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venerdì 30 agosto 2019

Le persone che sanno scaldarmi il cuore e mi fanno respirare

Sto scrivendo questo post appena tornato dal lavoro, dalle 6 alle 16 (pulizie e popcorn). Entrato in casa ho acceso la tv per seguire la Vuelta e spostandomi fra i canali ho incontrato maratone politiche/interviste e mi è salita un'ansia e un'angoscia che ho bevuto una birra da mezzo litro in un sorso. 

Ci sono invece persone e situazioni che sono in grado di scaldarmi il cuore, di darmi speranza, voglia di non arrendermi e di continuare a respirare. 

Come quelle donne e quegli uomini che stanno lottando a Hong Kong. Uomini e donne come Agnes Chow e Joshua Wong da poco arrestati:




o come Sam Rainsy che non smette mai di lottare per la libertà dei cambogiani e che è Presidente d’Onore del Partito Radicale di cui faccio parte:


e tra l'altro proprio al Congresso di luglio ho avuto l'onore di poter ascoltare l'intervento di Makarar Thhai e mi sono molto commosso.

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mercoledì 28 agosto 2019

PAT - respirare altro rispetto a Conte, Zingaretti, Di Maio, Casaleggio e a tutto il resto


I Rachel's sono la mia amica Patrizia.
Una delle persone in assoluto piu' importanti della mia vita.
Una donna splendida che mi piacerebbe fosse chilometricamente piu' vicina a me e che invece sta lontana, lontana.
La cuoca.
L'intellettuale.
La critica.
La bussola.
La frangia.

E pensare che a novembre esce il nuovo progetto di Rachel Grimes mi fa sentire un po' meglio e almeno respirare altre sensazioni e cacciare via dalla mia mente tutte queste chiacchiere.


Da domani comincio a lavorare senza sosta.
E ne ho bisogno.
Anche per la mia testa malata.

Va bene cosi'.
Non ho alcuna voglia di andare a chiedere qualcosa, elemosinare dallo stato soldi per fare questo o quell'altro.
Abbiamo bisogno di poco, non ci interessa uscire, fare festa, divertirci, andare per ristoranti, spendere soldi.

Non dovessero rinnovarmi il permesso ci inventeremo qualcos'altro.




martedì 27 agosto 2019

La discontinuità di governo che mi piace (non questa) - un gran contributo di Maurizio Turco

Come già ho ribadito tante volte, il governo caduto mi faceva orrore ma quello che potrebbe nascere non è certo migliore.

Quanto mi piacerebbe invece una vera discontinuità che partisse dalla riforma della giustizia/carcere e oggi Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, ha scritto un post perfetto che è un vero e proprio programma di governo e sarebbe bello che si cominciasse a discutere di proposte, idee, dibattiti e non solo e soltanto di fantomatiche alleanze per la salvezza del mondo.

Sicuramente proposte sgradite non solo al governo precedente ma anche a molti esponenti di quello che sta per nascere e soprattutto a tutta quella cricca travagliesca, fatto quotidiano, davighiana, giustizialista, forcaiola che tanto male ha fatto e continua a fare a questo paese.


Eccolo qua sotto:


DISCONTINUITÀ

Si parla di Andrea Orlando quale possibile Ministro della Giustizia.

Immagino che entri nel suo ufficio, apra un cassetto e trovi una copia della sua (mancata) riforma dell'ordinamento penitenziario e decida di procedere con la massima urgenza perché entri in vigore.

Poi prende un faldone, ci appiccica sull'esterno un'etichetta con la scritta DISCONTINUITÀ e inserisce l'indice delle prime urgenti riforme 

- rivedere tutte le riforme del governo gialloverde;

- abolire le carceri minorili;

- per ridurre il sovraffollamento delle aule giudiziarie e delle carceri proporre una amnistia e un indulto accompagnati da una proposta di depenalizzazione di tutti i reati senza vittima e da una riforma della custodia cautelare;

- proporre, d'intesa con il ministro dell'interno, la legalizzazione della cannabis e la distribuzione controllata di eroina e cocaina, per sottrarne il mercato delle droghe proibite alla criminalità e spezzare i legami tra la criminalità e i consumatori;

- prendere atto della sentenza Viola e proporre l'abolizione dell'ergastolo ostativo;

- proporre la revisione del sistema delle misure di prevenzione, delle informazioni interdittive antimafia, delle procedure di scioglimento dei comuni per mafia, 

- proporre la riforma del regime del 41 bis e l'abolizione dell’isolamento diurno,

- proporre il reintegro dei magistrati fuori ruolo, la separazione delle carriere, la responsabilità civile dei magistrati, l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, la riforma dell'elezione dei membri del CSM;

- ricondurre la medicina penitenziaria alle dipendenze del Ministero della Giustizia;

- piano di assunzioni del personale e di formazione e lavoro per i detenuti al fine di dare forma alla funzione rieducativa della pena.

Chiude il faldone e invia una copia dell'indice ai dirigenti del Ministero chiedendo "per ciascun punto una proposta di legge entro dieci giorni", perché "questo è il programma che il ministro intende realizzare nei primi 100 giorni."



