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venerdì 22 marzo 2019

Serie tv/fumetti, These New Puritans, American Football

Non riesco a seguire le serie tv perché non ho Netflix, Sky, Premium, non scarico, non guardo in streaming, non ho tempo, non riesco a mettermi alla tv quando magari ne propongono una. Di solito recupero quelle che mi interessano in dvd, magari quando sono scontate e allora sono sempre in ritardo. Per tanti anni ho seguito la serie The Walking Dead ma poi, per vari motivi, ho deciso di darci un taglio e di lasciar perdere ma un giorno sono andato in edicola e ho acquistato un numero della serie a fumetti e ho deciso di seguire quella e devo dire che l'ho ritrovata ancora una volta piu' bella della serie tv:


e come un malato di nostalgia dal 3 aprile torno ad acquistare a colori la serie a fumetti che mi ha segnato l'infanzia:


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Field of Reeds dei These New Puritans è un disco a cui sono molto legato perché è strettamente legato a una persona che fa parte della mia ristretta cerchia di vere amicizie.  Organ Eternal è come sentire la sua voce.

Da non molto è uscito il loro nuovo disco "Inside The Rose":


che mi sta conquistando ascolto dopo ascolto.
Per adesso uno dei miei ascolti dell'anno.


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Non è facile inventarsi ogni giorno un argomento di discussione per poter stare coi miei colleghi e colleghe. Il silenzio non aiuta. Attira sguardi, domande, altri momenti di conforto. 

Non c'è via d'uscita se non andarsene.

La primavera è crudele come aprile e il resto dei mesi, dei giorni, degli anni, delle ore, dei respiri.

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E io non posso che piangere per tutto quello che mi trasmette questo gruppo.
E per quello che c'è in questo disco.
E grazie e nient'altro.
Sono ancora un ragazzino quando ascolto musica.
E anche quando leggo.

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giovedì 21 marzo 2019

21 marzo, Cina,Laura Harth, essere scambiati per una ragazza, Quercia, ANOHNI


21 marzo, il mio sogno degli Stati Uniti d'Europa, la splendida doppia copertina de Il Foglio e l'arrivo della delegazione cinese.
A nessuno, diciamocela francamente, frega qualcosa di questo arrivo, di questo guinzaglio, della dittatura cinese, dei loro campi di concentramento.
A me si'.

E comunque c'era una volta quando Tommaso Pincio aveva scritto questo splendido romanzo:



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Nella mia vita mi è capitato talvolta di essere scambiato per una ragazza o per un trans e l'altro ieri è tornato a succedere dopo tanto tempo: compro assorbenti per la mia compagna in un distributore di benzina e il tizio alla cassa mi chiede "Fatta l'operazione?" Succede quando mi raso, tengo il cappello di lana colorato e la sciarpa su fino a sotto alle labbra. 
Ho sorriso.
Ma avrei voluto dirgli "Non sai nemmeno l'operazione che vorrei fare...."


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martedì 19 marzo 2019

Il giorno del papà e "Il cuore e la tenebra" di Giuseppe Culicchia (Mondadori)



-quando ho ascoltato per la prima volta Wagner sono rimasto per giorni senza parole e voglia di ascoltare altro-


"Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te.
(Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male)




Oggi è San Giuseppe, la festa del papà e qui in Svizzera è ancora festa, le scuole e i negozi sono chiusi. Casualmente oggi era pure il mio giorno libero e ho dedicato tutta la mattinata a leggere l'ultimo romanzo di Giuseppe Culicchia, ""Il cuore e la tenebra" (Mondadori).
L'ho trovato un romanzo splendido che ruota intorno alla morte del padre del protagonista/voce narrante.
Sono legatissimo a Giuseppe Culicchia e questo romanzo mi ha conquistato sin dalla prima pagina per tantissimi motivi, compresa quella Berlino dove finalmente spero prima o poi di poter trascorrere qualche giorno.
Un romanzo struggente e uno dei migliori fra quelli che ha scritto l'autore granata.






