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martedì 28 agosto 2018

su "Lettere da Barcellona" di Bobo Craxi (Biblion Edizioni)



Amando profondamente Barcellona, gli eventi che l'hanno attraversata/ferita/animata negli ultimi anni mi hanno scosso profondamente e sto parlando del processo indipendentista catalano, la strage sulla Rambla del 17 agosto 2017, i movimenti anti-turismo; tutte questioni che mi interessano e coinvolgono particolarmente sia a livello emotivo che intellettuale. Ho cercato di documentarmi come potevo, sempre a distanza, su ciò che stava accadendo e i dubbi sulla lotta indipendentista si sono ampliati perché sono andati a confrontarsi con l'idea di Europa che ho (aperta e unita, senza confini), il nazionalismo/sovranismo che sembra andare per la maggiore, le piccole patrie dentro cui rinchiudersi, la federazione dei popoli (quali popoli?), il riemergere delle frontiere (vivo in un paese che non fa parte dell'Unione Europea), l'equilibrio fra passato/presente e futuro fra franchismo e i suoi oppositori, le risposte che la sinistra in tutte le sue varie sfumature ha dato, può dare e non riesce nemmeno a dare, tanto è incapace di sviluppare un pensiero coraggioso e rinnovato.

In questi giorni ho letto un libricino appassionante di cento pagine che s'intitola “Lettere da Barcellona” (Biblion Edizioni, introduzione di Steven Forti) e che raccoglie tutti gli articoli e le riflessioni di Bobo Craxi sul processo independentista catalano dal maggio 2017 alla primavera 2018 pubblicate su Huffington Post e sono piombato con tutto me stesso in un ipotetico colloquio politico con chi quelle vicende le ha seguite in prima persona (il figlio studia a Barcellona; Craxi, insieme a Fassino e Prodi è autore di un appello per la riapertura del dialogo tra Stato Spagnolo e Generalitat Catalana e molto altro lo scoprirete leggendo questo libro), anche  e soprattutto per merito dello stile di Bobo, preciso, semplice, puntuale e sempre denso di dubbi e serietà nel riportare fatti e incontri, come di solito si comporta un buon socialista. 
Cosa trarre da questo libro/discussione/incontro? 
Altri dubbi, tanti, di difficile risoluzione ma l'invito a continuare a riflettere e a tessere i fili del dialogo, dell'incontro, della comprensione e dell'apertura deve rimanere costante per evitare ogni possibile svolta autoritaria, disgregativa, razzista che non farebbe riportare indietro le lancette della Storia.

Lascio un passaggio: 

Risolvere la questione catalana significa sconfiggere i nemici dell'Europa” - 9 settembre 2017

La questione catalana riassume su di sé tutte le ragioni di crisi che sono proprie della società occidentale e in particolare quella europea. La crisi economica che sfocia nella crisi democratica, delle istituzioni ed i popoli che si mettono in fuga verso l'illusione di una terra promessa o di un luogo dove poter mettersi al riparo dai drammi dell'insidia del tempo che noi viviamo. Intendiamoci quella fra Madrid e Barcellona è una storia di divisione antica ed anche il retaggio dell'incompiuta transizione fra gli anni della dittatura franchista e la democrazia Che ha ritrovato il proprio slancio nella crescita economica ma che alla prima battuta di arresto si è ritrovata a fare i conti con quello che la storia aveva lasciato in sospeso. L'Europa tuttavia non può consentirsi divisioni unilaterali all'interno dei suoi Stati membri, ma l'area mediterranea ha prodotto l'onda di ritorno delle primavere arabe che insiste anche nel nostro continente, ma alla difficoltà di gestire le crisi economiche e le crisi politiche troppo spesso si offrono via d'uscita autoritarie. L'attentato di Barcellona anziché offrire una risposta unitaria bene ordinata sia sul piano politico che sul piano della cooperazione interna ed internazionale della sicurezza è stata l'occasione per accelerare la deflagrazione dello scontro all'interno dello Stato spagnolo.

Vi sono state reciproche accuse di negligenza da parte del governo centrale verso gli organi di controllo di polizia catalano è stato un'accusa sanguinosa rivolta direttamente al giovane re Filippo di essere colluso con gli Stati canaglia del Golfo che hanno armato in questo decennio le filiere dell'insorgenza islamista. Le crisi si assommano, una dopo l'altra ma assieme si collegano : la depressione economica produce il grande dilemma della insicurezza prodotta da immigrazione e dal terrorismo nichilista. Vi possono essere risposte forti, unitarie, espresse da coesione e capacità di tolleranza che é una visione delle Comunità mature, e l'Europa dovrebbe essere capace di visioni mature, ci sono risposte emotive, autoritarie che producono il sollievo di un attimo ma non colgono la radice del problema che attiene alla fase che é figlia dell'instabilità del nuovo ordine mondiale fondato sul Mercato che tutto può tranne che regolare gli squilibri sociali e ridurre i conflitti, anzi finisce per determinarli.

Nel caso Catalano è ancora possibile evitare lo scontro frontale se riemerge la politica come elemento regolatore dei conflitti anche all'interno degli stessi Stati, d'altronde un Referendum Unilaterale ottenuto attraverso una forzatura parlamentare che ha piegato qualsiasi opposizione e violato la Costituzione dello Stato Spagnolo non può essere il viatico per una futura nazione democratica, così come una risposta autoritaria di Madrid che si spinge ad annullare l'autonomia Catalana e ad incarcerare venti o duecento dirigenti del fronte indipendentista non sarà facilmente digeribile né in Catalogna né in Europa.

La stagione che stiamo vivendo in Europa costituita dalle Vie di uscita e delle rottura produce delle lesioni democratiche difficilmente ricomponibili e quel che é peggio delle situazioni transitorie di scarso beneficio come dimostra la travagliata vicenda della Brexit, il rigore dell'applicazione dei vincoli e degli Statuti senza flessibilità e del Federalismo Europeo senza fantasia e coesione politica mostra tutti i limiti dell'opera incompiuta e questo stato di incertezza e di immobilismo apre la strada all'avventurismo della disperazione che é la ricerca del protezionismo possibile all'interno delle proprie certezze identitarie. L'Europa deve saper riconoscere tutte le sue identità che sono il portato di una lunga Storia e con intelligenza anche gli antichi imperi, compreso quello Spagnolo dovrebbero saper raggiungere il miglior grado di compromesso.

Risolvere la questione Catalana significa sconfiggere i nemici dell'Europa che si annidano anche fra coloro che si dichiarano nostri migliori amici, ne uscirebbe più rafforzata la nostra unità politica e ne uscirebbero rafforzate le istituzioni democratiche parlamentari oggi lesionate dai tentativi di strappi autoritari." (pp. 37-40)


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