Andrea Consonni, Lying, 27 agosto 2019

lunedì 26 agosto 2019

Il mio collega Antonio; Vite istantanee; l'ultimo di Pupi Avati recensito da Federico Magi



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Anto è il collega al quale sono più legato da quando lavoro al cinema. 62 anni, portoghese. 
L'hanno appena licenziato. 
Tre anni ancora alla pensione. 
Senza di lui mi sentirò più solo, perso, disperso. 
Anto è quello che mi ha insegnato a preparare i popcorn.
Anto è quello che mi telefona ubriaco alle 2 di notte per dirmi che ha vinto il Benfica o per dirmi cosa dovrò fare il giorno dopo o per dirmi che è appena stato con una prostituta che gli ha appena fatto un pompino meraviglioso o di montargli i pezzi delle pentole della macchina dei popcorn appena arrivo al cinema.
Anto è quello col quale un anno fa, nella giornata del cinema, io e lui soltanto, abbiamo pulito in venti minuti e in piena emergenza una sala immensa da tutta l'immondizia che c'era e quando siamo usciti ci siamo sorrisi e  non abbiamo riposato ma siamo andati, insieme a tutti gli altri, a pulire il resto della merda nelle altre sale e poi alla fine ci siamo bevuti una birra da mezzo litro in un sorso prima di tornare a lavorare.
Anto è quello che ha passato una vita a lavorare e a lavorare sempre alla morte e che ha saltato una valanga di weekend, festività, sacrificando praticamente tutto al cinema e non risparmiando nemmeno un soldo.
Anto è un morto di figa totale.
Anto è quell'uomo che fa girare la testa a tantissime donne e che ha un cazzo gigantesco.
Anto ha tre figli da un matrimonio fallito, due sono miei colleghi, uno dei due è un ragazzo con un cuore immenso.
Anto è quello che per due mesi di fila, quasi senza interruzioni, ha lavorato per 16 ore al giorno, lamentandosi ogni trenta secondi, ma lavorando sempre e anche se finiva a mezzanotte lui alla mattina alle 6 era già lì a lavorare con me.
Anto è uno delle persone più incazzose che io abbia mai conosciuto, un uomo lunatico, suscettibile, cattivo, feroce, vigliaccamente instabile, violento.
Anto è quello che quando è morta mia madre mi ha fatto bere un bicchiere di cognac alle 5 di mattina e mi ha stretto forte dicendomi che sarebbe andato tutto bene.
Anto è uno che ha vissuto notti folli al Casinò e ne è uscito con le ossa rotte.
Anto è l'uomo che nessuna donna dovrebbe mai sposare.
Anto è quello che fuma e fuma e fuma tutto il giorno e che si tiene una sigaretta spenta solo in bocca solo per il gusto di sentirla fra le labbra.
Anto è quello che ha rubato un sacco di ore di lavoro, uno che se potrebbe fotterti ti fotterebbe oggi, domani e dopodomani e lo rifarebbe fino alla fine del mondo.
Anto è quello che arriva al cinema coi pantaloni rotti e la maglietta sporca, barba sfatta, puzzolente e dopo dieci ore di lavoro e una doccia scende dal locale del personale pronto per fare serata, pulito, preciso, impeccabile, riposato.
Anto è quello che dopo aver preparato per sette ore popcorn, si fuma una sigaretta e sale in cucina e mentre fa la doccia si mette a bollire il polipo, esce dalla doccia e mi chiama per sapere a che punto sono con la pulizia della macchina dei popcorn, dicendomi che devo sbrigarmi e che sono uno che non ha voglia di fare un cazzo.
Anto è quello che non ha nessuna voglia di sentir parlare di sindacati, politici, sbirri, preti, suore, rabbini, mullah, medici e se provi a parlarne ti volta le spalle e ti manda a fanculo, intimandoti di non rompergli i coglioni.
Anto è il mio collega che quando siamo stati alla festa della catena è stato l'uomo più felice del mondo perché il nostro gruppetto di stronzi lo aveva fatto sentire un re.
Anto è un collega che mi somiglia molto.

Non so cosa gli accadrà, starà sicuramente malissimo, vivrà momenti durissimi, esagererà con l'alcool, si sfascerà nel vero senso della parola ma poi, come sempre ha fatto, saprà rifarsi vivo perché è uno fatto così, uno che non chiede mai un cazzo, che si arrangia da solo, che soffre a costo di affondare per sempre, uno che si piange addosso un casino ma che intanto lotta e combatte anche in modi e ambiti che qualcuno potrebbe trovare rivoltanti.

Io so solo che gli sarò grato per sempre e che mi mancherà il modo che aveva di farmi girare i coglioni.

Ma so soprattutto che ci siamo voluti bene e ci siamo rispettati perché ci somigliamo e perché non siamo persone perbene, non siamo persone a modo, non ci interessa farci voler bene, non chiediamo un cazzo a nessuno, siamo sempre fuori posto, depressi, improbabili, molesti, schifosi, malsani, indisponenti ed è per questo che tendenzialmente resteremo sempre da soli, per i cazzi nostri, in disparte, fuori dai giri che contano o che vorrebbero contare qualcosa, alieni alle persone giuste e a quelle che si sforzano di essere diverse a tutti i costi perché fa figo, fa tendenza, fa alternativo, fa ribellione e a quelle persone che fanno carriera o che si sforzano in ogni modo per raggiungere il successo o una posizione stabile e a quelle che ci sfracassano il cazzo con discorsi melensi e moralistici ma di essere esclusi e allontanati da questi giri non ce ne fregherà mai un cazzo perché cerchiamo altro o forse non cerchiamo un cazzo e vogliamo cercare solo di vivere, almeno per un briciolo di tempo prima di morire, per quello che siamo o che sentiamo dentro di noi di voler essere.


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E stamattina avevo programmato di andare sul fiume dopo il lavoro e terminare di rileggere questo splendido libro di Andrés Neuman “Vite istantanee” (Sur, traduzione di Silvia Sichel) che mi ha rapito sempre sin dalla prima pagina ma poi alla fine l'angoscia mi è salita addosso così tanto che l'ho tracimata verso l'amica Maria, verso me stesso e son tornato a casa.
Tutto andato in merda.