Un estratto, dal testamento del padre:

"Avrei voluto lasciarvi anche quello che speravo di incidere coi Berliner, la mia Nona sinfonia nel solco di Furtwangler, ma purtroppo non sono riuscito a portare a termine questo progetto, malgrado vi abbia dedicato gli ultimi anni della mia vita. Per quanto riguarda il resto, non voglio alcun funerale. Voglio invece che il mio corpo sia bruciato, se possibile con qualche brano del mio amato Wagner in sottofondo, il Liebestod dal Tristan und Isolde, il Preludio al Primo Atto del Lohengrin, il Preludio all'Oro del Reno e il Funerale di Sigfrido dal Crepuscolo degli Dei. Dopodiché desidero che le mie ceneri vengano disperse in mare. Preferibilmente a Marsala, presso Capo Boeo, lì dove un giorno quando voi eravate bambini andammo a vedere il tramonto. Vi prego di dire a vostra mare che dandomi voi mi ha regalato i momenti più felici della mia esistenza, e non ha reso del tutto inutile il mio passaggio su questa Terra. Si dice, riguardo ai figli, che gli anni più belli siano quelli in cui sono stati bambini. Io li ricordo come gli anni più meravigliosi: belli non basta. Se non ci foste stati voi, la mia vita sarebbe stata uno spreco. Dopo la vostra nascita, il mondo non è più stato lo stesso. Grazie di cuore per ogni singola volta che mi avete chiamato papà. Per ogni vostro gesto d'affetto. Per ogni vostra parola d'amore. Di più: per ogni vostro respiro. Portare nel cuore i vostri sorrisi di quando, bambini, mi amavate, mi ripaga di ogni amarezza e di tutta la solitudine. Le chiavi nella busta sono quelle della casa di Palermo. Siate forti, bambini miei. Non arrendetevi mai di fronte alle difficoltà della vita, quali che possano essere. Non so che cosa mi attende, ma se mai ne avrò la possibilità continuerò a starvi vicino. Tu, Pietro, sei tanto sensibile: ricorda che può essere la tua ricchezza. Tu, Giulio, te la sei sempre cavata da solo: so che continuerai a farlo. Entrambi siete buoni dentro, nel profondo, e da parte mia non avrei potuto desiderare due figli migliori. Per sei mesi dalla mia vita ho anteposto me stesso alla mia famiglia e questo lo avete pagato voi per il resto della vostra esistenza. E io con voi. Con la differenza che voi non ne avevate colpa. Vi abbraccio con amore infinito, e vi chiedo perdono per tutto il dolore che vi ho sconsideratamente ma involontariamente arrecato. In fede, Federico Rallo." (pagg. 137-138)




(mi commuovo sempre quando lo ascolto)


lunedì 18 marzo 2019

Intervista a Elisabetta Zamparutti, tesoriera di Nessuno tocchi Caino e membro della presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito






Buongiorno Elisabetta comincio col chiederti se ti va di spiegare cos'é Nessuno tocchi Caino perché non credo che fra i visitatori di questo blog siano in molti a conoscerlo, quali sono i suoi obiettivi e magari ti va di spiegare la scelta della moratoria della pena di morte invece dell'abolizione?

