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venerdì 27 aprile 2018

Un pomeriggio qualunque; Maravigliosamente; Politica italiana; Anna von Hausswolff

Guardo fuori dalla finestra spiando attraverso le nuvole di pioggia.
Ho le mani e la schiena rotte.
Un mal di testa che va e viene da giorni.
In cielo aerei diretti a Est e a Ovest e un Piper che sta per atterrare nell'aeroporto dietro le colline.
Col binocolo della Wehrmacht, un regalo che mio nonno ricevette durante la guerra da un ufficiale tedesco e che restituiro' presto a mio padre, cerco di afferrare volti e oblo' ma finisco su casalinghe che cucinano e bambini che piangono. Su bellissime madri slave seminude che spingono passeggini con dentro tutti i loro figli e altri in divenire nelle loro pance gonfie e altri ancora che si rincorrono sul marciapiede. Su un pensionato in bretelle e divisa del Portogallo che fa cagare e pisciare il suo Jack Russell sulle ruote di una Citroen.
Aspetto il caffè e rileggo alcune pagine di questo libro che commentero' a breve, intervistando anche l'autrice. Mi limito solo a dire che questi "pezzi d'autore" dedicati a autori/libri sono esattamente un modo per innamorarsi della letteratura e della vita e qui un evento con la sorella Silvia:


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Domani mi aspetta una giornata tiratissima che spero passi in fretta.
Poi domenica un'altra ancora.
Poi lunedi' anche.
Il 1 maggio sono a casa e restero' in casa.
Poi si ricomincia a lavorare.

Fra i desiderata:


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Preferisco sporcarmi le mani col sangue mestruale delle spettatrici del cinema piuttosto che interessarmi alle consultazioni.
Ho smesso di comprare i giornali.
Tengo la tv spenta. 
Di Salvini, Di Maio, Travaglio, Renzi, Martina, Berlusconi, Meloni non so davvero che farmene. 

mercoledì 25 aprile 2018

Matalo!, Scemocrazia, Chiara Lev Mazzetti, Natsuo Kirino, bul


Non sono mai stato un grande amante dello spaghetti-western ma Matalo! è splendido e violentissimo e ho scoperto sfogliando un giornale che lo stanno per dare in tv.

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Un'amica che sa che non amo i regali e che me li fa soltanto per farmi incazzare e litigare mi scrive che per il mio prossimo compleanno mi regalerà questo libro perché magari un cretino/deficiente/fighetto/snob/malato di mente come me potrebbe trovarsi in una delle descrizioni di Massimiliano Parente.

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Quanto mi piacerebbe sedermi a un tavolo o su una panchina, in Giappone, e discutere con Natsuo Kirino. Chiederle dei suoi romanzi, rivolgerle alcune domande sullo stile, su come si sente a raccontare ogni volta l'oscurità. Parlarne e poi salutarsi. Senza registrare, documentare, raccontare quell'incontro. Incontrarsi e basta.

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Mi capita di incontrare i testimoni di geova, i preti, le monache, i rabbini, le suore, i mormoni, i pentecostali, i predicatori islamici e poi tutto il resto con addosso tonache e divise d'ordinanza, libri in mano da farti leggere, scie chimiche in testa. 
Scambiarci quattro chiacchiere. 
Farsi afferrare.
Concedergli istanti.
Farsi ricattare.
E permettere loro di sottrarmi del tempo coi loro fiati e sguardi pestilenziali.
Poi ci sono altri giorni o dopo un giorno come ieri sera che ascolto le chiacchiere di un mentecatto di prete giovanissimo che racconta le solite stronzate a una tipa in carrozzina che mi piacerebbe avere un bulldozer per abbattere tutte le chiese, sinagoghe, moschee, templi che incontro sulla strada o dovunque mi capitasse di trovarmi.
Piallarli. 
Farli sparire con delle belle cariche di dinamite.
Far sparire le macerie e lasciare al loro posto delle buche. 
E dentro alle buche buttarci l'immondizia. 
E poi interrare tutto e farci delle colline gassose.
E poi sopra portarci a pisciare i cani.


martedì 24 aprile 2018

Mari Yamazaki, PiL, Wrekmeister Harmonies, Michele Serra, Sara Baume, Bobo Craxi, M¥SS KETA


Apro e leggo questo manga  dopo essere tornato dal lavoro riuscendo a cancellare, almeno per un po', tutta la sporcizia lavorativa e le discussioni relative con una collega che non capisce un cazzo e mai capirà qualcosa nella sua vita.
Riassaporo la bellezza del punk e l'ebbrezza della giovinezza. 
Ormai quando mi alzo per andare al lavoro ho sempre l'ansia e quando timbro ed esco da quella cazzo di porta mi merda mi sento sfinito mentalmente.
Ci sono giorni che quando vedo il fiume in piena mi viene voglia di buttarmici dentro e farla finita.
Perché l'inutilità dell'esistenza mi toglie il fiato.
Per fortuna sono a riposo per questi due giorni, in attesa di altri sei giorni di lavoro di fila particolarmente stressanti e faticosi.
Vivo i riposi come una specie di pausa fra un round e l'altro.
Mi guardo allo specchio e non vedo niente.
Fuori fa caldo e sono bellissime giornate ma preferisco rimanere per i cazzi miei, dentro casa a leggere, ritagliare articoli dai giornali, a sforzarmi di trovare una soluzione per salvare la nostra pianta di avocado, a consultare annunci di cani e pappagalli, a sorridere con la mia compagna, ad ascoltare musica.
In attesa del niente.