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E Federico è una di quelle teste di matte, pure grandissima testa di cazzo, alle quali non smettero' mai di voler bene a mio modo.



domenica 25 agosto 2019

La mia sacerdotessa/strega/amica preferita




Non so se sia una sacerdotessa pagana o una strega o una divinità ma io sono da anni un devoto del culto di Chelsea Wolfe. 
Il 13 settembre esce il suo nuovo disco "Birth of Violence" e me ne sto già innamorando, qui sotto il nuovo singolo/video e spero di trovare il modo per poterla ascoltare dal vivo:


Ascoltando i suoi dischi riesco ad affrontare il dolore che mi appassisce dentro.
Stanotte non riuscivo a dormire e ho ascoltato con le cuffie una mini compilation coi suoi pezzi che preferisco e li ho ascoltati fino a quando mi sono alzato, erano le 4 e 30, e sono andato al lavoro, dopo un bel caffè latte.
Ci sono giorni che già solo guardarmi allo specchio mi fa stare malissimo.


sabato 24 agosto 2019

Quel tipo di libri di sinistra, ma anche no, che non mi piace


Ho preso in prestito a caso il romanzo "Onde confidenziali" di Marc Fernandez (Sellerio) e ne sono uscito molto deluso, ho faticato anche solo a terminarlo. 
L'ho fatto per dimostrare a me stesso che sarei riuscito a terminarlo. 
So già che questo romanzo noir/giallo/distopico piacerà sicuramente a molte persone e in particolare ai lettori di sinistra perché è un romanzo che racconta degli orrori franchisti, che mette in guardia dal possibile ritorno di quel genere di esperienza politica, tra l'altro molto all'ordine del giorno (che due coglioni..), ma io al contrario ne sono uscito annoiato, assonnato, irritato perché sin dalla prima pagina prevedevo già come tutto sarebbe andato a finire, con quella classica narrazione moralistica/angosciante/giornalistica/reportage/autoassolutoria/trita e ritrita (al di là del dramma al centro della narrazione) che vorrebbe analizzare/mettere a nudo gli angoli bui/contraddizioni del mondo, degli orrori delle dittature, del capitale, della storia ma che onestamente lo fa senza mai uno scarto, letterario, in grado di lasciare il segno, senza quei dubbi veri e laceranti che si fanno carne sulla pagina ma inginocchiata a quelle sicurezze narrative con cui andare a nozze fino alla morte perché ti ritieni la presunta parte migliore della società e tutto dovrebbe andare a meraviglia e andrà a meraviglia, lo so già, perché libri come questo troveranno sempre i suoi lettori antifascisti, i suoi lettori indignati che mi daranno del coglione, i lettori che fanno politica mentre leggono, tutto quel mondo che mi annoia e annoia e annoia e di cui ne ho pieni i coglioni.

Continuo a preferire gente come Ellroy, Pagan, Peace, Raymond, Thompson.



venerdì 23 agosto 2019

Cloud Nothings, lavoro, due straordinarie scrittrici, lo schifo per il vecchio e per il governo in divenire




“Waste Days” dei Cloud Nothings è un pezzo che amo e che mi travolge quando arriva quel grido e lo sto ascoltando e riascoltando e riascoltando:

"I thought I would be more than this"



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Si sta avvicinando la fine dell'estate, le prime piogge continue, il lago quasi impraticabile e il ritorno al cinema con ritmi subito altissimi per colpa/per fortuna di Re Leone che sta riempiendo le sale a ritmo continuo. I problemi che avevo al lavoro prima della chiusura si sono riproposti tali e quali in questi giorni: flessibilità massima senza alcuna garanzia di un ipotetico monte orario, nessun rispetto per il personale (tra l'alto composto per il 90% da persone con le quali non ho e non voglio avere alcun tipo di rapporto), responsabili/direttore che fatico a sopportare, zero ringraziamenti, zero amore per il cinema, zero soldi.
La depressione mi mangia da dentro e vorrei solo infilarmi le cuffie e ascoltare dischi seduto sul balcone e non fare un cazzo.
E fra meno di un mese devo tornare a rinnovare il permesso.
Ogni giorno devo sforzarmi di dirmi Andrea, provaci, vai avanti, vai avanti ma è dura, durissima.
Spero sempre di non sbottare al lavoro, di non mandare tutti a fanculo perché poi sarei ancora più nella merda.


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Gina Berriault e Lucia Berlin sono state due scrittrici immense.
Dire immense è qualcosa di riduttivo.
Peccato che non vengano mai ricordate, come si deve, in tutta la loro grandezza.
Su questo piccolo blog ho cercato di regalare tutta l'attenzione che meritano recensendo i loro due splendidi libri che avevo letto.


Fra non molto recensirò la raccolta di racconti “Donne nei loro letti” di Gina Berriault (Mattioli 1885, traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi) che ho finito di leggere ieri sera e che ho trovato meravigliosa. Un piccolo estratto dal racconto “La presa della Bastiglia”:

E lei sapeva che sarebbe morta nel proprio letto mentre in camera sua Ralph leggeva come se niente fosse di grandi sollevamenti popolari, sconfitte, rivoluzioni, carneficine. E una volta morta, lui sarebbe andato avanti esattamente come prima, un professore curvo e pedante, dall'aspetto giovanile e se gli altri lo avessero visto con gli occhi arrossati non sarebbe stato per il dolore: aveva sempre sofferto di orzaiolo. Avrebbe voluto raccontare tutto questo a Mayer, convincersi che fosse lui l'uomo che cerca da sempre, l'unico che avrebbe apprezzato quella che era diventata e quella che sarebbe stata in futuro, ma le sue parole sarebbero sembrata solo il finale rabberciato di quella sera di vagabondaggi. Sentì il respiro di Mayer cambiare ritmo mentre si addormentava. Sentì il suo respiro sostituirsi a lui e, in quel modo riservato di cui i dormienti non sanno nulla, portare avanti la sua vita.” (pag. 91)



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Cosa dire di questo governo che sta per nascere fra PD e Cinque Stelle e che arriva dopo un altro del cazzo?
Altro orrore.
Ripeto, pur sapendo tutto quello che prevede la Costituzione e lo schifo della legge elettorale e le clausole, io andrei al voto.
Poi ovviamente non potrei votare nessuno, se le cose stanno in questo modo.

