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lunedì 27 agosto 2018

su "Lo scontro quotidiano" di Manu Larcenet (Coconino Press/Fandango)




Basta cominciare a leggere il romanzo grafico “Lo scontro quotidiano” (Coconino Press/Fandango) di Manu Larcenet per accorgersi che si è di fronte a uno dei migliori disegnatori in circolazione in Europa e non solo. Questa è un'opera di una maturità urticante e commovente con disegni e storia che si intrecciano in maniera indimenticabile: il protagonista è Marco, un fotografo affermato che decide di mollare tutto e ritirarsi in una casa isolata per prendersi una pausa e respirare. È in cura psichiatrica da tempo, non sa/non vuole una relazione stabile, vede pochissimo i propri genitori, non sa cosa fare della propria vita, non sa più cosa fotografare eppure questa solitudine e questo ritirarsi gli offrono la possibilità di nuovi incontri (un gatto, un reduce dell'Algeria, una veterinaria che diventerà la sua compagna), una nuova carriera fotografica (un reportage sulla chiusura del cantiere navale dove ha lavorato il padre malato ormai d'Alzheimer) e infine una figlia. Larcenet racconta così la storia di un uomo fragilissimo, dipendente dalle medicine, che cerca un rapporto col padre, col mondo, col proprio passato, con le donne, con la genitorialità, che disprezza profondamente i salotti artistici e che non può fare a meno del fratello e come sfondo una Francia disgregata, con l'avanzare del Front National,  la scomparsa della sinistra, l'annientamento/confusione/solitudine della classe operaia/lavoratrice, una Francia che non ha mai veramente fatto i conti col proprio passato coloniale e con la terribile guerra d'Algeria. Riesce a raccontare tutta questa fragilità e commozione con dei disegni che uniscono ilarità, personaggi quasi dai tratti infantili a pagine livide e indimenticabili come quelle col protagonista che piange con lacrime bianche su sfondo nero o le sedute psichiatriche che ricordano quasi i Peanuts ma con un tasso di drammaticità elevatissimo o riuscendo a trasmettere tutta l'ilarità di un incontro tra fratelli fra scherzi e mani alzate e urla che ti fanno subito ridere e poi quei volti/disegni/fotografie degli operai sconfitti oppure le crisi di panico che conosco bene e che sono proprio quell'attimo in cui tutto si ferma e non siamo più niente e finiamo all'ospedale quando invece avremmo dovuto occuparci di nostra nipote. 

Le ultime due pagine dell'opera sono state per me da lacrimoni.



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