Fin dal titolo di questo libro si capisce di quale musica si sta parlando...e questi due dischi sono fantastici:



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-fra non molto lo leggero', sperando di tornare presto a Barcellona-

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Della polemica su Michele Serra non me ne frega niente.
Proprio zero.
Dei favorevoli e dei contrari.
Dei classisti e degli anticlassisti.
Mio padre mi ha fatto una testa che mi sono quasi addormentato mentre mi parlava di questo e di quello...
Io sono fermo col cuore a questo scritto che reca in sé una frase che mi ha sempre trovato vicino e che mi ha scaldato il cuore:

"L’unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine."

poi magari alla scuola di Marion ci andrei.............:


venerdì 20 aprile 2018

Ourednik, tecnologia/lavorogratuito/biblioteche, Slow Riot for New Zerø Kanada


Se volete godere dei limiti e infiniti universi del romanzo/scrittura cercate i libri di Ourednik.

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Sono una persona scontrosa, solitaria, depressa, irosa, vigliacca, piena di difetti, che tende sempre a stare in disparte e che ama poche cose. Una di queste la amo fin da ragazzino. Ed è un atteggiamento mentale, uno stile di vita, una propensione. Faccio quasi fatica a scriverne. Per semplificare potrei dire che quando smetto di lavorare o svolgere le mie cose io vorrei tirare il fiato, non fare piu' un cazzo, riposarmi, rilassarmi. 
Non lavorare.
E invece adesso è diventato quasi impossibile. 
Se fai la spesa, devi usare la cassa automatica (nel supermercato dove vado abitualmente ormai si applica la strategia di lasciare una o due casse aperte con code chilometriche per dirottare tutto alle casse automatiche...per poi finire come me a intasare tutto perché non mi va di correre ...e irritando soprattutto quelle facce di merda degli studenti e studentesse alternativi del cazzo della vicina scuola d'arte)...
Se vai al cinema devi usare la cassa automatica...
Se devi fare un biglietto ferroviario/aereo/bus sei costretto a metterti a cliccare, studiare lo schermo e darti da fare...
Per non parlare di molti locali dove farsi servire é diventato un optional e c'é persino un cazzo di locale a Milano (e quanti ne esisteranno...) dove son stato con mia sorella con un dispositivo per ordinare e un trillo per il panino pronto...e fanculo davvero...che devo pure portar via il vassoio...dedicarmi alla raccolta differenziata...e quando mi capita di mangiare qualcosa in un centro commerciale sul confine io lascio tutto sul tavolo e fanculo davvero...
Anche scrivere questo post è lavoro gratuito...

Devi sempre lavorare.
Anche se non lavori.

Ma mi si é spezzato il cuore quando sono entrato in una biblioteca e arrivato al bancone col mio carico di libri la giovane bibliotecaria  mi  ha chiesto:
-Libri scaduti?
-No.
-Allora venga con me.
E pensavo che mi avrebbe portato in uno stanzino buio...e invece mi ha sbattuto davanti a una postazione computer con lo scanner per la registrazione dei prestiti e mi ha invitato a ripetere le stesse azioni che compio davanti a una qualsiasi cassa automatica di un supermercato.
L'ho guardata tristissimo e lei mi ha sorriso con la classica faccia da cazzo dell'innamorata dei cambiamenti, della tecnologia, dell'aiutiamoci, del prendersi responsabilità, dei corsi universitari di sto cazzo e darsi da fare per il benessere comune....
-Cosi' almeno puoi fare tu, tutto da solo, con la massima libertà...senza stare ad aspettare....muoverti liberamente...
-Ma sai che io preferirei che lo facessi tu? La biblioteca è vuota. E a parte che non sono una macchina, non sono nemmeno pagato per farlo....e di quale libertà stiamo parlando...e anche se sei pagata un cazzo non me ne frega una minchia...sei tu la bibliotecaria, non io...che cazzo di roba è...? Spiegami l'utilità...e poi parlare di utilità anche in biblioteca Dio cazzo di merda...
Devo aver alzato la voce e allora mi ha guardato come una merda, ha preso lo scanner e ha registrato lei i libri.
Una volta fuori ho provato a immaginare cosa diverranno un giorno anche le biblioteche.
E non ho immaginato niente di bello.
Di sicuro la prossima volta che qualcuno mi chiederà di fare una roba del genere gli sbattero' in testa i libri e fanculo agli scanner.
Che si tratti di una donna, un cavallo, un uomo, un disabile, un precario, un migrante o un bambino glieli sbattero' in testa e basta....
Ne ho pieni i coglioni davvero.

