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lunedì 7 gennaio 2019

Un libro dell'anno, i miei scrittori dell'anno e avventure/disavventure coi popcorn


Di sicuro fra i miei libri in assoluto del 2018 c'è questo. Aiuta a rallentare i ritmi forsennati. A pulire il cervello dalle tossine dell'immediato. A isolarsi per studiare, imparare, perdersi.

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Non parlo di altri libri che mi sono piaciuti tantissimo nel 2018 e nemmeno di molti bravi scrittori che ho conosciuto ma mi limito a citare quegli scrittori che mi hanno accompagnato anche quest'anno (e molti mi accompagnano da quasi trent'anni) come dei maestri, amici, suggeritori, infermieri, fra letture e soprattutto tante riletture. Eccoli, senza link:

- Herman  Melville
- Louis-Ferdinand Céline
- Lev Tolstoj
- Hubert Selby Jr
- Martin Amis
- Andre Dubus
- J. D. Salinger
- Malcolm Lowry
- Michel Houellebecq
- Thom Jones
- George Saunders
- William T. Vollmann


-un pezzo di me-

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Preparare popcorn al cinema è un lavoro molto impegnativo, con ritmi serrati, metodico e che necessita di grande attenzione. Non ci si può mai fermare. Le due pentole eruttano continuamente grandi quantità di popcorn, devi svuotarle nella vasca centrale, riempirle nuovamente, far scendere l'olio, riempire i dosatori con mais e sale e poi riempire i sacchi e via da capo. Tempi contingentati. E il peggio è quando si incrociano sostituzione dei cartoni dell'olio e bidoni da riempire col mais. 
E poi c'è la macchina da pulire e quella è un altra questione di merda.
Dopo 5 ore a fare popcorn si è morti.
Se qualcuno ha lavorato su una catena di montaggio particolarmente tosta capirà perfettamente di cosa sto parlando.

Se non mi sono portato il ricambio dei vestiti (spesso mi viene comunicato solo all'ultimo momento che devo farli e non sono io il responsabile della produzione del cibo) esco che praticamente sono ricoperto di essenza di popcorn.

Proprio domenica ero in fila alla cassa un distributore di benzina e dietro di me qualcuno ha cominciato a sghignazzare e a prendermi bonariamente per il culo e un cane mi ha leccato scarpe e jeans. Spesso i cani quando, uscito dalla sala popcorn, cammino per strada mi guardano come se volessero mangiarmi o accoppiarsi con me. Mi annusano i pantaloni, si strofinano contro le mie mani. Sentono il mio odore. Qualche volta anche gli esseri umani vorrebbero addentarmi. Si eccitano. Vedono in me l'oggetto del desiderio. Per le donne e gli uomini della notte mi trasformerei volentieri in uno spacciatore di popcorn.

Poi ci sono quelle persone che, anche giustamente, mi rompono il cazzo, come un tizio sulla quarantina che una volta salito sul bus fuori dal cinema (al 90% non lo faccio e preferisco tornare a piedi) mi ha urlato da quanto tempo non mi lavavo. Di solito mi succede con quegli esseri umani col giornale sottobraccio o che leggono libri di grande spessore culturale o che al telefono parlano d'affari, di operazioni chirurgiche, di razzisti da cacciare a calci in culo, del controsoffitto della casa al mare. 
Coi tossici o gli spazzini ci facciamo invece grandi risate. 
Con elettricisti, muratori, imbianchini, idraulici ci intendiamo a pelle. 
Gli studenti sanno subito da dove arrivo. 
Ma la lingua e gli occhi imploranti dei cani valgono uno stipendio.


9 commenti:

  1. Ma se ne vendono dei vagoni proprio!
    Abbandonata l'università, per 5/6 mesi feci i turni alle presse per giuntare delle guarnizioni di gomma (mi ero specializzato nelle fottute Panda). Era abbastanza alienante per via del ritmo da tenere e della produzione giornaliera da raggiungere, però una volta preso il ritmo non ti rompevano i coglioni più di tanto. Da lì si usciva con la puzza da gomma calda; ora in quella fabbrica ci lavorano solo extracomunitari.
    Non so quale dei due sia peggio, perché lì da te c'è il pressing degli affamati... Comunque da lì ho deciso che avrei ripreso a studiare.

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    1. è un pressing ormai metodico, si fanno popcorn valutando gli ingressi e poi si aggiusta il tiro.
      io per almeno due anni dopo aver mollato l'università ho lavorato su una produzione continua di manici di padelle, componenti per motori Cagiva/Ducati, alluminio, espositori, etc. ma ti confesso che non mi è mai tornata la voglia di tornare all'università o di chiudermi in un'aula e nemmeno di andare a dare un esame o robe cosi'.

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  2. Non ho ben capito se l'addetto ai popcorn sei tu, o il protagonista di uno dei tuoi libri preferiti.
    In ogni caso, non credevo potesse essere un lavoro così duro. Visto da fuori appare quasi banale.
    Comunque spero che i cani siano sempre benevoli con te e che non provino ad azzannarti. ;)

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    1. È un lavoro molto pesante e di ritmo. La macchina è grande più o meno due metri e mezzo e non smette mai di lavorare. E ti bruci mani, braccia e viso de non stai attento. Non c'è un preparato precotto da cuocere ed è tutto come in cucina ma in dimensioni più grandi.
      Fino ad ora i cani mi hanno solo leccato ovunque.

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  3. i lavori a catena di montaggio sono i più snervanti.
    i primi anni in Australia mi è capitato di farne qualcuno.
    credo che il tuo odore sia buonissimo, anzi ne sono certa, fatti dare un morso :-)
    importante scelta di autori per il tuo 2018, avresti potuto aggiungere anche i titoli, c’è sempre bisogno di qualche consiglio.

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    1. sono snervanti ma anche quasi da meditazione.
      sai che a me non piacciono i popcorn? quelli dolci ancora meno. se vuoi dare un morso fai pure, anche se sono un po' pieno di tagli e vesciche sulle mani.
      sui titoli...troppa fatica...........

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    2. E comunque quelli nella lista sono una parte dei miei autori in assoluto dei quali mi piace leggere e rileggere le loro opere

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  4. E se pensi che alla fine i popcorn servono per alimentare i disturbatori al cinema...
    A me danno molto fastidio quelli che mi sgranocchiano vicino.

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    1. E sono proprio i popcorn a permettere le maggiori entrate al cinema. Da noi costano 4 franchi gli S, 5 gli M, 6 gli L e 8 gli XL

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