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mercoledì 18 settembre 2019

Girando attorno a "Irmina. Quando la guerra ti cambia la pelle" di Barbara Yelin (Rizzoli/Lizard)


Ho preso in prestito per puro caso la dura e toccante graphic novel, con alcune tavole che mi hanno ricordato il pittore inglese William Turner, "Irmina. Quando la guerra ti cambia la pelle" di Barbara Yelin (Rizzoli/Lizard, traduzione di Anna Zuliani, con approfondimento finale di Alexander Korb) e dopo averlo letto ci ho riflettuto molto intorno, scavando nella memoria della mia famiglia, nei racconti, negli incontri avuti durante la mia vita. Una graphic novel che racconta la difficoltà di compiere scelte in contesti difficilissimi come quello della Seconda Guerra Mondiale, del nazismo, del razzismo ma anche della povertà che attanagliano i due protagonisti di quest'opera: Irmina, giovane tedesca che sogna l'Inghilterra, e Howard, studente di colore a Oxford. 
Una storia, di cui non vi svelo nulla ma che vi scaverà dentro al cuore e allo stomaco per come si muove nelle contraddizioni e nelle sfumature dell'esistenza, nelle complicità con gli orrori, nel peso delle scelte fatte per sopravvivere o per vivere.
E ho pensato anche alla leggerezza con cui molti, alla domanda "Ma durante il Nazismo o il Fascismo cos'avresti fatto? Durante una dittatura saresti stato un ribelle?," rispondono che sicuramente avrebbero combattuto i nazisti, sarebbero stati dei partigiani, avrebbero aiutato gli ebrei e lo dicono con una tale sicurezza che mi mette i brividi. Ovviamente lo fanno in ragione della propria condotta di vita, delle scelte fatte, del partito che votano, della famiglia da cui provengono ma io invece non mi sento tanto sicuro nel dare una risposta univoca.
E lo dico proprio riflettendo sulle vite dei miei parenti e di persone che ho conosciuto e con le quali ho parlato e che sono cresciute in Unione Sovietica, in Albania, nella Germania dell'Est, in Jugoslavia e in Oriente.
Per esempio penso a due cugini e a una cugina della mia nonna paterna, tutti provenienti da famiglie socialiste.
Alla morte del padre sul fronte russo, uno comincio' a tessere i rapporti con la dissidenza fino a poi a entrare nella Resistenza mentre gli altri due, che erano in realtà quelli piu' insofferenti al Regime, finirono, lei come ausiliaria, per combattere con la Repubblica di Salo' col desiderio di vendicare il padre e difendere l'Italia.
Mia nonna mi racconto' di chiacchierate estenuanti con loro due ma i fatti, gli orrori, la propaganda, il dolore li aveva portati a quella scelta fino a poi rimanere fieramente fedeli a Salo' fino alla morte.
Potrei raccontare tanti altri episodi o discussioni.
Come Ursula che mi disse che almeno fino ai vent'anni non si era veramente accorta di vivere nella dittatura sovietica, si', certo, sentiva, sapeva ma la sua vita scorreva, andava avanti, era una vita fatta di fidanzati, scuola, lavoro, matrimonio, figli, lutti, feste, ricorrenze.
E potrei anche pensare a tutte le mie paure, ai miei timori.
Ma mi fermo qui.


Andrea Consonni, Blankenship. 18 settembre 2019

martedì 17 settembre 2019

La mia tessera, L'acquolina in bocca, Bret Easton Ellis, John Smolens, Kazu Makino, Veronica De Romanis e il governo e oddio ancora il proporzionale...........





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Mia madre quando voleva farsi perdonare della sua esagerata, debordante severità mi ricattava con le polpette. Non le volevo parlare, non volevo averla tra i piedi, avevo le palle girate e allora lei cosa faceva andava a prendere un pezzo di carne e cominciava a tritarla e a quel punto sapevo che mi avrebbe preparato le polpette e allora le mie difese crollavano e la perdonavo o comunque lei riusciva a farsi perdonare per poi tornare dopo la cena o dopo il pranzo la stessa prima. 
Anche se poi ho sempre adorato vederla ai fornelli, lei chef mancata d'Haute cuisine, elegantissima, precisa e mentre sto scrivendo la ricordo durante la malattia, quando ancora riusciva a stare in piedi, preparare solo per me una Soupe gratinée à l’oignon, in pratica una zuppa di cipolle ma quel profumo di Porto ce l'ho ancora nelle narici.



Ho scritto di acquolina in bocca  perché è da un po' che sto aspettando il libro di Ellis "White" e ieri Il Foglio ha dedicato allo scrittore statunitense e al suo libro metà del giornale e allora mentre leggevo l'articolo mi saliva una voglia di matta di leggerlo... e spero che arrivi presto. Perché poi io sono un lettore adolescente di Ellis, lo seguo da sempre e devo confessarvi gli somiglio un po' come tipo di persona.




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Intanto se lo legge lui.


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Ecco un nuovo partito, quello di Renzi, e chissà quanti nuovi ne nasceranno tutti per avere il proprio spaziettino. Già si stanno rivedendo Bersani, Cuperlo e compagnia bella. Della destra meglio non parlarne perché già solo immaginarsi una Merkel in Italia è pura fantascienza, con Forza Italia che continua a parlare di liberali e resta serva di Berlusconi e alleata di Salvini e Meloni. Una situazione politica davvero inguardabile e inascoltabile.

Certe volte sogno che un'economista come Veronica De Romanis possa diventare ministro dell'economia anche se poi me la perderei come giornalista (e come professoressa i suoi studenti) libera dai lacci e che ci tiene sempre, davanti a slogan e promesse di ogni tipo, a chiedere: Ma quali sono le coperture? Dove li trovate i soldi? E vuole dati, cifre e non parole. 

Una donna del genere al governo starebbe ovviamente sul cazzo a tre quarti degli italiani e durerebbe due giorni.

Probabilmente tanti italiani preferirebbero uno come Telese o Travaglio o Rampini al governo...

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domenica 15 settembre 2019

Che bello quando ti portano un libro; tornare a scuola; speriamo di no; Jenny Hval; Godere della bellezza degli errori nella scrittura



Ieri scrivevo che questo libro mi sarebbe arrivato settimana prossima e invece eccolo qui grazie alla mia compagna, la mia feroce intellettuale mostriciattolo, che senza dirmi nulla è andata a prenderlo in libreria. 700 pagine e passa che stanno già volando.


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Anche se andavo benissimo a scuola, almeno fino alla prima liceo, per me andare/tornare sui banchi è stato  sempre uno schifo. Da vero voltastomaco. Ho ancora gli incubi del primo giorno di scuola, delle interrogazioni, dei banchi, delle verifiche, dei compiti, delle pagelle, degli esami. 
Sono felicissimo di essermi lasciato alle spalle questa fase della mia vita.
E capisco quella ragazzina del mio palazzo che quando le ho chiesto cosa ci faceva nascosta a fumarsi una sigaretta mi ha risposto "Mi fa schifo andare a scuola, è la terza che sto fumando, le materie mi piacciono tutte, imparare, studiare ma è la scuola che mi fa schifo".

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Già il fatto che Leu sia arrivata al governo mi fa stare maluccio ma ipotizzare che un giorno possa pure farsi spazio, lontano da Napoli, uno come De Magistris mi fa venire voglia di tornare a fumare.

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Conosco piccole oasi di umanità in questo mondo.
Isolate.
Silenziose.
Rumorose.
Eretiche.
Antistataliste. 
Dirette.
Grezze.
Volgari.
Raffinatissime.
Dure.
Intransigenti.
Solari.
Una di queste è Togo che si piazza davanti al cinema tutta notte nei weekend col suo furgone a vendere panini e che io incontro prima dell'alba.
Una persona splendida e con un cuore immenso che mi ha dato una grande mano in questi giorni.