Nessuno tocchi Caino è una lega internazionale di cittadini e di parlamentari per l’abolizione della pena di morte nel mondo. È un'associazione senza fine di lucro fondata a Bruxelles nel 1993 e costituente il Partito Radicale Transnazionale.
Il nome è tratto dalla Genesi. Nella Bibbia non c’è scritto solo “occhio per occhio, dente per dente”, c’è scritto anche: “Il Signore pose su Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato”. Nessuno tocchi Caino vuol dire giustizia senza vendetta.
La pena di morte non attiene alla sfera delle convinzioni religiose. Il problema non è la Bibbia né il Corano: molti paesi cristiani praticano la pena di morte; non pochi paesi islamici l’hanno abolita. Il problema è la traduzione letterale di testi millenari in norme penali e prescrizioni valide per i nostri giorni, operata a fini politici.
Il 98% delle esecuzioni nel mondo avviene in paesi autoritari e illiberali come Cina, Iran, Arabia Saudita... La soluzione definitiva del problema sta proprio qui e, prima che l’abolizione della pena di morte, riguarda l’affermazione della democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani. È vero che la democrazia di per sé non significa ‘no’ alla pena di morte (basti pensare agli Stati Uniti), ma è altrettanto vero che solo in un sistema democratico l’abolizione può essere concepita e durare nel tempo. Anche i dittatori la possono abolire, da un giorno all’altro e per decreto, come pure da un giorno all’altro e per decreto la possono ripristinare. 
Una moratoria universale delle esecuzioni stabilita dalle Nazioni Unite, è il nostro principale obiettivo. L’abolizione non può essere imposta per decreto, mentre la moratoria può essere il luogo di incontro tra paesi mantenitori e paesi abolizionisti: gli uni farebbero un passo in avanti verso l’abolizione, gli altri riuscirebbero a salvare migliaia di vite umane. L’esperienza ci dimostra che dopo alcuni anni di moratoria difficilmente si torna indietro, spesso si procede verso la completa abolizione. È accaduto nella ex Unione Sovietica, nella ex Iugoslavia e nel Sudafrica che ha abolito la pena di morte dopo cinque anni di moratoria.
La campagna per la moratoria ONU è partita dall’Italia su impulso di Nessuno tocchi Caino. Nel 1994, per la prima volta, una risoluzione fu presentata all’Assemblea Generale dell’ONU dal Governo italiano. Perse per otto voti. Dal 1997 su iniziativa italiana e dal 1999 su iniziativa europea, la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani ha approvato ogni anno una risoluzione che chiede “una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte”. La campagna è riuscita a conseguire lo storico risultato dell’approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2007 della Risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali. Da allora ogni due anni l’UNGA vota il testo ed il numero dei Paesi pro moratoria è aumentato costantemente.

A distanza di 12 anni dall'approvazione della prima Risoluzione Universale delle esecuzioni da parte dell'Assemblea Generale dell'Onu quali passi avanti sono stati avanti e magari anche quelli indietro? Di questi giorni giorni è la notizia della moratoria firmata dal governatore della California Gavin Newsom. 

L’approvazione della Risoluzione, ma anche l’azione svolta per il suo conseguimento, ha impresso un’accelerazione politica al processo abolizionista storicamente in corso. Da allora non solo sono aumentati i voti a favore del testo ma sono aumentati anche i Paesi a vario titolo abolizionisti. Se nel 2007 i mantenitori erano 51, oggi sono scesi a 36 come documenta il Rapporto annuale di Nessuno tocchi Caino, pubblicato dal 1997, e che riporta paese per paese fatti di cronaca, avvenimenti politici e giuridici, dati statistici e studi comparativi sotto diversi profili della questione pena di morte. 

Un tema scottante che affrontate è quello del “segreto di stato” sulla pena di morte in molti Paesi. Come si può rompere questo silenzio all'interno di una realpolitik che vede gli interessi economici prevalere, quasi sempre, sui diritti?

