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domenica 19 agosto 2018

Intervista a Mauro Del Bue, direttore dell'Avanti!



Sono nato in una  famiglia di tradizione socialista e l'Avanti! era il giornale che leggeva il mio bisnonno durante il Fascismo e in questi miei ultimi mesi di mia rinascita personale, respiro, leggerezza sono tornato anche io a leggere l'Avanti!, anche se purtroppo solo online , mi si perdoni questa confessione, perché mi piacerebbe tanto averne tra le mani il cartaceo.

Ho preso anche la tessera del Partito Socialista e ne vado fiero come una sorta di abbraccio verso tutti i miei parenti che hanno dato la vita e il cuore per la libertà.

In questi tempi duri e volgari di un governo gialloverdenero e di un'opposizione ridicola, mi è venuta voglia di intervistare il direttore dell'Avanti!, Mauro Del Bue, già deputato del parlamento e membro della Segreteria Nazionale del Partito Socialista, ponendogli alcune domande sul Partito Socialista e su come sta oggi l'Italia.

Buongiorno, vorrei cominciare questa intervista chiedendole come stanno il Partito Socialista Italiano e l'Avanti!? Quali  sono le prospettive per il futuro? C'è vita nel Partito Socialista Italiano?

L’Avanti ha triplicato i suoi lettori e gode di ottima salute, anche perché in versione online i suoi costi sono vicini allo zero. Il Psi é una piccola comunità di resistenti. I socialisti sono gli unici che non hanno avuto eredi nella cosiddetta seconda Repubblica. Per questo manteniamo in vita, contrariamente a Dc e Pci, un’organizzazione autonoma.

La mia famiglia viene da una tradizione socialista ma negli ultimi anni  ho scoperto con grande tristezza che pochissimi conoscono la storia e il contributo  dato dal Partito Socialista all'Italia e anche quando si parla di Resistenza si tende a dimenticare il prezzo pagato dai Socialisti. Turati sembra un fantasma. Come uscire da questa  impasse? Le andrebbe spiegare a una persona che nulla sa del Partito Socialista qual è stato il ruolo di questo partito, dei suoi esponenti e delle sue idee all'interno della storia italiana?

Ho scritto diversi libri sulla storia socialista italiana. Turati definì il Psi il grande fiume da cui quasi tutto prese origine. Anche le sue derivazioni non proprio positive. Salvo il socialismo riformista e liberale, quello appunto di Turati al quale tutti diedero ragione in ritardo (sull’avvento del fascismo e sulla natura del comunismo). Salvo Rosselli e la sua idea che il socialismo o è liberale o é dispotico. Salvo Saragat e le sue ragioni storiche sul totalitarismo dell’Urss staliniano. Salvo Nenni, il Nenni autonomista che ruppe col Pci dopo i fatti d’Ungheria del 1956 e avviò la politica di centro sinistra che ha dato le migliori riforme all’Italia. E salvo anche Craxi che ha saputo rilanciare un Psi che pareva defunto nel 1976 e lo ha portato nel 1987, dopo la sua brillante presidenza del Consiglio, durante la quale vennero sconfitti terrorismo e inflazione, al suo massimo storico nel dopoguerra con le elezioni del 1987.

Passo a una domanda provocatoria. Dire “Sei di sinistra!” ” è diventato quasi un insulto, un qualcosa di squalificante. Come se chi è di sinistra sia ormai percepito come qualcosa  di repellente, di lontano dalle persone comuni, appartenente alla Casta. Ancora più quando si parla di riformismo che viene visto come qualcosa di contiguo alla finanza, ai capitalisti, ai salotti buoni. Non è che pero' negli ultimi venti, trent'anni il riformismo, la sinistra, le idee socialiste si siano piegate eccessivamente al liberismo, al capitalismo e che abbiano accettato come un dato di fatto la situazione attuale accettando le briciole distribuite dal sistema, in un gioco sempre più al ribasso che nulla ha a che vedere col socialismo e il riformismo?

