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mercoledì 28 febbraio 2018

Carcere, Radio Radicale, Valerio Guerrieri, IlDubbio, libri, Siberia, Claudio Naranjo, Poulet

Ieri, ascoltavo in macchina Radio Radicale (una radio che mi auguro non chiuda mai) e si stava ricordando il caso di Valerio Guerrieri.
Un ragazzo morto suicida, o per meglio dire, assassinato a Regina Coeli.
Un ragazzo che il 14 febbraio 2017 esprimeva in aula questi pensieri:

"Regina Coeli è un caos, io ogni mattina mi sveglio e soffro. Soffro mentalmente, psicologicamente… Guardate, veramente do la mia parola d’onore, di uomo, che se mi mandate a Villa Letizia o a casa mia, io seguo tutte le terapie che mi date, dal Cim al Sert… Io sono convinto di curarmi… perché voglio fare una vita normale, voglio sposarmi, avere dei figli, mi voglio fare una famiglia, voglio andare a lavorare, voglio essere normale… Perché sono un ragazzo…»

e che dieci giorni dopo si sarebbe impiccato nella sua cella.

Ed è tutto il giorno che ci giro intorno a questo fatto perché ieri è morto il padre di Fabio, un uomo del mio paese, nato nel '78, con problemi psichici. Con lui ho lavorato per anni in Cooperativa, ha mangiato in casa mia, io e mio padre lo riforniamo di cibo, è sempre in giro a piedi e in bicicletta, parla da sola, da piu' di dieci anni lavora come operaio in una grande industria metalmeccanica, non perde un giorno ed è un lavoratore preciso, competente, efficiente. Parla da solo, continuamente. Ma non c'è uomo piu' educato di lui a tavola. Suo padre era una merda di uomo, sua madre si prostituiva ed è scappata, la nuova compagna del padre è una prostituta albanese. Sulle spalle di Fabio vive tutta la famiglia. Lui spesso dorme in cantina. Preferisce stare fuori, alla pensilina, che stare in casa. La sua vera casa sono le strade, i campi da calcio. Di lui ho scritto nel mio ultimo libro.
Ci pensavo oggi perché pensavo che se si è salvato da molte brutte cose è per il tessuto sociale che ha intorno. Che lo aiuta, lo ripara, lo mette in carreggiata. Lo conoscono tutti e sa bene chi frequentare e chi no. Ma sono persone che vivono sempre sul filo. Quel filo che puo' spezzarsi.
E allora prego che non finisca in una comunità perché ci morirebbe.
Prego che questa morte non sia causa di qualche crollo.

Perché nella mia vita ho già visto e vissuto cosa puo' accadere quando crolli.
Quando non stai bene, stai soffocando, scivolando e non senti di avere piu' un limite.

Ne scrivo perché mi ritengo un uomo fortunato, un sopravvissuto. 
Una notte di tanti anni fu solo per puro caso e fortuna che non mi complicai definitivamente la vita.

Mi salvai grazie ai dischi e alla musica di cui non posso smettere di parlare e scrivere.
Perché quando tornai a casa dall'ospedale mi ritrovai completamente solo.
E mi sedetti su una sedia con una sigaretta e un libro.
La casa vuota. 
Il telefono muto.

Quel giorno fumai tre pacchetti di sigarette e piansi e piansi in silenzio.


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Questo è uno di quegli argomenti di cui discuto praticamente sempre con la mia compagna.

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Molto ma molto ma molto ma molto derivativo questo disco dei Siberia "Si vuole scappare" eppure ha qualcosa di magnetico che mi tiene incollato all'ascolto. 

In breve su "La bastarda della Carolina" di Dorothy Allison (Minimum Fax)


Non mi ha del tutto convinto “La bastarda della Carolina” di Dorothy Allison (Minimum Fax, traduzione di Sara Bilotti), forse per l'eccessiva lunghezza (e dire che a me le lunghe narrazioni mi piacciono), forse per la sensazione, talune volte, di stare a rileggere la stessa pagina due volte, forse per questo “pathos in attesa costante” che lascia l'amaro in bocca.

Ci sono però pagine di una bellezza cristallina che restituiscono tutte le gioie e i drammi spaventosi (violenza sessuale, povertà,...) di Bone, la ragazzina protagonista del romanzo, e di una famiglia magica e numerosissima che è difficile dimenticare una volta terminata la lettura.

Ecco un estratto:

