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domenica 30 dicembre 2018

Capodanno in carcere per il Partito Radicale che supera quota 3000

Capodanno in carcere per il Partito Radicale che supera quota 3000

Rita Bernardini il 31 dicembre e l’1 gennaio visiterà Rebibbia con Roberto Giachetti e una delegazione di Radicali




Il Partito Radicale può continuare a vivere grazie ai 3069 iscritti, finora, per il 2018. Tremila era la soglia da raggiungere per scongiurare la fine del progetto al quale Marco Pannella ha dedicato tutta la sua vita. Per capire cosa accadrà ora abbiamo ascoltato Rita Bernardini, membro della Presidenza del Partito, che – come da tradizione radicale – il 31 dicembre e il 1 gennaio sarà in visita nei due complessi carcerari di Rebibbia, con l’onorevole Roberto Giachetti e una folta delegazione di Radicali.

Con quale spirito farà visita a detenuti e detenenti?

Con l’animo di chi sa che va in visita ad una comunità ferita che rischia di perdere definitivamente la speranza nella Costituzione. Gli indicatori più espliciti di questa sofferenza sono le morti e i suicidi che si verificano in carcere. Quest’anno abbiamo raggiunto i livelli di dieci anni fa: ben 66 detenuti che si sono tolti la vita. Anche fra gli agenti l’esasperazione è tanta: in 73 si sono suicidati negli ultimi dieci anni, per lo più con l’arma di ordinanza.

Che feedback c’è stato alla presentazione del vostro dossier sulle carceri?

Contiamo di inviare al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa la versione del nostro dossier tradotta, aggiornata e firmata, oltre che dal Partito Radicale, anche dall’Unione delle Camere Penali che, con il suo Presidente GianDomenico Caiazza, l’ha molto apprezzato, così come il professor Andrea Saccucci e l’avvocato Giuseppe Rossodivita, autore di centinaia di ricorsi dal caso Torreggiani in poi. Importantissimi sono stati per noi i giudizi del professor Glauco Giostra che ha definito il lavoro “un documento davvero rigoroso ed eloquentissimo ( per chi vuol capire)” e del professor Tullio Padovani che mi ha scritto: “Ho letto il dossier, che rappresenta un ulteriore esempio di ciò che per i Radicali significa agire politico: concreto, rigoroso, documentato, incalzante. La vergogna denudata, resa vera senza scampo. Vedremo se e come cercheranno di sottrarsi alla forza delle cose. Battersi incessantemente affinché i diritti ( almeno quelli elementari!) siano rispettati, credo anch’io sia l’unico modo non solo per evidenziare pragmaticamente le contraddizioni strutturali dell’istituzione, ma soprattutto per alleviare la crudeltà efferata di una pena abominevole”.

La battaglia ci sarà insieme agli oltre 3000 iscritti. Adesso ci sarà un congresso?

Mi auguro che ne arrivino altri entro il 31 dicembre perché gli iscritti 2018 potranno partecipare a pieno titolo al congresso ordinario. Congresso che il Partito Radicale deve convocare, come stabilito dalla mozione dell’assemblea di Rebibbia, entro 90 giorni. Iscritti raccolti in clandestinità, tranne le eccezioni ( che confermano la regola dell’ostracismo) di Radio Radicale, del Dubbio e dell’Opinione. Si tratta perciò di un risultato straordinario, anche per la qualità e la diversità delle persone che hanno deciso di prendere il “passaporto della libertà”, che è la forma della tessera 2018.

Proprio di Radio Radicale ha parlato ieri il premier Conte nella conferenza stampa di fine anno ribadendo il taglio dei fondi e invitando a mettersi sul mercato e a ‘ trovare risorse alternative’. Lei come commenta?

È probabile che il premier si riferisca alla pubblicità che a suo avviso dovrebbe interrompere l’integralità dei documenti, in primo luogo istituzionali, che Radio Radicale manda in onda da 42 anni. Siamo all’abc del “conoscere per deliberare” di cui il presidente Conte pensa di poter fare a meno con disinvoltura pur essendo il suo governo autoproclamatosi “del cambiamento e della trasparenza”. Se ambisce ad essere il primo che cuce la bocca al servizio pubblico per eccellenza che è Radio Radicale, sappia che non sono pochi coloro che in nome della “libertà di parola” sono pronti a rischiare le proprie esistenze.

Quanto è importante che il Partito Radicale continui a vivere dunque nell’attuale situazione politica?

Credo sia vitale, se non vogliamo rassegnarci all’erosione e al degrado dello stato di diritto che colpisce nel mondo e in Europa anche quelle che conoscevamo come democrazie avanzate. Se guardiamo poi al nostro Paese, non abbiamo che da stupirci di quanti oggi si meravigliano di come si stia comportando l’attuale Governo con il conseguente svuotamento e inerzia del Parlamento. È di dieci anni fa il libro “La peste gialla”; fu scritto nel corso di un Satyagraha che ci vide riuniti attorno a Marco Pannella per analizzare e raccontare il sessantennio di una lunga e continuata strage di leggi, di diritto, di principi costituzionali, di norme e di regole che avrebbero dovuto governare la convivenza civile della democrazia italiana. Credo che siamo fra i più attrezzati – per storia e capacità di resistenza e di lotta nonviolenta- a scongiurare il peggio del peggio che va affermandosi con sempre maggiore vigore ogni giorno di più in primo luogo contro i diritti umani fondamentali. E anche sull’Europa crediamo ( con Pannella che lo affermava più di vent’anni fa) che non ci sia salvezza ecologica, giuridica, economica, sociale e culturale nella illusione minimalista, nella triste, infeconda utopia “realista” dell’Europa che conosciamo, più che mai volta a contrastare la ragionevolezza degli Stati Uniti d’Europa.

(Fonte: IlDubbio, articolo di Valentina Stella)


venerdì 28 dicembre 2018

Due post in uno: dalla carne che mi piace all'indicizzazione della pensione e arrivederci al 2019



Un lunghissimo post diviso in due:


La risposta tutta mentale che mi è venuta dopo che parecchi colleghi mi hanno chiesto perchè non faccio pranzi e cenoni delle feste e altre amenità é questa:

Ho avuto la fortuna di avere i nonni paterni proprietari dell'albergo/ristorante Albergo Corona con mia nonna che gestiva la cucina e poi una nonna materna vera custode delle tradizioni culinarie lombarde e poi una madre chef mancata e un padre che anche domani potrebbe aprire senza sforzi un ristorante a suo nome. 