Molti Paesi, per lo più autoritari, non forniscono statistiche ufficiali sull’applicazione della pena di morte, per cui il numero delle esecuzioni potrebbe essere molto più alto. 
In alcuni casi, come la Cina e il Vietnam, la questione è considerata un segreto di Stato e le notizie di esecuzioni riportate dai giornali locali o da fonti indipendenti rappresentano una minima parte del fenomeno. 
Anche in Bielorussia vige il segreto di Stato, retaggio della tradizione sovietica, e le notizie sulle esecuzioni filtrano dalle prigioni tramite parenti dei giustiziati o organizzazioni internazionali molto tempo dopo la data dell’esecuzione.
In Iran, dove pure non esiste segreto di Stato sulla pena di morte, le sole informazioni disponibili sulle esecuzioni sono tratte da notizie selezionate dal regime e uscite su media statali o rese pubbliche da fonti ufficiose o indipendenti.
Ci sono poi situazioni in cui le esecuzioni sono tenute assolutamente nascoste dallo stato e le notizie raramente filtrano dai giornali locali. È il caso di Corea del Nord, Egitto, Laos, Malesia e Siria. 
Vi sono, poi, Paesi come Arabia Saudita, Indonesia, Iraq, Singapore e Sudan del Sud, dove le esecuzioni sono di dominio pubblico solo una volta che sono state effettuate, mentre familiari, avvocati e gli stessi condannati a morte sono tenuti all’oscuro di tutto. 
A ben vedere, in quasi tutti questi Paesi, la soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l’affermazione dello Stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili. 
Vi sono, però, anche Paesi considerati “democratici”, come Giappone, India, Taiwan e gli stessi Stati Uniti, dove il sistema della pena capitale è per molti aspetti coperto da un velo di segretezza. 
Nel dicembre 2018, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una nuova Risoluzione che invita gli Stati membri a stabilire una moratoria sulle esecuzioni, in vista dell’abolizione della pratica. Questa Risoluzione è stata rafforzata nella parte in cui chiede agli Stati di “rendere disponibili le informazioni rilevanti, disaggregate per sesso, età a razza, ed altri criteri comuni, circa l’uso della pena di morte,” includendo, tra l’altro, il numero di persone condannate a morte, il numero di persone nel braccio della morte, il numero di esecuzioni, il numero di condanne annullate o commutate in appello, e informazioni su ogni esecuzione in calendario, che possano contribuire a eventuali dibattiti trasparenti sia a livello nazionale che internazionale, compresi quelli sugli obblighi degli Stati relativi alla pratica della pena di morte.

Altra azione che Nessuno tocchi Caino sta portando avanti è quella di contenere l'utilizzo della pena di morte nella guerra al terrorismo e più in generale tutti i processi nei confronti, ad esempio, dei miliziani dell'Isis. Quali margini ci sono per una campagna del genere? 

Siamo impegnati con un progetto sostenuto dall’Unione Europea a contenere la pena di morte in tempo di guerra al terrorismo in tre Paesi, l’Egitto, la Somalia e la Tunisia. È una campagna che fa perno sul fatto che il terrorismo, come ogni altra emergenza, la si può vincere solo con più Stato di Diritto e non con la sua abdicazione. Il dialogo e l’approccio non ideologico della moratoria, apre molte porte.

Arriviamo all'Italia. Non esiste la pena di morte ma esistono forme di morte differita come l'ergastolo ostativo, forme di tortura e isolamento come il 41bis e  in generale sono sotto gli occhi di tutti le condizioni drammatiche in cui versano le carceri e la giustizia italiana. La riforma Orlando, che era comunque un primo passo avanti, è stata messa da parte per opportunità elettorale e si invocano pene ancora più pesanti, carcerazioni ancora più dure. Buttare la chiave, sembra il mantra che fa un po' comodo e piace a tutti.
Secondo te si può uscire da questa situazione e come? 
Quali sarebbero secondo te le prime misure necessarie da realizzare?
Io per esempio finisco spesso per litigare quando parlo di carcere e giustizia e mi danno sempre dall'amico/complice dei ladri, dei corrotti, dei mafiosi, degli assassini e ti dico che certe volte penso che se qualcuno proponesse la pena di morte riceverebbe un plebiscito.

