cinema con ritmi subito altissimi per colpa/per fortuna di Re Leone che sta riempiendo le sale a ritmo continuo. I problemi che avevo al lavoro prima della chiusura si sono riproposti tali e quali in questi giorni: flessibilità massima senza alcuna garanzia di un ipotetico monte orario, nessun rispetto per il personale (tra l'alto composto per il 90% da persone con le quali non ho e non voglio avere alcun tipo di rapporto), responsabili/direttore che fatico a sopportare, zero ringraziamenti, zero amore per il cinema, zero soldi.
La depressione mi mangia da dentro e vorrei solo infilarmi le cuffie e ascoltare dischi seduto sul balcone e non fare un cazzo.
E fra meno di un mese devo tornare a rinnovare il permesso.
Ogni giorno devo sforzarmi di dirmi Andrea, provaci, vai avanti, vai avanti ma è dura, durissima.
Spero sempre di non sbottare al lavoro, di non mandare tutti a fanculo perché poi sarei ancora più nella merda.


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Gina Berriault e Lucia Berlin sono state due scrittrici immense.
Dire immense è qualcosa di riduttivo.
Peccato che non vengano mai ricordate, come si deve, in tutta la loro grandezza.
Su questo piccolo blog ho cercato di regalare tutta l'attenzione che meritano recensendo i loro due splendidi libri che avevo letto.


Fra non molto recensirò la raccolta di racconti “Donne nei loro letti” di Gina Berriault (Mattioli 1885, traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi) che ho finito di leggere ieri sera e che ho trovato meravigliosa. Un piccolo estratto dal racconto “La presa della Bastiglia”:

E lei sapeva che sarebbe morta nel proprio letto mentre in camera sua Ralph leggeva come se niente fosse di grandi sollevamenti popolari, sconfitte, rivoluzioni, carneficine. E una volta morta, lui sarebbe andato avanti esattamente come prima, un professore curvo e pedante, dall'aspetto giovanile e se gli altri lo avessero visto con gli occhi arrossati non sarebbe stato per il dolore: aveva sempre sofferto di orzaiolo. Avrebbe voluto raccontare tutto questo a Mayer, convincersi che fosse lui l'uomo che cerca da sempre, l'unico che avrebbe apprezzato quella che era diventata e quella che sarebbe stata in futuro, ma le sue parole sarebbero sembrata solo il finale rabberciato di quella sera di vagabondaggi. Sentì il respiro di Mayer cambiare ritmo mentre si addormentava. Sentì il suo respiro sostituirsi a lui e, in quel modo riservato di cui i dormienti non sanno nulla, portare avanti la sua vita.” (pag. 91)



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Cosa dire di questo governo che sta per nascere fra PD e Cinque Stelle e che arriva dopo un altro del cazzo?
Altro orrore.
Ripeto, pur sapendo tutto quello che prevede la Costituzione e lo schifo della legge elettorale e le clausole, io andrei al voto.
Poi ovviamente non potrei votare nessuno, se le cose stanno in questo modo.

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