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martedì 28 maggio 2019

Il sussurro del mondo, Richard Powers, alberi


Un tempo i palazzi dove sono nato erano circondati da abeti, aceri, cipressi e betulle.
Adesso resiste solo un acero canadese di quasi ottant'anni.
E non so nemmeno quanto gli resti ancora da vivere.
Le betulle che mi facevano compagnia quando mi sedevo al bagno a leggere le hanno tagliate per colpa di qualche stronza di casalinga.
Dicevano che gli abeti facevano troppa ombra a qualche appartamento dove vive e vivevano delle stronze di casalinghe del cazzo e dalla mattina alla sera li hanno segati via.
Mai una volta che i mariti e noi figli e figlie siamo riusciti a opporci a questa banda di teste di cazzo.
Quando hanno tagliato le betulle ho mandato a fanculo tutti.
Una stronza mi ha risposto "Piantatele a casa tua queste piante e tieniti tu gli uccelli a casa tua!!!"

Tutte quelle belle stronze casalinghe del popolo, attaccate alle loro radici, tradizioni, ai loro dialetti di mezza Italia, ai loro ricordi di Quanto si stava bene quando non c'erano le industrie e correvamo a piedi nudi fra i campi.

Sono arrivato a pagina 292 dell'ultimo incredibile romanzo di Richard Powers "Il sussurro del mondo" (La nave di Teseo, traduzione di Licia Vighi) che non smette mai di sorprendermi e annichilirmi. 
Questo libro è pieno di quel sussurro degli alberi che mi porto dentro sin da bambino quando imparavo a camminare nel giardino dell'albergo dei miei nonni e andavo a leccare il tronco della gigantesca quercia. 
Mia nonna mi raccontava che a mia madre piaceva sedersi sotto ai suoi giganteschi rami e raccontarmi favole fino a che ci addormentavamo tutti e due. 
Ancora oggi che ho quarant'anni mi piace proprio il contatto fisico con gli alberi, mi piace appoggiarmici, annusarli, accarezzarli. 
Ma non sono mai riuscito ad arrampicarmi perché soffro di vertigini. 
E nemmeno so distinguerli.
Certe volte penso che solo gli alberi potrebbero aiutarmi a superare questa paura che mi paralizza da tutta la vita.

A pagina 63 ho trovato questa poesia di Wang Wei:

"Vecchio, voglio
soltanto pace.
Le cose di questo mondo
Non significano nulla.
Non conosco nessun bel modo
di vivere e non riesco a
smettere di perdermi nei miei pensieri,
le mie antiche foreste.
Il vento che fa ondeggiare i pini
allenta la mia cintura.
La luna della montagna m'illumina
mentre suono il liuto.

Tu domandi: come avviene l'ascesa e il declino di un uomo in questa vita?
La canzone del pescatore scorre nelle profondità del fiume."


5 commenti:

  1. Io e miei due cugini ci salivamo sempre sugli alberi del parco vicino a casa. A volte ci passavamo dei pomeriggi interi dopo la scuola con scorte di cibo comprate dal chiosco lì vicino: ceci, brustoline, liquirizie. Bei ricordi...
    Il libro mi ispira parecchio.

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    1. Io ci ho provato qualche volta ma poi rimanevo su terrorizzato appena guardavo in basso. Immagina che io comincio a soffrire già quando salgo su una scala e al lavoro vivo dei momenti di vivo terrore quando mi tocca salire su una scala altissima.
      Su Powers, è un romanzo bellissimo che cresce e cresce pagina dopo pagina. Dovesse piacerti, ti consiglio di leggere anche il resto delle sue opere.

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  2. Davvero bella la poesia. Ti lascio un verso di Guido Ceronetti: “Ogni albero è un angelo ferito.”

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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