Si può uscire da questa situazione assicurando la conoscenza di e su quello che è il carcere e su quelle che sono le condizioni di detenzione che riguardano tanto i detenuti che il personale che lavora in questi istituti. Occorre anche concepire un carcere conforme ai dettami della nostra Costituzione e delle Convenzioni internazionali che assegnano un funzione preminentemente rieducativa, riabilitativa alla pena e non meramente retributiva. Ed anche su questi contenuti occorre assicurare una conoscenza diffusa. Al contempo è importante, e su questo siamo impegnati come Nessuno tocchi Caino con il progetto “Spes contra spem-Liberi dentro”, far capire a chi è detenuto che spesso, quel cambiamento che vorremmo vedere nelle istituzioni lo possiamo conquistare se noi per primi incarniamo il cambiamento e quindi lo prefiguriamo con i nostri comportamenti. Il progetto trae il suo nome dalla Lettera di San Paolo ai Romani e dal passaggio Spes contra spem relativo all’incrollabile fede di Abramo che “ebbe fede sperando contro ogni speranza”. Il motto di Paolo di Tarso era il titolo del Congresso di Nessuno tocchi Caino tenuto nel dicembre 2015 nel Carcere di Opera dove, proprio nei giorni del Congresso, è stato girato il docu-film “Spes contra spem – Liberi dentro” di Ambrogio Crespi, presentato il 7 settembre 2016 nella sezione Eventi Speciali della Biennale del Cinema di Venezia con la partecipazione anche del Ministro Andrea Orlando. Dal docu-film, che riguarda le condizioni di vita di chi è condannato alla pena dell’ergastolo ostativo ed al regime di isolamento del 41-bis, emerge con chiarezza che l’istituzione-carcere può rendere possibile la “conversione” di persone detenute in persone autenticamente libere

Due ultime domande: si è appena concluso l'Ottavo Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito che è riuscito a raggiungere e superare i 3000 iscritti . Io dopo un lungo e difficile percorso mi sono iscritto nel 2018 e ho respirato subito un'aria di grande libertà. 

Intanto quello che si è svolto è stato un Congresso italiano del Partito Radicale ed è stato convocato sulla chiusura di Radio Radicale. Ora dobbiamo organizzare il 41° Congresso del Partito Radicale che vedo come quanto di più necessario per affrontare le sfide del nostro tempo. 

Radio Radicale è a rischio chiusura. Ai lettori di questo blog ti va di spiegare in due parole perché è importante che Radio Radicale continui a  continui a vivere? Io ti dico che senza Radio Radicale mi sentirei orfano e ancora più solo.

Perché Radio Radicale assicura quel servizio pubblico di conoscenza, nella integralità di quanto viene detto, quindi senza sintesi giornalistiche, dei dibattiti parlamentari, delle sedute del CSM, dei processi penali oltre che dei congressi di tutti i partiti politici, così come convegni sui tempi più disparati. Insomma, è una bussola, l’unica secondo me, che aiuta ad orientarsi in un momento di confusione generale e generalizzata. Marco Pannella la definiva la più grande università popolare. È così perché Radio Radicale aiuta a capire, a conoscere attraverso il dibattito ed il confronto, insomma, aiuta a crescere. Perché Radio Radicale assicura un servizio pubblico che nessun altro è stato finora in grado di assicurare vivere.

Link utili:

https://www.nessunotocchicaino.it/
https://twitter.com/HandsOffCain_It
https://www.partitoradicale.it/
https://twitter.com/elizamparutti




E di seguito ripropongo l'appello per NASRIN SOTOUDEH LIBERA!

Riteniamo vergognosa e inaccettabile la condanna di Nasrin Sotoudeh alla pena senza precedenti di 38 anni di carcere e di 148 frustate per fatti essenzialmente legati alle sue attività di avvocato di detenuti politici e difensore dei diritti umani, per le quali nel 2012 il Parlamento europeo l’ha insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero.

La sua condanna è stata annunciata appena qualche giorno dopo l’elezione di Ebrahim Raisi a capo del sistema giudiziario iraniano, noto a tutti per essere stato componente negli anni Ottanta della cosiddetta “commissione della morte”, responsabile di decine di migliaia di esecuzioni di prigionieri politici effettuate nel decennio successivo alla Rivoluzione Islamica.

