Archivio blog

sabato 31 marzo 2018

Leggere St Aubyn; Dita Von Teese; La Taularde; la pioggia sommergerà almeno per un po'



Che bello tornare a casa ieri dal lavoro stanco e con la testa vuota, lavarsi, mangiare qualcosa e sedersi sul divano (e poi sdraiato sul letto perché mi fanno male le ginocchia) a leggere lo splendido romanzo di St Aubyn "Via d'uscita" (Neri Pozza, traduzione di Luca Briasco) e finirlo. Senza distrarsi  mai se non per preparare un caffè per la mia compagna e un tè per me. Leggere, rileggere alcuni passi e rifletterci sopra con attenzione.

Un estratto:

"Il fumo azzurro della paraffina. Il baccano degli scooter. I negozi minuscoli, con le scale per raggiungere la merce nelle scansie piu' alte, e i sacchi di tela grezza fuori dalle porte, pieni di granaglie e di fagioli. Il colonnato schizzato di fango, il fumo oleoso che sale dalle griglie da barbecue, le bancarelle che vendono cibo, con gli infissi lerci. L'odore misto di terra e di olio motore fuori dall'officina di un meccanico, ruote e cinghie di trasmissione che pendono dal soffitto. Dappertutto, uomini che oziano. Alcuni se ne stanno stravaccati tutto il giorno al tavolino di un caffè, sorseggiando una bottiglia di Coca-Cola mentre dal televisore ad alto volume si riversano storie piene di violenza e passione. Altri guardano nel vuoto, senza la minima traccia di curiosità negli occhi. Sembrano perfettamente predisposti alla morte. invidio il loro senso di coerenza stilistica. Lo stesso sguardo vuoto quando i loro cuori battono e ancora quando smetteranno di farlo. Come sembro agitato e in ansia per me stesso, al confronto. Devo emulare il loro contegno. Continuero' a viaggiare verso sud, fino a quando il calore non diventerà cos' insopportabile da strapparmi di dosso ogni voglia di vivere." (pag. 171)

....




...

Qui a Lugano da oggi fino a lunedi' ci sarà la noiosissima invasione dello Street Food Festival. Magari a voi piaceranno queste robe. A me. Non intendo che non mi piace il cibo di strada, anzi. A Salonicco un armeno mi preparo' un piatto straordinario cucinando su un fornelletto da campeggio in mezzo alla strada. Non mi piacciono queste mode, queste festival che non hanno niente della strada, compresi i prezzi alti. Tutto pulito, fighetto, versione turistica. Un carrozzone per far soldi. E per fortuna almeno oggi piove a dirotto.
E comunque non se ne puo' piu' di tutto questo cibo. Televisione, radio, giornali, internet, per strada, pubblicità. 
Al solo pensiero di passarci in mezzo a piedi a questo Street Food mi è venuta la nausea e ho preferito allungare di molto il mio tragitto e sono finalmente arrivato a un chilometro sgombro da ogni invasione di cannibali, erbivori, vergivori (????), riuscendo finalmente a respirare.

...



Non preoccupatevi delle mie tante contraddizioni ma mi sto purificando da molte cose che erano figlie esclusivamente di un'incazzatura generale e di un bisogno di purezza, di sbattere la testa. 
Le contraddizioni resteranno sempre ma mi sento piu' a casa leggendo IlDubbio che Libero o LaVerità, anche se mi capiterà sempre di leggerli perché poi leggo sempre tutto (e continuero' a difendere quel "Bastardi islamici")
E cio' che mi forma sono sempre stati vari percorsi che non rinnego e anzi sono parte della mia fisicità, del mio cuore, di cio' che scrivo e penso, della mia vita.
È un percorso emotivo e intellettuale.
Di sensibilità e di guardare in faccia la propria esistenza nella sua essenza.
Difficile capirmi, lo so, e continuero' a spaccarmi in due, a innamorarmi del diverso da me che è già dentro di me.
Ma il motivo sta anche in questo film bellissimo che ho visto recentemente con la mia compagna.
Piu' che politico è questione di sguardo.
Passato in tv.
Ci siamo commossi e immedesimati.



...



giovedì 29 marzo 2018

Una X, ciao Mondonico, Soseki, libri Piano B, No Age, 108 metri The new working class hero

.

Si arriva a un punto in cui tocchi con mano quanto il tuo corpo sia fragile, fragilissimo.
E allora capisci che è ora di fermarsi e da qualche giorno lo sto facendo, cercando di conciliare tutta questa fatica con le fatiche del lavoro.
Con grandi problemi e sofferenze.
E con un secondo problema che è collegato.
E con un terzo che è la testa un po' appannata.
Si va avanti.
Ho segnato una x sul calendario.

....

Emiliano Mondonico ha frequentato lo stesso collegio di mio padre e mio zio, quello di Treviglio, ai tempi delle medie. Era in classe con mio zio e lui me ne parlava sempre bene. Mio padre ci gioco' contro tantissime volte e si ricorda del suo talento, anche se poi diceva che il vero talento era Dino Cremascoli, altro ragazzo contro il quale mio padre gioco' tantissime volte. Per noi gente della Brianza lecchese, piccoli giocatori di provincia, quello che fece con l'Atalanta e anche poi col Torino ci scaldo' il cuore e ci fece sognare un'immaginaria carriera di spessore.
Ne scrivo perché l'ho sempre creduto una persona splendida e uno di quegli allenatori dai quali mi sarebbe piaciuto essere allenatore e ne scrivo anche perché l'Atalanta è un gioiellino del calcio italiano e perché Mondonico fa parte di un mondo del calcio che sta, purtroppo, scomparendo.
Grazie Emiliano.

