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venerdì 12 aprile 2019

Una premessa, Clemens Meyer, Il silenzio dei satelliti, Simona Vinci, Mai più sola nel bosco, Tre donne in sciopero della fame

(Una premessa per rispondere ad alcuni messaggi che si domandano se io in fin dei conti sia un privilegiato che puo' leggere cosi' tanto solo perché le case editrici gli inviano libri: la stragrande maggioranza dei libri (il 99%) di cui leggete su questo blog non mi arrivano dalle case editrici o dagli autori o dagli uffici stampa. Per una scelta di libertà e di respiro ho tagliato i contatti con tutta questa gente. Se volessi potrei ricominciare a rispondere alle mail e scrivere  e mi arriverebbero tir carichi di libri ma soprattutto di  un'immensa rottura di coglioni. Solo da una casa  editrice ricevevo ancora qualcosa, la Mattioli 1885, ma ormai ho deciso di non farmi più inviare niente anche da lei. I libri li acquisto (direi che ci sono giorni che lavoro solo per i libri) o li prendo in prestito dalle biblioteche o mi arrivano talvolta in regalo dalle persone a me care o me li prestano persone vicine. Ok? Discorso chiuso. Scrivo di libri ma non voglio ottenere nulla. Non sono un intellettuale, un recensore, uno scrittore, un aspirante chissà cosa. Sono un lettore e basta.)

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Di Clemens Meyer avevo letteralmente divorato "Eravamo dei grandissimi" (Keller, traduzione di Roberta Gado e Roberto Cravero) e quando ho avuto tra le mani la raccolta di racconti "Il silenzio dei satelliti" (Kelelr, traduzione di Robera Gado e Roberto Cravero) e ho cominciato a leggerlo e quando l'ho terminato mi sono accorto che era quasi passato un intero pomeriggio. 
Tre racconti in particolare mi hanno macerato dentro: "Due nocciolini di ciliegia", "Lo spiraglio" e "Il silenzio dei satelliti".

Sale l'attesa di leggere il resto delle sue opere non ancora tradotte.

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A ripensarci oggi nel 2019 posso dire che "Dei bambini non si sa niente" di Simona Vinci è stato uno dei libri piu' importanti della mia giovinezza. Lo lessi a 18 anni e fu bellissimo sapere che c'era una scrittrice italiana che scriveva di quelle cose e in quel modo. Ho letto altre opere di Simona ma poi piano piano l'ho persa. 
Presentava "Mai più sola nel bosco. Dentro le Fiabe dei Fratelli Grimm" (Marsilio) e fra i vari argomenti trattati mi è piaciuto molto quando Simona ha voluto ricordare il tabù della madre "cattiva" perché è un tema che mi sta molto molto a cuore.
E allora oggi sono andato in libreria dopo il lavoro e l'ho subito acquistato anche in ragione del mio amore totalizzante per le fiabe dei Fratelli Grimm. 
Libro delle Fiabe che un giorno lanciai in un fiume per la rabbia.
E poi lo rincorsi fino al lago dove si perse fra i cigni di merda.

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Tre donne alle quali voglio un bene della miseria:






2 commenti:

  1. La madre cattiva è veramente un tema di cui non si riesce a parlare. Quando avevo lo studio facevo delle gran sudate per fare arrivare a questa consapevolezza i miei pazienti. Alcuni non sarebbero stati tali, se non fosse stato per la cattiveria della madre! Per non parlare di conversazioni informali in cui chi ti ascolta dire che una madre può non volere il bene del figlio ti guarda come se tu fossi satana.

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    1. Sono d'accordo con te, assolutamente impossibile parlarne. La mia nonna paterna oltre a indiscusse qualità, era una donna terribile, una madre super esigente. Quasi una kapo'. E con noi nipoti era lo stesso e quante volte mi ha fatto sentire una merda. Ma ancora oggi se provo ad aprire questo capitolo con mio padre e mio zio loro rispondono sempre Aveva un brutto carattere ma era sempre nostra mamma.
      ....ti parlerei pure di mia madre....o della madre della mia compagna...
      Tutte queste complicità/silenzi impediscono poi di aiutare quelle donne in difficoltà. Un discorso ampio ma sono contento di trovare qualche volta delle persone, in questo caso te, che hanno il coraggio di affrontare il problema e soprattutto di parlarne.

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