Nella mia vita nulla era certo. Anche a me poteva succedere da un momento all'altro di andare a sbattere contro la morte. Cominciai a tremare ogni volta che papà Glen posava i suoi occhi blu su di me: era un tremore interno, profondo, che speravo non notasse mai. No, sussurravo nella note. No, non morirò. No. Stringevo i denti. No.
Mi guardavo allo specchio per vedere quello che vedevano gli altri, per scoprire da che cosa fosse possibile intuire chi ero. Che cosa vedeva papà Glen? E zia Raylene? Zio Earle? I capelli avevano cominciato a schiarirsi, i riflessi viravano sul rosso invece che sul blu, ma gli occhi erano rimasti scuri come la notte. Osservai i miei zigomi nello specchio del bagno. Mentre Reese aveva lineamenti morbidi e tondi, i miei zigomi erano alti e sporgenti. Forse brutti. Sì, probabilmente erano brutti. Girai la testa. I denti erano bianchi e forti, affilati e lucidi. Tutto il mio corpo era forte. È un fascio di muscoli, diceva mamma. Era orgogliosa di quanto fossi robusta, dei pesi che riuscivo a sollevare e della velocità con cui correvo, ma io invece, all'improvviso, avevo cominciato a sentirmi a disagio e in imbarazzo. Ero cresciuta moltissimo durante l'ultimo anno, tanto che mi facevano male le ossa.
“Dolori delle crescita”, mi disse zia Raylen. “Se continui così diventerai davvero alta, ragazzina”.
Io non volevo diventare alta. Volevo diventare bellissima. Quando ero da sola, guardavo il mio corpo ostinato, le lunghe gambe, i fianchi inesistenti, e quei piccoli rigonfiamenti dove Deedee e Temple avevano i loro grossi seni rotondi. Non avevo niente di cui essere orgogliosa, e odiavo le battute di zia Raylene sul fatto che eravamo tutte di razza contadina, che discendevamo da donne abitutate a partorire nei campi e a rimettersi al lavoro subito. Goffa, forte, brutta – perché non potevo essere carina, invece? Volevo essere come quelle ragazze nei libri, principesse con la pelle chiara e il cuore tenero. Odiavo le mie dita corte, la faccia larga, le ginocchia ossute, odiavo non avere niente in comune con le ragazze carine, dai tratti delicati e dai corpi fragili e slanciati. Avevo una faccia di pietra, insignificante, non avevo forme né sopra né sotto, ed ero nera come la corteccia di un albero di noci. Il mio corpo, come quello delle mie zie, era fatto per ammazzarsi di lavoro, per essere consumato e gettato via. Avevo letto queste cose nei libri e le avevo ignorate. Le donne che morivano in quel modo, per la fatica o per incidenti assurdi, non erano quasi mai le eroine. Zia Alma mi aveva dato una grossa edizione economica di Via col vento, con immagini a colori prese dal film, dicendomi che l'avrei adorato. Inizialmente fu così, ma poi una sera alzai gli occhi dalle guance rosa di Vivian Leigh e vidi mamma che era appena tornata a casa dal lavoro, i capelli ancora più scuri a causa del sudore e l'uniforme macchiata. Un brivido violento mi aveva attraversato il corpo. Emma Slattery, pensai. Ecco chi diventerò, ecco chi siamo tutte noi. Non Scarlett con le sue guance incipriate. Io facevo parte della feccia che viveva nelle baracche sporche di fango, che litigava con quelli di colore; ero come quegli ingrati che rubavano ai loro superiori, stupidi, rozzi, nati per ricoprirsi di vergogna e poi morire. Tremai di paura e sdegno.” (pp. 261-262)

martedì 27 febbraio 2018

Camminare per cimiteri

Ogni volta che torno nel mio paese l'unica cosa che m'importa è andare al cimitero per salutare mia madre.
Fermarmi davanti alla sua lapide e raccontarle in silenzio cio' che mi è accaduto nei giorni che hanno preceduto il nostro incontro.
Gli spazi vuoti intorno a lei si riempiono giorno dopo giorno di facce conosciute.
Una donna che mi regalava caramelle e mi parlava di mio zio morto.
Settimana dopo settimana un Tetris di fiori e incenso.
E oggi, sfidando il freddo senza cappello e col cappotto aperto, le mani sul viso di una coetanea rimasta vedova, ho guardato i suoi occhi e mi sono chiesto dove mi seppelliranno e se mai verro' seppellito oppure se finiro' in una fossa comune, in un'urna, in fondo a un lago. 
Ho guardato i suoi occhi e le ho chiesto cosa ne pensava del mio cappotto nuovo, di queste scarpe, di queste mani incerottate e rovinate dal lavoro e dalle sostanze chimiche e le ho chiesto cosa succederà di me e della mia compagna quando ci accadrà qualcosa e non potremo piu' disporre di noi, che non ci sposeremo, non contrarremo un'unione civile, non avremo figli e probabilmente nemmeno cani o gatti e non avremo nessuno intorno a noi. 
Nel vaso le ho infilato venti rose nuove, bianche, bellissime e mi è sembrato quasi di vederla sorridere.
Che bello toccare le rose, sceglierle, farsi consigliare da una fiorista buona, coi capelli che sapevano di pane.
Anche se poi tutte queste riflessioni che mi escono da questo cervello vuoto sono figlie esclusivamente di un bisogno di possesso, batteri di inutili e sterili rituali all'insegna della memoria.
O forse è solo quel tipo di amore che non ho e non avro' mai il coraggio di accettare.
Guardando in faccia mia madre so ogni volta che cio' che resta davanti a me è che lei è morta e che mi manca da morire e che i morti restano morti e che ogni volta che passeggio per ore nei cimiteri è solo per ristabilire un minimo grado di sopportazione di me stesso e che mi restano solo i sogni, gli incubi, gli stati di confusione o estrema concentrazione o solitudine, meditazione e preghiera per sfiorare qualcosa che non riesco mai a sfiorare e dissetarmi col vuoto lasciato dall'assenza che si adagia sul mio corpo come un nuovo pesantissimo costume da indossare per camminare nelle strade e fingere, fingere ogni volta che mi interessi di essere vivo.

In fin dei conti se torno in Italia è solo per andare a trovare mia madre e chiederle scusa per tutto.
E mettere acqua nel vaso.
Scenderei solo piu' a sud per entrare in una farmacia e abbracciare una persona.

Poi, credo, potrei anche scomparire.


Nine Inch Nails - Closer (Director's Cut)

lunedì 26 febbraio 2018

The Boys Are Leaving Town - le famiglie


Perché poi quello che stiamo progettando da tanto tempo è mollare tutto e scomparire.
Non abbiamo fegato.
Siamo troppo insicuri, arresi, schiavi delle nostre paure/ritmi/soldi/famiglie.
Perché le famiglie sono soltanto orrore nella nostra vita.
Sono capaci di rovinarci ogni singolo giorno.
E le famiglie dovrebbero essere smembrate, spaccate, distrutte, polverizzate, mandate definitivamente a fanculo.
Sono capaci di distruggerti una vita e di farlo con dedizione maniacale.
Siamo troppo patetici, fragili, stupidi, idioti, melensi, poveri per farcela a scappare.
Perché poi dove vogliamo andarcene è una semplice baia ritirata di un'isola che amiamo.
Una baia anonima e discosta.
Una di quelle che vorrei vedere anche d'inverno.
E starcene li' con qualche cane, tanti fiori.
E invidio e sostengo la mia amica Pat.
Sempre con lei.
Che ha esaudito il suo sogno marino.