...

Un romanzo splendido, pubblicato nel 1907 eppure cosi' moderno, fotografia di un Giappone in trasformazione ma ancora legato al suo splendido passato, ironico e pungente, pieno di riflessioni sulla letteratura e sul mondo dei letterati, sulla fedeltà e il tradimento degli ideali. Un finale toccante nella sua feroce ironia.

...


-qui-


-qui-


-qui-


A Better Sun


lunedì 26 marzo 2018

Leggendo l'Espresso/Micromega/Internazionale; Sorority Noise; St Aubyn; l'assistenzialismo dei rivoluzionari; applicazione per intellettuali/scrittori/filosofi; film che cerchero' di vedere

Mi metto a sfogliare l'ultimo numero dell'Espresso che mi ha lasciato mio padre e mi viene quasi naturale sbarrare gli occhi leggendo cosa s'inventano quattro pseudo/intellettuali/scrittori italiani (Diego De Silva, Paolo Di Paolo, Aldo Nove, Roberto Andò) scrivendo dei quattro protagonisti della politica attuale...imbarazzante...chissà cos'avrebbero da dire se si fossero seduti insieme alle colleghe della mia compagna, tutte cameriere ai piani, che in tutti questi anni hanno votato Berlusconi, Salvini, Cinque Stelle...cosa avrebbero commentato?...ovviamente Aldo Nove su Salvini scrive di immigrati eppure non si ferma nemmeno un secondo a chiedersi come uno (che a me fa veramente schifo) che tutti hanno preso per il culo, denigrato, sbeffeggiato abbia preso tutti quei voti e sia diventato centrale nella politica italiana...è l'ennesima conferma che stampare questi giornali significa solo uccidere alberi o riciclare inutilmente carta.
E la mia compagna, che nemmeno ha votato, sapete cosa m'ha detto delle sue colleghe cosi' diverse da lei?
Semplicemente me ne ha parlato e ne abbiamo discusso e ci sono venuti tanti dubbi su tutto. E sapete perché? Perché con quelle persone lei, come me, fatica, lavora, condivide emozioni e dolori, fregature e sfruttamento, ci litiga e ci va d'accordo, ci parla al telefono e le manda affanculo e spesso non le capisce e si sente un'aliena e tantissime altre volte mi porta a casa perle di vita che conservo nella memoria.
Ecco, leggendo l'Espresso io non ho trovato un cazzo di tutto cio'.
Cazzo ho trovato?
Solo merda.
Di super squisita qualità.
Ma anche quella finisce giu' nello sciacquone.

(C'è pure un articolo di Alberto Negri lanciato da queste parole "Pensavamo che la guerra avrebbe portato la democrazia a Damasco"....ma se non pensi, prima di esprimere un pensiero, nemmeno ai morti, poi di cosa ti vuoi lamentare....e questi son giornalisti..............le firme da rispettare..........)

E il Marchese, nella sua splendida supponenza, aggiunge questo:


.....

Quando dicono che quel giornale di merda che è Il Fatto Quotidiano non è l'organo dei 5Stellati, io sorrido.
Ecco.
Il capo rivoluzionario in pausa bimbo pranzo, l'uomo che affascina donne e giornali, per chi lavorerà secondo voi?
Tutti tornano a casa.
Non preoccupatevi.
Anche io dopo il lavoro ma io sto a casa mia e se volessi cambiare lavoro dovrei spedire curriculum, superare selezioni e colloqui, affidarmi esclusivamente alle mie forze, alla fortuna, alle agenzie interinali e soprattutto al caso, al "se mi sono fatto la barba", alla camicia.
Non preoccupatevi pero', c'è l'assistenzialismo per i presunti rivoluzionari.
Usufruiamone tutti.
Un bel posto al Fatto per bere il caffé.

....

E dopo il Book Pride a Milano cosa sarà di tutti questi "artisti"? E del pubblico? Nessun problema. È stata appena creata un'applicazione che vi permette di prenotare/ordinare/affittare l'artista di vostro gradimento. Direttamente a casa che vi spiega tutto di tutto, discute con voi, vi regala copie autografate, si fa analizzare e vi analizza, fa l'esegesi del testo e si fa recensire e vi recensisce.

(e la scelta della canzone è calibrata...per rimarcare la differenza fra chi rispetto, Califano, che non era certo un santo (ma mica cerco santi, ho già Giovanna d'Arco) e uno alieno allo spettacolo, e chi invece mi sta sui coglioni)

....







....




...


