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mercoledì 13 dicembre 2017

"La guerra dei bisonti" di James L. Haley (Piemme)


La guerra dei bisonti. L'ultima grande rivolta degli Indiani d'America” di James L. Haley (Piemme, traduzione di Franca Genta Bonelli) racconta, con grande cura storica e stile avvincente, la grande rivolta di 500 indiani Comanche, Kiowa, Arapaho e Cheyenne nel 1874-75, da cui emergono tutta la statura e dignità dei nativi a confronto con la miseria umana dei Civilizzatori. Una rivolta scatenata dalle solite tragiche cause: trattati disattesi, scarsa distribuzione di viveri agli indiani confinati nelle riserve, razzismo, furia civilizzatrice per convertire gli indiani al verbo del Progresso/Cristianesimo/agricoltura e sterminio dei bisonti che era non solo la fonte di principale approvvigionamento ma sopratutto centro della vita spirituale e identitaria degli indiani nomadi.
Inutile dire che la rivolta contro un nemico numericamente superiore e avanzato tecnologicamente condusse alla sconfitta e allo sterminio, al confinamento nelle riserve e all'esilio nelle prigioni della Florida. Da quel momento in poi il le pianure centro-meridionali degli Stati Uniti sarebbero state pacificate e definitamente aperte alla colonizzazione. Nel volgere di una decina d'anni il problema indiano sarebbe stato definitivamente risolto. Salvo il tragico epilogo di Wounded Knee nel 1890 che mise la parola fine ad ogni residua speranza di resurrezione.

Lascio un primo estratto dedicato allo sterminio dei bisonti. 
Se uno lo legge oggi è impossibile non pensare a tutte le ferite che infliggiamo al pianeta dove siamo ospitati e a tutte quelle che infliggiamo ancora oggi alle popolazioni che vivono a più stretto contatto con la natura o a cui vengono sottratti territori per farne piantagioni, per estrarre materie prime.
Succede anche oggi.
Continuamente.

A New York le pelli erano una sorta di novità – fino a quel momento in città non se n'erano viste molte – e dovettero essere messe in mostra fino a quando non furono vendute. Due conciatori della Pennsylvania videro le pelli mentre venivano trasportate per le strade di Broadway su di un carro aperto e quello stesso giorno, qualche ora dopo, si misero in contatto con John Mooar. Gli offrirono tre dollari e cinquanta centesimi per pelle, somma che Mooar accettò prontamente e poche settimane dopo andarono nuovamente a cercarlo. Dissero di aver fatto delle prove sulle pelli e di essere soddisfatti dei risultati ottenuti, e vollero sapere se Mooar sarebbe stato interessato a un contratto per la fornitura di duemila pelli al prezzo di tre dollari e cinquanta centesimi l'una, per un totale di settemila dollari. John Mooar lasciò immediatamente New York per recarsi nelle Great Plains, le Grandi Pianure, e i fratelli Mooar cominciarono immediatamente a cacciare bisonti con una determinazione che nessuno aveva mai visto prima.
A dire il vero i due Mooar si tennero sempre piuttosto in disparte rispetto agli altri, evitando di mescolarsi con la massa, tuttavia la possibilità di fare soldi, facilmente e in fretta, cacciando le immense mandrie di bisonti attrasse schiere di opportunisti proprio come le carcasse in putrefazione attiravano le mosche; e il business vide una vera e propria esplosione. Dodge City, nel Kansas sud-occidentale, divenne il centro principale del commercio della pelli, e probabilmente le cifre più esatte della carneficina sono quelle riportate dal comandante della locale guarnigione militare, Fort Dodge, il maggiore Richard Irving Dodge: nel solo 1873 le tre linee ferroviarie che passavano per Dodge City portarono via 750.000 pelli; mentre per i tre anni che vanno dal 1872 al 1874 si arriva a un totale incredibile di 4.373.730 bisonti uccisi. Questa cifra, affermava Dodge, si riferiva soltanto alle pelli spedite per ferrovia; fonti diverse aggiungono al totale almeno un altro milione.” (pp. 48-49)

Il secondo estratto è ancora più spaventoso e racconta di cosa aspettava i Nativi e cosa stanno vivendo anche oggi, perché le gigantesche contraddizioni in cui si dibattono oggi le varie tribù sono indissolubilmente legate al genocidio da loro vissuto. E se qualcuno pensa che questo genocidio culturale/fisico sia finito si sta decisamente sbagliando.

The Great Atlantic Coast line
Washington, D.C., 29 giugno 1875

W. J. Walker
Genl. Eastern Passr. Agt.
P.O. Box 852

Onorevole Signore,
sotto gli auspici della Atlantic Coast Line è attualmente in preparazione una Guida della Florida rivolta a coloro che il prossimo inverno hanno in programma di compiere un viaggio nel Sud. Si stanno anche preparando brevi schizzi di molte località interessanti della Florida: desidereremmo pertanto, compatibilmente con il vostro incarico ufficiale, avere le fotografie di alcuni degli indiani incarcerati nel vecchio Fort Marion a St. Augustine, in Florida; tutte le spese saranno naturalmente sostenute da questa compagnia. Chiedo pertanto rispettosamente il vostro consenso e confido che la mia richiesta sarà accolta prontamente e molto favorevolmente. 
Molto rispettosamente
W.J Walker
Genl. E.P. Agt.

All'attenzione dell'Onorevole
Commissario per gli Affari Indiani.”

I potenti capi e i fieri guerrieri, coloro che per mesi avevano terrorizzato le Pianure meridionali dal Kansas al Texas, erano così diventati semplici attrazioni turistiche per i raffinati frequentatori della Costa orientale.” (pag. 330)

(Maggiori informazioni qui. Anche se il libro ha una trattazione ovviamente piu' esaustiva e complessa)

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