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martedì 14 maggio 2019

Eugenio Colorni, Heather Woods Broderick, "I nuovi satrapi" di Mattia Feltri, mia madre e Notte a Caracas e Elementary



Non l'ho ancora ricostruita benissimo la storia di mio nonno partigiano, vista anche la sua reticenza, dovuto al suo Disturbo post traumatico da stress, nel raccontare di quanto aveva vissuto dal 1939, quando fu mandato in Albania a 21 anni, all'inizio d'estate 1945, quando torno' in Italia e si diresse a Roma per aggiornare anche l'elenco di morti e dispersi ma sono pieno di ricordi e spunti che mi vengono addosso in questo maggio. Di lui conservo tutte le foto della guerra e dei campi di concentramento fascisti. Fu mio nonno a parlarmi per la prima volta di Eugenio Colorni perché gliene aveva parlato suo suocero tisico, muratore e socialista. Il mio bisnonno che tanto avrei voluto conoscere. 

Non credo che in molti conoscano la figura di Eugenio Colorni, morto a Roma il 30 maggio 1944 dopo essere stato crivellato di colpi dagli assassini della Koch.

Si avvicinano le elezioni europee e Eugenio Colorni è stato un partigiano, un socialista, un giornalista, un intellettuale e uno dei promotori di una idea di Europa mai realizzata.

La Rai gli ha dedicato questo speciale: Eugenio Colorni, un militante per l'Europa


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Quello di Heather Woods Broderick è uno di quei dischi che arrivano inaspettati e ti travolgono.


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Il "Buongiorno" di Mattia Feltri su La Stampa è uno dei mie appuntamenti quotidiani.

Vi trascrivo quello di oggi intitolato "I nuovi satrapi":

"Abbiamo un problema, e un pochino ha a che fare con le case editrici di destra nerboruta in collegamento col ministro dell'Interno, con la rimozione di striscioni di garbato dissenso, col sequestro di telefonini col selfie birichino. La tendenza che molte legislature a questa parte è di un Parlamento che ha rinunciato a sé stesso per mettersi a disposizione del capo salito al governo: non approva leggi, nemmeno le propone, si limita a bollinare i decreti scritti nei ministeri o a discutere, senza discuterle, le norme di iniziativa della presidenza del Consiglio. Dice signorsì, fine. Le legislature scorse s'erano rette in piedi, quanto a tenere per il bavero il potere costituito, almeno con le opposizioni interne e le conseguenti scissioni nel Pdl di Silvio Berlusconi e nel Pd di Matteo Renzi. Ora non si vede nulla, sono tappeti stesi e piogge di petali, e figuriamoci quando dovessero inserire il vincolo di mandato, cioè l'obbligo costituzionale di obbedire al boss. La faccenda prende pieghe parossistiche: il Movimento Cinque Stelle decide chi potrà candidarsi e chi no, in base al reddito, e Matteo Salvini si scrive un decreto sicurezza bis nel quale attribuisce a sé poteri ulteriori nel controllo dei porti e poteri ulteriori alla sua polizia nella repressione delle manifestazioni ostili. Per dirla liscia: si inventano le leggi per come gli gira e se le applicano. Se le costruiscono su misura e se le fanno rispettare. E quando il potere esecutivo e quello legislativo passano sotto un unico controllo, e senza che nessuno abbia la voglia o la forza di contrapporsi, è in quell'istante che le democrazie liberali diventano illiberali."

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Il 25 maggio mia madre avrebbe compiuto 73 anni e se fosse stato per lei la sua vita si sarebbe svolta in Colombia, Venezuela e altri posti dove avevano offerto a mio padre di trasferirsi per lavoro. Nel romanzo di Karin Sainz Borgo c'è un passaggio nella parte finale che mi ha fatto pensare molto a lei e quando mi dicono che sembro lei, che ricordo lei, che ho il suo stesso carattere:

