Archivio blog

venerdì 10 novembre 2017

Buddhismo e The Lost Woman

Se c'è qualcosa che mi hanno insegnato il Buddhismo (semplifico molto, anche perché non sono buddhista), i libri che ho letto su questo argomento, gli incontri che ho avuto, è stato quello di vivere le vere situazioni di conflitto lavorative lasciandomele scorrere addosso, senza per questo essere menefreghista. 
Praticamente mi ha insegnato a non far prevalere quella voce dentro di me che mi farebbe uccidere, intendo veramente uccidere, prendere a sprangate, lavare di olio bollente la persona davanti a me, prenderla a testate, mettermi a urlare e piangere, mollare tutto e andarmene. 
Cercare la violenza fine a se stessa e la mia autodistruzione totale.
Riesco da qualche tempo, mediamente (e sto semplificando nuovamente), a gestire questo tipo di situazioni e a farle evaporare entrando in una specie di stato sonnolente dove non sento piu' nulla, mi svuoto, elimino le scorie e respiro.
Questo pero' funziona per un tempo limitato.
Molto limitato.
Tipo adesso, che la voglia di spaccare la faccia a questo stronzo è risalita appena sono tornato a casa e ho già bevuto due birre senza accorgermene e mi chiedo perché sono stato zitto, perché gli ho permesso di comportarsi in quel modo, di alzare la voce, di non concedermi nessun tipo di contraddittorio se non le sue pillole di saggezza da uomo che sa tutto del mondo, di considerarmi un perfetto coglione e schifoso uomo delle pulizie anche se tutto fatto con sorrisini e leccate di culo.
E allora vuol dire che non ci ho capito un cazzo del Buddhismo e che forse tutte le religioni/discipline sono in fondo delle grandi stronzate, anche se so che non è vero e che la mia parte buia, violenta, intransigente, autodistruttiva è dentro di me, come un peso, una pianta che fa frutti e un'amica dentro cui specchiarmi e con cui fare i conti tutti i sacrosanti giorni da quando sono nato.
E quando sto cosi' male come oggi e tantissimi altri giorni della mia vita e sorrido solo perché bisogna sorridere, tirare avanti, finire la giornata, accontentare tutti, tutti quelli che vorrebbero vederti triste o felice, addolorato e resuscitato, sorridente e depresso, accendo su Youtube per guardare questo video e piango.
Non ho mai pensato che le lacrime servano a purificarmi.
Piango perché quando sto male piango o mi chiudo nel mutismo piu' assoluto o fingo che tutto vada bene.

2 commenti:

  1. Ahahah (e sai che non rido di te) da quando sono qui la prima parte mi calza a pennello, ovviamente il periodo da "mi farebbe", tutti i giorni, anche oltre... Mi curo con l'ironia, tre me e me ovviamente (mediamente taccio). Sai quando si dice: non ho più lacrime. Ecco, neanche queste ora.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io ho la fortuna di avere una collega che si chiama Adriana come mia madre e che vedo solo di domenica ma che fa spesso evaporare tutti i miei grossi problemi.

      Elimina