In cuffia da sempre:


giovedì 19 aprile 2018

Jean-Claude Michéa, leggere, Alexis Escudero

Leggere libri, almeno per me, non significa sempre sentirsi confortati o scortati lungo strade già esplorate o già ipotizzate o convinzioni da supportare ma piuttosto fermarsi all'improvviso e rimanere inermi.
Lasciarsi prendere e farsi portare indietro, avanti, giu', su, come in un naufragio o ritiro estatico nel deserto. 
Farsi cambiare pelle o perdere i denti da latte e riacquistarli a ogni lettura.
Farsi accarezzare e sospirare.
Costringersi al silenzio.
Mi è successo con intensità qualche volta.
Per esempio quando lessi, tanto per fare qualche piccolo esempio, Roth o Houellebecq o Hubert Selby Jr.
In quei giorni rimasi in silenzio anche se poi mi ritrovai circondato da tanta gente.
Non me la sentivo di parlare.
E non parlai.
Stavo pensando a quei romanzi e a me stesso.
Ai tanti dubbi che mi avevano scosso l'anima.
Personali, estetici, filosofici, materiali, intellettuali, familiari.
Era come se vivessi dentro a quelle pagine e alle loro emanazioni in carne e ossa. 
Ricordo ancora che quando conclusi la lettura di Ultima uscita per Brooklyn ne parlai la notte stessa con mia sorella che stava studiando dei papiri.
Lei mi chiese perché ero cosi' irrequieto e distante quella sera e le raccontai di quello splendido romanzo e poi divagammo senza sosta andando a finire su Johnny Testosterone e quanto la feci ridere parlando di lui e delle sue esperienze.
Io e lei non andiamo d'accordo quasi mai perché siamo molto molto molto simili e ci sono voluti anni perché io e lei accettassimo questo dato di fatto ma quella sera ridemmo tutti e due a crepapelle e la feci ridere tantissimo raccontandole ldei personaggi del romanzo e lei mi chiedeva Ma come li costruisce questi personaggi? Sono reali, veri, finti? Spiegati meglio coglione. E lo stile? Che cazzo di stile ha questo scrittore? E intanto che le spiegavo io e lei ci interrogavamo a vicenda e lei mi raccontava di quel mondo antico che stava studiando e dei ragazzi che conosceva e dell'ambiente di sinistra universitario che detestava e la notte passava e intanto ridevamo perché ritornavamo a Johnny Testosterone e al suo cazzo gonfio sopra la sella del Cinquantino modificato con tanto ma tanto gas di scarico e alla voglia che aveva di scoparsi tutte le ragazze del paese e della provincia. 
In sottofondo sentivo mia madre che se la rideva pure lei ascoltando i nostri discorsi.
Mia sorella sottovoce che la prendeva per il culo.
Mio padre che fumava una sigaretta dietro l'altra.

Per me la lettura ha un dato fisico e esperienziale assoluto che la stragrande maggioranza delle recensioni non mi trasmetteranno mai.
Le recensione ormai non mi dicono piu' nulla.
Non ne sento il bisogno.
Non le leggo e basta.

Ne scrivero' qualcuna nei prossimi giorni, forse, ma per motivi privati e nient'altro. 
Ma non saranno recensioni ma semplici appunti, sfoghi, spunti.
Non me ne frega assolutamente nulla di pensare a giornali, siti, contratti, amicizie, opportunità di lavoro, carriere.....
Se penso al lavoro penso a un orto, a una barca, agli animali, a una fabbrica.
Se voglio parlare preferisco farlo con un mio cazzo di collega che fra pochi giorni va a scopare in Thailandia e col quale condivido quasi niente ma che mi restituisce piu' vita lui di tutti i presunti recensori/artisti/politici/giornalisti.

E ho scritto tutte queste righe perché quando ho letto questo libro, io mi sono dovuto fermare e rileggere e poi fermarmi e poi pensarci sopra mentre lavoravo e sabato punzecchiero' mio padre:


e poi ho pensato a quest'altro splendido libro citato da Michéa...cercatelo...leggetelo...uno dei libri piu' preziosi, coraggiosi e delicati usciti negli ultimi anni:

mercoledì 18 aprile 2018

Disorder, città, boicottaggio. Léo Ferré


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Quanto mi sento distante da quelli che urlano e invitano al boicottaggio di chi/cosa ha a che fare con Israele e i territori occupati e poi apprezzano e  frequentano tutta quella serie di eventi/saloni/esposizioni/puramerdad'intrattenimento che mascherati da cultura che dovrebbero...dovrebbero cosa?...quasi impossibile trovare qualcosa di interessante e positivo in questa immondizia...appuntamenti che trasformano un luogo dove abitano le persone in una cloaca/colonia votata alla dimensione vetrina/turistica/funzionante24su24/pulita/frescacomeunprodottodalaboratorio/hype/intellettualchic/imprenditoriale/aperitivizia/rivoluzionaria a un passo da...sfasciando quartieri...riqualificando e spostando sempre piu' distante chi non puo' permettersi affitti di un certo tipo...distruggendo quartieri...uniformandoli...salvo poi gli stessi ritornare a ripensare la città dotandola di nuove linee metropolitane che raggiungeranno gli estremi confini della galassia provinciale...in un'ottica ormai sempre piu' votata alla costruzione di megalopoli mentali e collaborative al progetto di autoannientamento...di quartieri dormitori sorvegliati fin sotto le coperte...di spostamenti massicci dentro e fuori al nulla...e poi sprofondando dentro ai confini della rete, degli smartphone in ricarica continua, di profili e aggiornamenti, di abbonamenti a chissà cosa....eventi che occupano il tempo lasciato libero dal lavoro o dalla sua mancanza...briciole di un amore che si perde sopra a lapidi e a piatti di cibo chimico o biologico...un giudizio su Tripdavisor/Booking/NetflixXVideos...sempre inscatolati dagli sponsor di turno, dall'amministrazione comunale che elenca opportunità di volontariat, dai visionari dell'incontro, dei valori, della crescita personale/collettiva/riciclabile...un mondo che concede un po' a tutti di trovare il proprio contentino extralavorativo/esaudimentodeisogniartistici, di poter campare con questa o quella presentazione/mostra/foto/fiera/recensione/racconto/performance/scuoladiscrittura/scontrodiclasse.... e bla bla bla bla bla...e ci sono giorni che mi auguro un vero ritorno dei Lanzichenecchi e della peste che faccia tabula rasa di tutto...e so bene che questo mio sfogo ha valore solo per i pochissimi vecchi pazzi come me...fa niente, divago, bevo una moka da sei e resto barricato in casa anche se fuori fa caldo...e allora?...ovviamente mi rendo conto di far parte di una ristretta minoranza che non si sente rappresentata da questi eventi e spirito di rinnovamento funerario...e che manco per sogno ci si trova a proprio agio...io mi sento vicino a quei pochi, pochissimi ormai, che combattono e si ribellano a questo stato di cose anche solo pronunciando un semplicissimo e silenzioso No...restando fermi e solitari....fragili nelle loro paure e solitudini...seduti su una panchina a lanciare cibo ai piccioni...o camminando cosi' a caso...dentro e fuori da un lavoro...quelli che se ne fregano di questa città/cittadina/provincia tentacolare votata al mito del denaro mascherato da valori etici e artistici...prima di boicottare Israele bisognerebbe boicottare questa idea di città/metropoli...non averci niente a che fare nelle sue linee produttive...senza degnare di attenzione gli spacciatori della bellezza estemporanea......bisognerebbe boicottare la Fondazione Prada poi certo boicottate pure Israele, ci mancherebbe...ma poi alla fine che palle...