Altri libri, Piano Church

Libri in coda di lettura:


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 -Sharon Van Etten-

sabato 24 febbraio 2018

Libri, cosa mi piace, antipatia a pelle, Brigid Mae Power



"Le persone pagano un prezzo per quello che fanno, e ancora di piu' per quello che hanno concesso a se stesse di diventare. E il prezzo, molto semplicemente, è la vita che conducono."


E nei prossimi giorni leggero' anche "Borne" di Jeff VanderMeer (Einaudi, traduzione di Vincenzo Latronico) anche se tutti questi libri vorrei portarmeli via e andare da un'altra parte con la mia compagna.

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Sono una persona depressa, con molti problemi, molte colpe, pochissimi soldi ma ci sono alcune cose della mia vita attuale che mi piacciono. 
Mi piace vivere isolato, vedendo pochissime ma davvero pochissime persone. 
Non mi interessa andare per bar, locali, mostre, concerti, ristoranti, feste, presentazioni, happening, aperitivi, cortei, assemblee. Non mi mancano. 
Mi piacciono i piccoli e modesti supermercati svizzeri con le solite cose, al solito posto, con le solite cassiere, i soliti tre scaffali. Mi piacciono gli autobus puliti con le mie solite fermate. Mi piace alzarmi presto la mattina, verso le 4 e 40, tutti i giorni, anche quando non lavoro. Mi piace andare e tornare dal lavoro a piedi. Mi piace avere dei libri che mi aspettano a pile sulla scrivania. Mi piace aspettare la mia compagna. O trovarla in casa circondata da libri o piegata sulla macchina da cucire o che sta litigando con qualcuno.
E mi piace tantissimo uscire dal lavoro e, quando riesco, camminare sul lungofiume e sedermi su una delle panchine guardando i gabbiani, le anatre, le persone che passano spingendo passeggini, Evelyne correre avanti e indietro. 
Mi piace stare li' seduto a mangiare un panino, magari scambiando due chiacchiere con qualche anziano, ascoltare musica e riposare, leggere il giornale.
E magari sorridere sconsolato ai due che nei giorni scorsi correvano e vedendo (come hanno fatto?) cosa stavo leggendo mi hanno dato dello sporco fascista.

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Succede l'antipatia a pelle.
Succede anche che l'antipatia possa trasformarsi in amicizia e magari anche amore.
Mi è capitato raramente ma è successo.

Per esempio, ultimamente, mi hanno rotto tanto i coglioni con l'hype del momento, Potere al Popolo, che sono andato ad ascoltare questa Viola Carofalo e vi giuro è stata antipatia immediata...proprio insopportabile...per piacere non me ne parlate piu'. Con questa non c'è alcuna possibilità di passare alla simpatia.

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giovedì 22 febbraio 2018

Incubi

Una volta un dottore mi chiese "Cosa sogna?"
"Non lo so che sogni faccio ma so che tutte le notti ho gli incubi"
"Da quanto li ha?"
"Da sempre"
"In che senso?"
"Nel senso che mi accompagnano da sempre. Sin dalle elementari. Dell'asilo non ricordo sogni o incubi ma tanto dolore e ricordo altre cose come un castello che non son mai riuscito a costruire. E tutte le sere che vado a dormire poi ho gli incubi. Tutti i sacrosanti giorni."
"Ne è sicuro?"
"Ho rovinato le notti a molte persone. Ci sono volte che mi sveglio cosi' madido di sudore che poi devo cambiarmi di vestiti tanto puzzo e non riesco proprio a stare con me stesso"
"E che tipo di incubi sono?"
"Di ogni genere"
"Me li racconti"

mercoledì 21 febbraio 2018

Simone Buttazzi, Berlinale, Spontaneous

Il mio orsetto prussiano preferito Simone Buttazzi, che vale mille e mille Ted, Bubu o Yoghi, sta leccando un sacco di miele nelle foreste della Berlinale.
(Tra l'altro durante l'ultimo carnevale ho conosciuto un ragazzo che mi ha parlato di un misterioso costume da orso realizzato nei sotterranei della città vecchia di Praga...qualcosa di simile al Golem...un costume interamente realizzato con la pelliccia dell'originale Buttazzi...sulle tracce di questo costume miracoloso loschi figuri, collezionisti, spie, ex agenti della Stasi, milionari cinesi e principi sauditi e molti altri....)
Peccato che gran parte, se non tutto, di questo miele non colerà nel cinema dove lavoro. 

Ecco alcune sue recensioni:





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-E sempre grazie a Simone questa bella scoperta: "SPONTANEOUS" di Aaron Starmer (Dana, traduzione di Simone Buttazzi)-

martedì 20 febbraio 2018

Quaranta frustate meno una, lavoro precario, Anenon, Nicolás Gómez Dávila, Edina Szvoren



Sarà perché a me le storie carcerarie e d'evasione mi son sempre piaciute ma "Quaranta frustate meno una" di Elmore Leonard (Einaudi, traduzione di Stefano Massaron) mi ha trascinato e liberato da molte ansie lavorative che anche oggi mi hanno preso. Ambientato nel 1909 nella prigione di Yuma 



mescola ambientazioni carcerarie a quelle di un West ormai tramontato ma che resta, marginalmente, ancora in piedi raccontando una storia fatta di riscatto, evasioni, razzismo. Sempre all'insegna di quel mix spettacolare di dialoghi, umorismo, violenza, ritmo che caratterizzano i romanzi di Elmore Leonard. Non è di certo uno dei suoi migliori romanzi (trama lineare, finale diciamo scontato) ma ho apprezzato particolarmente la ribellione dei due protagonisti principali, un nero e un Apache, non solo al mondo carcerario ma anche allo spirito rieducativo/missionario/progressista/razzista/bonario incarnato dal sostituto direttore.

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Lavorare su chiamata/precario/flessibile come succede a me significa che anche nel mio giorno libero posso essere chiamato. Quando, non si sa. Esattamente come oggi che ero libero ma sono andato lo stesso al lavoro anche se per pochissimo tempo. Tutto cio' ha significato non potermi organizzare la giornata, non poter andare sul lago come avrei voluto fare. E trascinarsi dietro questa tensione per qualche altra ora.