Il desiderio del suicidio mi accompagna ogni giorno.
Questo disco è splendido cosi' come quello che lo riprende in acustico. Il primo brano, "No Halo" racconta di cio' che ti lascia addosso una morte. Inaspettata ma anche no. Le volte che ci sono quasi riuscito a morire, avevo smesso di chiedermi cosa sarebbe successo a me, a tutti, a lei. Se te lo chiedi non ci riesci a ucciderti. Vuol dire che nemmeno ti senti di farlo. Poi ci sono giorni che scatta che lo faresti e basta.
Se non avete mai vissuto quella sensazione e quell'arrivarci e poi pensarci, ripensarci, non potete capirlo, ma non è una colpa, anzi.
Meglio non pensarci.
Se ci riuscite.
Io ci penso sempre a quella sensazione, affascinante, di farla finita.

venerdì 23 marzo 2018

Leggendo "Golden Hill", Vasco, weekend, Superchunk, Claudia Grendene, Eduard Limonov, Céline

Sono due mesi che alla radio del cinema, che non è una vera propria radio ma un nastrone composto da una non troppa ampia scelta di canzoni (e l'attuale canzone italiana fa veramente cagare in ogni sua forma e derivazione, per dire che mi sono affezionato a questa canzone, tipo mantra, anche per la notevole bellezza della ragazza in questione, quando mi viene voglia di uccidere qualcuno, io finisco per pensare a questa canzone), stanno mandando spesso una vecchia canzone di Vasco Rossi e tutte le volte che la ascolto mi commuovo e sorrido. Non amo particolarmente Vasco, anche se riconosco come sia superiore a tanta musica italiana di presunta qualità, ma quando lavoravo in Cooperativa questa era la canzone preferita dei miei colleghi disabili e in particolare di due, Fabio e Caterina, che erano poi i componenti del nucleo fondatore della Cooperativa. La conoscevano a memoria e amavano urlare a squarciagola quando si arrivava a “Fammi godere!” Era una sorta di grido liberatorio venato da una carica di erotismo selvaggio. Tutti e due non stanno più in Cooperativa. La vita li ha portati altrove. Fabio lo incontro quasi tutte le volte che torno nel mio Paese, fa spesso visita a mio padre che lo riempie di brioches e panini al salame, non se la sta passando bene ma è rimasto sempre lo stesso e io gli voglio un bene dell'anima. Caterina invece sono praticamente anni che non la vedo, salvo qualche saluto dalla macchina o un sorriso rubato fuori da casa sua. Per lei ero il suo Nino D'Angelo. La malattia mentale nel suo caso, anche per tutta una serie di sfighe, è progredita più velocemente. Si è fatta più silenziosa, distante, assente, cattiva ma ricordo come se fosse oggi il giorno che me andai. Ricordo il suo abbraccio caldissimo, il suo seno contro il mio petto, le sue lacrime e la sua bocca che nell'orecchio mi sussurrava “Perché mi fai male Andre, perché fai sempre del male a tutti?”

.

Mi chiedono cosa farai nel weekend?
Risposta:
-Lavorerò e tanto.
Aggiungono “E poi, nel tempo libero?”
Risposta:
-Camminerò, se fa bello, poi resterò in casa, leggerò, proverò a scrivere e poi è cominciata la stagione delle classiche di ciclismo e poi ci sarà il Giro d'Italia. A maggio. 
A farmi da cornice, chiuso nel nostro appartamento, ci saranno la famiglia pugliese che ogni weekend litiga per problemi sul lavoro e per la figlia ribelle e mangia e mangia e mangia e mangia con tutti i parenti del cazzo, la coppia che scopa selvaggiamente con la ragazza che urla splendidamente ogni genere di volgarità. 
Devo confessarvi che adoro il weekend luganese: silenzioso, con quasi tutto chiuso. È bellissimo uscire dal lavoro e andare in centro per comprare il giornale e prendere quelli gratuiti e trovare tante, tantissime strade e stradine deserte.

(Propositi: Trovare il coraggio di tornare in piscina.)

(E cercare di non crollare)

.


Leggevo paragoni con Henry Fielding. Sentivo parlare di Settecento. Ma ho capito che ne valeva davvero la pena di  leggere “Golden Hill” di Francis Spufford (Bollati Boringhieri, traduzione di Carlo Prosperi) soprattutto dall'incipit. 

Avendo l'Henrietta raggiunto Sandy Hook poco prima dell'ora di pranzo e attraverso i Narrows intorno alla tre del pomeriggio, per poi lentissimamente procedere sulla distesa grigia della baia di New-York in una serie di virate talmente minime da sfidare il calcolo infinitesimale, al punto che Mr Smith, ballando da un piede all'altro sul ponte del brigantino, si era convinto che la montagnola della città stagliata davanti a lui avrebbe aleggiato nella caligine novembrina in eterno, senza mai avvicinarsi, con gran sogghigno del filosofo Zenone; ed essendo il giorno avanzato fino al crepuscolo quando l'Henrietta gettò finalmente l'ancora al Tietjens Slip, con appena una trentina di metri d'acqua a separare Mr Smith dagli autentici tetti delle autentiche case cittadine; ed essendo inoltre il crepuscolo tanto freddo e umido e cupo quanto novembre sa offrire, come se tutto il mondo fosse un in-quarto di pagine grigie così infradiciato dall'acquerugiola da dare l'impressione di potersi ridurre in poltiglia in qualsiasi momento: datosi tutto, il capitano del brigantino invitò caldamente Mr Smith a dormire a bordo ancora un'ultima notte e a occuparsi l'indomani mattina dei suoi affati sulla terraferma.” (pag. 13)

....



....