Enormi e politicamente motivate ci appaiono le accuse che le sono state mosse di “collusione contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro lo Stato”, “istigazione alla corruzione e alla prostituzione” e di “essere apparsa in pubblico senza hijab”.

Al contrario, sappiamo che l’attivista iraniana ha dedicato la sua vita a battersi contro la pena di morte e a difendere le persone vittime del regime oscurantista e misogino dei mullah e, in particolare, le donne che tra dicembre 2017 e gennaio 2018 avevano manifestato pacificamente contro la legge della Repubblica Islamica che le obbliga a indossare il velo (Hijab).

La condanna a una pena assurda di 38 anni e la tortura medioevale della fustigazione sono un insulto alla civiltà giuridica, alla dignità della persona e al senso di umanità, che sono principi basilari e valori universalmente riconosciuti.

Ci appelliamo al parlamento e al governo italiani e ai rappresentanti dei parlamenti e dei governi europei perché intervengano con urgenza sulle autorità iraniane per ottenere la liberazione di Nasrin Sotoudeh e porre fine alle pene e ai trattamenti inumani e degradanti che le sono stati inflitti.

Per firmare qui.


Andrea Consonni, In Passage, 18 marzo 2019

domenica 17 marzo 2019

Leggere e basta




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L'avvicinarsi della primavera e dell'estate mi fa respirare perché fra qualche giorno, se il tempo regge, potrò finalmente, nei miei giorni liberi o anche dopo il lavoro e soprattutto quando mi va di stare fuori di casa, camminare per qualche chilometro e trovare una panchina discosta dove poter leggere in completa solitudine. 
Nello zaino una bottiglia d'acqua e magari un panino. 
È una delle mie pratiche preferite in assoluto.
Non so bene quando ho cominciato ad andarmene via per leggere. 
Di sicuro sono sempre stato un solitario che ama trascorrere il tempo leggendo ma ricordo che verso le medie smisi quasi completamente, se non stavo a scuola o con la squadra di calcio, di trascorrere del tempo coi miei coetanei. Preferivo stare in casa a farmi i fatti miei. Dopo aver sbrigato i compiti trovavo un luogo appartato in casa e mi mettevo a leggere fino all'ora di cena e anche dopo oppure salivo sulla bicicletta di  mia madre e andavo via con lo zaino carico di libri verso uno dei laghetti artificiali a qualche chilometro di distanza oppure trovavo un angolo appartato in biblioteca scegliendo libri a caso dagli scaffali. 

Ieri pomeriggio ho rivisto me stesso in una ragazzina seduta su una panchina discosta a leggere dalle 14, la prima volta che l'ho vista, alle 18 quando sono ripassato davanti a lei dopo una serie di noiosissime commissioni.

Maleducato e invadente, non ho potuto fare a meno di chiederle se le stava piacendo il capolavoro che aveva fra le mani.

- Non riesco a smettere di leggerlo, mi ha risposto sorridente.

Avrei voluto abbracciarla perché successe anche a me quando lo leggevo seduto nella micro cucina dell'appartamento dove sono cresciuto. Ricordo ancora mia che preparava le polpette e mi chiedeva "Poi me lo racconti?"

E ormai non mi va quasi piu' di scrivere di libri.
Non ne sento proprio il bisogno e leggere recensioni mi annoia tantissimo, salvo rarissime eccezioni
Mi basta leggere.
Leggere e basta.