"Mi senti? Sei lì, mamma? Sono venuta a dirti cose che davo per scontate, ma non lo erano. Non lo sono. Sono venuta a dirti che non mi è mai importato che mio padre se ne fosse andato. Il tuo nome mi è bastato. Era l'unica cosa solida che avevo per coprirmi. Chiamarmi come te, Adelaida Falcon, era un modo di sentirmi al sicuro. Dalla volgarità, dall'ignoranza e dalla stupidità.
Da piccola ero segretamente orgogliosa della tua decisione di non vivere nel tuo paese - bello e salato, ma in fin dei conti un posto piccolo, asfissiante. Che preferissi altre cose alla tombola nell'ora dell'invasione e ai guarapos di rum e cannella che stordivano l'anima di chi viveva a Ocumare de la Costa. Mi piaceva che non assomigliassi alle tue sorelle. Che fossi discreta e diffidente. Che disprezzassi la superstizione e la volgarità. Che leggessi e insegnassi agli altri a farlo. Sembravi, mamma, il paese che davo per certo. Quello dei musei e dei teatri in cui mi portavi. Quello di persone attente al proprio aspetto e ai propri modi. Non ti piaceva la gente che mangiava o beveva troppo. Né chi alzava la voce o strillava in lacrime. Odiavi l'eccesso. Ma le cose sono cambiate. Adesso straripa tutto: la sporcizia, la paura, la povere da sparo, la morte e la fame.
Mentre tu agonizzavi, il paese è impazzito. Per vivere, abbiamo dovuto fare cose che non avremmo mai immaginato di poter fare: saccheggiare o tacere; saltare al collo di qualcuno o guardare dall'altra parte.
Mi rincuora che tu non sia ancora viva per vederlo. E se adesso mi chiamo in un altro modo non è perché volevo abbandonare il paese formato dal tuo nome e dal mio. L'ho fatto, mamma, perché sono stata sopraffatta dalla paura. E io, lo sai, non sono mai stata valorosa come te. Mai. Per questo, in questa nuova guerra, tua figlia sta in due fazioni contemporaneamente: con quelli che cacciano  e con quelli che tacciano. Con quelli che proteggono le proprie cose e con quelli che rubano in silenzio cio' che appartiene a qualcun altro. Abito la peggiore delle frontiere, perché nessuno reclama le perdite di chi vive, come me, nell'isola dei codardi. E io, mamma, non sono valorosa. Almeno, non nel modo discreto che mi hai insegnato tu. Ereditai valore. Non fui valorosa. Come Borges nella poesia, mamma." (pagg. 162-163) 


e poi sai mamma a te sarebbe tanto piaciuto il telefilm "Elementary" perché grazie a te ho scoperto i libri di Arthur Conan Doyle e avresti trovato credibile, nei limiti di una produzione televisiva, le figure/interpreti di Sherlock e Watson e vedi oggi mentre stavo mangiando ho visto una puntata, la chiusura della Terza stagione che si intitola "Verso l'abisso" e volevo dirti quando mancano pochi giorni alla data del tuo compleanno che mi ero prefisso un obiettivo per oggi e niente da fare, ricasco sempre nei miei soliti vizi, perché sono un debole e la vita mi viene cosi difficile da essere vissuta che la mattina mi sveglio vuoto. Magari domani andrà meglio. Senza lavoro, anche se il lavoro mi fa schifo, ci sono momenti che la mia mente crolla perché tutto il male di vivere mi rovina addosso. Sto scalando, e di tanto, almeno quello.

Una volta mamma mi hai detto, È colpa tua se ci sono giorni che mi viene voglia di tornare a fumare. 

Oggi va in questo modo.
Sarà per il vento.
Per un maggio carico di dolore.
Per questo freddo.
Per questa pace che provo solo quando chiudo gli occhi e non arrivano gli incubi o i sogni e non arriva niente e niente ricordo quando mi sveglio.



2 commenti:

  1. Il tuo post mi ha commossa, parole struggenti di una resa obbligata.
    In quanto al ministro dell' Inferno, cerco di parlarne, quasi ogni giorno, sul mio blog, ma mi accusano di fargli pubblicità
    Cristiana

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    Risposte
    1. Ciao Cristiana, è una resa alle mie debolezze e ai problemi a cui giro intorno da una vita ormai. Direi metà della mia vita.
      Su Salvini: lui è un ministro che è l'incarnazione della decadenza e ignoranza della classe contemporanea politica (non che prima fosse meglio, mica mitizzo i tempi andati) ma è che
      come se questa gente non conoscesse nemmeno l'abc del fare politica. Salvini e i suoi sodali al governo, come Di Maio/Bonafede e la piattaforma che li indirizza e che assorbe consenso, etc rappresentano il degrado delle istituzioni italiane, della democrazia, della cultura.

      E ti dico, una sinistra che si definisce tale non dovrebbe nemmeno dare spazio ai Cinque Stelle.

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