Per questo motivo sin da piccolo ho avuto la fortuna di mangiare cibi e piatti di ogni tipo, senza restrizioni su questo o quell'altro piatto e mediamente tutti noi nipoti e parenti sappiamo cucinare bene. 

Da mia madre ho ereditato l'amore per alcuni cibi e subendo in particolare il fascino, molto snob, di quei piatti minimali dove si mangia benissimo ma poco. 

Non ho mai amato la carne però e mi risulta semplicissimo, salvo casi rari (far contento qualcuno o non metterlo in difficoltà), non toccare carne e pesce. Ho sempre detestato le costine le grigliate di carne. 

Adoro invece sin da piccolo tutta quella carne considerata povera o “impura” o che fa inorridire le anime belle e mi piace prepararla e mangiarla solo quando capita e in occasioni speciali, tipo quando sono in casa da solo e mi voglio bere una bottiglia del vino buono. 

C'è solo la mia compagna (oltre a mio padre e mia sorella) con la quale mi posso permettere, una volta all'anno, di dedicarmi a questo genere di cibo.

Per carne povera o che fa schifo a tutti io intendo quelle robe che la gente chiama interiora, cuore, polmoni, animella, rognone, fegato, cervello, zampe di gallina, la cresta del gallo, il musetto del maiale, la cotenna di maiale, la coratella, tutto ciò che poi si trasformerà in trippa/busecca, il midollo dell'osso e poi magari usarlo per il risotto. 

Adoro poi le rane e le lumache e impazzirei probabilmente per tutti i cibi misteriosi.

Mangerei ogni giorno molluschi e crostacei di ogni tipo.

C'era da leccarsi i baffi quando mia madre aveva la luna storta e cucinava anguille e capitoni.

E mi piaceva da piccolo quando mia nonna faceva friggere il sangue degli animali con la farina. 

Però nella realtà mi dedico principalmente ai legumi, a tutti i tipi di verdura possibili e a pasta e riso con moderazione. È una scelta di vita. Consapevole.

E intanto mi piacerebbe scrivere due righe su questo libro molto interessante anche perchè uno dei propositi del 2019 è riuscire a abbandonare tutti i prodotti di derivazione animale:



Ma detesto tutti quei piatti vegani che cercano di rifare i piatti tipici di questa o quell'altra cucina. 

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Che tristezza mi sale ascoltando mio padre raccontarmi di come, in paese e non solo, quando parla della sua pensione gli danno del furbetto, del paraculo, del borghese, del privilegiato. 
Mio padre è uno di quelli che si vedranno bloccata l'indicizzazione della pensione nel 2019  
Il suo lordo pensionistico  mensile supera di gran lunga i 2000 euro. 
Tutti soldi guadagnati con una vita da perito chimico trascorsa fra fabbriche chimico tessili, in mezzo a solventi, odori pestilenziali, macchine di spalmatura, telai, colori, camici bianchi sporchissimi. 
Anni e anni a prendere decisioni, gestire fino a centocinquanta operai, ricevere telefonate la sera e in vacanza (doveva dare sempre un recapito), praticamente lavorando dal lunedì al sabato, dalla mattina alla sera. Un lavoro che ha amato alla follia ma che gli è  penetrandogli sotto pelle deformandogli le dita delle mani, privandolo dell'olfatto e regalandogli un tumore, per fortuna benigno, che gli ha mangiato lo zigomo destro e parte del palato. 
Il dottore gli disse che se non fosse andato in pensione ci sarebbe rimasto presto secco per un infarto. 

Che io e lui non andiamo d'accordo è un'altra questione (e mai capirò come ha potuto votare 5Stelle) ma di certo mio padre è uno di quelli che ha lavorato per regalare alla sua famiglia possibilità e sogni e per contribuire alla prosperità dell'Italia e in una certa fase anche della Tunisia.

Non faccio parte di quelli che gridano allo scandalo dei vitalizi, non amo i moralisti alla Fatto Quotidiano o alla Gabanelli, detesto questo governo e pure questa improbabile opposizione ma restando al mio paese sorrido pensando a certi operai in cassaintegrazione/mobilità permanente col secondo lavoro in nero che a fine mese si portavano a casa quasi gli stessi soldi di mio padre. Gente che coi soldi in nero si è costruita la casa. Gente che da quando la conosco piange, piange, piange e grida politici ladri e al ladro, al ladro. Quando penso ai parassiti io penso a questa gente.

Lasciamo stare.





giovedì 27 dicembre 2018

Un libro in prestito - nessuno mi farà del male


Mi è sempre piaciuto prestare libri e riceverli in prestito. Adoravo anche preparare cassettine e bigliettini d'accompagnamento. E mi sono commosso quando a sorpresa ho ricevuto in prestito da una mia collega "nessuno mi farà del male" di Giacomo Monti (Canicola) che ho letto d'un fiato. Quella graphic novel che arriva al momento giusto. Disturbante, alienante/aliena, violenta, disturbante, sconquassante nella sua ferocesottilesilenziosalivida analisi della vita quotidiana. La vita quotidiana di noi poveri stronzi. Magari non la vostra o nostra ma mia sicuramente che sta dentro al mio cuore, alle mie braccia, ai miei sogni, alla mia vergogna, alle mie pulsioni. Alla mia depressione senza cambi di stagione e alla violenza che mi sale dalle viscere e che devo trattenere tra i denti ogni volta che mi alzo la mattina. A ogni respiro un pezzo di me che si fa cancrena. I corpi, questi corpi dissezionati con la precisione di immagini, parole e storie mai banali, mai superflue, mai ricattatorie.  Non so distinguere i geni. Non so nemmeno se esistano. I miei mi dicono tumore al colon. E leggendo pensavo a Todd Solondz. Queste pagine mi dicono che Giacomo Monti è un grande. Punto. Fine. Ho le ginocchia rotte. E ho sempre sognato un atterraggio degli alieni.



martedì 25 dicembre 2018

Poi Passa



Pochi giorni e sarà fra le mie mani. Houellebecq è come un grande amico.