E questo finirà fra le mie mani il primo giorno che riusciro' a mettere piede a Milano e sempre questo leggero' appena finisce il periodo pasquale perché è da un po' che mi aspetta.
Cerco di fidarmi delle parole di Giulio Mozzi:




E spulciando spulciando ho trovato questo libro interessante.

...


Questo invece lo leggero' per non farmi trovare impreparato in alcune discussioni...ehm..perché ho in casa ho una compagna che i temi psicologici/filosofici li mastica come noccioline.

.



Quando leggo del nuovo album dei Superchunk, penso ai tempi del Collegio e dell'adolescenza. Pensavo di vivere negli Stati Uniti e non uscivo dalla mia stanza.

.

Ci sono giorni come oggi che riempio il desiderio di morire con questi post lunghissimi.

giovedì 22 marzo 2018

Sull'ultimo romanzo di Englander, Leni Riefenstahl, Joyce Manor, The Evil Usses/Invisible Show


"Una cena al centro della terra" di Nathan Englander (Einaudi, traduzione di Silvia Pareschi) è un romanzo splendidamente scritto che unisce spy story e riflessione sul conflitto israelo-palestinese. Ma che soprattutto parla d'amore, sentimenti irrisolti, dubbi, tanti dubbi e di speranza. 
Englander sa sempre confondere i piani di narrazione e restituire al lettore le innumerevoli e invisibili crepe che solcano le nostre esistenze.

Non è certo un romanzo per tifosi. 
Almeno per come l'ho letto io. 
Si tengano alla larga tifosi sionisti e antisionisti, sostenitori del BDS o strenui difensori della causa israeliana, innamorati di Arafat o Sharon, fedeli alla causa della bella vita sulle spiagge di Tel Aviv o della kefiah guerrigliera. 
Ed è per questo che mi è piaciuto questo romanzo.
Perché sfida i tifosi e si pone su un'altra dimensione, piu' profonda, intima, senza dimenticare il dolore e la guerra.
Ed è questo che dovrebbe sempre fare, almeno per me, un romanzo.
Andare oltre.
Sfidando il senso comune, anche  e soprattutto nelle piccole cose, affidandosi alle sfumature.

(E comunque meritoria di segnalazione è la citazione di The Lonesome Dove scelto dal prigioniero Z quando non era ancora il prigioniero Z...ho sorriso anche leggendo di tutta l'ambientazione italiana...)

(Per recensioni meglio strutturate andate altrove, non mi va piu' di scriverle e nemmeno di leggerle, faccio gia' fatica a leggere quelle che segnalo)

Qui su Rivista Studio un'intervista a Nathan Englander.

....


Sto per leggerlo anche se già conosco molte cose della sua vita e sono incuriosito di trovare qualche spunto di tipo cinematografico/tecnico perché poi estaticamente il suo "Il trionfo della volontà" mi travolse.
Di sicuro per una donna come Leni avrei perso la testa, anche e proprio per tutte le sue contraddizioni.


-----



....



THE EVIL USSES (UK)
30/3/2018, ore 21
Bergamo

"Siamo tutti amministratori di Dio"
Thomas Chatterton


Gli Evil Usses sono una serious fun band sperimentale di Bristol. Un quartetto di studenti del Dartington College of Arts che nell’afoso agosto 2013 si ritrovano all’incrocio tra jazz e modernità in cui Frank Zappa ha abbandonato il suo cestino del pranzo mentre Sun Ra rimaneva bloccato in ascensore. Fomentati dalla scena psichedelica di Bristol, hanno riadattato una biblioteca in disuso a sala prove e si sono accasati alla Stolen Body Records. Hanno pubblicato il primo album omonimo con la coproduzione di Jim Barr dei Portishead. Amateur Pro Wrestling del 2016 è stato invece prodotto da John Dieterich dei Deerhoof. L’approccio al divertimento turbolento li segue nei live, ordinatamente selvaggi, che si svolgono in improvvisate serate underground, a Glastonsbury o in borghesi festival jazzistici. Trepidanti per l’uscita del terzo album, Muck, nell’aprile 2018, i quattro si sono imbarcati in un Grand Tour europeo, con l’ingenua spavalderia di chi finge di non sapere.


 70 posti limitati
per sapere l’indirizzo e confermare la tua presenza 
chiama il 349-8830539/349-1680619


----

mercoledì 21 marzo 2018

Leggendo "Storia di mio padre" di Stefano Cagliari (Longanesi)