(....questo pezzo è dedicato a te Ire, delicata abitante delle periferie...che il Paradiso céliniano ti sia dolce...)


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Quando mi chiedono cosa mi piaceva del mio paese d'origine io rispondo sempre che amavo il sentiero che conduceva dalla stazione dei treni a casa mia. 
Un sentiero diviso in due tronconi come un pavè alla Parigi-Roubaix. 
Il primo tratto costeggiava da un lato i campi della parrocchia e della villa dei Castagnini e dall'altro le mura dell'Officina. In questo primo tratto si mescolavano more, alberi da frutto, pannocchie, graffiti sui muri, siringhe, preservativi usati, libellule, la solita macchina o il solito furgoncino con la prostituta piegata a spompinare qualcuno, lo spacciatore che cedeva la dose, le ombre di studenti, operai, solitari come me. 
Il secondo tratto del sentiero (anche se sarebbe il primo per come lo percorrevo ma erano i ritorni che contavano) cominciava duecento metri dopo l'arrivo sulla strada principale e dopo aver costeggiato altri capannoni e  recinzioni arrivava quasi al palazzo dove sono cresciuto. 
In quel tratto ci sono andato a fumare le prime sigarette e canne, in quel tratto per giorni e giorni ho pianto di disperazione di ritorno dalle medie e dal collegio. 
Mi sono anche innamorato per la prima volta guardando il culo di una ragazzina che tutti i giorni camminava davanti a me. 
E quando glielo toccai per la prima volta quel culo mi rimediai uno schiaffo che mi fece sanguinare il naso.



Ho percorso un'ultima volta quei due tratti di sentiero quando mia madre si ammalo'. Erano anni che non lo facevo. Molte cose erano cambiate. Avevano costruito la caserma dei Carabinieri. Nuove attività produttive erano sorte. Prostitute non se ne vedevano piu'. Ma le siringhe le ho trovate lo stesso. L'Officina è praticamente un ammasso di ruderi cosi' come la stazione ferroviaria abbandonata a se stessa. Ma soprattutto non ci ho trovato nessuno.

Mi hanno detto che è diventato pericoloso camminare la mattina presto in quel sentiero.

E ci sono rimasto male perché chi me l'ha detto ha vissuto le mie stesse esperienze in quel sentiero.
Ho provato a ricordarglielo ma non è servito a nulla.

Era come se avesse dimenticato tutto.
E mi sono accorto che siamo invecchiati tutti e due.
Bastava vederci allo specchio per capire che non era rimasto nulla di quei due ragazzini che correvano fra i campi lanciandosi il pallone e sognando mondi infiniti.

Non lo so ma oggi è un giorno cosi'.

E ieri hanno seppellito una persona che conoscevo e nemmeno ho avuto il coraggio di andare al funerale.

Sangue del mio sangue.


martedì 17 aprile 2018

Un buco nel collo; Mark Lanegan; Maravigliosamente; Bollo auto; Fabrizio Fratus; Wye Oak; un attore

L'altro ieri notte ho dormito un paio d'ore.
Tanti pensieri.
Troppi.
Poco sonno in generale.
E quando mi sono rasato ero cosi' stranito e con le mani che mi tremavano che mi sono fatto un bel buco nel collo.
Quasi non me ne sono accorto perché stavo pensando ad altro e il sangue non mi ha mai sconvolto piu' di tanto. Ho piu' paura di salire su una scala che del sangue.
E cosi' sono andato al lavoro con un vistoso cerotto sul collo e quando stavo nel piazzale fuori dal cinema (tra l'altro in piena crisi, oggi avrei dovuto lavorare ma il calo degli spettatori è spaventoso...), dopo aver pulito il tetto in vetro che protegge l'ingresso, è passata la solita tossica in astinenza.
Stavo aspettando che il tetto si asciugasse per scoprire eventuali macchie residue e intanto mi controllavo il taglio sul collo.
Ci siamo salutati e mi ha chiesto cosa mi ero fatto al collo. 
La barba. 
Ah si', la barba Andre? Attento a non cadere dalla scala quando ci sali.
Cosi' mi fai cagare sotto.
Ed è scoppiata a ridere.

