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martedì 12 marzo 2019

La bellezza, scala mobile, statue, Cucinare un orso, libri, musica, reddito

È iniziata la Quaresima, mi ha detto ieri una signora che portava a spasso un cane e un figlio disabile che non smetteva di salutare i passanti.
Stavo osservando un airone immobile nel fiume con le zampe sopra a un copertone e volevo gridargli qualcosa ma non volevo spaventarlo e la signora spazientita dalla mia indifferenza se n'era andata.
Caro airone, stavo pensando a cosa significa aver pulito una scala mobile. A come per sei ore mi sono rotto le mani, la schiena, le ginocchia per pulire una cazzo di scala mobile. Ai prodotti chimici tossici che ho respirato mentre staccavo, scioglievo, grattavo olio, gocce di pomodoro, residui di cicche/popcorn/formaggio/cioccolato per soddisfare le voglie della direzione. A come tutta questa fatica inutile sarà sostituita domani da un'altra fatica inutile. Ai secchi di acqua nera finita giù nel lavandino. Al viso di un bambino che mi spiava dal vetro dell'entrata mentre parlavo col direttore. Alla sua mano che si appoggiava al vetro come una faccia triste che sembrava aver solo voglia di piangere.




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La bruttissima statua di Montanelli a Milano verniciata di rosa stava un po' meglio.

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Cucinare un orso” di Mikael Niemi (Iperborea, traduzione di Alessandra Albertari e Alessandra Scali) è un romanzo che consiglio a tutti coloro che hanno letto il “Il nome della rosa” e magari stanno guardando in questi giorni la fiction Rai, a quelli che non sanno bene chi siano i Sami ma che come me hanno a cuore la storia di quei popoli spazzati via dall'avvento del progresso/colonizzazione/evangelizzazione, a quelli che amano i paesi scandinavi e che hanno ormai capito come fra quei fiordi, nel buio di quelle foreste, in quel freddo artico si nascondono tragici abissi, a quelli che sono innamorati delle storie degli ultimi e dei reietti che si riscattano e cercano di fare a meno di un mondo che non li vuole e che li perseguita e che li vorrebbe solo sotto terra, a quelli che amano scritture dense di sangue e insieme metaforiche, ancorate allo scorrere delle stagioni. 

Copertina che diventa straziante e commovente dopo che si è letto il libro.

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Il prossimo 7 aprile qui in Ticino ci sono le elezioni cantonali e stanotte nella cassetta della posta c'era questo volantino elettorale del Partito Socialista – Gioventù Socialista e darei a loro il mio voto se avessi la possibilità di votare. La speranza è che non perdano il loro seggio in governo, altrimenti son davvero cazzi.

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Tre romanzi che leggero' nei prossimi giorni:




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4 commenti:

  1. ho da poco "cucinato" l'orso,
    alcune cose affascinanti come il partire da una figura realmente esistita, il pastore di anime appassionato di botanica, per imbastire un romanzo dalla trama avvincente, la figura del ragazzino reietto riscattato dall'amore per l'apprendimento, l'ambiente duro dell'estremo nord e i suoi popoli, lo svedese contadino e il sami nomade e indomito. Altre meno apprezzate come una certa ingenuità di fondo e una lentezza di scrittura, che riscontro spesso negli scrittori nordici (tipo Paasilinna)
    massimolegnani
    PS spesso c'è lo sguardo di un bambino che anche se triste in qualche modo ti ammorbidisce il cuore gonfio per un lavoro frustrante.

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    1. Ciao Carlo, sull'ingenuità ti seguo (la trama gialla è debole), sulla lentezza meno perché amo tantissimo la lentezza. O forse ti dico anche che avevo bisogno in questo periodo di un libro come questo. Semplice ma immediato, innocente e ingenuo ma con una bella storia.

      Quel bambino sono io allo specchio.

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  2. grazie sempre. ndr

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