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Questo è uno dei libri piu' folgoranti finito fra le mie mani negli ultimi anni. Ne hanno scritto qui su Il Foglio.

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domenica 18 febbraio 2018

U.S. Girls, Terry Blue, L'età acerba, il ritardo, l'articolo piu' bello della Costituzione, pubblicità a collega, Canto delle pianure, I Kill Giants


Che bello essere sorpresi da un disco totalmente inaspettato come quello di U.S. Girl. Il video di Mad As Hell.

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Una bella scoperta ticinese.

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Al lavoro abbiamo orari diversi, quasi mai ci vediamo ma quando la incontro è sempre un piacere parlarle perché è una ragazza in gamba. Spero per Alessia Passoni che prima o poi riesca a lasciare il cinema e vivere di quello che le va di fare.

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Non amo arrivare in ritardo. Fare le cose in ritardo. Anche se la colpa non è mia, se arrivo in ritardo mi sento male. È una questione di famiglia. Mia madre se arrivavo in ritardo a qualche appuntamento non mi parlava per un giorno. Stessa storia per mio padre che sul lavoro se era noto per la sua disponibilità su tutto, era anche celebre per la ferocia coi ritardatari. In Collegio i ritardi erano puniti severamente. E in tutti i posti di lavoro dove sono stato le regole son sempre state all'insegna della severità. Al Cinema se arriviamo in ritardo saltiamo il turno di lavoro. O perdiamo le ore di lavoro. È una delle pochissime cose del mondo che mi sento di sostenere. Feroce. Severo. Ma mi va bene cosi'. 

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-che film-

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-in questo libro ho trovato dei foglietti, appunti altrui, e ricordo ancora quando trovai un segnalibro con scritto "Sto bene quando nella mia bocca resta il sapore del tuo cazzo".



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Della Costituzione me sempre fregato assai poco ma per quanto mi riguarda l'articolo che mi è sempre piu' piaciuto è l'Articolo 67 "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato" ed è per questo che non vado mai d'accordo con quelli che lo vorrebbero abolire per rispondere a un padrone che sta su internet o altrove. Credo che sia quel "rappresenta la Nazione" ad avermi sempre colpito. 

venerdì 16 febbraio 2018

La mia compagna, Evan Dando, Dominique Venner, Iperborea, Baltico,


Ieri sera la mia compagna, stanca dal lavoro, coi capelli unti, un bicchiere in mano che al telefono gridava a un ex datore di lavoro di svegliarsi a spedirle alcuni documenti necessari per la prossima dichiarazione e che era incredibile che non si fosse ancora degnata di pensarci mi ha ricordato tantissimo le sorelle Deal. Poi è venuta in camera e mi fa "Dici che l'è presa?" e siamo scoppiati a ridere.

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Fuori questo inverno sembra quasi chetarsi in un brivido di fasulla primavera e ascolto un disco Con vari pezzi di Evan Dando e i Lemonheads e mi consolo rileggendo alcune pagine de “Un samurai d'Occidente” di Dominique Venner (Settimo Sigillo) di cui torno a trascrivere due estratti tratti dall'Epilogo e di cui non prendo tutto alla lettera ma che mi serve come sprone e abbraccio caldo nelle viscere:

Lo spirito dell'Iliade
Questo Beviario è stato scritto da un Europeo per degli Europei; degli Iperborei, avrebbe detto Nietzsche. Altri, provenienti da altri popoli, altre culture, altre civiltà, potranno leggerlo, beninteso, ma solo per semplice curiosità intellettuale. Perchè per gli Europei, figli dei diversi popoli della grande patria boreale, questo libro è un po' quello del loro destino particolare nell'universo. È una riflessione sulle cause del declino e del letargo dell'animo europeo. Mostra i pericoli dell'hubris, e di altri difetti dannosi. Dedicandosi all'ermeneutica dei poemi di Omero e dei contributi dello stoicismo come scuola di vita, si rivolge alle nostre fonti più autentiche.

Una pagina della storia ha iniziato a voltarsi

Intendiamoci, un libro non ha il potere di invertire da solo il corso della storia e delle “rappresentazioni” insediate nelle menti in modo apparentemente definitivo. Un libro non ha mai il potere di cambiare il mondo, e sarebbe ridicolo sperare che lo avesse. È il mondo a cambiare, e ad aspettare a volte nuovi libri. Siamo entrati in tali cambiamenti. Nonostante le catasfrofi che hanno fatto dell'Europa un insieme ignavo, dimentico, informe e colpevolizzato, che cerca di scampare alla violenza dei Barbari attraverso implorazioni e vili lusinghe, la rivolta contro questa vergogna è iniziata sotto i nostri occhi, provenendo spesso da dove non ce la si aspettava, tracciando i presagi di una riconquista interna. Ridiventare padroni di sé e a casa propria, questa è la speranza. Quella di poter guardare i propri figli senza illividire di vergogna, e, venuto il momento, lasciare la vita sapendo assicurata un'eredità. Sotto i nostri occhi, una pagina della storia ha iniziato a voltarsi. Siamo entrati in un'epoca che conoscerà intensi stravolgimenti. Questi esigeranno nuove “rappresentazioni”, nuove visioni del mondo e nuove energie. Il loro primo manifestarsi suscita sin da ora il bisogno, per gli Europei, del ritornare a se stessi, allo spirito del loro spirito. Questo Breviario ha per scopo solamente quello di accompagnare e approfondire questo bisogno. Intimamente cosciente di ciò che devo di essenziale alle mie origini, ci tengo a dire che giustificherò e sosterrò sempre il diritto fondamentale di tutti gli altri umani ad essere sovrani sulla loro patria, alla loro cultura, ad un radicamento che permette di essere se stessi, a casa propria, e di non essere il nulla.
E mi ribello anche contro ciò che mi vuole negare. Mi ribello contro l'invasione programmata delle nostre città e delle nostre nazioni, mi ribello contro la negazione della memoria francese ed europea. Ho un debito nei confronti di questi esempi di comportamento, di coraggio e di raffinamento provenienti dal più remoto passato, quelli di Ettore ed Andromaca, di Ulisse e Penelope. Minacciata come tutti i miei fratelli europei di morire spiritualmente e storicamente, questa memoria è il mio bene più prezioso. Quello su cui appoggiarsi per rinascere.” (pp. 177-178)