Ne ho già scritto altre volte ma quando scoppio' Mani Pulite io avevo tredici anni e mi sentii sempre molto lontano dalla caccia al ladro, da quei magistrati ripulitori, da quel popolo apparentemente esente da colpe, da quelli che cambiavano casacca.
Mi facevano schifo quel Paolo Brosio appostato fuori dal Tribunale di Milano e i titoloni sui giornali e lo sventolare manette e il lancio di monetine e il Pool che si muoveva come i boia della Rivoluzione. Non che tifassi per quei politici e per quel sistema corrotto e imbarazzante, anzi, ma mi facevano forse ancora piu' schifo i processi sommari, le delazioni, le carceri, la carcerazione preventiva, il colpevole da esibire come esempio, l'impossibilità di parlare di presunzione d'innocenza.
Di quel periodo storico stiamo ancora oggi raccogliendo i frutti marci con i vari vaffanculo e gli sventolatori di cappi e gli amici dei mafiosi e i comunisti riciclati in ogni modo e i giornalisti con lo stuzzicadenti fra i denti dopo ogni pasto a suon di arresti e intercettazioni e i cittadini che sbianchettavano in due giorni tutte le loro colpe e complicità e soldi in nero.
E intanto la politica è scomparsa.
Mi colpirono tanto i suicidi.
Tantissimo.
Mia madre cercava di tenermi alla larga da quegli eventi perché mi vedeva troppo coinvolto e non capiva perché, o anzi lo capiva, perché ero sempre ombroso e fu in quel periodo che prese delle scelte per tenermi al sicuro da possibili strade cattive che mi avrebbero, secondo lei, rovinato.
Ancora oggi resto senza parole e mi commuovo quando leggo di un detenuto che si è tolto la vita. Forse anche perchè la mia famiglia era socialista, oppure ex socialista.
Mi colpirono la storia di Sergio Moroni morto suicida nel settembre del '92 e anche quella di Gabriele Cagliari, impiccatosi nel luglio del '93 dopo 134 giorni di carcerazione preventiva. Quest'ultima in particolare perché fu oggetto di discussione accesissima fra mio padre, mio zio repubblicano/liberale/socialista (consulente del lavoro, una specie di Biagi/D'Antona in anticipo) e altri parenti. Quel giorno sentii parlare per la prima volta, con tanta passione politica, di Eni, sistemi economici, strategie politiche, cambiamenti epocali, crisi dell'industria manifatturiera.
Ero un ragazzino e non potevo partecipare a quelle discussioni ma solo stare ad ascoltare.
E ascoltai, tanto, seduto su una sedia in vimini.
E ricordo ancora mia nonna, che voto' sempre socialista pur se odiava Craxi, che a tavola quasi si mise a piangere per l'ormai prossima scomparsa del Partito Socialista a cui il mio bisnonno aveva dato tutto, sin da ragazzino e durante il Fascismo.
Non ci fu verso di consolarla.
Mia nonna mi ha ricordato Bruna, la moglie di Gabriele Cagliari.
Madre, socialista, delusa dalla deriva affaristica di quel partito.
Se sono diventato garantista lo devo a quei giorni e anche a tutto quello che accadeva nei cortili, a scuola, in casa.

Ecco e allora sono andato in libreria a comprare questo bellissimo e commovente libro di Stefano Cagliari "Storia di mio padre" (Longanesi, a cura di Costanza Rizzacasa d'Orsogna, prefazione di Gherardo Colombo) e l'ho letto in una notte. 
È un libro prezioso, carico di dolore e dignità. Restituisce il clima di un'epoca attraverso le lettere spedite dal prigioniero ai suoi familiari e colleghi, le risposte e le riflessioni del figlio Stefano.
Da brividi la lettera d'addio di Gabriele Cagliari.
Un vero e proprio testamento politico.

Ne ha scritto benissimo Annalisa Chirico: "Gabriele Cagliari, suicida dello "stato di polizia governato dai magistrati" Venticinque anni fa la morte del presidente Eni, "ostaggio di un tribunale speciale". In un libro le epistole inedite del manager recuperate in soffitta dal figlio"


Per maggiori informazioni su Gabriele Cagliari, conoscere la sua storia, leggere documenti c'è un sito:  www.gabrielecagliari.it



(Perché lentamente e con fatica e tanti ripensamenti sto tornando a quella casa a cui sono sempre appartenuto, perché ce l'ho una casa, non è quella della famiglia, ma di quello che ho dentro)

domenica 18 marzo 2018

Come leoni, Hunky Dory, Coppie, Ironweed, Marion Maréchal-Le Pen


Mi ha lasciato l'amaro in bocca "Come leoni" di Brian Panowich (NNE, traduzione di Alfredo Colitto), sequel di "Bull Mountain" di cui avevo scritto qui. Anche se tendo a diffidare di saghe, sequel, trilogie (poi vabbè lo che so ci sono, per esempio, i miei amatissimi Ellroy e St Aubyn) perché vivo sempre nell'apprensione di quadrature del cerchio, colpi di scena improbabili, lungaggini, noia, ero comunque molto incuriosito da questo annunciato sequel e purtroppo ne sono uscito deluso.  Mi piaceva che il romanzo fosse ambientato sulle Blue Ridge Mountains, fra quei bifolchi bianchi (per certi versi anche molto simili a me) che fanno tanto notizia ultimamente, mi piacevano il personaggio della moglie  dello sceriffo, Kate, e questa famiglia malavitosa con strani e violenti principi, i Burroughs. Non che sia scritto male, tutt'altro, ha tutti gli stilemi del genere e svolti con grande qualità, ma è decisamente piu' fiacco del precedente e ha questo finale, toccante e doloroso quanto si vuole, ma che vive proprio di quella volontà di far quadrare il cerchio e aprirsi, forse, a nuovi possibili capitoli futuri. Ecco, quando ho chiuso il romanzo (che tra l'altro ricorda tantissimo la serie Justified) mi è quasi venuto da pensare che non stessi leggendo un libro ma guardando una qualunque di quelle serie tv che stagione dopo stagione fanno parlare di sè. Peccato. E mi fa molto pensare questo aspetto.