L'avevo letto nel 2013 ma un po' per caso mi sono messo a rileggerlo in questi giorni invernali e mi è letteralmente esploso fra le mani, nel cuore. Una meraviglia di racconti. Ci sono dei brani memorabili.


Avevo storto il naso quando mi avevano detto di leggere questo romanzo perchè probabilmente mi sarebbe piaciuto e poi alla fine, qualche settimana fa, l'ho divorato in un giorno trasformandosi una delle più belle sorprese di quest'anno e spingendomi prossimamente a cercare anche l'esordio di Letizia Pezzali. L'ho ripreso in mano ieri "Lealtà" per rileggere alcuni passaggi e rifletterci sopra. E intanto sognavo di tornare a Londra. 

Due brevi passaggi:

"Questa sua maniera di costruire la frase, con la domanda finale pronunciata mentre cercava le mutande, non aiutò. Qualcosa s'incrinò dentro di me. Oggi le cose mi sono più chiare: non sono fragile, sono una ragazzona. Appartengo alla categoria delle persone modificabili, ma nel complesso infrangibili. Dipende dalla materia di cui si è fatti. Io sono fatta della stessa materia dei mercati: instabili senza però scomparire mai del tutto, capaci di influenzare gli eventi, anche, e di concludere, qualche volta, e di trovare punti di arrivo e di perderli e di ritrovarli. Il mercato ha la caratteristica di immaginarsi superiore al disordine, pur operando all'interno della volatilità. È un'illusione abbastanza efficace, anche se non per forza intelligente." (pp. 46-47)

"Michele si confondeva, insomma, io invece iniziavo a seguire un sentiero mentale e finivo col pensare agli incentivi fiscali e alle pensioni. Il fatto è che, per accettare il dolore, bisognerebbe ragionare sul lungo periodo. Se uno si ponesse al termine della propria esistenza, e la osservasse dalla prospettiva del punto di morte, forse ammetterebbe di inserire alcuni momenti dolorosi nella vita, per renderla più sensata a livello generale. L'essere umano, però, non fa ragionamenti d'insieme. Possono essere utili gli incentivi fiscali, ad esempio, affinché una persona in modo spontaneo sia contenta di accantonare in un fondo pensione dei soldi risparmiati. Accantonare denaro per il futuro è un'attività dolorosa. Ricevere in cambio un vantaggio fiscale può lenire questo tipo di sofferenza." (pp. 47-48)


Andrea Consonni, Poi Passa, 25 dicembre 2018

sabato 22 dicembre 2018

Il mio brano invernale


Emidio Clementi e Emanuel Carnevali sono parte della mia vita.
Questo è il mio brano invernale che indosso come una doppia pelle o la mia unica pelle a disposizione o anche uno dei pezzi che mi fanno piu' piangere in assoluto.
Perchè dentro a queste parole ci sono anche io.
E quando la depressione e il dolore si fanno marea, l'importante prima di uscire di casa è travestirsi. E scegliere il costume giusto.



Andrea Consonni, Chanson de Blackboulé, 22 dicembre 2018

venerdì 21 dicembre 2018

L'artista che mi ha aiutato quest'anno



Chelsea Wolfe è stata una compagnia costante quest'anno. Nelle cuffie mentre tornavo dal lavoro, nello stereo a basso volume in casa, nell'immaginario quando non riesco a dormire e penso che mi piacerebbe tatuarmi come lei. E soprattutto come sottofondo mentre scrivevo il mio romanzo, lo rileggevo, lo correggevo, lo stampavo. 
I suoi album, le sue canzoni, i suoi live sono stati dentro di me mentre scrivevo. 
E non posso che ringraziarla con tutto me stesso per avermi permesso di scavare dentro me stesso e trovare il ritmo migliore per raccontare la storia che volevo raccontare.



giovedì 20 dicembre 2018

I miei dischi dell'anno e fraintendimenti sul mio lavoro

Ho ascoltato dischi di vario genere quest'anno, oltre che riascoltato le solite cose che ascolto da secoli. Ecco i dischi del mio 2018 in ordine sparso.








































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Quando parlo del mio lavoro al cinema, che faccio le pulizie, che scarico merce e che quando capita preparo pop-corn sorgono sempre dei fraintendimenti e incazzature. In particolare quando incontro un certo genere di persone. Io non faccio praticamente vita sociale. Quest'anno per esempio se tolgo la mia compagna e mio padre, ho parlato quasi esclusivamente coi miei colleghi, commesse e commessi, impiegati di uffici. Con mia sorella pochissimo. Mi capita ogni tanto, sempre piu' raramente ormai, di incontrare le persone dell'ambiente di mia sorella o qualcuno in una libreria di Lecco: donne e uomini istruiti, con alle spalle classico/scientifico/artistico, università. Tendenzialmente di quella sinistra che disprezza Salvini, Berlusconi, i fascisti, l'ignoranza, che parla di Resistenza e Costituzione e viaggi e cibo biologico e vacanze ecosostenibili e festival di letteratura e filosofia e musei e mostre oppure fedeli alla linea giustizialista/moralista del Fatto Quotidiano oppure quei conservatori liberali alla De Bortoli, coi completi migliori che ti parlano di Einaudi e compagnia bella. 

Sto semplificando ma è tanto per farmi capire.

Quando questa gente mi chiede che lavoro faccio in Svizzera di solito le reazioni sono quattro:

-provano orrore, pietà, disgusto e mi guardano le mani e abbassano il livello del discorso come se io non potessi comprendere l'argomento di cui stanno parlando e io non faccio nulla per far loro cambiare idea anche perché non capisco mai un cazzo di quello che stanno dicendo e mi fanno salire la voglia di trasformarmi in un kamikaze
-mi scambiano per un accompagnatore/un Toy Boy (pulire-scopare) e si perdono in elogi della modernità svizzera oppure cominciano a pensare alla mia tariffa
-per come sono fatto, per la mia discrezione e il mio sguardo freddo mi scambiano per qualcuno a metà fra una spia del Mossad e Victor l'Eliminatore di Nikita
-poi ci sono quelli che si aspettano da me un riscatto intellettuale visto che hanno saputo dei miei interessi, ammantati da chissà quale velleità di rivolta di classe, marxistianarchicisocialisticattolicivolontari desiderosi di avere uno scambio con uno sfigato che arriva dal popolo e parla del popolo ma io tendo sempre a stare zitto, a non parlare, a non soddisfare le loro patetiche richieste





mercoledì 19 dicembre 2018

Il mio artista musicale dell'anno

Potrei citare dischi splendidi, cantanti, gruppi nuovi e vecchi che mi hanno entusiasmato ma nel 2018 a me basta fare il nome di Elliott Smith. Un amore che si rinnova anno dopo anno. E anche io indosso quasi sempre un cappello quando sto all'aperto. E d'inverno anche una sciarpa a coprirmi metà volto.




lunedì 17 dicembre 2018

Le mie scrittrici dell'anno + una sorpresa

Alcune le seguo da anni mentre altre le ho scoperte quest'anno. Senza link, tranne uno. Se vi va vi informate voi.


