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sabato 14 luglio 2018

Qualcosina su "La guerra dei Murazzi" (Marsilio Editori)



"Una cosa che mi ricordo bene delle settimane successive è che facevo sempre lo stesso sogno, un sogno in cui io ero da qualche parte - il luogo cambiava - ma alla fine arrivavano delle persone, mi inseguivano e mi catturavano. Non sapevo mai se dopo che mi avevano catturato mi facevano del male o mi violentavano, non arrivavo mai a quel punto, mi svegliavo prima." (pag. 53)


Quando penso a Enrico Remmert io ritorno ai miei 18 anni e al pomeriggio che  lessi tutto d'un fiato il suo esordio "Rossenotti" (Marsilio Editori). Ero quando cercavo una voce italiana che raccontasse dei miei giorni, delle mie ansie, delle città che conoscevo. Lo lessi per puro caso e non ricordo nemmeno più chi me lo prestò perché è sempre stato uno di quei libri che avrei voluto acquistare e  poi non l'ho mai fatto per anni, forse anche per non uscire deluso da una rilettura o forse per non sentirmi ancora più vecchio di come già non mi sento tutti i giorni, ma poi l'ho acquistato, usato a una bancarella e l'ho letto in maniera più adulta e scoprendo passaggi che mi ero completamente dimenticato e ho continuato a leggere i libri di Enrico Remmert, anche quelli con Luca Ragagnin (molto bello "Elogio della sbronza consapevole"), senza mai riuscire a capire come non riesca a ottenere il giusto riconoscimento.

Che poi a cosa serva il riconoscimento non l'ho mai capito....ma lasciamo stare.

Leggere i suoi libri significa sempre tornare a belle storie scritte in maniera perfetta dallo stile dotato di una pulizia rara, apparentemente semplice ma provate voi a scrivere così, ed è anche per questo che non ho avuto dubbi ad acquistare "La guerra dei Murazzi" (Marsilio Editori), la sua ultima prova che contiene quattro novelle, due lunghe e due brevi.

Devo confessare che a me già la parola Murazzi mi fa venire i brividi perché sul Po ci sono stato a diciannove anni, arrivavo da un paesino di quattromila abitanti e mi ritrovai praticamente senza parole. Non so nemmeno come feci a tornare a casa e nemmeno ricordo con chi ci andai e perché ci andai. Forse una ragazza con i capelli lunghissimi e neri. Forse una bionda, non lo so. Per tre giorni rimasi con lo stomaco ribaltato e le mani che mi si muovevano da sole. Poi ci sono tornato qualche anno fa e ho trovato tutto chiuso, sbarrato, la desolazione. Dicono che stiano rinascendo i Murazzi ma è da una vita che non torno a Torino e non so nemmeno se riuscirei a stare in mezzo a così tante persone come quelle che incontrai quella sera.

Tutti e quattro i racconti sono scritti in prima persona e ruotano, con diverse variazioni e sfumature, intorno al tema dello spaesamento e dell'ossessione, di un qualcosa che finisce (un ideale, un amore, una vita, uno spezzone di vita), di fughe, di speranze tramortite, d'immigrazione e razzismo e di percezione dell'immigrazione, di amori ed evaporazioni, del non sapere che posto abbiamo nel mondo e cosa sia questo mondo che ci circonda e dove ci è stato imposto di vivere.

Nel primo che dà il titolo alla raccolta la voce narrante, fisicamente percepibile, è quella di una giovane cameriera dei Murazzi e fa vivere al lettore l'atmosfera magica di quegli anni, le risse fra clienti e spacciatori e immigrati e hooligans inglesi, le serate alcoliche, i buttafuori, le morti, le ferite, le chiacchierate e gli scazzi con una coinquilina che ti accusa di razzismo, l'amore per un albanese arrivato in Italia nel '91 con uno di quei barconi stracarichi di uomini e donne e bambini in cerca di libertà e cibo e che si è rifatto una vita e Remmert riesce a dar voce e carne all'incontro/scontro fra residenti e immigrati, così attuale in questi giorni, e alla fine di questo mondo, alla conclusione di una storia d'amore, solitudine e riscatto.
Il secondo racconto "Otto progetti per la costruzione di una nuvola" è invece ambientato nel lido di Venezia durante i Mondiali di Calcio del 2002 ed forse anche il racconto meno convincente dei quattro seppur rie a restituire la magia degli strani incontri, in questo caso fra un italiano e un parrucchiere artista giapponese che sembra prevedere il futuro.
Il terzo invece "Havana 3 a.m." è ambientato a Cuba nel 1994 con tre ragazzi italiani che sbarcano nell'isola caraibica per scoprire le possibilità di investimento nel settore turistico e si fa narrazione picaresca commovente, generazionale e appassionante delle contraddizioni del regime castrista, restituendo però tutta la magia, i colori della vita cubana e i brividi degli incontri fra ragazzi e dell'amore che può sbocciare imprevisto.
E poi l'ultimo, "Baal", un racconto toccante con un ragazzo in fuga che finisce a lavorare in un allevamento di pittbull (atmosfera simile a quella del romanzo "Hool") e che mi ha fatto respirare tutta la voglia di scomparire di questo giovane, di rifarsi una vita ma in un contesto di degrado, di violenza latente, di scontri clandestini, di serbi disposti a morire per dei cani e di un cane feroce e assassino che si chiama Baal, che vuole bene solo al suo padre e che è fra di noi.

"La guerra dei Murazzi" è una lettura che scorre via appassionante. Commuove e diverte. Colpisce al cuore con quella semplicità che hanno solo i bravi scrittori.

Da Remmert mi aspetto adesso un romanzo di quelli memorabili, ma davvero memorabili.



Andrea Consonni, 14 luglio 2018, W la Rivoluzione Francese

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