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venerdì 24 agosto 2018

su "Morire per sopravvivere" di Chuck Klosterman (Minimum Fax) + Tirzah




“Morire per sopravvivere. Una storia vera all''85%” di Chuck Klosterman (Minimum Fax, traduzione di Maurizio Bartocci) è uno di quei libri che acquisto a scatola chiusa fidandomi di un ricordo/consiglio. La storia è strana, risale a qualche anno fa, e stavo in un parco a rileggere il libro di Wallace scritto con Mark Costello perché qualcuno mi aveva detto che voleva parlare con me di rap e hip-hop (il figlio che ascoltava quella musica orribile...) e mi si avvicinò una superchecca (sul concetto di superchecca mi istruì uno dei miei responsabili gay secoli fa) barbuta, pelo al vento sotto la canottiera e unghie smaltate, che, con la scusa di una sigaretta e a quei tempi ancora fumavo, cercò di abbordarmi pensando che fossi un ragazzino gay indifeso (scoprendo poi suo malgrado che avevo cinque anni più di lui) e usando come guinzaglio il comune innamoramento per Wallace e Dio quanto parlò e parlò e parlò e intanto che mi scroccava quattro sigarette sentivo che voleva assolutamente portarmi a letto e per convincermi che avrei dovuto finire fra le sue braccia tolse dalla borsa a tracolla tutta una serie di riviste in inglese e italiano (facendo la figura di un orrido venditore porta a porta) e mi disse che se mi piaceva Wallace sarei impazzito anche per Matteo Bordone, John Jeremiah Sullivan, tanti altri nomi che ho dimenticato e in mezzo a tutta questa lista c'era pure questo Klosterman e quando ho spulciato fra le novità agostane della Minimum Fax mi sono ricordato la voce di quella superchecca, i suoi tatuaggi, la sua pancia e il suo stupore quando, a metà della conversazione, mi alzai e gli dissi che dovevo andare a lavorare ma devo ringraziarla spassionatamente questa superchecca (un amico gay definirebbe tutto ciò frociame elitario anche se pure lui è unghie smaltate e intellettualità greca e junghiana e mi consiglia sempre di ascoltare Ariana Grande e Nicki Minaj) per avermi dato la possibilità di leggere un libro appassionante che quando l'ho comprato accanto a me c'era una bellissima sudamericana che aveva appena comprato un manuale per educare cani o qualcosa del genere che quando ha visto il libro che avevo posato sul bancone ha detto "Gran bel titolo"..... 

Dentro a questo libro, sia chiaro, c'è tutta una buona dose di narcisismo, un tono colloquiale/discorsivo che certe volte ti sembra che non voglia dire assolutamente nulla, quel tipo di scrittura accattivante che interagisce col lettore in maniera ricattatoria per stimolare empatia ma il viaggio che l'autore intraprende per Spin lungo gli Stati Uniti visitando i luoghi dove le rockstar sono morte (Elvis, Lynyrd Skynyrd, Kurt, Robert Johnson, The Allman Brothers Band.....) diventa un affresco toccante, una riflessione intima e in molte pagine straziante sulla morte, sul desiderio della morte, sull'approccio alla musica, sulla relazione fra arte/musica/morte/fruizione/dipendenze che più lo leggi più senti il peso della solitudine e degli anni trascorsi. 

Klosterman in questo viaggio estivo mescola come un giro quadruplo sulle montagne russe ricordi familiari, riunioni di redazione, avventure scolastiche, droghe, alcool, football, discussioni filosofiche in locali isolati, sniffate con parenti di vittime di tragedie e tanto tanto amore ma su questo non ve ne voglio parlare perché Diane, Lenore e Quincy sono donne che dovete assolutamente scoprire senza che io vi dica nulla. Ci sono due passaggi in questo libro che mi hanno toccato profondamente, uno è contenuto nelle pagine da 154 a 157 con una riflessione su ciò che significa vivere un certo tipo di vita adolescenziale/giovanile (tipo il mio, feste, scantinati, concerti a volume assurdo, paesini isolati, zero soldi......) e sul tempo che passa e travolge ricordi, noi stessi, il nostro corpo e mentre leggevo queste tre pagine ho ricordato anche io quelle ore trascorse seduti sui letti altrui a discutere di quel tale disco e di quell'altro gruppo e pensare alle sigarette e alla figa e dopo un po' chiedersi perché non eri riuscito a combinare niente con quella ragazza o che cazzo di fine ha fatto quel ragazzo che ti diceva che i Sonic Youth gli avevano cambiato la vita e l'altro passaggio che mi ha commosso è il capitolo “Il quindicesimo giorno. Mastodonti” con l'autore e anche me stesso che ci  ritroviamo in un albergo con degli adolescenti che si vogliono sbronzare e noi siamo diventati vecchi, e in quel momento siamo strafatti, e manteniamo il livello di finzione che manteniamo sin da bambini e poi ricordiamo una telefonata con quella che ci ascolta sempre, sempre disponibile, fino a quando non si sa.

Io lo so che questa non è una recensione seria che nemmeno più riesco a leggere ma leggendo questo libro ho sentito dentro di me la certezza di come la musica rock, o forse potrei dire la musica in tutte le sue sfumature, sia da sempre per me una compagna di vita, un'amica, un'amante, una madre, una sorella, una strega, una fata e mentre leggevo la voglia era quella di accendere lo stereo e ascoltare tutta questa musica di cui l'autore scrive meravigliosamente (le considerazioni su Kid A sono da brividi).

Ricordo ancora come se fosse oggi la volta che ebbi fra le mani la cassetta duplicata di In Utero e il giorno che Cobain morì e ricordo la volta che scoprii gli Smashing Pumpkins per la prima volta o i Mercury Rev o gli Slowdive che mi arrivarono come una stretta alle labbra o i Massimo Volume che mi tagliarono le vene del braccio o la voce di Kim Deal che ancora oggi quando la ascolto mi ricorda quella di una ragazza inarrivabile che girava dalle mie parti quando io avevo vent'anni.

E poi, chiudo, era da tanto tempo che non leggevo una storia d'amore come questa.



....




Proprio per cercare di spiegare il mio amore continuo per la musica proprio ieri (ieri tra l'altro ho acquistato il libro di Klosterman e l'ho letto in un boccone) ho scoperto, grazie a Ondarock, un'artista incredibile (a Klosterman non piacerebbe per niente....gli tirerei le sue orecchie per le critiche ai Boards of Canada ma a me i Led Zeppelin hanno sempre fatto cagare), straordinaria che mi ha completamente travolto.  Si chiama Tirzah e il suo disco è "Devotion" (Domino)





4 commenti:

  1. E mi hai fatto scoprire Tirzah e mi sono messa ad ascoltare.
    Di leggere ancora non se ne parla.

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  2. Io lo sto leggendo adesso!!! Poi ti dirò

    Anifares

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