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lunedì 8 gennaio 2018

Ezra Pound, elezioni, stanchezza

Ci sono sere come queste in cui sono cosi' sfinito nella testa e nelle membra che non ho nemmeno voglia di dormire ma solo di perdere tempo bevendo birra, ammalandomi, sfinendomi altre volte, puntando la sveglia, gironzolando per siti e finalmente avro' due giorni liberi per poter riposare, rilassarmi, leggere, scrivere. Senza uscire di casa se non per una camminata nei boschi mattutina perché tanto mi bastano poche ore di sonno. Riposare per me non significa dormire ore e ore.
È una specie di forma di assenza.
L'assuefazione alla disperazione che si dilegua di fronte all'essenziale.

Mi hanno chiesto: "Voterai il 4 marzo?"
Ho risposto dicendo che non mi piaceva la domanda.
E che no, non votero'.
Che voglio conservare qualcosa di me stesso.
E che votare mi fa sembrare ancora piu' servo di quello che già sono.
Che poi potrei dilungarmi in noiose, inutili e patetiche spiegazioni ma mi sento mancare il fiato.
Tutti questi partiti, questi elettori, queste cabine elettorali, queste schede elettorali, i manifesti, i dibattiti mi fanno sentire in prigione come mi accade quando lavoro o sto in famiglia.
La partecipazione, il senso civico, il rispetto della Costituzione, il diritto al voto mi appaiono sempre come una camera mortuaria e so già che sto morendo e che un giorno finiro' da qualche parte.
Mi sono seduto in riva al lago oggi.
L'acqua era freddissima.
Ci ho appoggiato il viso e mi sono scaldato.
Sul fondo bottiglie di vetro e il collare di un cane.
Un turista fotografava le cime innevate.
Che voglia di prenderlo e affogarlo che avevo.
Poi sono andato a prendere la macchina.
So spendere soldi in tante cazzate.
Ma per cos'altro dovrei spenderli?
Forse per una slitta con dei cani, un bungalow a Rodi, un corso di equitazione.
In un bar ho bevuto un caffè orribile ma la barista ha voluto dirmi che la tazzina era bollente per tenere al caldo il caffè.
E sorrideva.
È che non ci capisco piu' un cazzo di molte cose che per gli altri sono scontate e che per me non sono mai state comprensibili.
E non mi interessa nemmeno capirle queste cose che non capisco perché non c'è nulla che mi interessi di queste cose o forse no, perchè continuo a pensarci, rifletterci, cercarne di scoprirne le sfumature, fino a perdermi.

Ho visto le mura del mio Collegio e ci ho trovato piu' senso che in tutte le mie chiacchiere.

Per fortuna che c'è Ezra Pound.

"L'albero mi è entrato nelle mani,
La linfa mi è salita nelle braccia,
L'albero mi è cresciuto nel petto -
Fin nel profondo,
I rami escono da me come braccia.

Sei tu l'albero,
Tu il muschio,
Tu le violette carezzate dal vento.
Sei una fanciulla - alta così -
E tutto questo per il mondo è follia."


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