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martedì 20 agosto 2019

Ascoltare imbarazzato la discussione in senato; Salvatore Scibona

Sono a casa.
Non lavoro oggi.
Sono anche un po' influenzato.
E ho ascoltato e ho mollato un pochino proprio mentre sto scrivendo queste due righe il dibattito in Senato e ne sono uscito deluso, imbarazzato, pieno di vergogna. 
Domani, adesso, tutti impazziranno per il discorso di Salvini (imbarazzante e vergognoso) ma avete ascoltato gli altri?
Il discorso di Conte mi ha fatto andare di traverso il caffè e ho dovuto stappare una birra, quello di Renzi che cita un tweet di Conte non era migliore, quello di Emma è rimasto nel limbo senza far capire bene le prospettive future, poi sono arrivato a La Russa e lasciamo perdere.
Di quanto ho ascoltato salvo solo, salvo, mica esplodo di gioia o esulto, il discorso dell'onorevole Anna Maria Bernini di Forza Italia che almeno è stato puntuale, elegante, pungente, rispettoso dell'etica parlamentare.
Poi  mi sono ricollegato e ho ascoltato Morra dei CinqueStelle e mi son chiesto come si possa considerare una persona del genere la salvezza dell'Italia... bah...

E quanto si sente la mancanza di scuole di partito, di approfondimenti, di studio, di scuola, di conoscenza delle regole parlamentari, di capacità di interloquire, di far vivere la democrazia.

Niente, meglio una birra a molta di questa gente e a chi li sostiene.

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lunedì 19 agosto 2019

La grande ignoranza; Sleater - Kinney; Carbonio Editore



Irene Tinagli è una politica che apprezzo da tanto tempo e è una vera e propria anomalia in questi anni segnati da quella ignoranza/incompetenza ostentata in ogni dove.
La speranza è che per costruire l'alternativa a questo governo, alla Lega, ai 5Stelle, alla Meloni, al populismo, a una certa sinistra ammuffita e logora si riparta anche da persone come lei.
Ho appena cominciato a leggere questo libro in versione pdf ma conto di acquistarlo perché, pur ribadendo concetti/tesi/proposte che anche la stessa Irene Tinagli ripete da anni, è un antidoto serio a tutto quello che stiamo vivendo e che sta per arrivare.

Qui c'è una presentazione del libro registrata da Radio Radicale.

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Li aspetto sempre i nuovi dischi delle Sleater-Kinney e spero sempre di poterle ascoltare/vedere dal vivo anche se purtroppo Janet, una dei migliori batteristi di sempre, ha mollato il gruppo prima dell'uscita del disco. The Center Won’t Hold è un disco di svolta che mi intriga e che voglio ascoltare con grande attenzione. Su Sentire Ascoltare c'è una bella e intensa recensione.



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La Carbonio Editore è una splendida casa editrice che ho conosciuto da poco e sfogliando il catalogo e leggiucchiando alcune loro pubblicazioni in qualche libreria mi è venuto l'appetito. Parto con questi due libri:


-qui-




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venerdì 16 agosto 2019

Visita ispettiva al carcere di Lecco; la mia quasi indifferenza per la cronaca giornaliera politica e altre questioni


Ieri con altri due compagni del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, Mauro Toffetti e Antonella Carenzi, ho partecipato alla visita ispettiva nel Carcere di Lecco in occasione del Ferragosto in carcere organizzato dal Partito Radicale. Ne hanno scritto qui.

Ma è stata un'esperienza molto dura che non dimentichero' mai.
Ci sono dei volti e delle strette di mano e delle storie che mi si sono piantati dentro al cervello, al cuore, allo stomaco.

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Non sto seguendo con particolare entusiasmo questa crisi politica, seguo poco le cronache quotidiane che spulciano la crisi, i suoi risvolti e mi interessano ancora meno le discussioni su governo diverso a trazione centrosinistra... e per fortuna ogni tanto ci sono persone come Alessandro Barbano che su Il Foglio scrive due righe densissime e piene di spunti su un possibile schieramento/mondo che unisca liberali, popolari, riformisti. Articolo/Manifesto davvero bello "Manifesto per una democrazia liberale dotata di un futuro. Come superare l’errore di fondo del “tutti contro i populisti” che dal 4 marzo tiene in stallo l’Italia. Sei coordinate per costruire un campo di idee, superando le piccole identità."



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-che scrittrice Gina Berriault-



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Sono un tossico del fumetto The Walking Dead e guardate cosa mi è arrivato per posta:



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mercoledì 14 agosto 2019

Partendo da Coetzee arrivando altrove fino a colloqui di lavoro e ai possibili governi alternativi


- Cosa intendi per buona morte, mamma?
- Una buona morte è quella che avviene lontano, quella in cui delle tue spoglie mortali si occupano degli sconosciuti, gente che per mestiere ha a che fare con la morte. Una buona morte è quella che si apprende da un telegramma: Ci dispiace dovervi informare, eccetera. Che peccato che i telegrammi siano passati di moda" (Quando una donna invecchia, pagg. 30-31)

Anche se è un Coetzee minore, laterale, in forma racconto, è sempre un incanto leggerlo. 
Ci sono passaggi che ti si stampano dentro al cuore e ti lacerano dentro.
Mentre leggevo e rileggevo, prima di restituirlo in biblioteca, pensavo a mia madre morta, alla madre malata di un mio carissimo amico e poi pensavo a mio padre che ho incontrato ieri. 
Mio padre ha 71 anni ed è una persona ingestibile, narcisista, egocentrico, pedante, con in testa da sempre la fica, ha metà guancia/palato/setto nasale ricostruiti dopo un tumore. 
Mi ha distrutto l'adolescenza e la giovinezza con le sue critiche, aspettative, rasoiate, cattiverie, viltà, incapacità di ascoltarmi ma ieri mentre lo aiutavo a piegare i suoi vestiti appena lavati, a rifare il letto, lo portavo a fare spesa, lo ascoltavo in silenzio discutere della crisi di governo vedevo davanti a me mio padre invecchiato, stanco, col cuore spezzato in due dalla morte di mia madre e ho avuto paura perché dovesse accadergli nuovamente qualcosa sarei io a dovermene occupare, a decidere per lui e non saprei da che parte iniziare perché sostanzialmente siamo degli estranei e so che lui sa che gran parte di ciò che faccio per lui è figlio del senso di colpa e di una promessa fatta a mia madre.

