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giovedì 19 aprile 2018

Jean-Claude Michéa, leggere, Alexis Escudero

Leggere libri, almeno per me, non significa sempre sentirsi confortati o scortati lungo strade già esplorate o già ipotizzate o convinzioni da supportare ma piuttosto fermarsi all'improvviso e rimanere inermi.
Lasciarsi prendere e farsi portare indietro, avanti, giu', su, come in un naufragio o ritiro estatico nel deserto. 
Farsi cambiare pelle o perdere i denti da latte e riacquistarli a ogni lettura.
Farsi accarezzare e sospirare.
Costringersi al silenzio.
Mi è successo con intensità qualche volta.
Per esempio quando lessi, tanto per fare qualche piccolo esempio, Roth o Houellebecq o Hubert Selby Jr.
In quei giorni rimasi in silenzio anche se poi mi ritrovai circondato da tanta gente.
Non me la sentivo di parlare.
E non parlai.
Stavo pensando a quei romanzi e a me stesso.
Ai tanti dubbi che mi avevano scosso l'anima.
Personali, estetici, filosofici, materiali, intellettuali, familiari.
Era come se vivessi dentro a quelle pagine e alle loro emanazioni in carne e ossa. 
Ricordo ancora che quando conclusi la lettura di Ultima uscita per Brooklyn ne parlai la notte stessa con mia sorella che stava studiando dei papiri.
Lei mi chiese perché ero cosi' irrequieto e distante quella sera e le raccontai di quello splendido romanzo e poi divagammo senza sosta andando a finire su Johnny Testosterone e quanto la feci ridere parlando di lui e delle sue esperienze.
Io e lei non andiamo d'accordo quasi mai perché siamo molto molto molto simili e ci sono voluti anni perché io e lei accettassimo questo dato di fatto ma quella sera ridemmo tutti e due a crepapelle e la feci ridere tantissimo raccontandole ldei personaggi del romanzo e lei mi chiedeva Ma come li costruisce questi personaggi? Sono reali, veri, finti? Spiegati meglio coglione. E lo stile? Che cazzo di stile ha questo scrittore? E intanto che le spiegavo io e lei ci interrogavamo a vicenda e lei mi raccontava di quel mondo antico che stava studiando e dei ragazzi che conosceva e dell'ambiente di sinistra universitario che detestava e la notte passava e intanto ridevamo perché ritornavamo a Johnny Testosterone e al suo cazzo gonfio sopra la sella del Cinquantino modificato con tanto ma tanto gas di scarico e alla voglia che aveva di scoparsi tutte le ragazze del paese e della provincia. 
In sottofondo sentivo mia madre che se la rideva pure lei ascoltando i nostri discorsi.
Mia sorella sottovoce che la prendeva per il culo.
Mio padre che fumava una sigaretta dietro l'altra.

Per me la lettura ha un dato fisico e esperienziale assoluto che la stragrande maggioranza delle recensioni non mi trasmetteranno mai.
Le recensione ormai non mi dicono piu' nulla.
Non ne sento il bisogno.
Non le leggo e basta.

Ne scrivero' qualcuna nei prossimi giorni, forse, ma per motivi privati e nient'altro. 
Ma non saranno recensioni ma semplici appunti, sfoghi, spunti.
Non me ne frega assolutamente nulla di pensare a giornali, siti, contratti, amicizie, opportunità di lavoro, carriere.....
Se penso al lavoro penso a un orto, a una barca, agli animali, a una fabbrica.
Se voglio parlare preferisco farlo con un mio cazzo di collega che fra pochi giorni va a scopare in Thailandia e col quale condivido quasi niente ma che mi restituisce piu' vita lui di tutti i presunti recensori/artisti/politici/giornalisti.

E ho scritto tutte queste righe perché quando ho letto questo libro, io mi sono dovuto fermare e rileggere e poi fermarmi e poi pensarci sopra mentre lavoravo e sabato punzecchiero' mio padre:


e poi ho pensato a quest'altro splendido libro citato da Michéa...cercatelo...leggetelo...uno dei libri piu' preziosi, coraggiosi e delicati usciti negli ultimi anni:

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