-Rachel Cusk-


-Julianne Pachico-


-Grace Paley-


-Lionel Shriver-


-Juli Zeh-


-Letizia Pezzali-


Come posso dimenticare Sciandi?


domenica 16 dicembre 2018

sabato 15 dicembre 2018

"Il sentiero del West" di A.B. Guthrie (Mattioli1885)





Negli ultimi tempi sto registrando un rinnovato interesse editoriale (ma anche cinematografico come "La ballata di Buster Scruggs" dei fratelli Cohen o "Hostiles" di Scott Cooper con un bravissimo Christian Bale) per il genere western. Basti pensare a Einaudi che rimanda in libreria due splendide opere di Larry McMurtry come "Lonesome Dove" o "Le strade di Laredo", altre di Elmore Leonard, "Paradise Sky" di Lansdale  da cui è stato tratto il sorprendente "Deadwood Dick" della Bonelli, oppure Newton & Compton con "The Hunger. Affamati" di Alma Katsu, Mondadori con "La terra sta piangendo" di Peter Cozzens per arrivare infine a uno dei capolavori assoluti della letteratura western appena riproposto da Mattioli1885: "Il sentiero del West" di A.B.Guthrie (traduzione di Nicola Manuppelli) pubblicato nel 1949 e vincitore del premio Pulitzer.

"Il sentiero del West" (con alcune modifiche nella trama/personaggi fu poi trasposto al cinema nel 1967 da Andrew V. McLaglen), secondo capitolo di una quadrilogia dedica al West composta da "Il grande cielo" (Mattioli1885), "Queste mille colline" e "Fair Land Fair Land" racconta l'epopea dei pionieri diretti a Ovest e in particolare di una carovana che nel 1846 parte dal Missouri e si dirige verso l'Oregon con tutte quelle sofferenze raccontate da decenni di epica western: sofferenze, indiani, lutti, traumi, siccità, sogni, avversità climatiche, rivalità e infine l'approdo nella nuova Terra Promessa. 
Una trama insomma che nel 2018 (io ho letto questo libro e visto e rivisto il film da ragazzino) non dovrebbe aggiunge nulla di nuovo ma vi invito a leggerlo perché ciò che colpisce veramente di questo romanzo (così come accade nelle opere di McMurtry) è la qualità letteraria di Guthrie nel raccontare, con accuratezza psicologica e sfumature di rara bellezza nel genere, tutti i personaggi del romanzo come il capo carovana Dick Summers, mountain men che rimpiange l'Ovest selvaggio della sua giovinezza, Lije Evans e la sua famiglia che incarnano lo sfrontato e inquieto sogno americano, donne come Rebecca Evans o Amanda Mack coi loro turbamenti e frustrazioni, la giovinetta spensierata e turbolenta Mercy McBee che resterà incinta di un uomo frustrato dalla moglie e il resto dei pionieri e le loro famiglie che affrontano l'ignoto pieni di paure, speranze, vigliaccheria, vendette. 
Tutto il romanzo, bisogna ricordare, è ammantato da una tragica malinconia perché si respira il dramma del genocidio dei Nativi ridotti ormai a elemosinare ogni cosa, lo sterminio dei bisonti, la fine di un'epoca di avventure e confini aperti per approdare a un mondo fatto di steccati, appezzamenti terrieri, allevamenti, a un Ovest definitivamente conquistato che non è solo uno spartiacque storico e materiale ma anche spirituale e cadaverico. 
Un mondo a cui uno come Dick Summer, spirito libero, preferisce non appartenere, preferendo, una volta conclusa la traversata delle praterie e delle montagne, rifugiarsi dove la civiltà non è ancora arrivata e dove si respirano ancora aria pura e libertà e non bisogna preoccuparsi di scartoffie, raccolti, scuole, leggi, stati, riunioni, assemblee. Impossibile non stare dalla sua parte.


venerdì 14 dicembre 2018

toe : レイテストナンバー _ The Latest Number

Un giorno ci andro' a Oriente ma intanto mi consolo ascoltando i Toe.
Fuori fa troppo freddo e dopo aver chiuso il romanzo e cominciato, a rilento, a spedirlo sono giorni che mi sento svuotato di forze. Se non lavoro, leggo Ambrose Bierce e per la terza volta un romanzo di A. B. Guthrie e cazzeggio. 
Ma che orrore mi comunicano i negozi pieni di gente con l'ossessione dei regali, che sgomita e grida e spinge, e le solite casette di Natale tutti gli anni sempre uguali a se stesse.

Dell'inverno salvo le camminate nella notte freddissima, con la sciarpa che si ghiaccia, il calore che si irradia lungo tutto il corpo appena sono al sicuro.


toe : レイテストナンバー 

Andrea Consonni, Goodbye / グッドバイ, 14 dicembre 2018

mercoledì 12 dicembre 2018

Da Grace Paley a piccole cose



Visto che sono tutti bellissimi non saprei indicare il racconto migliore della splendida raccolta “Piccoli contrattempi del vivere” di Grace Paley, uscita nel 1959 e inserita nell'imperdibile “Tutti i racconti” (SUR, traduzione di Isabella Zani, prefazione di George Saunders) ma “La volta che passammo tutti per fessi” con l'indimenticabile figura di Eddie mi ha ricordato due personaggi che conosco bene. 