.



..







-ben tornata-

venerdì 16 marzo 2018

Alela Diane, elemosina, Giovanni Testori, Annalena Benini, Kate Perry, Mister No


La seguo fin dall'inizio.

.

Succede che come al solito esco dal lavoro coi coglioni girati e prendo un autobus per andare a recuperare l'auto. Arriva una tossica “Ciao Cinestar hai due franchetti da darmi?” e casualmente verso le nove avevo trovato degli spiccioli su un divanetto “Grazie Andre”, prima di tornare dalla sua amica di eroina. Poi prendo la macchina, guido per una quarantina di minuti e parcheggio in una città italiana sul lago e durante tutto il tragitto verso un ufficio postale/biblioteca/bar non faccio che incontrare ragazzi neri che chiedono soldi, altri che vogliono vendere libri, poi ci sono gli ex tossici con l'aspetto da tossici che vogliono farti firmare per la loro onlus, poi l'associazione dei disabili, poi il padre divorziato che lotta per i diritti dei padri divorziati, poi c'è la donna in ginocchio che prega, poi c'è la madre che piange per i suoi due figli, poi c'è il suonatore di fisarmonica, poi quello di chitarra, poi c'è il tossico che vende paccottiglia, poi altri ragazzi neri che ti allungano un cappello, poi i ciechi, lo zoppo, l'alcolizzato, poi i vigili che sparano multe a ripetizione.
E io sono uno di quelli che sono stati cresciuti col mantra di dare il soldino al povero, al barbone, al rifugiato, a chiunque versi in condizioni critiche.
Ma in situazioni come queste finisco per operare una cernita e sapete a chi dò sempre qualche soldino?
Ai rom.
E quindi oggi ho lasciato qualche spicciolo a un'anziana rom (forse della mia età) piazzata fuori dal parcheggio insieme alla “parente” giovanissima e bella, ma davvero bella. Quando ho toccato le sue dita lei ha detto “Che la tua casa sia sempre al sicuro” e vi giuro io ho cominciato a ridere come un pazzo e pure lei e pure la vecchia e mi ha chiesto come mi chiamavo. “Andrea”. E la ragazza bellissima “Sei un russo?” e ho ricominciato a ridere.

Postilla 1 a questo episodio: c'è una signora che vive nel palazzo dove sono cresciuto che una settimana fa ha fatto tagliare uno splendido abete che viveva in giardino e sotto cui ho trascorso momenti indimenticabili della mia infanzia adducendo come motivazione in assemblea del palazzo che “Gli zingari mi sono entrati in casa dall'albero”, quando invece gli erano entrati arrampicandosi dalla grondaia/dalla porta di casa/arrampicandosi lungo i balconi. Ma in realtà è da sempre che questa stronza quasi novantenne che guida ancora, non ha problemi di salute, voleva tagliare quell'albero. Già era riuscita con la sua cazzo di maestria a far tagliare le splendide betulle che stavano sul lato dei bagni e io a quelle betulle volevo un bene immenso perchè il bagno era il mio rifugio, ci stavo per ore a leggere e lasciavo pezzettini di pane per i fringuelli, i corvi, i pettirossi. Una notte persino un gufo. Un giorno andai al lavoro e quando tornai non c'erano più. Piansi e mia madre non riuscì a consolarmi.

Postilla 2 : tutti gli appartamenti dei palazzi dove sono cresciuto sono stati svaligiati o hanno subito un tentativo di effrazione. Nel mio caso c'era mia madre da sola in casa durante la sua malattia. Non fidandosi dei rumori che arrivavano dalla porta si era messa a gridare e quelli erano scappati.

Postilla 3: tantissimi anni fa c'era una bambina rom che elemosinava fuori dal cimitero del mio paese. Mia madre le si era cosi' tanto affezionata che avrebbe voluto adottarla. 
Chissà cos'è stato di lei.

.

Sono venticinque anni che è morto Giovanni Testori.
Dedicarsi ai suoi testi e al suo teatro ha molto più senso che seguire la politica italiana.

....


Piacrebbe anche a me ricevere un bacio da Kate Perry.

.


Anche se tutti questi ritorni dimostrano una certa impossibilità a creare nuovi personaggi con quella caratura indimenticabile. Sarebbe fin troppo facile dire che i tempi son cambiati ma credo che sia proprio così, i tempi son cambiati. Semplicemente. E persone come me devono solo prenderne atto e andare avanti sulla propria strada quasi invisibile. E diventare invisibili.