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sabato 14 settembre 2019

Chelsea Wolfe, Il libro dei numeri, i sottosegretari e finalmente tornano Le Belve, troppe persone



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I sottosegretari.
Governo dopo governo sempre un'agonia. 
Il gioco dell'oca e dei sotterfugi.
Ma adesso c'è il governo del cambiamento e prima c'era l'altro governo del cambiamento sempre con lo stesso premier.
La meraviglia in terra per qualcuno ma per me no e mica sono amico di Salvini.
Lasciamoli lavorare dicono, io preferirei che andassero in disoccupazione o trovassero altro da fare... e che tristezza tutti questi silenzi, mezzi complici, sui Cinque Stelle che vanno avanti da tempo...
Per fortuna oggi sono tornate Le Belve cacciate dal Sole 24 ore e finite su Radio Capital e chissà poi quanto ci resteranno.
Che poi le posso ascoltare solo in podcast visto che a quell'ora sono e saro' sempre al lavoro.
Ma almeno mi viene facile ascoltare qualcosa di interessante.
E in questo mortorio totale è una fortuna.


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In questi giorni ho parlato con troppe persone.
Sul bus, al lavoro, sulle scale, nei garage.
Per fortuna adesso posso starmene per i cazzi miei.
E ascoltare musica.
E leggere.
E guardare il ciclismo.






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NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - GIAPPONE: PADRE DI UN BAMBINO UCCISO E ATTIVISTA CONTRO LA PENA DI MORTE

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS

Anno 19 - n. 34 - 14-09-2019

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : GIAPPONE: PADRE DI UN BAMBINO UCCISO E ATTIVISTA CONTRO LA PENA DI MORTE
2.  NEWS FLASH: NIGERIA: 2.742 DETENUTI NEL BRACCIO DELLA MORTE
3.  NEWS FLASH: INDIA: COMMUTAZIONE DI CONDANNA A MORTE NEL KERALA
4.  NEWS FLASH: SUDAN: LA GIUNTA MILITARE ANNULLA LE CONDANNE A MORTE DEI RIBELLI
5.  NEWS FLASH: CINA: NUOVE LINEE GUIDA SULLA PENA DI MORTE
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


GIAPPONE: PADRE DI UN BAMBINO UCCISO E ATTIVISTA CONTRO LA PENA DI MORTE

Una volta pieno di odio e rabbia nei confronti di un camionista che uccise suo figlio, Tadaari Katayama è oggi in Giappone un attivista contro la pena di morte.

Katayama, 63 anni, ha istituito un gruppo di cittadini che cerca di porre fine alla pena capitale dopo aver intrapreso attività a sostegno delle vittime di reati e aver interagito con i detenuti. Ha detto di essersi convinto che i criminali possano cambiare.
"Non voglio che la vita di nessuno finisca", ha detto Katayama.
Nel novembre 1997, il figlio di 8 anni di Katayama, Shun, studente di scuola elementare di 2° grado, fu investito e ucciso da un autocarro mentre andava a scuola.
Poiché l’investitore non era stato perseguito, Katayama cercò i testimoni oculari dell'incidente e condusse una campagna per chiedere la riapertura del caso.
Gli sforzi costrinsero i pubblici ministeri ad ammettere il loro errore e accusare l'autista, che è stato infine condannato per negligenza professionale che ha provocato un decesso.
Il caso ha anche fornito una buona opportunità per rivedere il modo in cui vengono trattate le vittime del crimine.
A quel tempo, Katayama provava non solo odio e tristezza, ma anche paura nei confronti dell’investitore. Dato che l’uomo non lo aveva visitato per scusarsi limitandosi a inviare lettere formali, Katayama aveva pensato che l'autista fosse “un individuo simile a un mostro".
Ma quando si incontrò con l'uomo su raccomandazione dell'avvocato, Katayama fu sorpreso che il piccolo uomo dalla faccia pallida fosse solo un giovane padre disorientato per l’incidente.
Sebbene non riuscissero a trovare un terreno comune, Katayama si sentì a suo agio nell'apprendere che l'autista fosse "una persona normale". Katayama nel 2000 ha iniziato a parlare del "punto di vista delle vittime" nelle carceri e nelle scuole minorili su richiesta del Ministero della Giustizia. Da allora ha avuto un dialogo con i detenuti otto volte al mese.
I detenuti che avevano commesso omicidi a volte esprimevano le loro scuse singhiozzando. Katayama si interessò alla pena di morte dopo aver scambiato lettere con un detenuto nel braccio della morte e approfondito la conoscenza della legge.
Mentre molte vittime del crimine sono a favore della massima punizione, Katayama aveva i suoi dubbi su un simile approccio. Questo perché un'esecuzione rende impossibile per i detenuti riformarsi e nega l'opportunità per le vittime di guarire emotivamente attraverso le interazioni con i detenuti.
Inoltre, Katayama non avrebbe mai potuto sostenere la pena capitale, che "pone fine alla vita di qualcuno".
Katayama inizialmente esitò a esprimere pubblicamente la sua opposizione alla tradizionale forma di punizione. Tuttavia, ha cambiato idea quando le sanzioni sono state rafforzate contro i criminali, l’opinione pubblica ha continuato a sostenere la pena capitale e 13 ex membri anziani della setta Aum Shinrikyo sono stati impiccati nel luglio dello scorso anno.
Nel gennaio di quest'anno, attraverso un amico, Katayama ha incontrato l'ex ministro della Giustizia Hideo Hiraoka, che stava prendendo in considerazione l'idea di raggiungere una vasto numero di persone che dubitano o mettono in discussione la pena capitale attraverso una campagna dei cittadini per discutere la questione da varie prospettive.
In accordo con il piano di Hiraoka, Katayama è stato uno degli otto organizzatori quando è stato istituito a giugno il Comitato dei Cittadini per l'Abolizione della Pena capitale.
"Vorrei che si pensasse a ciò che la pena di morte toglie e a quanto sia grave", ha detto Katayama al pubblico in un evento per celebrare l'istituzione del Comitato il 31 agosto al Chiyoda Ward di Tokyo.
(Fonti: The Asahi Shimbun, Shunsuke Abe, 07/09/2019)


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH


NIGERIA: 2.742 DETENUTI NEL BRACCIO DELLA MORTE

Il Controllore Generale del Servizio Correttivo nigeriano (NCS), Ahmed Jafa’aru, il 5 settembre 2019 ha dichiarato essere 2.742 i detenuti nel braccio della morte della Nigeria.
Jafa’aru ha reso noto il dato mentre parlava ai giornalisti delle disposizioni chiave della Legge sul Sistema Correttivo della Nigeria, recentemente approvata dal presidente Muhammadu Buhari.
Ha dichiarato: “Al 2 settembre, il Servizio ha 2.742 detenuti nel braccio della morte. Stiamo compilando la loro lista e sono sicuro che un buon numero di loro abbia esaurito gli appelli e stia aspettando che le autorità approvino l’esecuzione o la commutazione in ergastolo”.
(Fonti: leadership.ng, 06/09/2019)


INDIA: COMMUTAZIONE DI CONDANNA A MORTE NEL KERALA

L'Alta Corte del Kerala il 29 agosto 2019 ha commutato in ergastolo la condanna a morte pronunciata dal tribunale di Kasaragod contro un uomo accusato dell’omicidio della 14enne Safiya, che lavorava come domestica nella sua casa.
I giudici AM Shaffique e N Anilkumar hanno emesso l’ordine di commutazione a beneficio di KC Hamsa da Muliyar, a Kasaragod, che aveva presentato appello.
I giudici hanno osservato che l'imputato non aveva precedenti penali. “È vero che l'azione è stata brutale. Tuttavia, prendendo spunto dalle sentenze della Corte Suprema, noi (la corte) siamo dell'opinione che la pena di morte non debba essere imposta all’imputato”, hanno stabilito.
Hamsa era stato condannato a morte dal tribunale di Kasaragod il 16 luglio 2015.
(Fonti: newindianexpress.com, 30/08/2019)