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Mi era già successo mentre leggevo “Anime Baltiche” e mi è successo anche leggendo “Come tessere di un domino”:



Anche se l'io vive nella luce del giorno splende in pienezza di contenuto e forma, la sua parte notturna non è mai preservata dall'incertezza. I sogni rendono più brillanti i desideri, drammatizzano i presentimenti, svelano i sospetti. Il legame con la società è illusorio, siamo costretti a risolvere da soli i conflitti più profondi. In realtà non c'è contraddizione in questo. In una prospettiva più ampia anche la cosiddetta vita reale si rivela simbolica, perché fluttua libera nel tempo, con cause ed effetti dimoranti in scenari inaccessibili alla ragione.
Quando ero bambino i sogni occupavano un posto importante nel mio mondo. Si potrebbe quasi dire che vivevo le notti più intensamente dei giorni. Mi succedevano cose tali che quelle vissute di giorno sembravano insignificanti e scialbe in confronto. Di giorno non mi era mai capitato di raggelare dal terrore, ma conoscevo bene quelle sensazioni nel sonno. Di giorno non ero mai perseguitato, ma nei sogni fuggivo ora da bestie feroci ora dalla furia degli elementi: rocce mi si precipitavano addosso, la terra sprofondava sotto le mie gambe e, senza sapere come e perché, cadevo in abissi infernali.
In quel mondo esasperato della notte incontrai anche mia madre. La bella donna nell'abito lungo scintillante, con un frustino per addestrare i cani, era senza volto. Sapevo però che era mia madre e quella figura strana sembrava anzi interessante. Camminava su un filo teso fra le stelle. Volevo che non andasse avanti, ma che calasse giù con ombrello e si posasse accanto a me. Un'altra volta un mago infilò mia madre in una cassa facendola scomparire, e alla fine dello spettacolo non la si trovava più. Tutti cercavano agitati; gli addetti alla pista, in uniforme, sollevarono le assi del pavimento. Ricordo che dopo lo spettacolo rimasi seduto da solo nell'anfiteatro del circo, vuoto e buio, ricordo tutta la tristezza che avevo nel cuore.” (pp. 44-45)

Il Baltico.
Estonia.
Lettonia.
Lituania.
Kaliningrad.
Polonia.
(ovviamente poi ci sono i paesi nordici e la splendida, immensa, meravigliosa Russia)

Tanta voglia di visitare un giorno questi Paesi.



Lo sapete quanto sono astioso verso festival letterari/presentazioni eccetera ma segnalo il Festival di una delle pochissime case editrici veramente di qualità in Italia che è l'Iperborea.
Ovviamente non ci andro'.

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Quando ascolto Evan Dando in acustico io mi spoglio e mi sento totalmente nudo.
Mi appoggio al divano e ascolto questa fragilità che sembra quasi parlare di me.
Mi viene l'ansia a pensare alla notte che sta per arrivare e al prossimo giorno.
Ansia e vuoto totale.
Non penso mai a un lavoro migliore, a una casa piu' grande, a un contratto, a un romanzo in libreria col mio nome, a figli, soldi, famiglia.
Sogno di salire su una barca, un'auto, un carro, una slitta con la mia compagna, due cani, un gatto e qualche fucile, una pistole, libri, viveri e coperte, semi per piantare fiori e andarmene fuori dai coglioni.


mercoledì 14 febbraio 2018

La ragazza con la valigia, Oxfam, Anna von Hausswolff, Accanto alla macchina, case chiuse



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Che brutta la frase Onestà, onestà, onestà.
Che brutto gridarla e sostenerla come qualità politica.
Sono mai stato disonesto? Tante e tante volte.

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Nella cassetta della posta trovo volantini, buste, depliant che mi invitano a ogni genere di solidarietà: Unicef, Caritas, Croce Rossa, WWF, Emergency e via via tutta un'altra serie di associazioni più o meno note e qualcuna anche del tutto fasulla. 
Mi comporto sempre nella solita maniera: prendo, strappo e butto nel sacco della carta da riciclare.

Cosa da dire sullo scandalo Oxfam, Save the Children? Niente. Se uno è un po' scafato e ha qualche esperienza e conoscenza diretta di volontari/operatore umanitari/missionari non c'è proprio niente di cui meravigliarsi.
Solo due spunti: 1) Oxfam è quella che rompe sempre i coglioni con la storia del 1% e il 99%? 2)Mi sembra che questa vicenda sta attirando molta meno attenzione del caso Weinstein. E questo cosa sta a significare? Cercatela voi la risposta. Di sicuro il pentolone da scoperchiare è di altro tipo e allora si sta tutti bene attenti a non farlo.

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Vivo in un Paese dove la prostituzione è regolamentata con permessi di lavoro e case chiuse. Di certo i problemi di sfruttamento/papponi/schiavitu' non sono scomparsi. Voi cosa ne pensate di una possibile riapertura dei postriboli e della regolamentazione della prostituzione (di ogni sfumatura sessuale possibile)? Qui su Barbadillo se n'è parlato. Personalmente provo un grande affetto per le prostitute.

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martedì 13 febbraio 2018

"Isola", Fær Øer, scuola2/bidelli, Una donna alla finestra, Holy Motors


"Isola" di Siri Ranva Hjelm JACOBSEN (Iperborea, traduzione di Maria Valeria D'Avino) è un romanzo che sa di tradizioni e immigrazione,  di Danimarca e Fær Øer, di saghe familiari e aborti, di radici e tunnel, di sangue e isole, di guerra e indipendenza, di femminilità estrema e tarantole, di memoria e contaminazioni, di acqua gelida e pescherecci. 
Scarno, poetico, duro, semplicemente meraviglioso.



