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lunedì 27 agosto 2018

su "Il partito della democrazia. Per una riflessione critico-storica sul Partito Socialista Italiano" di Paolo Bagnoli (Biblion Edizioni)



Ho letto il breve (una sessantina di pagine), ma denso di analisi e spunti di riflessione e discussione, libro di Paolo Bagnoli “Il partito della democrazia. Per una riflessione critico-storica sul Partito Socialista” (Biblion Edizioni) dopo aver ascoltato il podcast della conversazione con Laura Arconti e, ancor prima, mentre sistemavo in casa le solite e inutili chiacchiere sul caso Salvini e compagnia bella e intanto mi auguravo che il mondo di sinistra/progressista/laico non cadesse nuovamente nel trappolone di affidarsi anima e corpo alla soluzione giudiziaria, visto che veniamo da trent'anni e passa di una disgregazione e impoverimento culturale della sinistra e  leggere di Turati, Rosselli, Bonomi mi ha permesso di respirare e mi ha fatto sentire la mancanza oggigiorno di un dibattito con contenuti, vigore, passione e progettualità di questa caratura. Sarebbe ora di ricominciare da dove ci siamo persi (basti pensare alla Terza Via Blairiana), riannondando fili, temi, argomenti, parole aprendo nuovi sguardi sul presente, sul futuro e anche sul passato per costruire una progettualità rinnovata di sinistra ed è necessario per l'autore e per me (e forse per pochi altri) recuperare valori, parole e idee del socialismo, tradizionalmente il partito della democrazia, in Italia e non solo. L'augurio è che anche un libro come questo possa fare da trampolino di lancio per un futuro dove il socialismo smetta di essere percepito anche a sinistra com un insulto e perché no, che sia uno dei tasselli per la nascita di un nuovo partito/soggetto politico che sia incarnazione vera, ma sempre in movimento e rinnovamento, del socialismo.

Vi lascio tre spunti:

Il PSI non punta a uno stato classista e pur, non rinunciando, naturalmente, a quelle forme di libertà e di socialità che ritiene sue connotanti in quanto forza socialista e, per questo, riguardanti in primo luogo la classe, ne definisce la funzione non in termini di filosofia della storia, di fatalistico avvenire scientifico, bensì di concrete conquiste che, nell'allargare e creare la democrazia aprano gli spazi per l'affermazione del socialismo tramite un processo riformatore che, come si evince dal programma, si basa sulla qualificazione politica della democrazia.” (pp. 24-25)

Il socialismo, perciò, implica la vitalità di un pensiero socialista che, nel dialettizzarsi in posizione alternativa con lo sviluppo del capitalismo e con le forme che via via esso assume, si rinnova nella progettazione di un cambiamento democratico che non è mera innovazione, ma progressivo allargamento delle libertà attuato nella libertà quale processo di liberazione dell'umanità. Esso si realizza nell'affermazione della giustizia sociale. Il socialismo necessita di un dibattito ideologico continuo; il rintanarsi nel politicismo ne decreta l'estinzione.” (pag. 55)


La crisi che stiamo vivendo è dovuta anche alla perdita del senso e della pratica della solidarietà. Ciò ha avuto, e continua ad avere, ripercussioni pesanti sulla società moderna; la prima di queste è il disconoscimento dell'oggettività dei diritti sempre più sottoposti all'arbitrarietà di altri; la subordinazione sociale quale fattore ineludibile dei nostri tempi, cui consegue la naturalità delle più svariate forme di sfruttamento; l'accettazione supina e acritica del mondialismo, che, essendosi persa la solidarietà internazionale che era patrimonio identitario della sinistra, viene accettato digerendo, a prezzi sociali altissimi, l'evoluzione del capitalismo con le crisi che ne conseguono e il progressivo ulteriore impoverimento dei ceti più a rischio. Il capitalismo e la sua classe imprenditoriale, a tutti i livelli, persegue solo la cancellazione delle regole, di ogni regola sociale, spacciandola come fosse una ricetta per uscire da questa o da quella crisi.
Lo ripetiamo: rialzare la testa significa porre al centro della questione socialista il problema del lavoro, di una domanda che cresce in maniera diversificata dal passato, ponendosi su uno scenario che non è più nazionale, bensì mondiale, e che classifica le forme del lavoro in maniera diversa dal passato. Affrontare questo problema, per fare un esempio, significherebbe anche, tanto per rimanere in Italia, sganciare la questione delle pensioni dal cosiddetto tempo di vita che non è, come si vuol fare apparire, un concetto oggettivo di calcolo, ma solo l'incentivo alla destrutturazione in senso liberistico della produzione e, quindi, a una ulteriore spinta verso la destrutturazione dei diritti. Si tratta di problematiche oltremodo complesse, che ne racchiudono tante altre, tutte tra loro strettamente collegate. [...] Su tutto occorre, tuttavia, consapevolezza e senso della storia. Il socialismo ha avuto tante sconfitte, ma ha riportato anche tante vittorie. Ora, per rinascere, deve attrezzarsi a lanciare una nuova scommessa sulla storia, dal presente al futuro, consapevole che solo esso può umanizzare una realtà sempre più barbara nella libertà, nella democrazia, nella giustizia con la libertà, con la libertà, la democrazia e la giustizia, appunto." (pp. 60-61)



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