SUDAN: LA GIUNTA MILITARE ANNULLA LE CONDANNE A MORTE DEI RIBELLI

Il Consiglio Militare di Transizione (TMC) al potere in Sudan ha annullato le condanne a morte che erano state emesse nei confronti del leader del Movimento di Liberazione del Sudan - Nord (SPLM-N) Malik Agar, del suo vice Yasir Arman e di altri 15 nel 2014.
Il TMC ha dichiarato l'8 agosto 2019 che la decisione di annullare le condanne a morte è arrivata come parte delle misure per raggiungere la pace in Sudan, confermata dalla Dichiarazione Costituzionale concordata dalla Giunta e dalle Forze per la Libertà e il Cambiamento una settimana fa.
Nel marzo 2014, dopo un processo di nove mesi, un tribunale speciale a Singa, capitale di Sennar, aveva condannato a morte in contumacia 17 membri dell'SPLM-N. Altri quarantasei detenuti erano stati condannati all'ergastolo, mentre altri 31 erano stati assolti.
I condannati figuravano tra i circa 100 detenuti che erano stati processati per il loro presunto coinvolgimento nello scoppio della guerra nello Stato del Nilo Blu nel settembre 2011.
(Fonti: dabangasudan.org, 09/08/2019)


CINA: NUOVE LINEE GUIDA SULLA PENA DI MORTE

La Corte Suprema del Popolo il 9 agosto 2019 ha emanato delle linee guida per regolare la revisione delle condanne capitali e le procedure di esecuzione con l’obiettivo di proteggere meglio i diritti e gli interessi delle persone nel braccio della morte.
La linea guida, con 13 articoli, entreranno in vigore il 1° settembre. Viene stabilito che i prigionieri vicini all'esecuzione possono incontrare non solo i familiari stretti come coniugi e figli, ma anche altri parenti o amici.
I tribunali dovranno informare coloro che sono nel braccio della morte che hanno il diritto a questi incontri. Se le persone che i detenuti desiderano vedere rifiutano l'incontro, i tribunali devono comunicarlo ai prigionieri.
Se qualcuno chiede di incontrare il figlio minore di 18 anni, i tribunali devono chiedere l'approvazione del secondo tutore del minore. Un incontro in video potrebbe essere organizzato se i tribunali decidono che tale riunione possa influire sulla salute psicologica dei bambini, secondo le linee guida.
Le ultime parole delle persone che stanno per essere giustiziate possono essere registrate tramite audio o video.
Le linee guida chiariscono anche i diritti dei detenuti nel braccio della morte, mentre la Corte Suprema sta riesaminando la stessa pena di morte. Secondo le leggi vigenti, tutte le condanne a morte nel Paese devono essere approvate dalla Corte Suprema del Popolo.
Mentre il tribunale locale può emettere il verdetto di morte, dovrebbe informare il condannato del suo diritto a un avvocato difensore mentre la Corte Suprema esamina la condanna. L'avvocato difensore può presentare le proprie conclusioni o prove al tribunale locale o direttamente alla Corte, secondo le linee guida.
Nonostante i tribunali di diverse aree operino secondo regole diverse per eseguire le condanne a morte, tutti devono sottoporre le condanne a morte alla Corte Suprema del Popolo per la revisione e l'approvazione.

(Fonti: chinadailyhk.com, 09/08/2019)

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Per maggiori informazioni: http://www.nessunotocchicaino.it

giovedì 12 settembre 2019

Ciao Daniel


Grazie Daniel.
Te ne sei andato due giorni fa e io l'ho saputo solo oggi.
Sono due giorni cattivi e brutti.
E oggi me n'è successa un'altra.
La batteria della macchina fuori uso proprio quando mi serviva davvero...
Già non sto bene e ho una depressione addosso tremenda e piu' mi capitano sfighe a ritmo continuo.
Avrei una gran voglia di piangere e mandare tutto a fanculo.
Ma intanto ti ascolto Daniel e un bacio e tanto tanto amore.
E spero che almeno le sfighe rallentino ritmo ma tanto non cambia un cazzo anche se rallentano.




And, 12 settembre 2019

mercoledì 11 settembre 2019

Su Gentiloni e il governo; Juli Zeh; il collaudo svizzero; Il ragazzo di Guantánamo; Marta Raya

Quando leggo e ascolto di elogi e sollievo per la scelta di Gentiloni Commissario europeo per gli affari economici e monetari, e solo perché così ci sarà un italiano con un occhio di riguardo verso l'Italia, non posso che scuotere la testa disilluso e triste perché ormai è chiaro che siamo rimasti in pochissimi a sognare un'Europa diversa, all'insegna del Manifesto di Ventotene, degli Stati Uniti d'Europa. 

Nessuno è obbligato a pensarla come me, ovvio, a sognare gli Stati Uniti d'Europa ma al momento un commissario dell'Unione Europea, chiunque egli sia, dovrebbe naturalmente guardare all'insieme degli Stati che partecipano a questo grande progetto/sogno mai realizzato senza occhi di riguardo verso questo o quell'altro Paese e invece da bravi italiani (ma questo vale anche per il resto dei Paesi a seconda della provenienza del candidato) subito ci aspettiamo un trattamento di riguardo e di comodo, un'assoluzione dai nostri errori e problemi strutturali perché in fin dei conti ciò che interessa è continuare a guardare all'ombelico, a lamentarsi, a elemosinare, a specchiarsi nella bellezza, ormai ridondante, della penisola e del genio italico, ignari di tutto, castranti, provinciali nel modo peggiore che un provinciale possa essere, incapaci di guardare al futuro e di comprendere e accettare le sfide che il futuro pone e irrimediabilmente ancorati al passato, con un certo tipo di sinistra che è ancora ferma al Novecento.

Ma tanti saranno contenti, felici, applaudiranno questo nuovo inguardabile governo.

Facciano pure, la democrazia è questa ed è bellissimo conservare idee e spunti diversi.

Per concludere dico solo che le strade del Partito Radicale, di cui faccio parte, e quelle di Emma Bonino e dei radicali che l'hanno seguita sono divergenti da ormai tanto tempo ma almeno Emma ha avuto il coraggio e la serietà di non votare la fiducia a questo governo improbabile e mettersi all'opposizione, differenziandosi da tanti altri che non hanno avuto il coraggio di farlo ma che sono ovviamente e pienamente, tutti tutti tutti, nel rispetto di quell'Articolo 67 della Costituzione che io adoro.

Personalmente sono all'opposizione di questo governo e ho solo la speranza che su alcuni spunti ci possano essere delle svolte significative... ma non credo e non mi resterà che andare avanti a lottare e proporre alternative.

(Di sicuro non posso che provare molta tristezza per il comportamento di una certa claque giornalistica che parte da Repubblica e finisce spalmata su tutto il resto di un certo tipo di stampa nella loro riabilitazione di Conte, Cinque Stelle e compagnia bella... compresi i vari Bersani, Cuperlo.... che tristezza)

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In lettura.