Un estratto che parla delle generazioni di migrazione:

"La terza generazione è una coperta troppo corta: è totalmente disinvolta e libera da condizionamenti culturali oppure è a casa solo per metà, padroneggia a metà la lingua, si costruisce un'identità nel solco dell'aratro sulla roccia, porta la data d'arrivo del suo sangue impressa sulla fronte come un tatuaggio, ma è un tatuaggio che si è fatta da sé, con la biro, e pronuncia il proprio nome con orgoglio tra gli stranieri, a mezza voce tra i compatrioti.
La generazione povero-me, sono-solo. La generazione né-né. La terza è una generazione invisibile, teorica, la cui pelle si confonde con la tappezzeria, e che lo sappia o no, si porta dentro il viaggio come una perdita.
Si potrebbe vederla in questo modo:
La vacanza-suicidio è l'antitesi della migrazione. 
Continuavo a pensarci, seduta su una pietra del campo. Sopra il villaggio, sotto la montagna disabitata. La vacanza-suicidio come vendetta dei discendenti. Essere cosi' ingrati, scrollarsi di dosso le generazioni anteriori e future, non realizzarsi, non avere figli, scioperare, let's neask out of this party, con un'alzata di spalle verso il traguardo della mitica, totalmente indigena e percio' inesistente quarta generazione.
Quel pensiero mi colpi' con una dolcezza, una rabbia. Potevo andare in montagna, sulle nuvole, cadere da qualche parte, rompermi l'osso del collo, scomparire dal mio giaccone, dal mio strato adiposo, dai miei polmoni, e perdermi nel muschio. Potevo lasciarmi prendere dalla montagna, farmi ricoprire di pietre e d'erba ondeggiante al vento; il sottosuolo con le sue braccia di lava nere, le sue ossa, si sarebbe chiuso su di me e io mi sarei dissolta, fusa nella fibra del muschio. Quello che fosse rimasto di me sarebbe tornato al punto di partenza, annullando l'espansione delle forze, la volontà, l'orbita brutale della pietra, per essere solo pietra nella pietra. (pp. 79-80)

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Scuola capitolo 2

Il bidello è uno di quei lavori che avrei sempre sognato di svolgere. Ma un bidello in una scuola senza studenti e professori. Solo aule e uffici vuoti, corridoi deserti. Nella mia vita scolastica ho incontrato bidelle e bidelli di ogni tipo ma quasi tutti accomunati da una certa propensione a evitare il lavoro, un misto di assenteismo e fancazzismo surrealista. 
C'era chi a scuola cucinava il pranzo e la cena per la propria famiglia (oltre che per i direttori e qualche insegnante, se c'era bisogno), c'erano quelle che lavoravano a maglia ogni sacrosanto giorno con la divisa bella profumata e mai una volta che uscissero dalla loro stanzetta privata, chi per pulire un corridoio ci metteva un giorno intero e un pacchetto di sigarette, quella che se gli chiedevi un piacere ti rispondeva in napoletano strettissimo che lei non era pagata per questo e quell'altro e non capivi mai per cosa fosse pagata e sapevi solo che ti faceva schifo, qualcun altro che faceva la cresta sul materiale e te lo diceva pure perché tanto..., qualcun'altra che ogni finestra era una sigaretta o un caffè, qualcun'altra che era sempre in malattia sempre e la vedevi in giro perché era la madre di uno del paerse, quell'altro che ti diceva che tua madre avrebbe dovuto fare la bidella e quando tornavo a casa e lo dicevo a mia madre lei mi rispondeva Mica sono un'imbucata come quel leccaculo che ti ha parlato, c'era quello che faceva spostare agli studenti il materiale da un piano all'altro, qualcun altro che faceva la spia su tutto in cambio di non sapevamo mai cosa, qualcun altro che teneva la bocca chiusa ma voleva sempre qualcosa in cambio e in pratica la logica era sempre ricevere qualcosa oltre allo stipendio, qualcun altro che lo capivi che guardava le ragazzine in particolare quelle che stavano sviluppando il seno, qualcuno che si stendeva davanti a una professoressa particolarmente carina, qualcuno che ti insegnava le scuse migliori per saltare un'ora di lezione, c'era quella che parlava di graduatorie tutte le volte che le chiedevi i gessi e c'erano tutti quegli stronzi che non ci aiutarono mai a trasportare un nostro compagno in carrozzina dal piano terra dove stavamo ed eravamo noi ragazzini a doverlo fare perché non era nelle loro mansioni.
Tutti accomunati da una stanchezza esistenziale e fisica. Spesso sciatti nel modo di presentarsi.
Mi hanno detto che le cose sono cambiate nelle scuole e lo spero davvero.

E poi andai in Collegio e c'erano queste splendide suorine alte un metro e trenta che ricordavano i Jawa di Star Wars:


che comparivano e  scomparivano e mi preparavano camomille per vomitare quando stavo male e stavo male parecchie volte senza darlo a vedere a nessuno e loro che stavano in silenzio e pregavano per me e per la mia famiglia e quella pulizia che sorrideva da vetri, piastrelle, cessi, aule, palestra, mensa, con le signore delle pulizie che lasciavano tutto profumato e lindo e da quasi sei anni lavoro in un posto dove la pulizia è uno dei cardini, anche se le cose sono cambiate, e mi spacco culo, schiena e spalle per preservare quest'oasi.
Boh, non so nemmeno perché sto scrivendo di questi argomenti inutili ma c'è stato un periodo durante le scuole che sognavo di eliminarli uno alla volta i bidelli, in particolare uno.
Sacrificarli in un sabba di studenti ribelli.
Oggi è una giornata così.
Fuori fa freddo.
E ho l'herpes e l'eczema.
E finalmente sta finendo il Carnevale.

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Ne ha scritto Alessio Trabucco qui.

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domenica 11 febbraio 2018

Émile Zola, scuola, Wagner, Westworld, Papini, campanili, Sally Rooney, Vito Mancuso, Siri Ranva Hjelm JACOBSEN, Peter Kernel


Splendido sapere che nella nuova edizione de "Lo scannatoio" (Feltrinelli) di Émile Zola ci sarà pure uno scritto di Céline.

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Bellissimo Westworld, anche per tutta una serie di temi (coscienza, falso sè, eccetera) e bellissima lei.

