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sabato 9 febbraio 2019

I miei parenti senza rimpianti

Oggi uscendo dal lavoro ascoltavo un nonno dell'età di mio padre inondare il nipote di tutta una serie di rimpianti sulla Lugano di un tempo e mentre, metro dopo metro, quasi mi assopivo stanchissimo ripensavo a un fatto accadutomi alle Medie quando la maestra ci chiese di fare una piccola inchiesta chiedendo ai nostri nonni e parenti anziani cosa rimpiangevano dei tempi andati. 

Andai subito in crisi perché la stessa esperienza surreale era già accaduta a mia sorella e comunque ricordo di essere andato in quei giorni dai miei nonni paterni e poi da qualche parente anziano e di aver stilato il mio bel riassunto di quell'inchiesta. La mattina che ci toccò leggere ad alta voce quanto avevamo prodotto ascoltai un paio di miei compagni che raccontavano di come i loro nonni rimpiangevano i bei tempi andati e quando invece fu il mio turno mi trovai a raccontare che i miei nonni non rimpiangevano quasi un bel niente dell'Italia d'inizio/metà Ventesimo secolo: non rimpiangevano le case miserevoli senz'acqua corrente/telefono/elettricità/televisione, non rimpiangevano la scuola di un tempo, le sagre, i lavatoi pubblici, le celebrazioni religiose obbligatorie, le riunioni familiari domenicali e i parenti sempre addosso, la polenta quasi tutti i giorni, la puzza di letame, la condizione della donna, i bottegai usurai, l'impossibilità di curarsi e di dentisti, l'assenza di vaccini, la gerla, l'ignoranza diffusa a cui anche loro erano costretti, i pantaloncini corti, i dogmi, l'impossibilità del divorzio e dell'aborto, la leva militare di quel genere, il Fascismo, l'obbligo di saper parlare il dialetto per poter comunicare e molto altro.

Mio nonno rimpiangeva gli scomparsi prati dove giocava un tempo e la giovinezza violentata dalla guerra. 

La professoressa ebbe qualcosa da ridire e mi disse, Lo sappiamo che tuo nonno e la sua famiglia...e mi toccò risponderle, esattamente com'era accaduto a mia sorella, che la mia nonna paterna, che veniva da una famiglia di proletari e che a dodici anni lavorava in una ditta di scarpe si era un po', come dire, moderata nelle risposte per non farmi fare troppa  brutta figura. 

Ricordo ancora la zia di mia madre che mi disse: "La gente come noi moriva senza potersi mai curare e aveva una vergogna....anche quelli là morivano degli stessi problemi, ma quelli come noi erano peggio della merda...e invece adesso guarda, Andrea, qualcosa è cambiato...tuo zio e tuo nonno non sarebbero mai morti oggi."

Fine.

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4 commenti:

  1. Gli approcci unilaterali non apportano conoscenza.

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    1. Concordo, quel giorno mi sentii umiliato e quasi un alieno.

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  2. Non so se ti è arrivato il mio commento. Dicevo:
    tipico compito da scuole elementari/medie, che sarebbe anche figo se fatto come lavoro di ricerca.
    Ma spesso pare che i docenti debbano e vogliano solo farsi i fatti degli altri XD
    In ogni caso, appunto, non sempre il passato è oro e il presente è merda... :)

    Moz-

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    1. Arrivato adesso il commento :)

      devo anche dirti pero' che devo anche a quella professoressa il mio grande amore per i libri.

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