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Una delle grandi differenze fra Italia e Svizzera è il collaudo, ovvero la revisione della macchina. 
In Svizzera ti guardano tutto ma tutto ma davvero tutto della macchina, altrimenti niente possibilità di circolare e devi pure far lavare il motore, per esempio...
E vista il costo della manodopera svizzera e la severità degli esaminatori il collaudo diventa una sorta di spada di Damocle sulla testa dei cittadini e anche uno dei motivi per cui molti portano la macchina in Italia per le riparazioni (se conosci qualcuno che non ti vuole fregare) oppure cambiano macchina arrivati a un certo numero di chilometri perché non vale più la pena di effettuare quelle riparazioni. 
Bisogna anche dire che in Svizzera per acquistare la macchina esiste il leasing ma vista la grande sofferenza sugli stipendi e il costo altissima della vita, la macchina si sta trasformando in un vero e proprio lusso. 
Per fortuna grazie a un caro amico, Togo, siamo riusciti a trovare carrozzieri e garagisti perbene e di gran cuore che ci daranno una mano perché ovunque ci sono persone di cuore, che bastano poche parole e strette di mano per capirsi e andarsi incontro... anche se, i prezzi restano sempre alti ma alla fine è giusto anche andare da persone che vivono sul territorio, che sono oneste e che offrono posti di apprendistato e di formazione ai giovani.

Però cazzo....

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Quando ho letto “Il ragazzo di Guantánamo” di Jéróme Tubiana e Alexandre Franc (Edizioni Gribaudo, traduzione dal francese di Ivana Malabarba) mi sono commosso alla storia di questo ragazzino ma ho anche pensato al resto dei prigionieri e a tutti quelli responsabili di qualche atto di terrorismo e ai trattamenti disumani da loro subiti per opera delle presunte democrazie di questo mondo. 

Penso a loro, alle violenze di cui hanno sofferto e mi manca il fiato e mi viene da piangere e vorrei solo giustizia per loro e per tutti.


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-qui-

Andrea Consonni, The Sadness of Gaia, 11 settembre 2019

martedì 10 settembre 2019

Timidamente su "Gigolò per cliente unica" di Nicola Pezzoli



Quand’hai compiuto un atto riprovevole tipo andare con un Natasho, tornando giù nel metró fognario hai come l’impressione che i normali e le normalesse se ne accorgano. Soprattutto le normalesse. Severissime, sembrano volerti incenerire con lo sguardo. Per fortuna le normalesse han poi tutte sguardi spenti, innocui, disabituati a divenire fiamma ossidrica. Molto spenti. Però capiscono, paiono proprio capire, coi loro cervelli automatici, da dentro quel vuoto svuotato e spopolato e impaurito dal quale ti spiano, mentre tornano a casa strizzate come cenci, ma con la ferma intenzione di rendere passivi e obbedienti e strizzabili anche i loro immancabili figli. Cattive perché banali, ti guardano male, oh, come ti guardano male. Da cosa lo capiranno?” (pag. 11)

Ci son mattine presto, quelle del weekend, ma poi ci siam visti anche il giorno a 5 franchi, che fuori dal cinema prima di cominciare a lavorare incontro al baracchino di Togo Andrea, un accompagnatore, un toy boy, uno che fa divertire impiegati e padri di famiglie, casalinghe e atlete da cinquanta vasche al giorno, camionisti e transessuali a fine turno. Uno che puzza di marcio, sborra, Chanel, con una pancia da birra ma coi muscoli gonfi, dai modi gentili, dallo sguardo accomodante, Gioca sull'ambiguità del suo nome, Sono donna ma anche uomo e anche tu Andrea così efebico con una parrucca addosso ti si potrebbe scambiare per una troietta, mi dice quando porto fuori i sacchi dell'immondizia e lui mima un pompino succhiando il wursterl ricoperto di senape, ketchup e maionese. La giornata a 5 franchi l'ho visto che accompagnava un anziano avvocato al cesso e ho sorriso quando mi ha sussurrato che il vecchio non riusciva a star seduto per tutte le volte che glielo aveva messo nel culo in quei giorni ma che si sentiva a terra, triste, che avrebbe voluto andare da sua madre, stare con lei e sfogarsi. 

E mentre ci parlavamo io avrei voluto presentargli Paolo Lizzenci il protagonista dell'ultimo scatenato, malinconico, crudo, divertente, bruciante romanzo di Nicola Pezzoli “Gigolò per cliente unica. Elogio della bisessualità e della prostituzione”, scrittore assoluto e vera e propria anomalia nel panorama letterario italiano contemporaneo. 

Nicola non ha mai fatto nulla per farsi amare, non ha mai leccato il culo ai propri lettori, non si adegua, non si presta, non si compromette a facili giochetti. 

Semplicemente scrive. 

Che è ciò che poi dovrebbero fare i veri scrittori. 

Le chiavi dell’appartamento non me le aveva mai date, e una volta accertata l’impossibilità di cavare informazioni da alcunchì – sapevano un tubo né l’inquilina BENVENUTI AL CACTUS con l’allevamento di tarantole sul collo (“Mi dispiace, signor Solgenizzi”), né l’edicolante né il suo libraio di Castelprete, e al di fuori di quest’affollata moltitudine non mi risultava frequentasse altra gente – non facevo che aggirarmi come un disperato, un maniaco, un barbone, un cercapersone, un poliziotto in appostamento, un pirla, un palo della banda dell’ortica nei paraggi del suo cortile, a tutti gli orari che l’orologio metteva a disposizione e se
possibile inventandone di nuovi, dimentico di mangiare bere cambiarmi lavarmi radermi dormire, nella speranza di riuscire a inserirmi nell’esatta piega spaziotemporale in cui avrei potuto intercettarla nell’andirivieni con la sua nuova sconosciuta dimensione, per poi scusarmi, implorarla, riconquistarla, riaverla.  Non rivolevo il mio lavoro e il mio guadagno, adesso volevo Faye Dunaway e basta. L’avrei voluta anche gratis. Ma lei era svanita.” (pagg. 146-147)

Nicola in quest'ultima opera, e non solo, gioca con l'autofiction e conduce i lettori su un percorso di suggestioni continue, di rimandi, di incontri, di confessioni e divagazioni, di alter ego che siamo noi stessi ma anche no in un gioco di travestimenti perché cos'altro é la vita se non calvario di travestimenti? E in quest'ultima prova il protagonista, anagramma dell'autore, bisex e con un alter ego molto ma molto femminile dal nome Véronique, crepuscolare e a un passo dal finire per strada senza un solda, trova il modo di sopravvivere facendosi mantenere da un'anziana signora in cambio di sesso per poi spendere quei soldi con prostitute e travestiti e imbarcarsi in avventure e tragedie fra verità e finzione. 

Ciò che colpisce nuovamente in questo romanzo è il pastiche esplosivo di un Pezzoli ormai liberato da ogni briglia esterna, questo “argot” da Valcuvia bisessuale sparato come un razzo nell'universo, queste pagine/universo/stanzetta sensibili e insieme fisicissime, da vero scorticamento, da abbraccio che lascia senza respiro, questo stile che imperversa muovendo le pagine, questa carne che piange sofferenza e sorrisi, questo suono che mentre si legge rimbomba in testa e che riecheggia le parole di Céline (e Pezzoli mi ha ricordato la libertà della Trilogia del Nord dell'immenso scrittore francese) :

La lingua, nient'altro che la lingua, ecco l'importante la foto non è il vero: il vero lo si fa barando al modo giusto. Se prendi un bastone e vuoi apparire diritto nell'acqua, devi prima curvarlo sennò sembra rotto. Bisogna romperlo prima di immergerlo. È un vero lavoro, è il lavoro dello stilista. Ci vuole un enorme respiro, grande sensibilità, è difficilissimo da fare, perché bisogna girarle attorno. Attorno a che? All'emozione!” 