"Cara Norma.
«La verità vera»: era quella che chiedeva, o forse implorava. 
Sa molto bene qual è la verità vera, come lo so io, e dunque non sarebbe stata dura pronunciare le parole. Ed ero abbastanza infuriato da farlo; infuriato per essere venuto fin qui a compiere un dovere per il quale né tu né Helen né io saremo mai ringraziati, non in questo mondo.
Ma non ho potuto. Non  potevo dirle in faccia le parole che ora non ho difficoltà a scriverti: La verità vera è che stai morendo La verità vera è che hai un piede nella fossa. La verità vera è che non hai più scelta, e domani ne avrai ancora meno, e così via un giorno dopo l'altro, fino a che non ci sarà più niente da fare. La verità vera è che non sei in condizione di discutere. La verità vera è che non puoi dire No. Non puoi dire No al ticchettio dell'orologio. Non puoi dire No alla morte. Quando la morte dirà Vieni, devi chinare il capo e andare. E allora accetta. Impara a dire Sì. Quando dico, Lascia la casa che ti sei fatta in Spagna, lascia le cose che ti sono familiari, vieni a vivere in... sì, un istituto dove un'infermiera della Guadalupa ti sveglierà al mattino con una spremuta d'arancia e un saluto allegro (Quel beau jour, Madame Costello!), non ti rabbuiare, non ti impuntare. Di' Sì. Di', Va bene. Di', Sono nelle vostre mani. Fai un buon viso a cattivo gioco.
Cara Norma, verrà un giorno in cui dovranno dire la verità, la verità vera, anche a te e a me... facciamo un patto? Promettiamoci di non dirci bugie, promettiamoci che, per quanto ci possa costare, ci diremo quelle parole, Non andrà meglio, andrà peggio, e continuerà così fino a che non potrà più peggiorare, fino a che sarà il peggio del peggio...
Con affetto, tuo marito. John" (Bugie, pag. 69-70)

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Amo il West/Western e mi piacciono le contaminazioni di qualità

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Sto cercando un altro lavoro decente oppure un altro lavoro, decente, che si affianchi a quello del cinema. Almeno per qualche mese e poi si vedrà. 
Spedisco curriculum cartacei, altri via mail, ad altri mi iscrivo e aspetto.
In questi giorni sono stato a un colloquio e davanti a me c'era un trentenne barbuto alla moda, coi muscoli gonfissimi, le braccia piene di tatuaggi tribali.
Insomma il classico tipo che non è molto nelle mie corde.
Lui parla e spiega, mi rivolge domande, annuisce sul mio curriculum, mi offre (secondo lui) un vantaggioso contratto a ore ma quando io gli chiedo "Sa garantirmi almeno un numero di ore settimanali/mensili?" , lui si risente e mi dice "Lei cominci e poi..." e io "Sì ma vede io ho già un lavoro e prima di lasciarlo oppure di tenerli tutti e due devo avere comunque delle garanzie" e lui "Lei è un tipo che non ha voglia di mettersi in gioco e di rischiare?" e a quel punto mi sono alzato, gli ho stretto la mano e gli ho augurato buona fortuna.

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Provo orrore per questo governo.
E provo uguale orrore per un possibile governo alternativo nato, legittimamente, in Parlamento.
Ma provo anche orrore per chi non ci ha ancora capito un cazzo dei rischi insiti nei CinqueStelle.
E tanta tanta tristezza all'idea che le sorti del paese siano potenzialmente in mano a una compagine come quella di Leu.
Oggi forse sono nervoso, troppo.
Meglio rilassarsi.

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sabato 10 agosto 2019

Céline Zufferey, una delle migliori scoperte letterarie dell'anno + un test su che liberale sei


Adoro entrare in una libreria e uscirne con un libro scoperto per caso, tornare a casa e leggerlo dalla prima all'ultima pagina emozionandomi.

"Non perdere le viti" di Céline Zufferey, scrittrice svizzera vallesana classe 1991 che vive a Lione (Edizioni Casagrande, traduzione di Maurizia Balmelli) è un romanzo struggente e insieme disanima toccante/divertente/cinica/precisa/angosciante di una società come la nostra schiava/figlia/sorella/amante/madre degli oggetti, dei cataloghi, delle chat, dei mobili fai da te, dei centri commerciali, degli scatti istantanei, delle feste di lavoro, degli sconti famiglia, delle famiglie soffocanti, del porno, delle relazioni soffocanti, dei fallimenti, delle case di riposo, del vuoto annichilente. 

In assoluto fino ad ora una delle letture migliori del 2019.

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"La natura della grazia" di William Kent Krueger (Neri Pozza, traduzione di Alessandro Zabini) è invece un romanzo che dalle note di copertine e dalle prime trenta pagine sembrava promettere bene e che invece proseguendo nella lettura mi ha annoiato parecchio. Romanzo pesante, noioso, quei polpettoni hollywoodiani belli muscolari che strizzano un po' l'occhio ai vari romanzi di formazione, con la solite dose di drammi, di giustizia sociale, di visita finale ai cimiteri per fare il punto su come sono andate le cose. 