Dopo il lavoro sono andato in centro e quando son passato dal parco l'ho vista uscire da un bagno che teneva un tampone sul collo di un'altra tossica. 
Ci siamo salutati e augurati una buona serata.



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Mi sento bene quando leggo un romanzo come "Selva oscura" che mi obbliga a fermarmi anche dopo che l'ho letto. Romanzo complesso, che necessita tanta attenzione e lentezza. Stratificato, denso di sfumature e interpretazioni. E che bello fermarmi e sedermi in riva al lago o al fiume e pensarci e ripensarci anche durante le ore di lavoro. In completa solitudine. E tenermi tutto per me e la mia compagna che l'ha letto pure lei.

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Anche se poi quando penso alla Lega/Regione Lombardia io penso a tutte le promesse elettorali per abolire bollo auto e pedaggi di quelle orribili tangenziali/pedemontane costruite per l'orgia masturbatoria di costruttori/amministratori/industriali......
Tutte cazzate....

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Altri libri che leggero' fra non molto:


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domenica 15 aprile 2018

Julien Baker, Gay Pride Lugano


Fuori parlano di Siria.
Per quanto mi riguarda a Putin, Mattarella, Salvini, Renzi, Martina, Di Maio, Trump, Di Battista, Berlusconi, Assad, Macron, May, missili e contraerea, giornalisti pro o contro intervento, pacifisti e guerrafondai, leccaculo di ogni genere, io preferisco di gran lunga Julien Baker.

Un'intervista dove questa splendida cantante racconta i brani del suo ultimo album.


e il tour europeo:


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Già mi immagino i tormenti dei parrucconi luganesi quando avranno saputo che a fine maggio ci sarà anche qui un Gay Pride.



Sarebbe bello che lo sperma e i succhi vaginali fertilizzino questi terreni aridi e i loro visi, bocche, labbra, corpi, occhi, anime.
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E poi la mattina mi sveglio con la sola voglia di morire e nient'altro.
Ascolto vecchi pezzi e lavoro per assecondare l'istinto alla sopravvivenza che elimina ogni piacere vitale.
La depressione mi mangia le labbra.
Ho perso totalmente la voglia di parlare con gli esseri umani.

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venerdì 13 aprile 2018

No sgravi fiscali; Elena Codreanu; una coppia di innamorati; Emil Tode; Miki Bencnaan; Piero Sansonetti; Cloud District



Il prossimo 29 aprile si voterà qui in Ticino per una riforma fiscale molto ma molto controversa che ancora una volta aiuterà i ricchi fiscalisti e distribuirà polvere al resto della popolazione. La chiamano “attrattività fiscale” ma in pratica è una gigantesca presa per i fondelli. 

Ne parlano qui: https://noallariformafiscale.ch/author/noriformafiscale/

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Leggendo il delicatissimo “Lui, il Capitano. Un colloquio votivo” di Elena Codreanu (Edizioni di AR) si respira un'atmosfera di raccoglimento e amore che dura un'eternità. 
Questa donna (al di là di tutti i giudizi che si possono esprimere su di lei e sul marito, Corneliu Codreanu) che ripercorre, in un dialogo con Claudio Mutti, una storia d'amore e di lotta, di piccole e grandi cose e ideali capaci di trasformare un Paese, scalda il cuore per la sua dignità estrema e per una condotta di vita in grado di superare avversità, carcere, fughe.
Impossibile rimanere indifferenti e non provare ammirazione per una donna di questo genere.
Mentre leggevo mi sono ricordato di mia nonna quando ci raccontava di suo padre e poi di mio nonno. Non eccedeva mai nei complimenti. Non esagerava mai ma tutti i suoi racconti erano avvolti in un'atmosfera magica. Ricordo ancora quando mi parlava di suo padre e della sua condotta di vita. Della sua dirittura morale. Di come, da muratore, leggesse tantissimo e invitasse i suoi tanti figli a spendere, quando avessero potuto, i soldi in libri e giornali. Non smise mai di leggere l'Avanti!, dalla prima all'ultima pagina. E mai una volta si vantò con qualcuno di aver costruito, praticamente da solo, la casetta che è ancora in piedi a Cerro Maggiore. Preferiva non parlava e cosi', col tempo, la gente quasi se lo dimentico'. 
Ed è per questo che non ho mai smesso di ammirarlo e volergli bene anche se non l'ho mai conosciuto.

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Ieri dopo al lavoro sono in biblioteca e ho gironzolato parecchio fra gli scaffali fino a che ho preso in prestito questi due libri:


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ma sono arrossito e ho sorriso parecchio per un coppietta di liceali che non ha mai smesso di scambiarsi carezze e baci seduti a un tavolo per studiare. 
Lui brufoletto e nerdissimo con la felpa di Game of Thrones e lei che sembrava una bambolina con la frangetta, le labbra e le unghie rosse, una specie di Zooey Deschanel in miniatura, e che a ogni bacio sospirava come se avesse orgasmi multipli.
Più tardi li ho rincontrati in centro che si tenevano per mano. 
Lui con le labbra sporche di rossetto e lei coi capelli scompigliati, le ginocchia dei jeans sporche d'erba e la camicetta sbottonata sopra una maglietta dei Ramones. 
Sembravano due angeli.