Perché la sensibilità espressa da Nicola è una vera e propria esplosione di colori che mescola sesso in tutte le sue forme e ipotesi, la tragicommedia della scuola e i compagni di scuola che ti entrano nelle mutande e le professoresse che spalancano le cosce (quanto mi ha fatto ricordare le mie sedute di masturbazione immaginando la bocca della mia prof d'italiano sul mio cazzo) e praticantato sessuale e delusioni d'amore, le frecciate al disprezzato mondo editoriale (come a pagine 152), la vita da scrittore sempre più ai margini, fallimenti esistenziali e un vita di provincia (non solo quella) che premia sempre e soltanto i più furbi e i più coglioni, una provincia degradata, oscura, misteriosa ma vitale, gli incontri sessuali dentro a un cesso, i sogni di fuga e di riscatto sociale sempre rimandati e lo splendore nel restituire dignità a chi vende il proprio corpo e a chi lo acquista ma senza stucchevole buonismo, senza patetismi ma con quella crudezza e sensualità commovente alla Charles Bukowski o alla Hubert Selby Jr, il torbido di alcool e perdita dei sensi e di volontà e di sconvolgimento delle nostre vita, la perdita d'identità e memoria dei romanzi di Martin Amis e un campionario di personaggi uno più memorabile dell'altro da accostare a quelli usciti dalle pagine di Giovanni Guareschi e il suo Mondo Piccolo e il Davide Bregola della bassa padana, con una colonna sonora composta da  Piero Ciampi.

Aggiungo un'ultima cosa: ho letto questo romanzo in giorni durissimi, di depressione nera, che mi hanno fatto pensare al peggio e Nicola ha saputo almeno per qualche ora risollevarmi l'umore, anche se questo libro non potrebbe mai essere, per fortuna, catalogato come un antidepressivo, e ho sorriso perché é pieno di passaggi esilaranti e perché adoro questo sesso che puzza e profuma di sesso e che ha sempre quel retrogusto di odore sgradevole, di sudore, di ano, di fica, di sborra, di bocche ma in fin dei conti ieri sono uscito dal lavoro e puzzavo come un animale e una ragazza mi si è avvicinata e l'ho conquistata solo col mio odore.

Perdonatemi la divagazione ma ovviamente romanzo straconsigliato.

Fatevi trascinare.

Andate fino in fondo.

Fatevi prendere per mano da Nicola.

I miei libri moriranno anche loro, e presto, si capisce, ma almeno avranno vissuto! Tanto i posteri saranno i cinesi... E quelli se ne fregheranno altamente della mia letteratura fissa e del mio stile vacca e dei miei tre puntini...” (Louis Ferdinand Céline)



lunedì 9 settembre 2019

Prevedere tipo di spettatori e consumi al cinema; Guadalupe Nettel; Ian McEwan; Josin; sintetico su questo governo; Flamingo



-sono stanco e finalmente per due giorni posso stare in casa vedendo solo la mia compagna e intanto ascoltare Brahms e tanta musica classica-

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Quando si lavora da tanti anni come me nello stesso posto si cominciano a prevedere con facilità alcune dinamiche, a starci male o a goderne in anticipo, a vivere in una vita ripetitiva e altre volte a farsi travolgere dalle sorprese dell'esistenza. 
Ormai riesco quasi sempre a prevedere, in base a meteo/giorno/film, il numero degli spettatori, il tipo di spettatori, i consumi e soprattutto la condizione in cui verseranno sale/bagni/spazi comuni quando mi toccherà pulirli.

Sapevo che gli spettatori di It 2 mi avrebbero lasciato un porcile in sala, sporcizia su sporcizia: in gran parte un'accozzaglia di giovani che si riempiono di cibo spazzatura per poi distruggerlo (intendo proprio farlo a pezzi e lanciarlo), di alcool e che tendenzialmente vengono al cinema solo per far casino (beati loro... certe volte penso) e sapevo anche che Re Leone sarebbe stato un gran successo, avrebbero mangiato tantissimo e le sale sarebbero state sporche ma non sporchissime perché prevedevo un pubblico  composto da famiglie con bambini piccoli che non mangiano certo popcorn xl e bevono tre bottiglie di Coca Cola. 

Ormai so che nei giorni di pioggia, brutto tempo anche senza novità il cinema sarà un disastro. 

So che film come Dunkirk porternano tanti spettatori ma metà di loro non consumerà un cazzo.

So che i film come Cinquanta sfumature di grigio riempiono le sale e all'inizio le sale son sporchissime ma già al terzo giorno non sono sporchissime perché il pubblico femminile tende a consumare meno ma le spettatrice saranno spesso vestite provocanti, arriveranno in gruppo e trovero' mutandine varie. L'ultima volta ho persino trovato un vibratore.

So che il pubblico di Checco Zalone mi distruggerà la sala e mi farà guadagnare tanti soldi perché mi serviranno tante ore per pulire.

So che quando ci sono anteprime la gran parte degli spettatori in sala lascerà i gadget in omaggio sotto i sedili e dovro' raccoglierli tutti spaccandomi la schiena.

So che quando fa bello non guadagno un soldo.

So che quando fa brutto guadagno soldi ma mi distruggo il fisico.

So che i film per adolescenti porteranno al cinema spettatori che mi creeranno disastri, tipo anche solo scrivere sui muri dei bagni... e chi li pulisce se non io o i miei colleghi? Ma sono anche simpatici e spesso ci scambio due chiacchiere la mattina presto quando arrivo al cinema, ragazzi e ragazze che sembrano usciti da una canzone di Massimo Pericolo.

So che i film di qualità hanno spesso il pubblico piu' indisponente possibile al mondo, con la puzza sotto il naso, che se la tirano enormemente, scocciati di stare in mezzo alla plebe e col quale è quasi impossibile scambiare due chiacchiere. Magari loro non se ne accorgono, magari nemmeno si accorgono di quanto sono altezzosi, ma chi lavora in un multisala sa riconoscere i loro volti immediatamente. Me l'hanno detto anche molte mie colleghe di sinistra, mezze artiste, intellettuali che spesso preferiscono uno spettatore di Checco Zalone a questo genere di spettatori e confermo perché è successo anche a me. Ho visto di quei volti quando siamo fuori ad aspettare di entrare nelle sale per pulire che mi hanno fatto salire il voltastomaco. E ne ho già scritto tante volte, quanto è difficile avere a che fare con giornalisti/intellettuali di sinistra che vengono per le visioni stampa... dio santo.........

So che gli spettatori dei film di qualità consumano poco e lasciano le sale pulite ma se per caso perdono un cellulare o un mazzo di chiavi s'incazzano sempre di piu' di quelli che vanno a vedere Fast & Furious.

Ma una cosa che non ho ancora ben affinato è capire quale dei bambini in sala 3 vorrà saltare a fine spettacolo sul palco per toccare lo schermo e io so che ce ne sono alcuni che lo stanno pensando già dall'inizio del film. 

Devo confessarvi che mi dispiace molto intervenire e farli scendere. 


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"Io, nel frattempo, ti guardavo fare dalla mia camera. Mi sono resta conto che ero imbarazzata. Era come se all'improvviso l'intruso fossi tu e io la vittima della tua indiscrezione. Ho cominciato a sentirmi umida tra le cosce, di un'umidità urgente come i tuoi movimenti. Senza pensarci, ho aperto un po' la tenda perché mi vedessi, come in un vano tentativo di rubare il tuo ultimo ansito. Ma in camera mia la luce era ancora spenta e il gesto imprudente non ha raggiunto il tuo sguardo, perso nel vuoto. Il ritmo della tua mano accelerava sempre di piu' finché finalmente sei esploso contro il vetro. E, chissà perché, in quel momento mi sono sentita più leggera. Subito dopo, senza accennare a pulirti, ti sei richiuso i pantaloni. L'espressione del tuo volto era cambiata. La luce azzurra e cruda della cucina si è spenta e sei ricomparso in salotto, dove lei ti ha accolto piena di aspettative. Ho cercato di calmarmi pensando che non mi avevi visto, pentita della mia imprudenza, felice di vederti tornare in salotto dove c'era lei che ti aspettava con le sue calze grigie, la sua faccia da bambina ingenua e il suo vestitino nero che ormai non si sarebbe tolta per tutta la serata." (da "Transpersiana", pag. 28)


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Il governo precedente faceva schifo.

