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giovedì 9 maggio 2019

Letizia Pezzali, Lorenzo Moretto, il garantismo necessario, Drahla, Salone del Libro, elezioni europee




In quei giorni Mario scrisse: Non capisco più nulla si come sia organizzato l'orbe terraqueo. Si può affermare con certezza che si sia formato in mia assenza, forse sta lì la spiegazione, io dov'ero? Intanto m'immobilizzo. Non involvo, né evolvo. Elimino l'idea di progredire. Diciamo che rimango.” (pag. 58)

Sono giorni di stasi e proseguo con la sveglia alla solita ora in attesa di martedì e mercoledì quando finalmente potrò riposare e intanto ho in testa questo passaggio del sorprendente romanzo d'esordio di Letizia Pezzali, “L'età lirica” (Dalai Editore), uscito nel 2012. Non smetterò di ripetere che questa scrittrice, di cui ho amato tantissimo “Lealtà” (Einaudi), ha ancora tantissimo da dare alla letteratura italiana. 

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due libri che sto per aprire:



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In questi giorni di inchieste/arresti/fatti di cronaca e di cittadini che invocano repulisti, governi della magistratura, carceri punitivi, gogne, eccetera non è facile essere un garantista. 

Anzi, certe volte mi sembra che stia diventando anche pericoloso manifestarsi in quanto tale. Cominciando a leggere “Una volta ladro, sempre ladro” di Lorenzo Moretto (Minimum Fax) ho  però anche avuto la certezza che seppure siamo in pochi, non cambierò idea e che questo è un romanzo che spero abbia la giusta attenzione.
Un libro da accostare nella mia libreria, fra i tanti, a quello di Stefano Cagliari e di Mattia Feltri, di cui tra l'altro vi invito a riascoltare Stampa e Regime su Radio Radicale proprio su questi temi: qui e qui, in particolare quest'ultimo.

Un'altra speranza è che Piero Sansonetti trovi il prima possibile un giornale disposto a lasciarlo scrivere senza censure.

E comunque tutto quanto scriverò su questi temi e non solo sarà sempre dedicato a Sergio Moroni.

Con un grande abbraccio, sempre, a sua figlia Chiara.


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Non c'è nulla di nuovissimo in questo disco dei Drahla ma ci sono alcune sfumature che me l'hanno reso molto gradevole all'ascolto.

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-amico mio Destouches cosa avresti scritto e detto tu di questi fascisti e antifascisti?-

In questi giorni mi hanno chiesto cosa ne penso del Salone del Libro: la mia risposta è stata che il Salone del Libro mi ha sempre fatto cagare. 
La discussione fortunatamente è morta lì.
Non ricordo quante volte ci son stato ma sono anni e anni che ho smesso di andarci, rifiutando inviti e biglietti gratuiti.
Uno dei luoghi più schifosi dove mi sia capitato di metter piede.
Proprio a pelle, sin dall'ingresso.
Nemmeno McDonald's mi ha trasmesso le stesse sensazioni.

Gli unici ricordi positivi? 

Quelli che sono legati all'aver incontrato e abbracciato Paolo Mascheri e Simone Buttazzi.
Due persone splendide.
Due amici.
Uno straordinario traduttore e intellettuale.
Uno dei migliori scrittori della mia generazione e non solo e il farmacista che vorrei avere qui vicino a me.


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2 commenti:

  1. Di Majgull Axelsson ho letto "Io non mi chiamo Miriam" e mi piacque parecchio. Spero sia un buon libro anche quello che stai per leggere.

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    1. Anche a me piacque "Io non mi chiamo Miriam". Ho comprato anche questo perché un'amica di cui mi fido molto mi ha detto che mi sarebbe piaciuto molto anche questo.

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