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Cloud District, Dont'Give Up, Skeleton.
Un album emo della Madonna uscito a gennaio.
Con una voce che certe volte mi ricorda Daniel Johnston.

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Gli ultimi, belli, articoli di Piero Sansonetti pubblicati su Il Dubbio:

Le emergenze immaginarie sono sorelle delle fake news 
Garantismo: ha ragione Paolo Mieli
Prove d’intesa Lega M5s: stop alla riforma del carcere
È legittimo coprire di fango una scienziata
Potremmo mandarli alla Caienna…

mercoledì 11 aprile 2018

Italiani all'estero, Noëmi Lerch, Christina Vantzou, Marina Terzi, Anne Guthrie


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Da quando vivo a Lugano mi sento sempre più lontano dall'Italia. 
Ci vado raramente, anzi, se posso sempre meno. 
Perché non mi va, non ci penso, non ne sento la mancanza.
Continuo a leggere giornali italiani e libri pubblicati in Italia ma in generale seguo maggiormente la politica svizzera, faccio quasi sempre spesa qui anche se mi costa un occhio della testa ma i supermercati italiani sono troppo rumorosi/fastidiosi/pieni.
Le volte che mi va di seguire un telegiornale o un programma di approfondimento, una serie tv, una diretta sportiva mi sintonizzo sulle emittenti svizzere (anche perché con quello che pago di canone obbligatorio, 338 franchi, mi sembra il minimo) e stessa storia per la radio, tranne che per Radio Radicale e Radio24 che riesco a trovare anche qui. 
I libri tendo ad acquistarli qui a Lugano, con qualche altro acquisto a Como/Lecco/Milano. 
Nel mio stesso palazzo vivono una decina famiglie di italiani e tante altre che arrivano da mezzo mondo che hanno mantenuto vivo il legame con la loro madrepatria. 
Ieri sera la famiglia pugliese (detesto con tutto il cuore loro e il resto dei loro parenti che vivono nel palazzo) che vive sopra di me ha rotto i coglioni con la partita Roma, esultando a ogni goal o urlando a ogni decisione avversa.
Quanto avrei voluto una pistola....
Ma questa gente non tifa Roma e gridavano ed esultavano solo per  difendere il loro orgoglio nazionale. Ogni volta che gioca una squadra italiana in campo internazionale tifano genericamente per l'Italia e questo poi vale per il resto della televisione e delle discussioni che rimbombano attraverso le pareti di cartone e quanto mi fanno incazzare quando si mettono a insultare gli altri immigrati con quell'ignoranza di fondo che gliela ficcherei su per il culo. 
Vorrei salire, sfondare la porta e dirgli “Ma sentitevi brutti stronzi e tu, tu non sai nemmeno parlare, fai il leccaculo tutto il giorno, sei il classico italiano del cazzo, stereotipato e vigliacco e poi ti metti a insultare i migranti che provano a rifarsi una vita qui in Svizzera? E tu che cazzo sei qui a fare? Tornatene nella tua Puglia del cazzo, con le sue spiagge di merda, il suo cibo che non fai che dire che é il più buono del mondo, apriti la tua ditta di piastrelle al sole e sul bagnasciuga...”
Il loro é un legame indissolubile con la madrepatria, anche se sono cresciuti qui e hanno dei figli che sono nati e hanno studiato qui a Lugano, eccetera, eccetera. 
Lasciando stare la freddezza e diffidenza svizzera e riconoscendo a ciascuno la libertà di vivere come cazzo vuole, hanno pochissima voglia di integrarsi....e vivono qui per soldi e lavoro ma son sempre pronti a insultare il Paese dove "avrebbero" deciso di vivere.
Li capisco ma dopo un po' mi scassano i coglioni questo genere di persone. 
Se penso che ho una compagna che vive qui da quasi quindici anni e non sa quasi più nulla dell'Italia  e nemmeno prova malinconia mi viene da sorridere.
Non ho alcun tipo di sentimento patriottico, nessun orgoglio di essere italiano e nemmeno vergogna di essere italiano.
Non m'interessa per niente fare comunella con gli altri italiani che vivono qui come immigrati solo perché siamo italiani e per difendere cosa lo dovrei fare? 
Per difendere l'identità dell'immigrato italiano se poi quando ci parlo non ho un cazzo in comune e mi sento sempre lontano anni luce?
Mi pulisco col culo con queste cazzate.
Per dire che la pizza, la pasta e tutto il resto del cibo lo sanno cucinare solo gli italiani? 
E che due palle...sapete quanto me ne freghi della pizza o della pasta o dell'olio extravergine...o di quanto siano bravi gli italiani in cucina...e dei siti dell'Unesco e delle belle spiagge e bla bla bla...
E per fortuna che siamo fuori dai Mondiali altrimenti quest'estate mi sarei pure dovuto sorbire oltre alla rottura di cazzo delle partite anche gli italiani eccitati all'idea di fare gruppo, far valere l'appartenenza e le origini...che secondo loro dovremmo avere comune. 
Anche quando vado in vacanza ho sviluppato una sorta di razzismo che mi fa stare alla larga dagli italiani. 
Solo perché parliamo la stessa lingua non è che io abbia voglia di parlare con te, mangiare con te, dividere il giornale, raccontarti da dove vengo, cosa faccio.
So bene che c'é un abisso fra Italia e Svizzera ma non mi trasformero' mai nel difensore d'ufficio della penisola....e mai cantero' una canzone di Gaber che mi parla di purtroppo e fortuna....
Mia sorella dice che quando ci spostiamo ci ambientiamo facilmente perché la nostra famiglia non ha mai avuto particolare interesse per le radici e il paese d'origine. Perché la nostra storia non è una storia di radici e famiglie unite e stabili e paesaggi ben riconoscibili.
Mio padre se non avesse problemi di salute lascerebbe l'Italia per raggiungere i suoi ex colleghi sparsi in giro per il mondo. Ultimamente stava quasi pensando di andare a lavorare in Vietnam. Ce ne ha messo di tempo per capire quanto sia stato un coglione...
Mia madre, durante la pensione, avrebbe voluto finalmente coronare il suo sogno e girare per l'Europa e vivere per sei mesi in una località di mare. Fosse stato per lei, negli anni '70 si sarebbe trasferita con mio padre in Colombia e poi negli Stati Uniti.
Io e mia sorella abbiamo ereditato da lei questa insofferenza alla provincia, al paesino. 
Ci possiamo vivere ma siamo sempre irrequieti e infatti quando si trasferì in pianta stabile a Milano mia sorella si lasciò alle spalle tante ansie e frustrazioni.
Ed è forse anche per questo motivo che sta cominciando a mancarci il fiato anche qui a Lugano.