----



giovedì 15 marzo 2018

I cessi delle donne, paura delle streghe?, libri, Sotto il vulcano, Elastica

Se c'è un lato del mio lavoro che in questi ormai sei anni mi stupisce sempre è lo stato in cui versano i cessi delle donne. Non mi dà fastidio pulire i cessi. Ci sono abituato fin da piccolo. In Collegio mi fu fatto pulire un cesso dei maschi dopo che mi avevano trovato a fumarci dentro. E dopo aver visto il sacchetto della colostomia di mia madre non mi faccio certo spaventare da un po' di merda e piscio. Ma i cessi delle donne sono quasi sempre un vero disastro. Quelli degli uomini sono sporchi, sporchissimi, potete immaginare come possano essere dopo un passaggio di mille, duemila cazzi che sbroffano da tutte le parti e poi tutto il corredo. Ma le donne ne combinano di tutti i tipi. In particolare quelle nella fascia d'età adolescenziale/giovinezza e quelle sui quaranta(cinquanta (ci sorridiamo su al Cinema ma sono quel tipo di donne che vanno a vedere le Cinquanta sfumature o alla ricerca di chissà quale trasgressione e che tendono a bere una birra di troppo senza reggerla). Ne combinano di ogni. Portassorbenti divelti, carta igienica rubata, segni di rossetto sulle piastrelle, piscio sulle piastrelle, assorbenti gettati senza sacchetto o confezione, fazzoletti sporchi di sangue mestruale buttati per terra, unghie tagliate e buttate per terra, matasse di capelli abbandonate nei lavandini, cibo ovunque. 
Settimana scorsa una tizia ha incollato il suo assorbente alla piastrelle del bagno e puzzava cosi' tanto che mi sono sentito l'odore del suo sangue, della sua piscia, della sua fica nel naso per un giorno intero. A beccarla le avrei dato tanti ma tanti calci nel culo.

---

O cazzo, che gentaglia che gira per l'Italia e non solo.
Ne ha scritto anche Loredana Lipperini qui.
....


Acquistati con le mance di questo mese. 






Sotto il vulcano è uno dei capolavori della letteratura del '900 e uno dei libri piu' belli e piu' ostici che io abbia mai letto. Una sfida e una gioia e ricordo l'emozione che mi prese quando lo lessi la prima volta. Adesso è uscito con una nuova traduzione e ne ha scritto Nicola Lagioia.

......


mercoledì 14 marzo 2018

Carlo Porta, Jennifer Egan, Hool, Le streghe di Dunfield, Fluxus


Chi si ricorda piu' di Carlo Porta? Relegato in un angolo, dimenticato. C'era un parente di mia madre che conosceva a memoria alcune sue poesie. Se penso a lui, sogno una Milano diversa e lontana da quella attuale che mi è sempre piu' incomprensibile come mi pare incomprensibile il trasferimento dell'Università nella zona dell'Expo. Se penso a lui immagino Navigli scoperchiati, occupazione austriaca e anche tutto quella zona, bellissima se non fosse occupata dalle vetrine, che comprende per esempio Via Montenapoleone, Via Manzoni, Via della Spiga, Via Bagutta. Una zona che quando ci cammino io penso al Risorgimento. Gli altri guardano le vetrine con una fila di burini in Bugatti, Jaguar, taxi, dive e divette, cinesi e giapponesi e torme di arabi mentre io ci vado per leggere le insegne, sognare il Risorgimento e osservare gli splendidi palazzi e immaginare una borghesia diversa, un mondo intellettuale che viveva sulla propria pelle tutte le proprie scelte e contraddizioni, luoghi sordidi e barricate. Vivo nei sogni ma li preferisco a questa patina anno dopo anno sempre piu' irreale che queste vetrine stendono su queste strade, su questi massi, su respiri che profumano di martiri. Ho finito per provare gioia nel vedere una cacca di cane e calpestarla. E comunque del Porta sono uscita queste Poesie.

....


Ho letto "Manhattan Beach" di Jennifer Egan (Mondadori, traduzione di Giovanna Granato) in un paio di giorni di poco sonno e tanta tensione. Dentro c'è tutta la Egan (il suo stile impeccabile, in apparenza semplice) e la protagonista femminile, Anna, è straordinaria.......ma questo romanzo non mi ha convinto fino in fondo. Ecco, come se alla fine avessi letto qualcosa di bello ma di non veramente convincente. Forse l'ambientazione storica, forse il voler essere un romanzo storico, forse perché l'ambientazione malavitosa mi ha un po' stancato, forse perché mentre leggevo anticipavo cio' che sarebbe accaduto. Non lo so. Boh.

....


C'è questo romanzo tedesco che esce il 5 aprile e che mi piacerebbe tanto leggere perché ho conosciuto tanti ultras/hooligans/persone nella mia vita...e qualcuno anche un po' sfigato ma erano tutti fatti a modo loro, ma buoni, buoni come il pane...poi allo stadio e per strada era come se si trasformassero oppure no...e qualcuno mi faceva morire dal ridere...e intanto che leggevo di questo romanzo io pensavo che quando ho letto dell'invasione di campo dei tifosi del mio amato West Ham o del presidente greco, ecco, io ho sorriso e ho respirato un po' di sana e folle carnalità.
Non so voi ma io preferisco uno stadio come quello in cui i tifosi dello Young Boys arrivati da Berna a Lugano fregandosene dei divieti cominciano a lanciare in cielo fuochi artificiali di tutti i colori e accendere bengala a uno stadio che sembra un teatro immobile dove ogni comportamento viene praticamente sanzionato.

....



Ricevuto e letto in pochi giorni. Potrebbe piacere molto a chi interessano storie sulla scia delle streghe di Salem mescolate ad ambientazioni, per semplificare, de L'ultimo dei Mohicani. Se ne parla qui.