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Sono pesante ma ogni tanto anche io mi perdo in test e robe del genere, anche se poi questo test è un po' sull'onda sempre pesante... magari vi interessa farlo:







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NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - OREGON (USA): RIDOTTI I REATI CAPITALI E SVUOTATO IL BRACCIO DELLA MORTE

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - OREGON (USA): RIDOTTI I REATI CAPITALI E SVUOTATO IL BRACCIO DELLA MORTE
Anno 19 - n. 32 - 10-08-2019 

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : OREGON (USA): RIDOTTI I REATI CAPITALI E SVUOTATO IL BRACCIO DELLA MORTE
2.  NEWS FLASH: MALESIA: RE GRAZIA 3 INDONESIANI CHE ERANO STATI CONDANNATI A MORTE PER DROGA
3.  NEWS FLASH: IRAN: CONDANNATO ALL'ERGASTOLO FUGGE DURANTE UN PERMESSO E TORNA IN CANADA
4.  NEWS FLASH: IRAN: AGGIORNAMENTO SUL CASO DJALALI
5.  NEWS FLASH: SOMALIA: DUE MEMBRI DI AL SHABAB FUCILATI
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : 


OREGON (USA): RIDOTTI I REATI CAPITALI E SVUOTATO IL BRACCIO DELLA MORTE
La governatrice Kate Brown il 1° agosto 2019 ha ratificato SB 1013 che riduce i reati capitali da 19 a 4 e svuota il braccio della morte.

Questa nuova legge è quanto di più simile ad una abolizione della pena di morte per via parlamentare in questo stato. In Oregon infatti la pena di morte è stata reintrodotta nel 1984 con un voto popolare che approvò un emendamento alla Costituzione, e quindi non potrebbe essere abolita da un semplice voto parlamentare. 
La nuova legge limita la possibilità di chiedere la pena di morte ad atti di terrorismo con almeno 2 vittime, ad omicidi commessi in carcere da persone già condannate per omicidio volontario, a omicidi su vittime con meno di 13 anni, e all’omicidio premeditato di poliziotti. La nuova legge inoltre si applicherebbe anche alle 31 persone attualmente nel braccio della morte dell’Oregon le quali, se non condannate per i reati previsti dalla nuova legge, avrebbero le condanne a morte commutate in ergastolo senza condizionale. Negli ultimi 50 anni in Oregon sono state compiute solo 2 esecuzioni (nel 1996 e 1997), ed in entrambe i casi si trattava di “volontari”. 
Nel 2011 l’allora governatore John Kitzhaber proclamò una moratoria, che era stata confermata anche dalla governatrice Kate Brown subentrata nel 2015 e rieletta nel 2018. All’epoca dell’inizio della moratoria, nel 2011, l’allora governatore Kitzhaber aveva detto: “Fermo le esecuzioni in questo stato perché sono convinto che possiamo trovare un modo migliore per garantire sicurezza alla società supportare le vittime e le loro famiglie, e rispettare i nostri valori”. Oggi la governatrice Brown ha aggiunto: “la pena di morte in Oregon è disfunzionale, costosa, e immorale. Il nostro sistema giudiziario continua a mandare gente nel braccio della morte pur sapendo che sono oltre 20 anni che non giustiziamo nessuno”. Moratorie decise dai governatori rimangono in vigore in California, Colorado e Pennsylvania e stato di Washington. 
Il New Hampshire ha abolito la pena di morte nel maggio 2019, e lo stato di Washington, dove la Corte Suprema nel 2018 aveva dichiarato incostituzionale le legge capitale in vigore, e subito dopo il braccio della morte era stato svuotato, una legge che avrebbe formalizzato l’abolizione della pena di morte ha per il momento interrotto il suo percorso, che però è previsto che riprenda senza grossi ostacoli nella prossima sessione legislativa.
(Fonti: The Oregonian, KHSU Radio, Associated Press, 01/08/2019)


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

MALESIA: RE GRAZIA 3 INDONESIANI CHE ERANO STATI CONDANNATI A MORTE PER DROGA
Tre cittadini indonesiani sono rientrati nel loro Paese il 7 agosto 2019 dopo aver ottenuto la grazia dallo Yang di-Pertuan Agong (Re della Malesia). I tre indonesiani erano stati condannati a morte in Malesia nel 2010 per traffico di droga.
Bustamam bin Bukhari, Tarmizi bin Yaacob e Sulaiman bin Ismail sono tornati in Indonesia accompagnati da ufficiali dell'ambasciata indonesiana a Kuala Lumpur. Sono stati ricevuti da funzionari del Ministero degli Affari Esteri di Jakarta che gestiranno il loro rientro nelle rispettive città di Aceh.
"I tre cittadini indonesiani sono stati oggetto di procedimenti nel sistema giudiziario malese dal 1996, o per 23 anni, assistiti da un avvocato nominato dal governo della Repubblica di Indonesia", ha dichiarato Soeharyo Tri Sasongko, segretario consolare dell'Indonesia a Kuala Lumpur, citato dall’agenzia Antara.
Secondo Soeharyo, il governo indonesiano ha presentato richieste di grazia per tutti e tre, che sono state accolte grazie agli sforzi del governo.
Sebbene fossero stati incarcerati dal 1996, il processo di appello dei tre uomini terminò nel 2010, quando le loro condanne a morte furono rese definitive e vincolanti.
Tuttavia nel 2012, Sultan Muhammad V commutò le loro condanne capitali in 20 anni di reclusione. All'inizio di quest'anno, Sultan Nazrin Muizzuddin Shah ha commutato ancora una volta le loro sentenze, rendendoli liberi di tornare in Indonesia.
(Fonti: coconuts.co, 08/08/2019)