Ma questo governo, che non ha nessun mio appoggio, mi ricorda quando sto malissimo, sono stanco, depresso e arrivano quelli che mi dicono di mangiare qualcosa, di accettare un consiglio, di fare una scelta per star meglio e io gli rispondo che tutte le volte che ho dato loro ascolto poi stavo come prima  forse anche peggio ma soprattutto mi sentivo più cretino, coglione e avevo ancora meno soldi di prima, solo che per loro ero diventato una brava persona.

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-sono ripetitivo a manetta-


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Mother
I’m sorry
If I’m not the one you wanted

Father
Forgive me
If I’m not what you expected

I’m trying
I’m trying
But it’s so hard to go through
I’m trying
I’m trying
But it’s so hard to see through

I tried to settle
And I tried to travel
I tried to manage and
I tried to cover
I tried to hide
I tried to show
The point is
There’s something that I don’t know and

I’m trying
I’m trying
But it’s so hard to go through
I’m trying
I’m trying
But it’s so hard to look through

My love please
Come soon
‘Cause I’m tired of roaming and want to find you

My dreams please
Come true
I’m tired of surviving and I all I want is to

Start crying
I’m crying
It’s not so hard to go through it anymore
I’m crying
I’m crying
I’m crying
I’m crying
I’m crying…

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sabato 7 settembre 2019

Timidamente su Gina Berriault e "Donne nei loro letti" (Mattioli 1885)




Io non mi offenderò a morte quando il figlio cui ho dato la vita si siederà al capezzale di una madre che non sono io. Le vecchie madri nei loro letti sembrano tutte uguali. Una notte, un giorno, nella vostra corsia ci sarà Angela Anson in persona, e che cosa dirò per impietosire l'assistente sociale che detesterò a prima vista? Be', dirò che ero un'attrice con una predilezione per la commedia e che nella rubrica degli spettacoli sui giornali della domenica venivo persino definita incantevole, a volte anche deliziosa, e mentre glielo dico, sempre ammesso che lo faccia, saprò benissimo che lei non crede nemmeno a una parola.” (da “Donne nei loro letti”, pag 23)

Non è facile scrivere dei racconti di Gina Berriault compresi in questa sua ultima raccolta “Donne nei loro letti” (Mattioli 1885, traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi) uscita originariamente nel 1996. 

Non è facile scriverne perché dopo averli letti una volta, due volte, si sente la voglia di rimanere silenti, di lasciare la pagina bianca ma anche il desiderio di continuare a rileggerli perché a ogni rilettura appaiono nuove sfumature, particolari che si svelano anche solo all'interno di una frase. 
Sono racconti che uniscono critica sociale ma senza slogan, femminismo, socialismo, comunismo, ideali di sinistra, piccole storie minime, sguardi lancinanti sull'universo femminile, storie di perdenti, di marinai, di aspiranti artisti, di terapeuti, di fallimenti, di tradimenti, di cuori spezzati, di miseria quotidiana, di povertà, di soprusi, di speranze, di rivoluzioni fallite  e lo fanno con una precisione chirurgica e insieme trasognata, con un realismo quasi magico, con frasi distruttive, sarcastiche e annientanti come nel racconto “Anima e soldi”:

 “Erano due persone così intelligenti che potevi solo vagamente immaginare l'estasi raggiunta a letto grazie alla combinazione dei loro QI” (pag. 26) 

o con incipit disturbanti come quello dello stesso racconto: 

Spesso, mentre era impegnato a vivere una vita utile, gli veniva voglia di trascorrere un fine settimana in quella città deserta dove si faceva tutto alla luce del sole, dove avevi a portata di mano ogni trucco possibile per sconfiggere i trucchi del denaro. Perciò si era messo di nuovo in marcia, stavolta una marcia molto lunga, con la voglia di rivedere il suo unico fratello, ma senza un vero motivo per farlo.” (pag. 26)

o con finali di questo genere sempre nello stesso racconto e perdonatemi per averlo svelato ma non avete idea della bellezza che si trova in questi 18 pagine che rivelano anche perché Gina è un'autrice fondamentale per Dubus e Yates:

Una volta tornato a casa avrebbe raccontato al suo bimbo di aver fatto la strabiliante scoperta di cosa fosse veramente il denaro, e lui si sarebbe rotolato sul pavimento fra le risate.
Disteso sul letto in mutande, perse i sensi nell'unico angolo buio in tutta quella luce impietosa del mattino nel deserto e si risvegliò altrettanto disperato, gettando a terra la fragile lampada del comodino, desideroso di alzarsi da quel letto su cui si erano coricati cinquantamila sconosciuti, alcuni ormai morti, deceduti nei casinò o lì dove aveva dormito lui, oppure dopo essere tornati a casa, perché tutto era troppo sconvolgente, le vincite e le perdita. Le loro vite erano tutte un vincere e perdete. Infilandosi gli abiti a fatica, lottando contro il sonno, si vestì in fretta, intontito, senza guardare l'orologio per vedere che ore fossero, se fosse ancora l'alba o di nuovo sera, desideroso di prendere il primo volo per andarsene da lì, per andarsene per sempre da quel posto dove tutto era perduto.” (pag. 44)

Scrive di malattia e di rapporti fra padre e figlio come ne “Le vite dei santi” a cui ieri ho pensato moltissimo camminando fianco a fianco con mio padre come quei due perfetti estranei che siamo sempre stati e poi si arriva a quel racconto capolavoro che è “La donna con il vestito rosa” e vi prego di cercarlo e di fermarvi leggerlo.
Se non vi piacciono gli altri racconti, leggete almeno questo e chissà che magari recuperate gli altri in seconda battuta. 
Sono quattro pagine di racconto su una relazione finita.
Un racconto perfetto, bellissimo.
Lo si può solo scrivere o leggere.
Nient'altro da dire.

Ci sarebbe molto altro da scrivere su questi racconti ma preferisco non farlo. 
Tutta la raccolta è piena di gemme, di tesori nascosti, di ferite che sentirete sulla vostra pelle, nel vostro cuore.



Ho letto questi racconti uno dietro l'altro, accompagnandoli con una birra e ogni tanto guardando fuori per strada e fra un racconto e l'altro ho visto pure le cime ricoprirsi di neve e poi perderla.
E mi sono sentito circondato dalla mia esistenza.
Dai miei sbagli, dai miei disastri, dalla mia depressione.
Ma soprattutto da tutte quelle donne che mi hanno amato e che ho amato, tradito, sognato, ferito, offeso, che non ho capito, che ho compreso troppo tardi, che mi hanno trasformato l'esistenza, che mi hanno dato la vita, che mi hanno regalato sogni e giocattoli, che avrei voluto spogliare e baciare.
E mi sono girato verso il salotto e c'era la mia compagna che stava leggendo e prendendo appunti dopo una dura giornata di lavoro e ho ricordato tutte le volte che l'ho fatta star male, che l'ho fatta preoccupare, che l'ho costretta a pensare al peggio.
E ho sentito quanto la amo.
Ho pensato ai tanti letti dove abbiamo dormito, ai motel del cazzo per automobilisti e puttane, agli squarci su Triopetra.
E poi ho aperto un'altra birra.
E ho ringraziato Gina Berriault.
Grazie.


NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - IRAQ: 100 IMPICCATI DA GENNAIO

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS

Anno 19 - n. 33 - 07-09-2019

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : IRAQ: 100 IMPICCATI DA GENNAIO
2.  NEWS FLASH: NIGERIA: NELLO ZAMFARA GRAZIATI 150 DETENUTI INCLUSI 5 NEL BRACCIO DELLA MORTE
3.  NEWS FLASH: TEXAS (USA): GIUSTIZIATO BILLY JACK CRUTSINGER
4.  NEWS FLASH: USA: FISSATO PER IL 2021 L’INIZIO DEL PROCESSO CONTRO GLI ATTENTATORI DELL’11 SETTEMBRE
5.  NEWS FLASH: UGANDA: PARLAMENTO ABOLISCE PENA DI MORTE OBBLIGATORIA
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


IRAQ: 100 IMPICCATI DA GENNAIO

Più di 100 persone sono state giustiziate in Iraq da gennaio 2019, e altri 8.000 detenuti si trovano nel braccio della morte, secondo l'organismo iracheno per i diritti umani riconosciuto dall'ONU.

I dati sulle esecuzioni capitali sono arrivati dal Ministero della Giustizia iracheno e sono stati esaminati dall'Alta Commissione irachena per i diritti umani, ha reso noto un membro della Commissione.
"Secondo i dati del Ministero della Giustizia iracheno che sono stati rivisti dall'Alta Commissione irachena per i diritti umani, oltre 100 persone sono state giustiziate in Iraq", ha detto Hemin Bajalan a Rudaw English il 18 agosto 2019. "Ci sono in Iraq 8.022 prigionieri condannati all'esecuzione ".
L'Iraq ha uno dei più alti tassi di esecuzione al mondo ed è classificato tra i primi quattro Paesi insieme a Iran, Arabia Saudita e Cina.
(Fonti: rudaw.net, Lawk Ghafuri, 19/08/2019)

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

NIGERIA: NELLO ZAMFARA GRAZIATI 150 DETENUTI INCLUSI 5 NEL BRACCIO DELLA MORTE

Il governatore dello stato nigeriano di Zamfara, Bello Matawallen, il 9 agosto 2019 ha concesso la grazia a 150 detenuti nella Prigione di massima sicurezza di Gusau.
La dichiarazione dell'addetto stampa del governatore, Yusuf Idris, afferma che Matawalle abbia fatto il "gesto gentile" durante una visita al carcere. Ha detto che la decisione è stata presa per consentire ai prigionieri di celebrare Sallah (preghiere) con i loro cari a casa.
Tra i beneficiari vi sono cinque condannati a morte, cinque all’ergastolo e nove madri che allattano.
Tra loro ci sono anche 30 detenuti che scontano pene di varia durata, 60 in attesa di processi e 41 che hanno beneficiato di considerazioni speciali, anche per aver memorizzato il Corano.
Anche i prigionieri con malformazioni, gli anziani e coloro che hanno trascorso più di 20 anni in prigione sono stati liberati, ha aggiunto il portavoce.
La dichiarazione ha inoltre esortato i detenuti liberati a considerare l'amnistia come una promessa vincolante per loro contro il fare qualsiasi cosa che possa riportarli in prigione.
Il Governatore ha affermato che i loro processi ed esperienze dovrebbero servire da lezione per riformarsi e per tenere d'ora in poi una buona condotta.
(Fonti: premiumtimesng.com, 10/08/2019)


TEXAS (USA): GIUSTIZIATO BILLY JACK CRUTSINGER

Billy Jack Crutsinger, 64 anni, bianco, è stato giustiziato in Texas il 4 settembre 2019. Era stato condannato a morte l’8 ottobre 2003 con l’accusa di aver ucciso, il 6 aprile 2003, l’ottantanovenne Pearl “R.D”. Magouirk, e la figlia della donna, la settantaseienne Patricia “Pat” Syren. Crutsinger aveva ammesso i fatti, e la sua strategia difensiva si è basata, fino agli appelli dell’ultima ora, su una infanzia molto difficile, lesioni cerebrali, e alcolismo che, se adeguatamente illustrate dai difensori all’epoca del processo, avrebbero dovuto portare al riconoscimento di circostanze attenuanti. Un tentativo in extremis di fermare l’esecuzione di Crutsinger era stato fatto anche dalla Comunità di Sant’Egidio, che nelle scorse settimane aveva diffuso un modello di lettera da inviare al governatore Abbott chiedendo un provvedimento di clemenza. Crutsinger diventa il 5° detenuto giustiziato quest’anno in Texas, il 563° da quando il Texas ha ripreso le esecuzioni nel 1982, Il 14° di quest’anno negli Usa, e il n° 1504 da quando gli Usa hanno ripreso le esecuzioni nel 1977.
(Fonti: Houston Chronicle, NtC, 04/09/2019)


USA: FISSATO PER IL 2021 L’INIZIO DEL PROCESSO CONTRO GLI ATTENTATORI DELL’11 SETTEMBRE

Un giudice militare venerdì ha fissato l'11 gennaio 2021 come inizio del processo capitale, presso il Tribunale Militare a Guantanamo, contro Khalid Shaikh Mohammed e altri 4 uomini di al-Qaeda accusati di aver organizzato e diretto gli attacchi dell’11 Settembre 2001 che hanno ucciso 2.976 persone a New York, Washington e Pennsylvania. Gli imputati sono: Khalid Sheik Mohammed, 55 anni, pakistano; Walid bin Attash, 40 anni, yemenita; Ammar al Baluchi, 42 anni, pakistano; Ramzi bin al Shibh, 47 anni, yemenita; Mustafa al Hawsawi, 50 anni, saudita. Sono tutti detenuti a Guantanamo (Cuba), e il loro processo inizierà poco meno che a 20 anni dai fatti. Come è noto gli attentati vennero effettuati dirottando quattro aerei di linea, mandandone 2 a impattare contro le due torri del World Trade Center di New York, uno contro il Pentagono (Ministero della Difesa) a Washington, DC. E uno, probabilmente destinato a colpire la Casa Bianca, cadde in un campo in Pennsylvania. Il giudice, il Col. W. Shane Cohen dell'Air Force, ha intanto fissato la data di inizio della selezione di una giuria militare presso il complesso del tribunale di guerra della base della Marina a Guantanamo chiamato Camp Justice. In un calendario provvisorio di 10 pagine, il giudice Cohen ha fissato alcune scadenze che dovrebbero portare al processo vero e proprio. Il calendario ad esempio fissa al 1° ottobre 2019 la scadenza per la Pubblica Accusa che deve fornire alcuni materiali alla Difesa. Questa è la prima volta che un giudice fissa una data di inizio del processo. In precedenza, dal 2012, la Pubblica Accusa aveva chiesto ai due predecessori del giudice Cohen di iniziare il processo. I cinque saranno i primi ad essere processati nelle "commissioni militari" istituite per gestire i detenuti della "guerra al terrorismo" catturati e inviati a Guantanamo dopo l'11 settembre. La Pubblica Accusa ha formalizzato le accuse contro i cinque uomini solo nel 2012. I principali capi d’imputazione (secondo il codice militare) sono “cospirazione”, attacco a civili, omicidio in violazione delle leggi di guerra, dirottamento aereo e terrorismo. I cinque sono stati formalmente accusati di cospirazione nel 2012, attaccando civili, omicidi in violazione della legge di guerra, dirottamento di aerei e terrorismo. (NdT: “geograficamente” il Pentagono si troverebbe in Virginia, poco fuori dal confine con Washington D.C., ma essendo sede di un ufficio federale, per convenzione ha indirizzo e numero di codice postale del distretto di Washington D.C.)
(Fonti: The New York Times, aljazeera.com, 30/08/2019)