Uno é W che da qualche anno si è trasferito con la sua famiglia nel palazzo dove son cresciuto. Ha più di quarant'anni, con qualche inabilità mentale, e sembra un incrocio fra un folletto, Gollum e Fagin. Sua madre gli ha permesso di trasformare il garage nel suo laboratorio che nel giro di un paio di giorni si riempì subito di ogni genere di oggetti, scarti, componenti elettriche, computer, serbatoi di motorini, giocattoli, frese, seghe, martelli creando un mondo a più livelli perché quando tiene la saracinesca (da noi brianzoli si dice Cler) alzata il suo garage sembra cento volte più grande degli altri. Tutte le volte che lo incontriamo mi chiede sempre di mia sorella dai capelli biondi e mi racconta della sue ultime invenzioni e sto ad ascoltarlo perché tutte mi sembrano incredibili visto che sono sempre stato una frana nelle materie tecnologiche e ho sempre sognato di riuscire a costruire un razzo fatto in casa. 
Una volta che l'ho trovato era però silenzioso e gli ho fatto che c'è W e lui “Sto lavorando a un progetto impossibile...” “A cosa?”, domando io e lui “Mi piacerebbe mettere dei motori nelle cantine del palazzo per trasformarlo in un razzo”. 
Sorrideva e io con lui perché avrei voluto assistere al varo del Palazzo-Razzo.
Purtroppo lo hanno fatto desistere e ricondotto ai suoi piccoli lavori di manutenzione ordinaria.

L'altro è mio padre. Perito chimico. Una vita fra colori, tessuti, solventi. Succedeva che magari qualche vestito di casa si sporcasse di qualcosa che non si riusciva a lavare bene. A quel punto il papà faceva la sua parte di uomo di casa e diceva “Tranquilli, porto a casa io qualcosa dal lavoro” e sui nostri visi si dipingeva il terrore. Impossibile fermarlo. Il giorno dopo tornava a casa con un prodotto misterioso e vai con la lavatrice. Dieci minuti e bisognava spalancare le finestre. Mia madre si inventava faccende fuori casa. Io mi sporgevo dalla finestra anche a meno tre e mia sorella s'incazzava come una bestia. 
Avendo perso ormai quasi del tutto l'olfatto non sentiva un cazzo.
Bisognava vederlo quando toglieva trionfante dalla lavatrice i vestiti perfettamente puliti e spandendo ancora di più la puzza per casa. Ricordo quei vestiti stesi per ore fuori sul balcone. Quando poi li indossavo era impossibile non mostrare la propria appartenenza di classe.
So che lui maneggia ancora quei prodotti, non inquinanti a suo modo di vedere...
Ci sono giorni che quando entro in casa si mescolano nell'aria stagnante puzza di solvente e trippa che sta cuocendo sui fornelli. Una sorta di barriera tossica e sballante.
L'effetto mi ricorda quello, solo letto e visto, di un laboratorio per metanfetamine.
Forse un giorno esploderà la lavatrice e mi telefonerà per dirmi che è comparsa Kim Gordon.

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E da domani comincia la vera stagione durissima di lavoro che si protrarrà fino alla prossima primavera inoltrata. Sempre che ci sarò ancora.


lunedì 10 dicembre 2018

Da Tommaso Pincio alle vite alternative

Nei giorni scorsi stavo spostando dei libri per riparare due ripiani di una delle librerie BillyIkea che abbiamo in casa quando mi sono caduti in testa due romanzi di Tommaso Pincio, M. e Lo spazio sfinito. Proprio di punta. Come dei dardi al curaro. Sono quasi ossessionato da questi due libri ma devo dire che in quel giorno di assoluta merda (ho quasi sempre giorni di merda) li avrei gettati volentieri fuori dalla finestra. 

Tutti i romanzi di Pincio quando li ho acquistati e letti si portano dietro storie strane, sfuggenti, come se appartenessero a una realtà che si ribellasse alla mia comprensione e che assumesse i contorni sfumati di un mondo che si muove dentro/parallelamente/di riflesso al mio. Quando in verità non so nemmeno in quale mondo sto vivendo. E mi sto chiedendo se io in realtà non sia morto quando mi hanno detto, anni fa, che stavo per morire.

Storie strane mi legano per esempio a Lo spazio sfinito.
Un pomeriggio lo stavo rileggendo nella versione Fanucci su un treno di ritorno da Milano anche se stavo pensando a come mi sarei trovato a lavorare in Svizzera e perso nella mia angoscia quasi dimenticai la mia fermata. Una volta in macchina mi accorsi di aver lasciato il libro sul sedile. Rincorsi il treno fino all'ultima fermata ma nessuna traccia del libro. Mi venne da piangere. La rabbia mi durò per giorni. Sono uno di quelli che nella sua vita ha lasciato decine di oggetti su treni, navi, aerei, bus e solo una volta son riuscito a recuperare la cartelletta di Educazione Tecnica al Liceo.

Poi un giorno mia madre mi telefona e mi dice che è arrivato un pacchetto senza mittente. Andre, non si legge nemmeno il timbro postale. Cosa faccio? Torno domani, lascia stare sarà un libro che mi mandano da recensire, le risposi. 
Passarono però quindici giorni prima di tornare dai miei e quando aprii il pacchetto ci trovai dentro il libro perduto, con un biglietto scritto a mano senza firma che diceva più o meno Mi é piaciuto tantissimo. Mi vennero i brividi. Perché in quella carrozza non c'era seduto nessuno che conoscessi o del mio paese che potesse conoscere me. Poi cominciai a sfogliare il libro e trovai la presenza di questa sconosciuta. Una sottolineatura in pennarello rosso. E io le faccio tutte a matita.

Se penso invece a Lo spazio sfinito come romanzo io sorrido pensando alle volte che raccolgo brandelli di mie vite alternative. In paese in molti hanno pensato che sono stato in carcere, che sono io il responsabile della morte di mia madre, che ho trascorso anni in un ospedale, che ho messo incinta una donna, che sono omosessuale, che mi hanno adottato, che sono il direttore del cinema dove invece faccio le pulizie. Quando penso a queste mie storie alternative io penso a questo mio io alternativo che vive storie diverse dalle mie, vite parallele che si sommano e si fondono a tutte le mie altre vite che stanno nell'universo e le vedo crescere, mi vedo chiuso in una galera per aver rapinato una banca, immagino il volto di mio figlio o del mio compagno e vedo fisicamente miliardi di vita che esplodono nei ricordi della nebbia.