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In questi ultimi giorni mi è capitato di riflettere sulla scuola e sulla mia esperienza scolastica grazie a questo post di Maria (una sostenitrice della Triade Zebrata) e a un articolo (a pagamento) sempre pungente di Massimo Del Papa "La maestra col Q-Factor: Chi le fa le maestre? I concorsi. E i concorsi? I sindacati. E i sindacati? La politica. E che dice la politica? Che, è notizia di oggi, “sul merito scolastico più spazio ai sindacati”. Come cantano Meta e Moro, “Non ci avete fatto niente”. Ecco come si fabbricano, in serie, le maestre del Q-factor."  Con la scuola e con tutto cio' che mi obbligava dietro a un baco ho avuto sempre un brutto rapporto. Fino alla Quinta Elementare son riuscito a sopportarla questa scuola ma dallaPrima media in poi tutto si è fatto sempre piu' insopportabile. Sono consapevole di tutto cio' che mi hanno dato la mia maestra Milena o il Collegio  e gli strumenti e i libri e la filosofia e il latino e la storia dell'arte ma quando mollai l'Università dopo un anno finalmente respirai. Fu uno dei giorni piu' dolorosi e insieme piu' felici della mia vita. Litigai tantissimo in famiglia ma poi la sera uscii a camminare e respirai a pieni polmoni. Andai in un bar e bevvi di fila tre birre e la barista mi chiese cos'avessi da festeggiare e io le risposi che festeggiavo la libertà. Dico un'eresia ma era come se fossi sopravvissuto a un campo di prigionia e finalmente potessi vivere. E la notte ascoltai nelle cuffie Wagner. Il giorno dopo sarebbe stato il giorno migliore per morire.

Ho evitato le Medie perché fu un concentrato di idiozia, professori incompetenti, supplenti, professori in malattia. Un ambiente veramente schifoso. 
Voi non ci crederete ma ho ancora gli incubi sulla scuola.
Non sapete quante volte ho vomitato la mattina sui vari tragitti che facevo per raggiungere edifici, stazioni ferroviarie. 
E che bello tenere fra le mani questo libro:


(Ovviamente senza scuola io non avrei mai conosciuto E, R, D, M, D, C, E, D, D, E e non sarei nemmeno qui perché sarei morto prima e sono questi ragazzi e queste ragazze conosciuti grazie a un treno disastrato ad avermi aiutato a non morire)

Ah, dimenticavo: sogno ancora di prendere un'ascia e fare a pezzi la mia insegnante falsa invalida/ammalata di educazione tecnica delle Medie, quella di Educazione Fisica per quanto mi ha fatto sentire una merda nella mia vita e persone come lei non avrebbero mai dovuto fare l'insegnante perché mi fecero odiare la bellezza del gesto atletico e solo al Liceo, grazie al professore e visionario Gianfausto Balatti recuperai la fiducia in me stesso..
E benedico la mia professoressa di francese delle Medie: altra donna con un sacco di assenze, puzzolente, labbra con settemila strati di rossetto, capelli unti ma in grado di trasmettermi l'amore per la letteratura francese e mi ricordo ancora che all'esame di Terza Media alla domanda a quale partito francese andavano le mie preferenze risposi "Front National". Non sto mentendo.

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Un paio di giorni fa la mia compagna mi dice "Sai, ho visto Mancuso da Augias...che palle e poi sembrava copiare alcune parti del buddhismo...." e poi oggi su Il Giornale leggo questo articolo: "Sparisce l'Italia dei campanili: una parrocchia in meno al mese" e allora non posso che riflettere su quanto questi fantomatici eretici siano del tutto superflui o addirittura complici mascherati di questa decadenza. Non sono un credente ma quando leggo o ascolto gente come Mancuso mi chiedo sempre: ma uno cosa se ne fa di una religione che ricalca le regole del buon vivere, la legislazione vigente, le regole democratiche, la Costituzione? Ricorda tanto quei ristoranti orientali fusion dove non sai mai cosa mangi e mangi tanto e mangi soltanto schifezze. 

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Nuovo album dei Peter Kernel: " The Size of The Night".
Il trailer e il video di "Men of the Women"

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Pensavo che sarebbe uscito piu' avanti e invece eccolo fra le mie mani. Bello davvero.

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Mi interessa molto.

giovedì 8 febbraio 2018

The Breeders, ultima volta sulle elezioni (Bonino, 5S), Carson McCullers, Alain de Benoist


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In tutta questa campagna elettorale italiana incappo ogni giorno robe che mi fanno girare i coglioni, sorridere, anche perché poi quando parlo con mio padre è lui che mi fa l'interrogatorio politico e mi dice questo e quello e non io che continuo a ripetergli che ci vada lui a votare... 
Se dovessi stilare una classifica delle peggiori boiate degli ultimi mesi, in questa classifica ci sarebbero sicuramente le parole di Emma Bonino riassunte in questo link.
Potrei dire: magari questi professori senza studenti potrebbero andare loro a pulire il culo ai vecchi o raccogliere pomodori potrei anche aggiungere, questi politici potrebbero venire con me a pulire i cessi visto che hanno tutte queste preoccupazioni, visto che vi riempite la bocca di belle parole (l'ho già scritto altre volte...) indirizzate i vostri figli verso la raccolta nei campi, verso gli ospizi e gli ospedali (corsie, lavanderia, mensa), verso i ponteggi/l'edilizia, il giardinaggio, la pulizia delle strade, la raccolta dell'immondizia, i fornai, eccetera eccetera. 
Indirizzate i vostri figli verso queste possibilità lavorative e basta, che palle...cazzo...per non parlare del problema della natalità....non fate i figli? e allora facciamo arrivare qualcun altro a cui insegnare o da cui farci pulire il culo...più onesto invitare all'estinzione...vabbè...