Il riformismo non é la sinistra. Storicamente anzi ne ha rappresentato la parte minoritaria. Lo stesso Psi ha avuto il coraggio di definirsi riformista solo col congresso di Palermo del 1981. Il riformismo é capacità di intervenire sul capitalismo con cambiamenti che spostino poteri a vantaggio delle classi lavoratrici e delle persone più disagiate. Oggi, ad esempio, un riformismo moderno dovrebbe avere l’obiettivo di affrontare la questione giovanile. I giovani sono diventati la classe più sfruttata.

Lo stato comatoso in cui versa la sinistra in questi anni è sotto gli occhi di tutti. Frammentata: Socialisti, Partito Democratico, Potere al Popolo, Sinistra Italiana, Possibile e tanto altro. È davvero impossibile pensare di creare un grande partito che riunisca in una maniera definitiva tutte queste esperienze? E quali dovrebbero essere secondo lei i temi che dovrebbero unire un grande progretto di sinistra? Davvero in Italia l'unico orizzonte è il classico schema del Centro Sinistra? Quando si smetterà di scimmiottare la Destra?

Se il Pd volesse recare un utile contributo a rianimare l’opposizione al governo giallo verde dovrebbe andare oltre se stesso. Direi che la fase propulsiva del Pd si é definitivamente esaurita. Occorre un soggetto nuovo, che ponga al suo centro il lavoro e lo sviluppo, ma anche la competenza, di fronte a un governo di pressapochisti che rischia di fare molto male all’Italia. Adesso godono di un largo consenso che può sfarinarsi in un mese. Certo la mancanza di un’opposizione, divisa tra chi vuole recuperare i Cinque stelle e chi vuole recuperare la Lega, non aiuta.

Arriviamo all'oggi: quale giudizio dà del nuovo governo Conte/DiMaio/Salvini? Lei pensa che la sinistra avrebbe dovuto fare da sponda al Movimento 5 Stelle oppure la pensa come me, che in realtà Lega e 5Stelle fossero spiritualmente e concretamente alleati da tanto tempo? 

Io sono stanco di questa idea delle costole della sinistra. D’Alema definì la Lega “costola della sinistra”. Oggi in tanti nel Pd rimpiangono di non aver stretto l’alleanza di governo coi Cinque stelle. Personalmente ritengo costoro un pericolo per la democrazia e per il progresso dell’Italia. La sinistra con le costole e senza corpo non può avere futuro.

Sempre rimanendo all'oggi, la tragedia di Genova pone un dubbio colossale su questo Paese sul tema delle infrastrutture, delle competenze, dell'organizzazione generale dello Stato. Come uscirne? È ancora possibile trovare un equilibrio virtuoso fra pubblico e privato? E quanto e dove si dovrebbe costruire? Girando per il Nord Italia da cui provengo si tocca con mano un territorio martoriato, violato anche negli ultimi anni da strade, bretelle e tangenziali onestamente inutili. Come se non ci sia uno straccio di idea che preservi il bene pubblico, il territorio e che invece tutto sia votato alla retorica di una crescita che oltre che non portare ricchezza distrugge il territorio e peggiora le condizioni di vita dei cittadini.

La politica delle privatizzazioni fu la conseguenza di Mani pulite. Entrambi furono il colpo di mortaio alla classe politica e all’industria di Stato. Non so se adesso siamo in condizione di tornare alla nazionalizzazione delle autostrade. Credo che occorra quanto meno un sistema diverso di controlli. Ma i Cinque stelle non la sfangano offrendo la testa di Autostrade. Occorre un vasto piano di opere pubbliche e questi continuano a dire no alla Torino-Lione, dopo aver detto no alla Gronda di Genova. Solo dopo il crollo del ponte Morandi e i 43 morti pare abbiano cambiato idea. E a non considerare la paventata tragedia “una favoletta”.

La sensazione è quella di un Paese alla deriva sotto tutti i punti di vista, che cova rabbia, razzismo e incompetenze, che non ha la minima idea di un orizzonte verso cui tendere, che rincorre il giustizialismo e l'oscurantismo antiscientifico. Lei che idea si è fatto? Fino a quando gli anticorpi resisteranno?

Questo non lo so. Ci sarebbe bisogno di una seconda rivoluzione illuministica. Vedo anch’io prevalere, penso alla penosa storia dei vaccini, ma anche all’opposizione alle grandi opere, una cultura antiscientifica, superstiziosa, di stampo medievale e bucolico, che porterà l’Italia sempre più lontana dai paesi più progrediti. La gravità della situazione non é chiara a tutti. Anzi i più la ignorano. Se ne accorgeranno come tanti San Tommaso.

Lei è un giornalista. Discutendo con la mia compagna ci siamo detti che negli ultimi mesi la televisione,i giornali i social hanno avuto un grande ruolo nel preparare, coltivare, fomentare  un clima che ha favorito l'arrivo di gentaglia come questa al governo. Fake News, campagne d'odio, trasmissioni piene di rabbia, talkshow imbarazzanti. Che giudizio dà del mondo del giornalismo attuale?

A mio avviso, l’ho scritto più volte, il ruolo dell’informazione é stato determinante. Un’informazione di tipo scandalistico che punta tutto sulla denuncia, che accarezza i peggiori istinti, l’uso dei social che valorizza chi la spara grossa, chi urla e chi offende e penalizza chi ragiona, é stato distruttivo. I talk show, Travaglio ogni sera in Tv e i vari Balpietro e Giordano, hanno preparato la vittoria della cosiddetta antipolitica.


Chiudo questa intervista con due domande. 

La prima: come ridare slancio all'Internazionalismo in un momento in cui ci si torna a rinchiudersi e a erigere confini? Ha ancora senso l'Internazionalismo? Io sono felice di essere cresciuto nell'epoca di Schengen, quella delle frontiere aperte, con tutte le contraddizioni che ci possono essere.

La globalizzazione, il commercio libero, l’abolizione delle barriere in Europa ha determinato, per reazione, la più sconclusionata delle utopie. E cioé il sovranismo. Il sovranismo non può avere una sua internazionale perché si basa su interessi che confliggono con quelli degli altri. Il sovranismo di Salvini é simile a quello di Orban ma i due entrano in conflitto sul tema delle quote dei migranti. Perché ognuno pensa solo a sè.

La seconda domanda riguarda i libri. Su questo blog si parla molto di libri. Le andrebbe di consigliare tre libri per questa stagione difficile che si spera, anche se lo dubito, finisca il prima possibile?

Quello di Jurgen Todenhoeffer “Dentro l’Isis”, l’unico giornalista che sia entrato nello stato islamico, e ne ha catturato obiettivi e tendenze. Poi riprenderei in mano, come ho fatto io, il libro di Ignazio Silone “Il fascismo. Origini e sviluppo”, recentemente ripubblicato dalla Fondazione Silone. Questo anche per reagire alle falsità di alcuni storici contemporanei sul grande scrittore socialists. E infine, visto che a settembre uscirà il mio nuovo libro che ho voluto intitolare L’Unità (visto che Renzi aveva scritto Avanti) e che narra la storia delle divisioni della sinistra italiana dal 1892 ad oggi, consiglierei anche questo, anche se il mio consiglio può essere giudicato interessato.


Andrea Consonni, Lugano, 19 luglio 2018

2 commenti:

  1. mi fa piacere che l'antico giornale sia tornato in mani socialiste.
    ricordo che pochi anni fa era stato acquistato da Lavitola per loschi affari con Berlusconi e Panama.
    massimolegnani

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    1. Adesso è solo, purtroppo, solo online. Per me pubblica bei contributi anche se graficamente è un po' dispersivo ma lo preferisco ai classici formati dei siti dei maggiori quotidiani

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