.....

qui.

lunedì 12 marzo 2018

Spegnere il cellulare, mangiare a casa di mio padre dopo il lavoro, Haley Heynderickx, Field Harmonics, Nathan Englander

È facile accorgersi di essere diventati paurosi, schiavi, dipendenti quando il cellulare si spegne e smette di funzionare. Pero' cominci anche ad assaporare quel brivido di quella metà vita trascorsa senza il cellulare. Tutto incomprensibile per la nuova generazione. Riconosco le utilità del cellulare, mi permette di restare in contatto con amici e amiche ma...per il resto a che mi serve? Sostanzialmente per il lavoro. Nient'altro. Chiamo solo mio padre e qualche volta mia sorella e questo vi dà dimostrazione di quanto io viva isolato e solitario. 
Ci pensavo oggi, in macchina.
Quando presi la patente la prima cosa da grande che feci fu guidare, senza dire niente ai miei genitori, fino a Genova. Un sabato sera. Partii da solo e tornai in mattinata. Avevo raccontato di un concerto fino a notte fonda ma il contachilometri e il serbatoio a secco dicevano altro. E non mi ero preoccupato di niente. Non c'era nessuno che ti potesse controllare. Adesso se il cellulare è spento pensi subito che uno è morto. E se è morto è morto. Quella sera avevo preso la macchina e basta. Fine. Oggi l'autostrada era piena di camionisti folli e a un certo punto ho pensato "Se mi succede qualcosa come faccio..." poi pero' ho sorriso. Non so perché ma ho sorriso. E ho guidato piu' sereno.
Poi ovviamente son tornato a casa, praticamente mezz'ora fa, e la mail era piena di messaggi di lavoro.
È terribile pensare che al giorno d'oggi sia diventato praticamente impossibile immaginare un lavoro che non necessiti costantemente di un cellulare in tasca.
Terribile.
Angosciante.
E questo vale anche per la vita.
Soprattutto per la vita.



....

Mio padre cucina benissimo.
Tutto.
Ha imparato tutto nelle cucine del nostro albergo.
Mia madre cucinava ancora meglio.
Ma quando vado a trovarlo io tendo a portarmi il cibo da casa, a comprarlo già pronto, a prepararmelo io.
Questa volta obbligato visto che erano quasi le tre  e solo per firmare alcune carte.
Tendo anche a evitare tutti i cibi preparati da zii e parenti che danno a lui e lui vorrebbe dare a me.
Lui lo sa che lo faccio per stabilire il mio confine ipoteticamente inviolabile e per impedirgli di debordare.
È solo che sono io che consumo tutte le energie.
Ma non c'è altro che io possa fare.

.....



-qui-


-qui-


sabato 10 marzo 2018

Di editoria, voti, Lamento di Portnoy, Emily Grey, Opal, Lorenzo Vitelli

Un'amica mi scrive chiedendomi "Ma l'hai sentita l'ultima?"
"No" e pensavo a qualche ennesima fregatura in cui lei incappa costantemente.
"Stavo cercando informazioni su un libro e sono finita su una roba che mi ha fatto venire il vomito". E stava parlando dell'iniziativa di Modus Legendi per dare visibilità e poi possibilità di vendita a un romanzo di una casa editrice indipendente.
Praticamente un invito a trasformarsi in un influenzatore, in un lobbista, a parlarsi intorno e addosso,  un gioco di emoticon culturale, un inno al piccolo che diventa grande e questa cosa mi ha fatto subito pensare non so perché a un cesso di un supermercato dove son stato nei giorni scorsi.
Il cesso faceva schifo ma faceva ancora piu' schifo che fosse stato piazzata una specie di leggio con tre pulsanti per giudicare la pulizia dei cessi. Che annusandoli questi pulsanti sapevano pure di piscio. Una voglia di prenderlo e spaccarlo in testa al primo o alla prima con le mani che puzzavano di piscio o sangue vaginale.
Va bene che io sono pessimista, uno pesante, uno che gli viene l'orticaria a votare (capisco di piu' mio cugino che stila una classifica, clandestina, delle sue pornostar preferite e il 2017 ha visto trionfare una tale Emily Grey...)


ma a tutto questo mondo editoriale, a questi voti, a queste sponsorizzazioni, alle recensioni, ai sorrisini, agli uffici stampa, ai siti culturali, alle fiere e alle presentazioni, io preferisco di gran lunga il mio lavoro e preferisco telefonare e discutere due/tre volte al mese con i due rappresentanti, Marco e Rodolfo, dai quali ordino i prodotti che mi servono per il cinema.
Preferisco fare come l'ultima volta con Marco che mi ha mandato due differenti rotoli di carta igienica da testare.
"Portali a casa e poi mi fai sapere" e allora io e la mia compagna li abbiamo testati e nei giorni successivi ho ordinato una paletta di carta igienica di quella che mi aveva soddisfatto e aveva un buon rapporto qualità/prezzo. 
Il mio lavoro è duro, malpagato, senza ferie e malattia, senza gratificazioni e con un direttore insopportabile e una gestione che sta a Zurigo ultraultraliberista ma lo preferisco di gran lunga a questa merda che nessuna carta igienica puo' davvero mai ripulire.
Non ho nessuna voglia di averci a che fare.
Lo so che sarà dura trovare qualcuno disposto a credere nel mio romanzo e io a credere a lui, ma le cose per me vanno cosi'.

Com'è finita per la mia amica?
Disgustata non ha comprato nessuno di quei libri e ha comprato "Lamento di Portnoy" finendone travolta: