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lunedì 21 maggio 2018

Lars Von Trier; A margine di "Abbasso i tolleranti"; Four Great Points; libri; leggerezza web/Lucille/Neegan


-bentornato Lars e speriamo di riuscirti a vedere presto-

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Leggendo "Abbasso i tolleranti. Manuale di resistenza allo sfascismo" di Claudio Cerasa (Rizzoli) ho pensato al fratello di mia madre, Ezio. A lui penso e di lui ho spesso scritto su questo blog e su quello vecchio. Era un filibustiere, cattolico praticante, berlusconiano, milanista, trombettista, melomane, innamorato del Fascismo durante cui era nato e cresciuto, portiere di grandi speranze, venditore di caramelle, squattrinato cronico, zoppo fin da giovane, ex tisico, viso da divo anni '50, curioso di tutto e l'uomo che mi ha insegnato a discutere, continuamente. Mi criticava continuamente ma lo faceva con garbo, ruvida gentilezza, ascolto continuo e inviti a non crollare, a non cadere nel mio pessimismo cosmico, a non guardare solo il lato negativo dell'esistenza. Lui che dalla vita aveva raccolto poco, che pronto a partire per l'Argentina aveva quasi perso una gamba e addio sogni di gloria e di soldi per aiutare sua madre e la mia madre, tredici anni piu' piccola di lui.
Scrivo di mio zio perché in questo libro di Cerasa ci sono molti punti che non mi convincono perché non ho una grande fiducia nella tecnologia, negli OGM, nel futuro, nel compromesso ma Cerasa invita a fermarsi a considerare il presente e il futuro con occhi che non cadano nella demagogia, nel complottismo, nello "sfascismo", nel guardare solo il lato negativo del mondo. A considerare con criticità non solo negativi termini come gerarchia, merito, scuola, politica, giornalismo. Sono delle punture di spillo scritte da un bravissimo giornalista che mi ha commosso quando si dedica al concetto di fallimento ed è li' che ho pensato con intensità a mio zio quando, dopo aver mollato l'università, rimasto senza soldi e disprezzato dalla mia famiglia, cominciai a lavorare in Cooperativa e gli dissi che mi sentivo un fallito totale e lui mi rispose perentorio che invece da quel fallimento avrebbero potuto nascere delle nuove opportunità e nuove strade.
Quando lo guardai aveva gli occhi gonfi di lacrime come me e in quel momento lo mandai a fanculo e me ne andai.
Ma aveva perfettamente ragione.
E fu l'unico in tutti quegli anni che precedettero la sua morte a non smettere mai di darmi fiducia, coraggio e a incitarmi a sognare un futuro diverso.

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Ovviamente vivendo di contraddizioni, il buon della parte sopra viene stemperato dalla rabbia che ho provato ieri pomeriggio. Era stata una giornata tranquilla, tantissimo lavoro ma alla fine ero tornato a casa  verso le due e anche se tardi avevo cucinato un risotto allo zafferano, c'era il Giro in tv, poi ho scoperto che il mio numero di telefono era stato dato, con moltissima leggerezza e senza chiedermi nulla, a una persona del mio paese che non sentivo da una vita. Una bravissima persona ma della quale non me ne frega piu' un cazzo. Tutto nella classica modalità da social/internet: Ho visto Andrea, guardate gli ho fatto una foto, ecco qui e bla bla bla bla bla.
In quell'istante ho sognato di avere fra le mani la mazza avvolta nel filo spinato di Neegan di The Walking Dead e che si chiama Lucille.
Ancora adesso, mentre sto scrivendo, al pensiero di Lucille sento scorrermi dentro alle mani tanta energia positiva e rilassante e conciliante col futuro.
L'importante è che la gente non mi rompa i coglioni.

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Un disco bellissimo e ne hanno scritto vent'anni dopo qui.

E cosa dire di questo:




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Libri che leggero' fra non molto:


-qui-




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