O forse tutti questi pensieri mi son venuti anche dopo aver parlato sorriso con la mia splendida vicina di casa, una prostituta rumena, che mi ha detto :
-Io ti ho visto che ti sei nascosto per non incontrare quella gente....non vuoi  proprio parlare con gli italiani del palazzo. Come me. Io con le rumene e coi rumeni non ci parlo. Mi tolgono il fiato. Preferisco parlare con la tamil che abita sotto di te. Cazzo quanto é fuori quella. Però poi alla fine siamo solo tutti delle merde. Mercoledì mi lasci fare due lavatrici?
-Certo. Puoi anche stendere se vuoi...
-Grazie. Quando vuoi andare a fare il bagno nel Mar Nero ricordati di dirmelo che ti trovo un appartamento!
-Non scopare tanto...
-Ma vengono subito questi svizzeri....

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Molto interessante questo libro della scrittrice svizzera Noëmi Lerch e un servizio qui


La parte piu' bella è quella sulla lingua e sui suoi significati e giochi e assonanze che inevitabilmente si perdono in una traduzione.

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martedì 10 aprile 2018

"Hool", Philipp Winkler, Rachel Cusk, Mia Wasikowska, Elda, Jean-Claude Michéa, Helmet,


"Hool" di Philipp Winkler (66thand2nd, traduzione dal tedesco di Riccaro Cravero) è un romanzo arrivato al momento giusto. Avevo bisogno di una scossa adrenalinica, di qualcosa insieme carico di fisicità, brutalità, carnalità di lividi, sofferenza, marginalità, amicizia, adolescenza e ingresso nell'età adulta, rabbia, cuori aperti, sensibilità estrema, periferie geografiche e dell'animo e di uno stile che sapesse tenere insieme tutti queste sensazione a una storia credibile. 
L'ho aperto stamattina alle 4 e l'ho letto senza mai fermarmi.
Se non per bere tre caffè e preparare la colazione alla mia compagna prima che uscisse per lavorare.
Fuori piove e fa un freddo cane.
Philipp Winkler, scrittore da tenere d'occhio.

Un estratto:

"Ora che pensano di essere di nuovo soli cominciano a sprofondare. Le loro guance si afflosciano, come fossero piene di ghiaia. Sembrano entrambi senza forze. La mano della signora Seidel scivola un momento di lato, per dare qualche colpetto sulla mano del figlio, posata fra loro sul divano. Intorno, su scaffali e credenze, sono allineate le statuette in legno di Dieter. Le coppe di Joel. Il tutto mi ricorda un documentario visto insieme a Yvonne una volta che in tv non c'era altro. Era sull'Antico Egitto. In particolare, parlava dei faraoni, che si facevano seppellire con tutti i loro oggetti preferiti e preziosi. A volte persino coi loro servitori piu' cari, che venivano rinchiusi vivi nella tomba insieme alle mummie dei padroni. Il soggiorno ha un po' quell'aria li'. Come la cameretta di Joel, che sembra quasi il santuario privato di Jojo. All'improvviso mi manca l'aria. Non riesco a respirare, e la vista di quello che resta dei Seidel, che stanno li' a vegetare tra i loro ricordi, mi fa scappare dritto filato nel freddo della sera. Guardo in su. Dal cielo buio cadono i primi fiocchi di neve dell'inverno, ma non fanno nemmeno in tempo a toccare terra che sono già sciolti." (pp. 248-249)

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Sulla scrivania:


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E questo mi arriverà giovedi':


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Mia Wasikowska in Maps to the Stars mi ha ricordato tantissimo la mia splendida amica e batterista Elda.





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-Il Foglio di ieri-

domenica 8 aprile 2018

Eugénie Bastié - donne che comandano


Quando leggo di Eugénie Bastié a me vengono sempre in mente la mia compagna e mia madre.
Non so spiegare perché ma  è cosi'.




"Il '68 alla rovescia

Eugénie Bastié, giovane polemista francese di destra (scorrettissima) ci racconta isteria e paradossi del #MeToo

Dalle pagine del Figaro, delle rivista Limite, da Twitter e dagli studi televisivi, Eugénie Bastié, polemista ed editorialista di destra, “fiera di esserlo”, non cessa di far parlare di sé. A 26 anni è una della voci più interessanti delal nouvelle vague di giornalisti e intellettuali schierati nel campo conservatore, spesso apostrofati dalla stampa di sinistra come “réac”. La incontriamo in un bistrot tra boulevard Hausmann e boulevard des Italiens, a pochi passi dalla redazione: si nota subito per gli occhi blu che si muovono in continuazione e le frasi rapidissime, incatenate una dietro l'altra, come avesse paura di non riuscire a finire quanto ha da dire.  Le chiediamo a cosa è dovuto il grande spazio dato alle opinioni conservatrici, tanto presenti da aver spinto Raphael Glucksmann a fondare una nuova rivista progressista, Le Nouveau Magazine Littéraire, per contrastare l'egemonia della destra: “Non abbiamo vinto alcuna battaglia culturale, semplicemente non c'è più un pensiero unico nel mondo culturale. Assistiamo al ritorno del pluralismo: per gran parte della sinistra il semplice fatto di non essere più il partito unanime segna il ritorno dell'egemonia della destra. Non c'è egemonia, semplicemente riequilibrio”, spiega.
Chiediamo come si posizioni una giovane conservatrice rispetto a Emmanuel Macron, soprattutto quando ormai appare chiaro, dopo un anno di mandato, che la sua politica è molto lontana dalla sinistra tradizionale: “Il macronismo è un rifiuto della politica, che è un confronto tra visioni del mondo antagoniste. Macron sostiene, al contrario di essere al di sopra delle divisioni, di volere riforme efficaci: grazie! Chi può essere contro l'efficacia? Non è una visione del mondo, o almeno non è la mia”. Bastié è considerata un'icona del politicamente scorretto, grazie alle sue battaglie contro l'estremismo femminista e gli effetti perversi della campagna #MeToo e #Balancetonporc. Nel 2016 ha pubblicato “Adieu mademoiselle: la défaite des femmes”, per spiegare che ormai “il femminismo ha compiuto il lavoro che doveva compiere”, e a maggio prossimo uscirà “Le porc émissaire: Terreur ou contre-révolution”, un avvertimento contro l'arrivo di un puritanesimo estraneo alla cultura francese “Dalla campagna #MeToo sembra che la Francia sia diventata l'Afghanistan, come se noi donne fossimo aggredite da un predatore a ogni angolo della strada o come se fossimo sfruttate in tutti i mestieri”, dice. “Ma questo è secondo me un effetto della “femminizzazione”, del mondo del giornalismo: sempre più donne fanno le giornaliste e quindi questa sensibilità è più presente. A me queste campagne sembrano soltanto una rivolta delle élite”.
La conversazione si sposta sul Sessantotto, è una strana coincidenza che quest'anno cadano i cinquant'anni dalla rivoluzione sessuale mentre l'occidente è impegnato a discutere di consenso, di maschilismo e di nuove rivendicazioni femministe: “Siamo al paradosso, è un Sessantotto rovesciato. Cinquant'anni fa lo slogan era fate quello che volete, andate a letto con chiunque, viva l'amore libero. Questo ha generato un cortocircuito nel desiderio: la norma è inversa, se non sei andata a letto con qualcuno a diciott'anni sei pudica, sei frigida, se una ragazza non fa sesso prima del matrimonio è giudicata male”. Questo, secondo Bastié, genera pressione, ed è una delle possibili spiegazioni ai tanti pentimenti postumi: “Se inconsciamente siamo convinte che dire di no sia “strano”, alla fine cediamo per poi renderci contro che forse non voleva dire di sì. Ma, siccome non siamo più in grado di rifarci ai valori morali, cerchiamo soddisfazioni nei tribunali, come se i rapporti uomo donna potessero essere risolti in quella sede”. Ma la Francia sta diventando puritana come gli Stati Uniti?: “Per  fortuna c'è una forma di resistenza: in qualunque altro paese anglosassone i ministri Darmanin e Huolt, accusati di stupro senza, per ora, prove convincenti, sarebbero stati cacciati dal governo. Sono ancora al loro posto, vuol dire che la battaglia non é ancora persa”. 

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E quando esco dal lavoro parlo con una mia collega. 
Quella che dovrebbe essere piu' di sinistra, aperta, che legge i giornali, che s'informa. 
(A questo punto tutto forse forse forse...)
Discutendo della prossima visita del boss della catena scherziamo un po' e le dico che chissà, magari quando arriva la promuoverà a responsabile. 
Io ne sarei contento. 
Avrebbe tutte le qualità e di cinema e arte ne sa parecchio e una figura femminile in un ruolo di responsabilità sarebbe una ventata d'aria fresca. 
Ma la risposta e la discussione successiva mi hanno deluso e abbattuto, perché lei sosteneva che è meglio che siano gli uomini a comandare perché:
- le donne sono volubili, nervose, nevrasteniche, irascibili, eccessivamente materne
- hanno il mestruo e quindi sono ancora piu' volubili
- hanno figli (lei non li ha) e poco tempo
- non sono di polso o troppo di polso

Di fronte a queste risposte è inutile proseguire nella discussione e infatti sono rimasto zitto.
Come fare a discutere dopo aver ascoltato un tale carico di superficialità e banalità?

Come poter pensare, con queste premesse, di aprire un'ipotetica successiva discussione sul Potere, sull'autorità, sull'oppressione, sui sistemi di controllo, sui dispositivi di coercizione?

Impossibile.