E poi c'è una storia che ho volutamente inventato io e che persiste ancora nella mente di alcuni. Durante uno scambio venato da omofobia, ero uscito volontariamente con un apprezzamento tutto fisico e sessuale nei riguardi dei miei colleghi maschi. Di fronte allo stupore e all'imbarazzo avevo inventato che fossi nato femmina ma che mia madre, avendo già avuto una femmina, mi aveva cambiato sesso e allora ogni tanto mi saliva dalle viscere fame di maschio. La panzana era evidente ma una persona ci ha creduto e continua a crederci. Mia madre sarebbe stata felicissima di una storia del genere. Un essere mutante. Da piccolo mi diceva: Sei il mio piccolo sgorbietto folle.

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E comunque è una bellissima notizia sapere che grazie a La nave di Teseo tornano in libreria le opere di Moody, io ho una venerazione per Il velo nero anche se preferivo la precedente copertina Bompiani:



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venerdì 7 dicembre 2018

Di Sant'Ambrogio, Madonna, Natale e Shadowbahn

Dopo il lavoro sono stato in centro per sbrigare delle commissioni e sulla via del ritorno ho camminato controvoglia fra i mercatini natalizi, scivolando velocemente sul lungolago e riemergendo dal lungofiume. Il 7 e l'8 dicembre sono giorni pieni di ricordi. Sant'Ambrogio è la prima della Scala e mi riporta a mio zio melomane, alla sua vita sfortunata, alle sue trombe, alla sua gamba infetta dagli anni Cinquanta e alla gita a Milano con la mia famiglia di pomeriggio, il panettone, la nebbia della mia adorata Milano. L'8 invece si faceva l'albero e il presepe e come ho spesso scritto era il periodo migliore di mia madre.

Non festeggio il Natale, le feste religiose, non scambio regali se non con mio padre e mia sorella. Con la mia compagna non ci facciamo regali nemmeno quando compiamo gli anni. Non faccio cenoni, non mi interessa uscire l'ultimo dell'anno, non faccio alberi o presepi. Quest'anno probabilmente me ne starò a casa per i cazzi miei a guardare qualche film, leggere, dormire oppure lavorerò. 

Ma in questi giorni mi commuovo sempre ripensando a quei giorni, quando c'era ancora mia madre, o ancora più indietro nel tempo. Io e mia sorella abbiamo sempre ricevuto valanghe di libri in regalo. Compleanni, onomastici, Natale, così a caso. Ma non mi commuovo per quello ma ricordando quando, durante gli spostamenti in macchina coi miei genitori, mia madre si voltava verso me o mia sorella e ci chiedeva com'erano i libri che avevamo ricevuto o che stavamo leggendo.
Voleva che glieli raccontassimo e che gli spiegassimo perché ci erano piaciuti. 

Accadde anche quando mia madre era all'ospedale e io mi portavo un libro da leggere accanto al suo letto.
Mi prendeva per una mano e mi chiedeva: “Ti va di raccontarmi di cosa parla?"
E io le raccontavo e parlavo e cercavo le parole giuste per esprimere i miei pensieri distorti.

Ricordo che una volta le parlai di un racconto di Hubert Selby Jr, uno di quei racconti che mi hanno cambiato la vita e la vidi piangere.
Piangeva perché sapeva che io, suo figlio, ero sempre lì a un passo dall'abisso, dalla follia, dalla morte. 

Credo che quella rimarrà per sempre la migliore recensione che io abbia scritto senza mai averla scritta.



Ed è anche per questo motivo non mi va di scrivere troppe cose sui libri, che per me restano una messa a nudo molto intima. 

Mi limito solo a consigliarvi caldamente la mia ultima lettura: “Shadowbahn”.



Vi lascio due estratti:

“Ogni canzone clandestina ha una voce tutta sua, ogni canzone che non ha mai avuto un voce e aspettava di riceverla da un cantante. Un paio di mesi più tardi, l'episodio di mezzanotte lascerà a Traci una stranissima sensazione, l'incapacità di provare altro che paura. L'indomani Linda le sembrerà quasi uguale, ma non del tutto, e ancora meno uguale le sembrerà il giorno dopo e quello dopo ancora. È posseduta, proprio come gli altri, i Patterson, gli Ortiy, i Ramsey e gli Hartman, il cui bimbo di un anno mormora temi surfadelici di spaghetti western con tanto di cori, crescendo operistici e inquietanti rintocchi sullo sfondo. Tornati nel loro kism ad Alessandria, non lontano dalle rovine dell'antica Menfi, dove un tempo regnava il faraone Menes, i Nour ascoltano la figlia tredicenne cantare nel sonno: I'm a rolling stone all alone and lost, for a life of sin I have paid the cost. L'indomani la porteranno da un medico per avere conferma che sia ancora vergine. Justin Farber, che ha appena compiuto sessantaquattro anni sapendo che non vedrà mai sessantacinque si sveglia sentendo farfugliare dentro di sé: When I got back home I found a message on the door... burning airlines gives you so much more. Quando la canzone sguscia via nella notte, si vede sgusciare via con lei. Posteggiata l'auto sulla riva settentrionale del lago Pontchartrain, in testa un fischiettio che non la abbandona da quando le Badlands sono finalmente rimaste in silenzio, l'ex sceriffo Rae Jardin passeggia per una strada paludosa che ha percorso per l'ultima volta mezzo secolo fa, mano nella mano del nonno.” (pag. 253)

“Come accaduto con il primo avvistamento nelle Badlands, è impossibile accertare se siano le Torri a comparire e scomparire veramente o se invece siano sempre state al loro posto e coloro che le vedono compaiano e scompaiano nel tempo. Dieci anni dopo, l'ipotesi verrà resa ancora più indeterminata dalla formulazione scientifica più rivoluzionaria dopo la relatività e l'equivalenza massa-energia, la Teoria PACER (Past-Consciousness Encoded Retention) della dottoressa Vondel Shane, stando alla quale la memoria non sarebbe una funzione del tempo, come si è creduto per dodicimila anni, bensì il tempo, empiricamente e quantificabilmente, una funzione della memoria, invertendo così la polarità oggettivo-soggettivo a lungo invalsa.