venerdì 15 marzo 2019

APPELLO DI NESSUNO TOCCHI CAINO PER NASRIN SOTOUDEH



15 Marzo 2019 :

Riteniamo vergognosa e inaccettabile la condanna di Nasrin Sotoudeh alla pena senza precedenti di 38 anni di carcere e di 148 frustate per fatti essenzialmente legati alle sue attività di avvocato di detenuti politici e difensore dei diritti umani, per le quali nel 2012 il Parlamento europeo l’ha insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero.
La sua condanna è stata annunciata appena qualche giorno dopo l’elezione di Ebrahim Raisi a capo del sistema giudiziario iraniano, noto a tutti per essere stato componente negli anni Ottanta della cosiddetta “commissione della morte”, responsabile di decine di migliaia di esecuzioni di prigionieri politici effettuate nel decennio successivo alla Rivoluzione Islamica.
Enormi e politicamente motivate ci appaiono le accuse che le sono state mosse di “collusione contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro lo Stato”, “istigazione alla corruzione e alla prostituzione” e di “essere apparsa in pubblico senza hijab”.
Al contrario, sappiamo che l’attivista iraniana ha dedicato la sua vita a battersi contro la pena di morte e a difendere le persone vittime del regime oscurantista e misogino dei mullah e, in particolare, le donne che tra dicembre 2017 e gennaio 2018 avevano manifestato pacificamente contro la legge della Repubblica Islamica che le obbliga a indossare il velo (Hijab).
La condanna a una pena assurda di 38 anni e la tortura medioevale della fustigazione sono un insulto alla civiltà giuridica, alla dignità della persona e al senso di umanità, che sono principi basilari e valori universalmente riconosciuti.
Ci appelliamo al parlamento e al governo italiani e ai rappresentanti dei parlamenti e dei governi europei perché intervengano con urgenza sulle autorità iraniane per ottenere la liberazione di Nasrin Sotoudeh e porre fine alle pene e ai trattamenti inumani e degradanti che le sono stati inflitti.

Laura Arconti, Presidente del Tribunale delle Libertà Marco Pannella
Liliana Cavani, regista
Deborah Bergamini, deputata Forza Italia
Bianca Berlinguer, giornalista
Rita Bernardini, Partito Radicale
Cinzia Bonfrisco, senatrice Lega
Francesca D’Aloja, scrittrice
Ilaria d’Amico, conduttrice
Alda d’Eusanio, conduttrice
Valeria Fedeli, senatrice PD
Flavia Fratello, giornalista
Lella Golfo, Presidente Fondazione Bellisario
Simonetta Matone, magistrato
Maria Teresa Meli, giornalista
Renata Polverini, deputata Forza Italia
Elisabetta Rampelli, Presidente Unione Italiana Forense
Debora Serracchiani, deputata PD
Barbara Spinelli, Consiglio Nazionale Forense
Giulio Maria Terzi, Global Committe for the Rule of Law-Marco Pannella
Elisabetta Zamparutti, Nessuno tocchi Caino

"Solo il tempo di morire" di Paolo Roversi (Marsilio); libri/ecologia; Angela Azzaro su Giulia Sarti



La Milano del romanzo "Solo il tempo di morire" di Paolo Roversi (Marsilio), quella del 1972-1984, non ha quasi nulla a che vedere con la Milano di oggi, metropoli europea che vive all'insegna di riqualificazioni, Area B e C, di Expo e forse anche delle Olimpiadi,  dei ristoranti etnici, della gentrificazione galoppante, la forse riapertura dei Navigli, senza quasi piu' nebbia ma con lo smog che uccide ancora e con la criminalità che, salvo eccezioni, comanda la città senza ricorrere alle armi. 
Il romanzo di Paolo Roversi, insieme ad altri dello stesso autore, girava in casa di mio padre da qualche tempo e mi son deciso a leggerlo per staccare un po' dalle mie solite letture e anche perché amo profondamente Milano (in particolare la zona di Lambrate) e sono cresciuto ascoltando molte delle storie narrate dall'autore: le bande di Renato Vallanzasca, Angelo Epaminonda e Francis Turatello, le bische clandestine, la diffusione della cocaina, le rapine in banca, i sequestri, la stagione del terrorismo, le rivolte nelle carceri, le evasioni, le indagini della Polizia, la figura di Achille Serra.
Il romanzo (i nomi sono appositamente cambiati ma le storie son quelle) scorre via in maniera agile, forse anche un po' troppo (direi anche c'è un eccesso di pompini), e restituisce tutti gli odori, i suoni, i colori, i sapori, il sangue, le tragedie della Milano di quegli anni. Una lettura piacevole, non certo memorabile, ma consigliabile a tutti gli amanti di un certo tipo di noir e di romanzo con una forte caratterizzazione storica.

