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sabato 7 ottobre 2017

"L'estate che sciolse ogni cosa" di Tiffany McDaniel (Atlantide)


"L'estate che sciolse ogni cosa" dell'esordiente Tiffany McDaniel (Atlantide, traduzione di Lucia Olivieri) è uno splendido e commovente romanzo gotico e di formazione in cui s'intrecciano l'arrivo del Diavolo, il lacerante conflitto fra Bene/Male e Luce/Ombra e Inferno/Paradiso, "Il buio oltre la siepe", la vita di provincia, i sottili meccanismi della vita familiare, la Bibbia, un'estate afosa, il razzismo, Milton e il suo "Il Paradiso Perduto", l'omofobia, la solitudine, la poesia e molto altro. 
Uno di quei romanzi che vi farà sentire pieni di dolore.
Perché esiste quel tipo di dolore che sta nella vita e che io conosco bene, che non ha nulla a che vedere con i piccoli inciampi della vita/un lavoro perso/un brutto voto/pochi soldi/ e che so che scomparirà solo con la mia morte.

(e comunque se non lavoro, io passo il tempo esclusivamente a leggere)

Un estratto:

"Gli ho raccontato la storia di Century"
Chiusi gli occhi. "Okay, racconta, allora".
"Lo chiamavano tutti Cen. Aveva una vigna, e un inverno trovò un grappolo d'uva, cresciuto fuori stagione. 
Mangiò quell'uva e la gente disse che fu la ragione della sua malattia. Era contro natura mangiare un grappolo d'uva fuori stagione. Contro i dettami di Dio. Avevano dimenticato che Dio è colui che permette ogni cosa e un grappolo d'uva può crescere fuori stagione soltanto con il Suo permesso.
Per ignoranza e per paura, la gente lo scacciò, costringendolo a rifugiarsi nel bosco, dove Cen cominciò a vivere in solitudine, addolorato di non essere accettato da nessuno a causa della sua malattia.
Un giorno ogni luce scomparve. Il sole non is levò più. Non fu possibile accendere le torte. Gli stoppini delle candele non prendevano fuoco. Dio voleva che comprendessero cos'avevano fatto scacciando Cen, e li lasciò al buio.
Dopo settimane di notte perpetua, un chiarore comparve d'improvviso nel bosco. Tutti, disperati dopo tanto buio, corsero verso quella luce e rimasero sconcertati di trovarsi davanti Cen. Erano così sicuri di essere nel giusto quando lo avevano giudicato un uomo malvagio. Perversi i suoi desideri. Eppure, in quelle tenebre, l'unica luce permessa da Dio era quella di Cen.
La luce proveniva dal suo sangue. Si era tagliato un dito per errore e il sangue che si riversava dalla ferita scintillava luminoso. Ecco il risultato di aver gustato quell'uva. La luce era il dono offerto all'uomo che non aveva osato mettere in questione il proprio appetito per un frutto fuori stagione.
La gente cadde in ginocchio, pentita, davanti alla luce. Dichiararono di avere commesso un errore a scacciarlo. Erano stati folli, dissero. "Ci potrai mai perdonare?", implorarono.
Un altro li avrebbe scacciati, ma Cen era un grand'uomo e permise a quella gente di godere della luce del suo sangue. Anzi, avrebbe permesso loro di goderne per sempre se il dito non avesse smesso di sanguinare e la luce non si fosse spenta. 
"È di nuovo così buio!", esclamarono. "Come potremo fare ritorno a casa?".
"Vi aiuterò io", disse Cen.
Lui estrasse il temperino e si incise il braccio e la luce li condusse attraverso il bosco fino alle loro case. C'erano così tante persone da accompagnare a casa che Cen continuò a tagliarsi in modo che potesse sgorgare abbastanza luce per tutti.
Dopo averli accompagnati a casa, fu costretto a sedersi. Era troppo debole per proseguire. Aveva versato troppo sangue, non gliene restava neanche più una goccia per sé. Morì solo, nell'oscurità.
Il mattino seguente il sole tornò a levarsi e tutti poterono vedere il corpo senza vita di Cen, riverso, a terra. Qualcuno disse che si era ucciso, procurandosi quelle ferite nel braccio, e in effetti così era stato. Ma si era ucciso per uno scopo. Ecco la storia che ho raccontato a Grand.
Immagino che quel taglio nel braccio fosse il suo modo di accompagnare a casa qualcuno. Forse se stesso. Come puoi odiarlo, Fielding, se Grand è voluto tornare a casa?".

4 commenti:

  1. Leggendo questo passo comprendo la tua definizione, ed è stato un assaggio. Di dolore a volte ci si spegne.
    P.S. mi manca leggere.

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    1. È un romanzo bellissimo. Certo ci sono alcune cadute ma è un esordio incredibile. Un romanzo che confonde e commuove. Non è facile scrivere di dolore e di morte senza ricondurre sempre tutto a percorsi di trita redenzione o nichilismo assoluto ma cercando di rimanere in quella concretezza viva di cui è fatto il dolore. Non so come spiegarlo ma leggendo questo romanzo lo si capisce.

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  2. Inserisco un fuori tema. Ti devo ringraziare per aver segnalato, tempo fa, la musica di Lorde. È magnifica. Sto ascoltando “Melodrama” ossessivamente. Non mi stanco. Per me è l’album dell’anno. Un caro saluto.

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    1. Grazie a te per questa condivisione. Anche per me è stata una splendida scoperta.

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