Ribadendo quella che si è ormai affermata come una crescente tradizione d'inutilità politica, alcuni invocano “piani” per prepararsi alla prossima manifestazione delle Torri fra altri vent'anni, ma in cosa consistano esattamente questi piani non è chiaro. Una gigantesca rete sganciata dal cielo per imbrigliare le Torri non appena si materializzano? Un'immensa scarica elettrica per ridurre i grattacieli a più miti consigli? Nel frattempo l'America – quell'America, cioè, che non era mai sembrata altro da ciò che era sempre stata: un sogno – finisce per somigliare sempre meno a se stessa, fino a diventare del tutto irriconoscibile. (pag. 256)


Andrea Consonni, oggi è un giorno tristissimo tutto Tim Hecker, 7 dicembre 2018

mercoledì 5 dicembre 2018

Di Radio Radicale e libri



Oggi sono venuto a conoscenza di un emendamento alla manovra passato alla Camera che potrebbe mettere seriamente in discussione l'esistenza stessa di Radio Radicale (si passa da un contributo di 10 milioni a uno di 5) e spero che al Senato venga modificato o totalmente cancellato per il bene della democrazia italiana e del servizio pubblico.

Ho incontrato Radio Radicale da bambino quando mio padre la ascoltava in macchina mentre ci accompagnava a scuola. Mi ricordo le parolacce di cui parlavano anche tutti gli altri ragazzini a scuola. Credo che fosse il 1991 e in realtà tutto questo post è un tentativo di far riemergere dalla mia mente ricordi molto confusi.
Chissà quanti si ricordano di Radio Parolaccia. 
Oggi non so se potrebbe esistere una trasmissione di quel genere (chi fa paragoni col programma di Cruciani si sbaglia di grosso) e magari in pochi si scandalizzerebbero ma in quegli anni tanto per capirci, soprattutto in un paesino come il mio, per gli adolescenti (e anche per gli adulti) era una faccenda complicata dichiararsi atei, non andare in chiesa o all'oratorio, dire parolacce, guardare giornaletti porno, leggere alcuni libri che era meglio non leggere, fumare in pubblico, truccarsi, mettersi la minigonna bella corta, baciarsi davanti a tutti e molto molto altro. C'era qualcosa di liberatorio veramente in quelle parolacce alla radio e poi parlarne a scuola.

Se ero in casa da solo (la mia casa è piccola e avevamo due radio, una era di mia sorella e l'altra era proprietà esclusiva di mia madre...mi rovinai le orecchie col walkman) cercavo con passione la frequenza di Radio Radicale in cerca di parolacce (ai tempi era impossibile conoscere gli orari di una determinata trasmissione se nessuno te lo diceva e scoprii per esempio solo dopo perché era nata Radio Parolaccia),  poi negli anni successivi cominciai a sintonizzarmi per altri motivi, diciamo piu' seri, ascoltando discussioni e voci che nemmeno ricordo ma iniziai lentamente a imparare parole nuove, a masticare politica, a conoscere Marco Pannella e molto altro e le parolacce smisero di interessarmi (ma anche no). 

Per un bel pezzo poi ho smesso di ascoltarla e mi ci sono riavvicinato negli ultimi anni, grazie anche alla comodità dei podcast e mi sono sentito subito rincuorato e a casa. 

Le volte che passo la frontiera e rientro in Italia mi ci sintonizzo immediatamente e di solito in quegli orari italiani di viaggio becco quasi sempre Laura Arconti, Maurizio Turco, Radio Carcere o Massimo Bordin con la sua rassegna stampa di narici e gola intasate di fumo e catarro. 
Non è che l'ascolto sempre perché ci sono dei giorni così di merda che non ho voglia di sentire voci umane e tengo tutto spento o accendo su un disco post rock senza voci, senza un cazzo di niente ma poi piano piano recupero tutto.
Non immaginatemi come un bigotto di quelli che ascoltano solo e soltanto l'emittente del Partito in maniera ossessiva....non sono quel genere di persona (per esempio la Rete Due della radio svizzera è veramente bella e poi ho un grande bisogno di musica...). 

Quando la ascolto mi sento meno solo, mi arricchisco e mi incazzo, scopro nuovi mondi e imparo. Imparo tanto. Dovesse essere zittita mi sentirei dannatamente solo e isolato e vorrebbe dire che l'aria si è fatta davvero pesantissima e irrespirabile.

Poi, tanto per sorridere, una volta ero sul lungolago di Como fermo in colonna per un incidente. Finestrino abbassato e Radio Radicale, anche se avrei voluto prendere a pugni il volante dopo una giornata del cavolo. Dalla macchina affianco vengo chiamato da una ragazza bellissima che mi fa con la sigaretta in bocca e le unghie gialle “Ma come fa uno della tua età ad ascoltare Radio Maria?”.


.....


C'era un tempo lontanissimo quando Fanucci pubblicò "Lo spazio sfinito" di Tommaso Pincio (per me ad oggi la sua opera migliore), Steve Erickson, Stephen Wright (ripubblicate per piacere il suo "M31"), Matt Ruff, Douglas Cooper. Li comprai quasi tutti e trovai un mondo letterario bellissimo ed è una bella emozione trovare in biblioteca, pubblicato dalla coraggiosissima il Saggiatore, questo romanzo di Steve Erickson:






Se avete due soldini da parte, fatevi questo regalo.

A proposito di libri: un paio di mesi fa una persona (che poi mi hanno detto essere di sinistra e impegnato sul fronte dei diritti umani) quando ha saputo della mia passione per la letteratura mi ha detto “A vederti con quella faccia che hai e per il lavoro che fai non avrei mai detto che eri uno che leggeva”. 

È anche, ma non solo, per questi motivi che tendo a vivere in solitudine.


martedì 4 dicembre 2018

Freddo, I fucili, Drunk W/ The Only Saints I Know

Soffro come un cane il freddo, non mi piace la neve e mi vesto pesante appena la temperatura scende dai venti verso i dieci. Ma non amo i caloriferi accesi e infatti anche se fa un freddo boia (per qualcun altro è un freddo accettabile) in casa teniamo acceso solo quello in bagno, tra l'altro a metà. Per il resto preferiamo restare vestiti pesanti e risparmiare sui consumi. Mentre nel resto degli appartamenti gli inquilini vivono in maniche corte, sottovesti e calzoncini corti tutto l'anno. Alla faccia del consumo di energia e bollette salatissime.