IRAN: CONDANNATO ALL'ERGASTOLO FUGGE DURANTE UN PERMESSO E TORNA IN CANADA

Un residente canadese di origine iraniana è fuggito dall'Iran dopo essere stato imprigionato lì per 11 anni ed è tornato in Canada.
Saeed Malekpour era stato condannato all'ergastolo per un programma da lui creato per il caricamento di foto sul web che le autorità iraniane hanno detto essere stato utilizzato su siti Web pornografici in lingua persiana.
Sua sorella ha pubblicato un video online che mostra il suo ritorno in Canada il 2 agosto.
È fuggito mentre beneficiava di un breve rilascio dalla prigione.
Il portavoce della magistratura Gholamhossein Esmaili ha reso noto che Malekpour era in "permesso di tre giorni dalla prigione" e gli era stato "vietato di lasciare il Paese".
"Apparentemente ha usato vie illegali per lasciare il Paese", ha aggiunto Esmaili.
Payam Akhavan, professore di diritto internazionale coinvolto nel caso, ha dichiarato ai media canadesi: "È stato temporaneamente rilasciato dal carcere in Iran a seguito delle pressioni degli organismi dei diritti umani delle Nazioni Unite, e avrebbe dovuto fare riferimento alle autorità carcerarie.
"Ma invece ha lasciato il Paese ed è venuto in Canada attraverso un paese terzo".
La sorella di Malekpour ha pubblicato un video sui social media di lui che arriva in Canada.
"L'incubo è finalmente finito. È tornato a casa e si è riunito con sua sorella. Grazie Canada per la tua leadership", ha scritto la ragazza.
Non ha fornito dettagli sulle circostanze del suo ritorno.
Il programmatore web era stato arrestato nell'ottobre 2008 mentre visitava suo padre, che era in cattive condizioni di salute, in Iran.
Ha sostenuto che il programma da lui creato fosse open source e che fosse stato utilizzato da altri siti web a sua insaputa.
Inizialmente era stato condannato a morte per "diffusione della corruzione sulla Terra". Successivamente la pena era stata commutata in ergastolo, secondo quanto riferito dopo "essersi pentito". (Fonti: bbc.com, 04/08/2019)


IRAN: AGGIORNAMENTO SUL CASO DJALALI

Nei giorni scorsi era trapelata la notizia che Ahmad Reza Djalali (anche scritto Jalali) fosse stato trasferito senza preavviso dalla prigione di Evin (Teheran) a un posto non identificato, e si temeva che la sua esecuzione potesse essere imminente. 
In una conversazione telefonica con la sua famiglia, lo scienziato iraniano che ha acquisito anche la nazionalità svedese ha detto di essere stato messo sotto pressione per confessare nuovi crimini, e registrare un’altra video-confessione. 
Parlando a Radio Farda sabato 3 agosto, la moglie di Djalali, Vida Mehran Nia, ha detto di aver saputo dal marito che lunedì era stato portato in isolamento, ma fuori dalla prigione di Evin. "Mio marito mi ha detto al telefono che era stato sottoposto a forti pressioni per sottomettersi a una confessione forzata", ha detto la signora Mehran Nia, aggiungendo: "Loro (gli agenti dell'intelligence) lo hanno minacciato di produrre nuove accuse o di procedere con l’esecuzione. Djalali, che oggi ha 47 anni, il 21 ottobre 2017 è stato condannato a morte con l’accusa di aver passato informazioni riservate ad Israele. 
La professione di Djalali era quella di medico e ricercatore, esperto nelle procedure mediche di emergenza da adottare in casi di attacchi nucleari, chimici o biologici. Ha lavorato all'Università del Piemonte Orientale di Novara, al Karolinska Institutet di Stoccolma, e alla Vrije Universiteit Brussel. Djalali nega le accuse, e anzi ritiene di essere stato arrestato “per rappresaglia” per non aver accettato la richiasta dei servizi segreti iraniani di fornire informazioni sulle infrastrutture antiterrorismo con cui collaborava in Europa. Nel febbraio 2018 la Svezia gli ha concesso la cittadinanza, nella convinzione che questo possa agevolare le trattative a favore di Djalali. Sembra che in realtà la mossa abbia molto innervosito le autorità iraniane, le quali per altro non accettano mai il concetto di “doppia nazionalità”, nemmeno in casi meno drammatici. 
Djalali, che all’epoca era residente in Svezia, era stato arrestato nell’aprile 2016 dopo essere tornato a Teheran per partecipare a un ciclo di seminari su invito dell’università stessa. Il 5 dicembre 2017 la Corte Suprema ha confermato la condanna a morte. Quasi a spiegare la condanna, nel dicembre 2017 la tv iraniana aveva trasmesso un video in cui l’uomo confessava di aver fornito informazioni a Israele, informazioni che, secondo l’accusa, hanno portato anche all’uccisione, tra il 2007 e il 2012, di alcuni scienziati che lavoravano al programma nucleare iraniano. In una registrazione vocale pubblicata lo scorso ottobre su YouTube, Djalali afferma che le video-confessioni gli erano state estorte minacciando di morte lui, sua moglie, la sua anziana madre che vive in Iran, e anche i suoi figli che vivono in Svezia. 
(Fonti: radiofarda.com, 03/08/2019)


SOMALIA: DUE MEMBRI DI AL SHABAB FUCILATI

Il tribunale militare di Mogadiscio il 5 agosto 2019 ha giustiziato 2 membri del gruppo terroristico Al-Shabaab responsabile di diversi attacchi a Mogadiscio che hanno causato molti morti. Anshur Osman Abukar Omar, 23 anni, e Mohamed Ali Borrow Adan, 25, erano stati accusati di esseri membri dei gruppi armati responsabili dell'attacco all'Hotel Sahafi che causò la morte di almeno 32 persone innocenti, tra cui Anab Abdullahi Hashi, segretario generale dell'Associazione nazionale femminile a Mogadiscio. I due erano stati anche incriminati per aver pianificato le due esplosioni al Teatro Nazionale e vicino a Piazza Daljirka che uccisero 27 persone. Il presidente del tribunale militare Col. Hassan Noor Shute ha dichiarato che il tribunale ha ritenuto i due colpevoli di varie accuse e ha emesso le condanne a morte il 20/03/2019.
Il luogo dell'esecuzione è stato presidiato da funzionari del tribunale militare somalo e da altri funzionari governativi. La sicurezza intorno e all'interno del sito di esecuzione è stata rafforzata dal momento che tutte le strade che portavano al luogo erano state barricate. Gli uomini "sono stati fucilati il 5 agosto mattina", ha detto ai giornalisti il ​​presidente della corte militare somala Hassan Ali Nur.
(Fonti: Dalsan Radio, somaliland.com, 05/08/2019)