(come la penso io è un altro discorso: dignità per tutti i lavori e robuste dosi di umanesimo in tutti i percorsi formativi...non capisco mai perché un muratore non possa anche essere uno che legge e studia...è questo circolo vizioso da distruggere....ovviamente senza diventare uno stato etico o che rompe troppo i coglioni con la cultura, la lettura, eccetera)

Nel discorso della Bonino (e di tutti i suoi discepoli, accoliti, sostenitori) ci sono tutto il razzismo da bar nascosto dietro al velo della ragione, dell'accoglienza, del multiculturalismo e della spocchia, il classismo della peggior specie e l'ipocrisia di un Occidente che si specchia nella propria miserevole fine.. ma è inutile anche solo andare avanti a scriverne...


Per non parlare poi di queste storielle (1,2)sul movimento Cinquestronzate. Non ho mai compreso come questa gente possa ispirare fiducia...boh....

E con questa volta chiudo con le elezioni italiane. Fine.

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Leggere tutt'uno fiato “Invito a nozze” di Carson McCullers (Einaudi, traduzione di Leo Longanesi e Gino Dallari) e ricongiungersi al mistero dell'adolescenza, col suo carico di sogni e voglia di avventure, di piccoli e stupefacenti dolori, di parole e volti che si ricollocano dietro la bruma dei sogni. Frankie Adams, Dio che personaggio straordinario. Un romanzo uscito nel 1946 che non ha perso nulla della sua magia.

Fu l'estate in cui  Frankie si stancò di sé stessa. Prese a odiarsi e divenne una vagabonda che perdeva il tempo a bighellonare in cucina: sporca, ingorda, disgraziata e triste. E se la legge avesse saputo quello che si nascondeva in lei, l'avrebbe giudicata in tribunale e rinchiusa in carcere.” (pag. 29)

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-qui-

Non so, ma a quasi quarant'anni quando sento storie come queste mi riempio di tristezza. 

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martedì 6 febbraio 2018

Ombrelline, Tamangur, Er, Tamil, libri e dischi


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Mi fanno sorridere molte, se non quasi tutte, le operazioni umanitarie per rendere migliore il mondo a colpi di bombardamenti, proclami, appelli, codici morali. In questo caso sto pensando al caso di poco conto delle “ombrelline” di Formula 1 sostituite con gli “ombrellini”. Per restituire dignità a queste povere donne immagine vedremo ai nastri di partenza ragazzini e ragazzine dalle facce pulitissime. L'onestà del business. Perché non lasciare libertà di scelta? E quindi ragazze seminude, in tailleur,  suore, preti, operai, uomini seminudi o in giacca e cravatta, ombrelloni veri e propri, ragazzini, vecchi, schiavi, sole cocente. Se mi offrissero qualche soldino farei ombra anch'io a un pilota. Sapete che mal di spalla dopo e già le mie son distrutte? 
Sto scrivendo di questa cazzata perché mi è capitato spesso, almeno fino ai 18 anni, di parlare con queste ragazze. Mio zio era un dirigente Yamaha e seguiva le gare di Superbike, Supersport e tutte le gare minori nazionali e ci portava spesso negli autodromi italiani. Erano ragazze come tutte le altre. Bellissime quasi tutte e come tutte le altre persone al mondo spinte dai motivi più diversi a fare quel determinato lavoro e a essere finite in quell'ambiente. Me ne ricordo in particolare una coi capelli rossi che moriva dalla paura tutte le volte che doveva uscire in pista. Voleva solo sfruttare la sua bellezza e far girare la testa a tutti quanti e far più soldi possibile. Me lo raccontò davanti a un caffé. Qualcuno dirà che tristezza, che vita miserevole, che sfruttamento. Meglio bellezza e cervello insieme, qualcuno apparentemente saggio verrà invece a spiegarmi. Che te ne fai di un bel corpo?, meglio il cervello, bofonchiano quelli ancora più saggi. Perché la bellezza svanirà prima o poi (anche il cervello appassisce, a dir la verità). Ecco, se il cervello mi serve per scrivere appelli come questo o quell'altro che stanno stanno facendo parlare di questi tempi e che sprizzano intelligenza/buonipropositi/libertà o i pezzi noiosissimi di Gramellini e Serra e Zoro, allora meglio assolutamente la bellezza e l'arrivismo spietato di S. Il viso e il corpo di S. (questo vale anche per un corpo maschile e per tutti i tipi di attrazione fisica possibili a questo mondo) spazzano via in un solo istante miliardi di articoli/libri/saggi/idee/canzoni/film mediocri e ultra mediocri o ultra incensati da una certa critica.  Poi ok, passatemi pure per uno sporco sessista, un maschio arrapato che pensa solo alla fica. Non me ne frega un cazzo.

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Un piccolo estratto da "Tamangur":

"12.

Nel salotto della nonna, vicino al televisore, c'è un vecchio pianoforte con due candelieri che sostengono due candele rosse. Non sono state mai bruciate, ma lo stoppino la nonna lo ha acceso. Non riesco a sopportare le candele con lo stoppino intatto.
In passato, quando era giovane, suonava volentieri, ma ora le dita non fanno più quello che dovrebbero.
Gli spartiti sono ancora più impilati su una sedia lì accanto.
Gnossienne si legge sul primo spartito, e un po' sotto tra un rigo e l'altro, Munissez-vous de clairvoyance e Ouvrez la tête.
Che cosa vuol dire? Chiede la bambina.
Tenete gli occhi aperti e aguzzate le orecchie.
Tipo sveglio, quel Satie, dice la nonna.” (pag. 31)


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Mi è capito in queste ultime settimane di discutere di Er con una mia collega che lo sta riguardando dalla prima puntata. Mia madre ne era una fanatica totale e comunque anche a me non dispiaceva quando mi capitava di guardarlo insieme a lei e quanto mi piaceva Abby:


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Tutte le volte che il nostro vicino Tamil viene da noi per un piacere (documenti, pc, stampe, consigli, scrivere correttamente in italiano) finiamo sempre poi a parlare di questioni relative al suo Paese, alla guerra, all'Oceano Indiano, al loro strano modo di tramandarsi i cognomi e ci viene sempre una gran voglia di mollare tutto e trasferirci laggiù. Incredibile l'odore di spezie che esce da casa loro.

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