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venerdì 23 marzo 2018

Leggendo "Golden Hill", Vasco, weekend, Superchunk, Claudia Grendene, Eduard Limonov, Céline

Sono due mesi che alla radio del cinema, che non è una vera propria radio ma un nastrone composto da una non troppa ampia scelta di canzoni (e l'attuale canzone italiana fa veramente cagare in ogni sua forma e derivazione, per dire che mi sono affezionato a questa canzone, tipo mantra, anche per la notevole bellezza della ragazza in questione, quando mi viene voglia di uccidere qualcuno, io finisco per pensare a questa canzone), stanno mandando spesso una vecchia canzone di Vasco Rossi e tutte le volte che la ascolto mi commuovo e sorrido. Non amo particolarmente Vasco, anche se riconosco come sia superiore a tanta musica italiana di presunta qualità, ma quando lavoravo in Cooperativa questa era la canzone preferita dei miei colleghi disabili e in particolare di due, Fabio e Caterina, che erano poi i componenti del nucleo fondatore della Cooperativa. La conoscevano a memoria e amavano urlare a squarciagola quando si arrivava a “Fammi godere!” Era una sorta di grido liberatorio venato da una carica di erotismo selvaggio. Tutti e due non stanno più in Cooperativa. La vita li ha portati altrove. Fabio lo incontro quasi tutte le volte che torno nel mio Paese, fa spesso visita a mio padre che lo riempie di brioches e panini al salame, non se la sta passando bene ma è rimasto sempre lo stesso e io gli voglio un bene dell'anima. Caterina invece sono praticamente anni che non la vedo, salvo qualche saluto dalla macchina o un sorriso rubato fuori da casa sua. Per lei ero il suo Nino D'Angelo. La malattia mentale nel suo caso, anche per tutta una serie di sfighe, è progredita più velocemente. Si è fatta più silenziosa, distante, assente, cattiva ma ricordo come se fosse oggi il giorno che me andai. Ricordo il suo abbraccio caldissimo, il suo seno contro il mio petto, le sue lacrime e la sua bocca che nell'orecchio mi sussurrava “Perché mi fai male Andre, perché fai sempre del male a tutti?”

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Mi chiedono cosa farai nel weekend?
Risposta:
-Lavorerò e tanto.
Aggiungono “E poi, nel tempo libero?”
Risposta:
-Camminerò, se fa bello, poi resterò in casa, leggerò, proverò a scrivere e poi è cominciata la stagione delle classiche di ciclismo e poi ci sarà il Giro d'Italia. A maggio. 
A farmi da cornice, chiuso nel nostro appartamento, ci saranno la famiglia pugliese che ogni weekend litiga per problemi sul lavoro e per la figlia ribelle e mangia e mangia e mangia e mangia con tutti i parenti del cazzo, la coppia che scopa selvaggiamente con la ragazza che urla splendidamente ogni genere di volgarità. 
Devo confessarvi che adoro il weekend luganese: silenzioso, con quasi tutto chiuso. È bellissimo uscire dal lavoro e andare in centro per comprare il giornale e prendere quelli gratuiti e trovare tante, tantissime strade e stradine deserte.

(Propositi: Trovare il coraggio di tornare in piscina.)

(E cercare di non crollare)

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Leggevo paragoni con Henry Fielding. Sentivo parlare di Settecento. Ma ho capito che ne valeva davvero la pena di  leggere “Golden Hill” di Francis Spufford (Bollati Boringhieri, traduzione di Carlo Prosperi) soprattutto dall'incipit. 

Avendo l'Henrietta raggiunto Sandy Hook poco prima dell'ora di pranzo e attraverso i Narrows intorno alla tre del pomeriggio, per poi lentissimamente procedere sulla distesa grigia della baia di New-York in una serie di virate talmente minime da sfidare il calcolo infinitesimale, al punto che Mr Smith, ballando da un piede all'altro sul ponte del brigantino, si era convinto che la montagnola della città stagliata davanti a lui avrebbe aleggiato nella caligine novembrina in eterno, senza mai avvicinarsi, con gran sogghigno del filosofo Zenone; ed essendo il giorno avanzato fino al crepuscolo quando l'Henrietta gettò finalmente l'ancora al Tietjens Slip, con appena una trentina di metri d'acqua a separare Mr Smith dagli autentici tetti delle autentiche case cittadine; ed essendo inoltre il crepuscolo tanto freddo e umido e cupo quanto novembre sa offrire, come se tutto il mondo fosse un in-quarto di pagine grigie così infradiciato dall'acquerugiola da dare l'impressione di potersi ridurre in poltiglia in qualsiasi momento: datosi tutto, il capitano del brigantino invitò caldamente Mr Smith a dormire a bordo ancora un'ultima notte e a occuparsi l'indomani mattina dei suoi affati sulla terraferma.” (pag. 13)

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E questo finirà fra le mie mani il primo giorno che riusciro' a mettere piede a Milano e sempre questo leggero' appena finisce il periodo pasquale perché è da un po' che mi aspetta.
Cerco di fidarmi delle parole di Giulio Mozzi:




E spulciando spulciando ho trovato questo libro interessante.

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Questo invece lo leggero' per non farmi trovare impreparato in alcune discussioni...ehm..perché ho in casa ho una compagna che i temi psicologici/filosofici li mastica come noccioline.

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Quando leggo del nuovo album dei Superchunk, penso ai tempi del Collegio e dell'adolescenza. Pensavo di vivere negli Stati Uniti e non uscivo dalla mia stanza.

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Ci sono giorni come oggi che riempio il desiderio di morire con questi post lunghissimi.

4 commenti:

  1. Il post lunghissimo poi è finito, e a me è dispiaciuto un po'.

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  2. Superchunk, a dire il vero avevo pensato ai fumetti, non so più leggere :D
    L'avrei trovato calzante in questo periodo, Superciuk intendo.
    :*

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  3. Ah ah...ma io ho quando sento quel suono di chunk/ciuk penso a un personaggio dei Goonies

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