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venerdì 17 maggio 2019

Tutto quello che non ricordo, attualità, letture e Guerra e Pace, Il Ciclo del Vuoto



Tutto quello che non ricordo” di Jonas Hassen Khemiri (Iperborea, traduzione di Alessandro Bassini) è un romanzo struggente e ne sto leggendo tanti ultimamente di questi libri che mi mettono a nudo nelle mie emozioni più segrete. Un romanzo polifonico ambientato in Svezia che intreccia memoria, teatro, la questione dell'immigrazione, il razzismo, l'amore, la perdita dei racconti, l'amore, la voglia di superare i limiti, l'amicizia per gettare luce sulla morte di un ragazzo per incidente o per un presunto suicidio. Raccogliendo voci, ricordi, particolari e storie l'autore costruisce un romanzo che gioca sull'inganno, sulla fragilità della memoria, su come una persona possa essere più persone nei ricordi altrui. Perché alla fine cosa siamo veramente se non un gioco di ricordi mentre la nostra memoria, giorno dopo giorno, si affatica e si sfilaccia sempre più fino a scomparire nell'oblio?

Vi lascio la chiusura della nota del traduttore:

La ricostruzione dell'ultima giornata di vita di Samuel, del suo rapporto con la fidanzata Laide e con l'amico Vandad, riflette la lunga esperienza di scrittura per il teatro. Le voci dei personaggi si intrecciano sulla pagina apparentemente senza alcuna rielaborazione, come se appartenessero ad attori chiamati a salire su un palcoscenico immaginario per fornire la propria versione dei fatti. E le versioni non coincidono, perché le voci a volte si contraddicono e modificano gli eventi, dando una descrizione di parte o completamente diversa rispetto a quanto appena affermato con forza dalla voce precedente. Anche quando il protagonista, Samuel, prende la parola, la certezza che questa sia l'autentica versione dei fatti è smentita poco dopo dalla voce dello stesso Khemiri, che improvvisamente entra in scena lasciando intuire che forse la storia di Samuel è la storia di qualcun altro. Ironico e drammatico al contempo, Tutto quello che non ricordo, è un romanzo sulla forza della memoria, ma anche sulla sua natura sfuggente e talvolta ingannevole, e sul nostro disperato bisogno di ricordare e di essere ricordati.” (pagg. 328-329)


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Ogni volta che vengo a conoscenza di nuovi arresti/indagini (di chiunque si tratti) sento sempre la voglia di ricordare una banalità: ovvero che tutti sono innocenti fino a prova contraria e che i processi si celebrano in tribunale e non nelle piazze, al bar, in tv, nei talk show, in internet, sui social o sui giornali. Mi piace anche ricordare che anche mio nonno fu indagato e processato nei primi anni '50, insieme a un suo collega, per una presunta distrazione di fondi/truffa nell'azienda dove lavorava.
Tutti e due furono scagionati da ogni accusa e furono poi trovati i veri responsabili ma in quei mesi mio nonno fu messo all'indice, in paese sottovoce o apertamente gli davano del ladro e del truffatore, l'albergo/ristorante di famiglia perse tanti clienti e soprattutto mia nonna abortì per lo stress di quei giorni. Un tragico evento che ho scoperto solo negli ultimi anni di vita di mia nonna.
Mio padre era solo un bambino e mi ha raccontato di come lui e suo fratello Antonio, maggiore di un anno (poi fortunatamente sarebbe arrivato anche Claudio) respiravano quotidianamente la tensione  familiare, ascoltavano le urla, i pianti, i silenzi.
In quei mesi sono in pochi si strinsero attorno alla mia famiglia.
E mio nonno, partigiano, aveva da poco superato i traumi della guerra e non si capacitava che proprio una persona come lui fosse finito in un guaio del giorno.
Non tanto tempo fa mi è capitato di incontrare in quel paesino del cazzo qualcuno che insinua sospetti, che storce il naso. Così, tanto per darsi un tono.
E queste persone mi ricordano tantissimo tutti quei giornalisti, o presunti giornalisti, incensati come firme ribelli/libere che a ogni arresto/indagine/condanna esultano come se fossero alla corrida, sorridono o sogghignano e poi se ne vanno a letto belli contenti e in pace con se stessi.

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Alcuni dei libri (ce ne sono tanti altri che mi aspettano nei prossimi giorni e settimamane) a cui mi dedicherò prossimamente:


Qui e qui.





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2 commenti:

  1. Ci sono dei casi di cronaca che sono seguiti morbosamente e ognuno sembra debba dire per forza la sua che sembra valere più di quella di un giudice.

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    1. sono tante le responsabilità dei media e dei cittadini... tantissime.

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