E comunque la Milano che abbracciavo da bambino mi manca un po' e non smetto mai di ripeterlo, manco un vecchio rincoglionito che vive solo di ricordi e rimpianti.
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Non posso che sottoscrivere le parole di Angela Azzaro a proposito di quanto sta accadendo a Giulia Sarti e che orrore per quelli che stanno gioendo in nome dell'occhio per occhio e che silenziosamente pensano che è giusto che soffra un po' visto quello che il suo movimento ha seminato.




Nuova gogna e vecchio, purtroppo inossidabile, maschilismo: è tra questi due poli che si incastra la terribile vicenda che sta coinvolgendo la deputata Cinque stelle Giulia Sarti. Da giorni circolano sui telefonini dei giornalisti italiani le foto e i video privati della deputata. Era già accaduto 5 anni fa, le immagini furono ritirate e ora ritornano dopo lo scandalo di “rimborsopoli”. Per screditare Sarti si usa la tecnica del “revenge porn”: immagini legate alla sfera intima diffuse all’insaputa della diretta interessata. Tiziana Cantone, una giovane di 31 anni, nel 2016 si è suicidata per lo stesso motivo. Questa volta tocca a Sarti: è il primo caso di revenge porn legato alla politica in Italia e per fortuna è arrivato prontamente lo stop del Garante per la privacy. Ma è una deriva che va contrastata fortemente e subito, agendo su entrambi i fronti: continuare nella messa in discussione della cultura maschilista e puntare sul rilancio dell’informazione.

La diffusione di immagini private è un problema, che con le nuove tecnologie, riguarda tutti. Può travolgere, devastare, rovinarti per sempre la vita. Ma è soprattutto contro le donne che questa “nuova gogna” si concentra, perché fa leva sui pregiudizi nei confronti della loro libertà sessuale: in gioco infatti ci sono il corpo, la sessualità, l’intimità. Non si critica Sarti sul piano politico, né si attende di capire quale sarà il corso della vicenda giudiziaria che riguarda i rapporti con l’ex collaboratore: si mettono in piazza le sue foto, si solletica il voyeurismo dei giornali, si fa appello alla terribile, ma ancora viva convinzione, che in fondo se una donna finisce in mezzo a uno scandalo sessuale, un po’ se la è cercata…

Ma se “qualcuno” – e sarebbe davvero interessante capire chi – ha mandato le foto ai giornalisti è perché, purtroppo, sa che in questi anni l’informazione italiana è stata complice: pur di vendere qualche copia in più, pur di avere qualche spettatore in più non si è avuto timore di sbattere la vita delle persone in prima pagina o in prima serata tv. Le Iene è uno dei programmi che, in questa vicenda di Sarti, sta rimestando con maggiore passione. Il programma Mediaset è tra gli inventori del giornalismo stalking: un giornalismo che perseguita, non molla l’osso, pensa che tutto sia lecito. Ogni tanto beccano pure qualche buona notizia, ma nel frattempo hanno sdoganato il linciaggio. L’ultima intervista ad Andrea Bogdan Tibusche non aggiunge nulla a ciò che si sa del caso rimborsopoli, ma insinua, ammicca, fa l’occhiolino al telespettatore a proposito delle foto e dei video. C’è chi pensa che la deputata dei Cinque stelle si meriti questo trattamento perché fa parte di una forza politica che ha molto puntato sull’attacco personale e sul moralismo. Ma è un ragionamento misero se si pensa che stiamo parlando della vita di una giovane donna e di principi fondamentali della nostra democrazia. In molte e molti stanno esprimendo la loro solidarietà a Giulia Sarti: non posso che unirmi a loro.

Giulia, coraggio, non sei sola!