Questa premessa per dire che ne "I fucili" di William T. Vollmann (Minimum Fax,  con la magnifica traduzione di Cristiana Mennella), terzo dei suoi Sette Sogni si respira il freddo boia, annichilente, psicotico, affascinante, indecifrabile, assassino, misterioso dell'Artico. 
Lo aspettavo da tempo dopo aver letto i primi due sogni (e chissà quando verranno tradotti gli altri) e sono rimasto rapito dalla prosa barocca e distruttiva dello straordinario autore statunitense. 


Ho scritto in passato dei suoi romanzi (Venga il tuo regno è fino ad ora per me il migliore dei tre sogni che ho letto) ma in questo caso mi limito solo a dirvi di correre il rischio di acquistarlo a scatola chiusa. Dentro troverete l'arroganza dell'uomo, il genocidio di un popolo, i cambiamenti climatici, la magia delle esplorazioni, la follia dell'amore, i sogni, i miracoli, i misteri, le leggende, la morte, un freddo bestiale e uno scrittore unico al mondo.


lunedì 3 dicembre 2018

Dicembre



Mancano ancora 28 giorni per iscriversi al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e non per farlo sopravvivere ma per farlo vivere. Se entro il 31 dicembre non ci saranno 3000 iscritti il Partito cesserà di esistere. 
In molti saranno contenti e nemmeno gliene fregherà qualcosa ma davvero credete che starete meglio senza il Partito Radicale, la sua voce critica e  propositiva, fuori dal coro, sbarazzina e mai allineata?

Per l'iscrizione potete andare qui.

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Arriva l'inverno e fa un freddo cene, la gente non smette di parlare di regali, vacanze natalizie, alberi, presepi e non è male farsi scaldare e cullare dal primo numero della nuova linea narrativa di Mister No, sui cui avevo delle perplessità spazzate via sin dalle prime tavole. 

Lo leggo e poi bevo due birre perché son giorni che mi sento vuoto e alzarmi per andare al lavoro mi riempie il respiro di dolore e poi quando ci vado e ascolto le voci dei colleghi che hanno solo in testa di poter mangiare gratis alla prossima cena di lavoro sto ancora peggio. Non abbiamo le ferie e la malattia pagata ma sorridono per il baccalà e i tortellini ai crostacei e l'orata al cartoccio e antipasti su antipasti e portate di carne e menù vegetariano e vegano. Sorridono per la benevolenza dei grandi capi. Mi aspetto foto di gruppo, dei piatti consumati, commenti su Tripadvisor, chiacchiere infinite sul gruppo cementato.
Mi hanno ricordato molto i corvi, le cornacchie, i passeri e i piccioni che beccano i rimasugli di cibo fuori dal cinema. 
Mangiano e litigano, mangiano e cagano e si appostano su lampioni e alberi come elemosinanti col fegato ingrossato.
Per quel che conta da oggi e nei prossimi due giorni cerchero' di farmi scivolare addosso tutta questa situazione andando a camminare nel freddo, chiudendo Guerra e Pace e leggendo nuovi libri, ascoltando un paio di dischi nuovi e Radio Radicale.
Poi si vedrà.


venerdì 30 novembre 2018

HIV, omofobia e Grace Paley



Ci sono giorni (praticamente sempre) che ringrazio in maniera assoluta la galassia per avermi regalato la possibilità di amare e essere amato da una donna come quella con la quale condivido, con una separazione in mezzo, l'esistenza da quasi quindici anni. 

Un giorno come quello dell'altro ieri quando dal gruppo ufficiale Whatsapp del lavoro (ne esiste un altro chiamato Cazzeggio di cui non faccio parte) mi si è scaricata una valanga di merda su argomenti come omosessualità e HIV. Due questioni che mi stanno molto a cuore per vari motivi, comprese battaglie che ho fatto, amicizie e mia cugina morta di HIV anni fa (nel silenzio colpevole della sua famiglia). 

Quanto accaduto l'altro ieri ha una premessa come sfondo: ovvero alcuni articoli che avevo letto nei giorni precedenti relativi alle discriminazioni che subiscono ancora oggi le persone sieropositive, al numero di malati, alle persone che non sanno di aver contratto la malattia e a coloro che pur sapendo di aver contratto il virus preferiscono tacere e nascondersi per non subire ritorsioni ed emarginazione sociale.

2018 ed è deprimente....

Torniamo all'altro ieri: sta per uscire il film su Freddy Mercury e sul gruppo di lavoro arrivano prima alcune indicazioni tecniche e poi una serie di battute sull'interprete che sfociano nell'omofobia e successivamente in un “Almeno non è malato”, tutto corredato da sorrisini, bacetti, emoticon, eccetera. Anche da chi non me lo sarei aspettato e soprattutto sconvolto dal fatto che qualcuno potesse comunque ancora partecipare a quella discussione nata con una premessa esclusivamente lavorativa.

So che mi sto esponendo molto in questo caso ma davvero ieri mi sono sentito offeso, solo, trattato come una merda e avevo una gran voglia di mollare tutto, spedire la lettera di licenziamento e scomparire.

A salvarmi (almeno per ora da una decisione che comunque dovrò correre il rischio di prendere nei prossimi mesi) sono state le parole della mia compagna, che mi ha tranquillizzato, calmato, versato del buon vino bianco e anche il silenzio di alcune mie colleghe che come me non hanno partecipato alla discussione.

Le persone che hanno gioiosamente discusso di questi argomenti sono poi le stesse che hanno appena organizzato una cena di Natale e si dicono dispiaciute per la mia assenza.

Aveva ragione la mia ex collega thailandese che certe volte la merda che puliamo nei cessi è sempre migliore di molti esseri umani.

Per concludere non posso che consigliarvi, fra le mille cose che uno potrebbe fare, di seguire e supportare spazi fisici e mentali come PLUS Onlus e di non avere paura delle persone sieropositive e se lo siete, sappiate che c'è qualcuno che vi può aiutare, amare, scopare, rispettare come dovrebbe accadere a tutti gli esseri umani che vivono su questa Terra.

E se avete l'umore sotto i tacchi come ce l'ho io, un qualunque racconto di Grace Paley quantomeno vi farà sentire meno soli: