Archivio blog

lunedì 30 luglio 2018

"Le lambeau", Philippe Lançon (Gallimard)


Come sa bene chi passa da tempo da queste parti, il vigliacco attentato ai danni di Charlie Hebdo mi sconvolse e ha lasciato dentro di me una ferita profonda che continua a piangere e sanguinare. Tanto dolore, senso di inadeguatezza a mille ma anche rabbia e voglia di non scomparire, di non darsi per vinti. 

Considero Charlie Hebdo, letto nel mio timidissimo francese, un faro, un amico, un insegnante, una nave di libertà. Tutti si dicevano Charlie in quei giorni e poi via coi distinguo, anche legittimi (per non dire chi è saltato, per motivi puramente politici, sul carro da vigliacco e sfruttatore della tragedia) e che hanno rimesso un po' di chiarezza in giro, così almeno ognuno se ne è andato per la propria strada. 

Nello scorso aprile in Francia è uscito per Gallimard "Le lambeau", scritto da Philippe Lançon che è sopravvissuto miracolosamente a quel vile attentato e che racconta di un passaggio da una vita all'altra, da una condizione all'altra. Un libro catartico, hanno scritto. Io non potrò mai scrivere due righe su questo libro perché mi viene già il magone al pensiero che fra pochi giorni arriverà fra le mie mani ms su La domenica del Sole 24 ore è uscito un articolo di Filippo D'Angelo: "RIVIVERE DOPO «CHARLIE HEBDO»"che vi consiglio di leggere. Nelle ultime righe dell'articolo si parla anche di uno degli autori e intellettuali contemporanei che stimo maggiormente e al quale ho avuto l'onore di stringere la mano tanti anni fa a Locarno: Michel Houellebecq. 
Avevo perso gran parte della voglia di scrivere nel periodo pre-attentato e il buono che mi porto dietro di questa tragedia è di avermi restituito il coraggio di continuare a scrivere quel romanzo che sto terminando in questi giorni. 
Sto scrivendo anche per loro, per le vittime e i feriti (della redazione e i poliziotti) e per Michel, perché tutti loro mi hanno dato tanto ma tanto davvero in questi anni. 



Nessun commento:

Posta un commento