UGANDA: PARLAMENTO ABOLISCE PENA DI MORTE OBBLIGATORIA

Il Parlamento dell'Uganda il 21 agosto 2019 ha approvato una legge che abolisce la pena di morte obbligatoria per alcuni reati, modificando quattro diverse leggi che avevano precedentemente prescritto la pena capitale, tra cui la Legge Antiterrorismo.
Se approvati dal presidente Yoweri Museveni, gli emendamenti limiteranno la pena di morte ai reati più gravi, solo a discrezione del giudice.
I legislatori affermano trattarsi di un passo verso la completa abolizione della pena capitale, cosa per cui i tribunali hanno precedentemente espresso sostegno.
Ci sono 133 detenuti nel braccio della morte ugandese e nessuno è stato giustiziato negli ultimi 20 anni.
C'è stata una campagna per porre fine alla pena capitale, a seguito di una sentenza del 2009 a favore dell'allora detenuto nel braccio della morte Susan Kigula, che aveva sostenuto l’incostituzionalità della condanna a morte.
Il tribunale allora stabilì che la pena di morte non deve essere obbligatoria in caso di omicidio e che un condannato non dovrebbe essere tenuto nel braccio della morte a tempo indeterminato - se un condannato non è stato giustiziato entro tre anni, la pena viene automaticamente trasformata in ergastolo.
Il servizio penitenziario ugandese ha accolto con favore la decisione dei deputati, affermando che l'attenzione dovrebbe essere rivolta alla riforma dei detenuti.
(Fonti: theeastafrican.co.ke, 21/08/2019)

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Per maggiori informazioni: http://www.nessunotocchicaino.it

mercoledì 4 settembre 2019

Irene Tinagli, La grande ignoranza; No al taglio dei parlamentari; James Ellroy; Black To Comm; Offutt e qualche recensione nei prossimi giorni


Assisto con molta sofferenza e nessuna gioia la nascita di questo governo che ripresenta uno come Bonafede come ministro della Giustizia e spero almeno che voci dissonanti come quella di Irene Tinagli, parlamentare europea eletta nelle file del PD, riescano a far passare qualche idea e proposta alternativa, anche se la vedo dura e per adesso, a differenza di Calenda, la Tinagli ha deciso di rimanere nel PD. 


Sono tanti i passaggi interessanti in questo libro ma ce n'è uno che mi ha toccato particolarmente, inserito nel capitolo “La (finta) rivincita dei giovani” e che trascriverò sotto perché mi ha fatto pensare a mia sorella, egittologa, funzionaria dello Stato nel Museo Marta a Taranto e che ha appena partecipato a un concorso per un posto al Museo Archeologico di Torino e la prova era da svolgere interamente in inglese perché i candidati, rimasti pochissimi dopo le pre-selezioni, arrivavano da tutto il mondo. 

Mia sorella non arriva da una famiglia ricca, anzi, ma non ha mai smesso di studiare, facendo tanti sacrifici per pagarsi corsi d'inglese e francese e cercando di imparare sempre qualcosa di nuovo ben sapendo che il mondo sta cambiando, che è immenso ed è impossibile non conoscere altre lingue e conoscere il resto del pianeta se vuole continuare a svolgere con successo e soddisfazione il suo lavoro e a trovare nuove opportunità di crescita personale ed economica.

Non sembra invece che i parlamentari sentano la necessità di studiare, imparare lingue, approfondire, istruirsi. A molti di loro basta l'italiano, i caratteri su twitter, il dialetto, le discussioni al bar, la fantomatica saggezza popolare, le supercazzole, i video su youtube. 

o non voterei mai per un parlamentare che nel 2019 conosce solo l'italiano e non mostra alcuna voglia di imparare un'altra lingua, che non studia e non vuole studiare, che non gliene frega niente di imparare e che al massimo cita Wikipedia o gli editoriali dei quotidiani. 

Nessuno è obbligato a diventare un politico.

Ecco il lungo brano che mi ha fatto pensare a mia sorella:

Ma devo riconoscere che, almeno per la mia esperienza, non sono molti i giovani parlamentari che possano esibire esperienze di studio o lavoro altamente qualificate, o banalmente esperienze che vadano oltre, nella migliore delle ipotesi, a tre o quattro mesi di Erasmus. Molti sono ragazzi succubi delle istruzioni che arrivano dall'alto, che replicano le cose che vengono scritte dalle segreterie, dagli uffici stampa o dal blog. Senza strumenti, esperienza o sufficiente autorevolezza e coraggio per poter identificare errori e denunciarli. Mi ha colpito, nella maggior parte di loro, la totale assenza di conoscenza in materia economica, politica, e spesso persino dell'inglese, cosa che non ci si aspetterebbe da un giovane di trent'anni. Ho, in particolare, un ricordo. Nel gennaio 2014 venne in audizione presso le Commissioni lavoro di Camera e Senato il commissario europeo per l'Occupazione gli affari sociali, Laszlo Andor. Il commissario, di nazionalità ungherese, svolse una relazione in inglese. Notai che quasi tutti i colleghi più giovani indossavano la cuffia per la traduzione, e avevano bisogno del traduttore non solo per ascoltare ma anche per formulare semplici domande, mentre vi erano diversi colleghi diciamo più maturi che seguivano perfettamente senza traduzione. Fui molto colpita da quella scena: osservai giovani di ventotto-trent'anni che avrebbero voluto dominare il mondo, ma che non erano in grado di esprimersi nella lingua comune della diplomazia, della politica e dell'economia.
Il mondo è diventato più complesso, più moderno, più interconnesso, più internazionale, più tecnologico. Ci sarebbe bisogno di un salto di livello nelle competenze e nei profili di chi ci rappresenta nel mondo e chi ci governa. (....)
Oggi alcuni di quei giovani che durante l'audizione del commissario Andor erano seduti tra quei banchi attaccati al traduttore, sono al governo del Paese. Quando si aggireranno nei ministeri faranno bene a mettersi a fianco dei bravi consulenti, perché altrimenti non saranno in grado di capire i dossier di cui devono occuparsi o di gestire i funzionari. E quando incontreranno i loro colleghi cinesi, indiani, inglesi, con master e dottorati presi ad Harvard, Oxford o Stanford faranno meglio a portarsi bravi traduttori e bravi consiglieri. Perché i colleghi stranieri se li mangeranno vivi.” (pagg. 112- 115)


E comunque noi del Partito Radicale ci stiamo muovendo contro il taglio dei parlamentari:

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Siamo letteralmente invasi dalla cronaca nera ma a tutti i giornalisti di nera vorrei dire: prendetevi del tempo e leggete “Cronaca nera” di James Ellroy (Einaudi, traduzione di Alfredo Colitto) e provate a ragionare sulla responsabilità che avete quando scrivete di sangue.

Mentre leggevo “Career girl Murder” e “Clash by Night”, i due racconti di questo libretto ispirati da veri casi di cronaca (uno dei quali riguardanti l'omicidio di Sal Mineo), sentivo tutte le ossessioni di James (anche se in chiave molto minore) ma anche la puzza del sangue, delle indagini, della morte, della droga, del sesso, dei cadaveri, dei parenti, delle coltellate, delle carceri.

In realtà poi non è che vorrei rivolgermi ai giornalisti ma a quei tanti presunti scrittori di noir che infestano le librerie con i loro noir insipidi, ripetitivi, senza stile e contenuti, senza ossessioni, senza quel dolore che devasta gli organi interni, ti rovina la vita, ti fa vivere in quell'ombra che non ha redenzione. 


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E fra qualche giorno due righe su Nicola Pezzoli e Gina Berriault. 
Vado un po' a rilento in questi giorni.

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