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lunedì 6 maggio 2019

Una pettegola che muore, Nana Kwame Adjei-Brenyah, Beth Gibbons, Ermanno Olmi




C'era una madre che mi rompeva sempre i coglioni quando tornavo da scuola.
Non ero amico di suo figlio ma ero uno dei pochi a parlarci.
Di figli ne aveva perso un altro per un tumore.
Avrebbe avuto l'età di mia sorella.
Era una pettegola e quando mia madre la vedeva cercava sempre di cambiare strada.
C'era una tale cattiveria nelle sue parole, nei suoi gesti, nelle sue smorfie da brava donna di paese che mi faceva sempre venir voglia di prendere una mazza di ferro e spaccarle la testa.
Se già non sopporto il dialetto, quello che usciva dalla sua bocca sapeva di fogna.
Il giorno del funerale di mia madre era venuta a reclamare una sua foto e quando gliel'avevo negata una mia giovanissima cugina legnanese era scoppiata a ridere abbracciandomi.
Diceva di non sapere nulla della malattia di mia madre e poi sapeva tutto e non sapeva niente e si inventava tutto.
Quanto mi facevano e fanno schifo lei e tutto il resto delle pettegole che ronzano quotidianamente intorno alla morte come quelli che mangerebbero solo patatine di McDonald's.
Mi diceva che sarebbe morta centenaria.
E invece è morta in questi giorni.
Un infarto.
Ho sorriso quando mio padre me l'ha detto ma so che quando sorrido delle sventure altrui mi succede sempre qualcosa di molto schifoso il giorno successivo.
Tutto qui.
Aspetto.

....



Racconti che mi hanno accompagnato in questi giorni che ho le mani piene di vesciche che non riescono a guarire.
Ne ho una sul pollice che spurga da sei giorni.
Oggi alla cassa di un supermercato c'era una donna che mi guardava schifata.
Spero di trovare la voglia di scrivere di questi racconti.


...




Stamattina mentre facevo colazione verso le 4 e 45 davano un film di Ermanno Olmi che non vedevo da una vita: I fidanzati. Se non lo avete mai visto, cercatelo. Bellissimo per quanto mi riguarda e con una splendida Anna Canzi.



Andrea Consonni, Days of Candy, 6 maggio 2019

4 commenti:

  1. Ci sono anche i lati positivi, ma è uno dei lati odiosi del vivere in piccoli paesi. Da adulto mi sono reso conto di quanto possono aver sofferto i miei genitori per i pettegolezzi di merda di vicini e parenti a causa dei miei comportamenti; mi dispiace per loro, ma proprio per questo mi sono ripromesso da genitore di fare esattamente il contrario e fottermene delle convenzioni, iniziando col non battezzare mio figlio nonostante le pressioni.

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    1. Per me è stato durissimo vivere in paese da una certa età in poi. Se ti dovessi dire, al di là di questioni strettamente personali (insomma che tipo di adolescente ero e adulto sarei diventato), a farmi capire che non avrei mai voluto trascorrere il resto della mia vita in paese e in quella zona fu quando a 16 anni smisi di giocare a calcio nel mio paese e mi trasferii nella squadra del paese accanto con mio cugino. Fui trattato come una merda e me ne dissero di tutti i colori, con cattiveria, schifezze ed ero solo un ragazzino. Fu anche uno dei motivi per cui poi giocai a calcio solo altri due anni.

      nel mio paese tutto ruoto intorno alla parrocchia e alle associazioni che ci girano intorno... io ci resto solo per un'ora al massimo in casa di mio padre e al cimitero, poi mi manca il fiato.

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  2. A dimostrazione del fatto che quei buonisti che dicono che una persona che sofferto è sempre buona... Dicono una stronzata. Spero che per una volta il karma o chi per lui si dimentichi di te e ti faccia godere tranquillo della notizia.

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    1. In realtà il karma mi ha punito immediatamente. Ieri mi son svegliato con uno splendido herpes (sono amico dell'Herpes) sull'occhio e sul labbro. e poi sono stato centrato sulla spalla da un ramo crollato per il vento.

      ma continuo a pensare che quella era una stronza.

      stasera il karma tornerà a colpire

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