venerdì 9 agosto 2019

Giorni vacanzieri, la politica, Nicola Pezzoli, Laurel Halo, Tesnota




Questi ultimi giorni di vacanza sono giorni di merda.
La depressione che mi annienta il respiro.
Sfighe su sfighe che mi succhiano soldi che avevo risparmiato.
Ogni uscita di casa mi procura un dolore infinito e parlare mi causa il vomito.
Mangio poco e semplice. 
Ascolto le solite cose.
Vivo con depressione e rabbia questi giorni di crisi di governo.
Nei prossimi giorni/settimane/vacanze in Italia si vivrà il mercato delle promesse, del debito, dello statalismo, del razzismo, del nazionalismo, della nazionalizzazione, dei paradisi artificiali, dei richiami al popolo, del corporativismo, della difesa dei privilegi di categoria, della questua dei vari sindacati, dei voti turandosi il naso, delle alleanze democratiche per il bene comune che conoscono solo loro, della sinistra che salverà il cosmo intero, della purezza della razza, del passato come il mondo migliore possibile, delle omelie di Bergoglio e della compravendita dei crocifissi e delle madonne e via andare con tutta la merda possibile di questo mondo.

Sono uno snob del cazzo e preferisco leggere:


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Seguo Nicola Pezzoli praticamente dal suo esordio e sto per cominciare il suo ultimo "Gigolò per cliente unica". 
Lui per me è uno scrittore.
E per me dirlo/scriverlo non è mai semplice.
Ne scrivo appena lo finisco e sto un pochino meglio.

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-qui-


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lunedì 5 agosto 2019

DIIV, Black Marble, Cleopatra va in prigione, ultimi giorni di vacanza, Tour de Pologne


Sono innamorato da anni dei DIIV e sono stato malissimo per tutti i problemi di Zachary Cole e spero che se li sia lasciati alle spalle. Proprio oggi ho scoperto che a ottobre esce il nuovo disco intitolato "Deceiver" e dal primo singolo Skin Game ho potuto subito constatare alcuni cambiamenti e la speranza che il disco sia bello bello.

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Mi ispira anche il nuovo dei Black Marble, Bigger Than Life anticipato dal singolo:




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Leggo, cammino e sto in casa a pedalare. 
Ho riletto "Cleopatra va in prigione" (Minimum Fax) terza opera di Claudia Durastanti e ci ho trovato alcuni passaggi molto belli e lirici e una bella protagonista ma nel complesso l'ho ritrovato un romanzo deboluccio, un po' insipido, pulitino pulitino e quando l'ho chiuso sono tornato a dimenticarlo.

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Ultimi giorni di vacanza e poi si torna al lavoro.
Mi aspettano un giro un veloce a Milano con mio padre e poco altro.
Osservo le foto sconvolgenti della Groenlandia e della Siberia e dell'Alaska e mi viene da piangere.
La politica italiana mi fa stare malissimo perché il livello è veramente bassissimo.
Alternative all'orizzonte non se ne vedono a questo schifo di governo, a un'opposizione imbarazzante e ai nostalgici di mondi e ideologie finite.
E davvero, meglio le cubiste.
Per fortuna posso vedere verso la fine del pomeriggio il Tour de Pologne



domenica 4 agosto 2019

In brevissimo su "Fiume di terra" di James Still (Mattioli 1885)


Ci sono romanzi che mi arrivano per fortuna tardi nella vita, quando ho quarant'anni e riesco a comprenderli meglio di quanto mi sarebbe accaduto a venti, diciotto, tredici. 
Uno di questi è "Fiume di terra" di James Still (Mattioli 1885, traduzione e  cura di Livio Crescenzi), uscito nel 1940, un anno dopo "Furore" di Steinbeck.

Ho smesso da tempo di scrivere recensioni, mi annoiano, e questo romanzo è di una bellezza rara, con quella profondità che hanno solo i classici e recensirlo, scriverci sopra qualcosa lo uccide e lo sto uccidendo anche io.
Va solo letto. 
Lo puoi leggere nel 1940, nel 1980, nel 2019, nel 2050 e ti parla sempre perché anche se in questo romanzo si parla di minatori, di Appalachi, di contadini, di ragazzini, di cavalli questo romanzo, esattamente come scrive Livio Crescenzi, parla della condizione umana che travalica congiunture economiche, politici di turno, elezioni, cambiamenti industriali e che si fa insieme eterna e finita. 
Una condizione umana che dura il tempo di una stagione e di un'adolescenza, di un fiume che scorre e di una tomba, di una miniera che chiude e di un bimbo che muore, della miseria e di un pranzo condiviso, del sangue che scorre e dei racconti che risalgono ai nostri avi.
Una condizione umana che ha il sapore del racconto dei bambini che si fanno adulti e non dimenticano di essere stati bambini.
Non dimenticano le sofferenze e il suono che hanno le storie quando ci bussano alla porta del cuore e ci fanno male, ci fanno ridere, ci fanno piangere, ci fanno paura, ci fanno addormentare.

E mentre scrivo queste due righe la mia compagna che era appena tornata dal lavoro è uscita nuovamente, per sbrigare altre faccende, per guadagnare due soldi, per il lavoro a chiamata.

E quelli sotto sono i miei parenti che hanno sempre vissuto nella miseria, con grande dignità, sopravvivendo con la schiena diritta e non accumulando mai un soldo.
Sono la  mia nonna materna, la mia bisnonna materna, mio zio e la sorella di latte morta da poco con i vestiti della festa e della banda.
Mangiavano polenta e poco altro.
Facevano la fame.
Mio zio andava in giro a chiedere a questo e a quell'altro.
Sono sopravvissuti per puro caso.