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martedì 23 ottobre 2018

"Feel Free" di Zadie Smith (SUR)


Sono molto affezionato a Zadie Smith.
La seguo da sempre e ogni suo libro mi ha offerto spunti di riflessione, dubbi, storie particolari, sguardi su sentimenti/mondi che prima non avrei mai preso in considerazione.
E anche in questa raccolta "Feel Free. Idee, visioni, ricordi" (Sur, traduzione di Martina Testa/Silvia Pareschi) Zadie Smith dimostra ancora una volta tutta la sua arguzia e bravura, la limpidezza sensibile della sua scrittura, sia che si metta a scrivere di librerie o di Justin Bieber, di Brexit o Ballard e il pezzo sulla Brexit (ormai in divenire) contiene tutta una serie di riflessioni e dubbi che sono gli stessi su cui io stesso mi arrovello da tempo.

È una raccolta da coccolare, da leggere e rileggere. 
Su cui meditare per affrontare, con la mente dubbiosa e allenata, i tempi che ci aspettano. 
Sempre con un libro affianco.


Fino al 3 novembre il Partito Radicale in Piazza Cordusio a Milano



Fino al 3 novembre il Partito Radicale si è "trasferito" a Milano in Piazza Cordusio.
Se vi va potete farci un salto, ascoltare, incontrare, litigare, discutere, firmare per le 8 proposte di legge, iscrivervi, interessarvi.

Maggiori informazioni qui e qui.


lunedì 22 ottobre 2018

Deafheaven - "Night People" (feat. Chelsea Wolfe)

Una settimana lavorativa, e non solo, di merda pura si chiude oggi.

Due giorni liberi e poi tutto ricomincia.

Anche se prevedo che questi due giorni saranno interrotti dalle solite rotture di cazzo.

Per fortuna riesco ancora ad ascoltare musica:

Deafheaven - "Night People" (feat. Chelsea Wolfe)

sabato 20 ottobre 2018

"Ornamento" di Juan Cárdenas (SUR)




Quando avevo acquistato “Ornamento” dello scrittore colombiano Juan Cárdenas (Sur, traduzione di Chiara Muzzi), Shanti, la libraia della splendida La Libreria Volante di Lecco (se arrivate sulla sponda migliore del Lago di Como, fateci un salto...qua esce il mio campanilismo...sempre mi fu insopportabile l'orrida città di Como), m'aveva sorriso per averle fornito tutti i riferimenti per trovarmelo fra gli scaffali, visto che quel pomeriggio la mia memoria era decisamente fragile ed ero veramente stanco. 

Quelle di "Ornamento" sono 135 pagine che ho letto in un pomeriggio d'ottobre che sembra giugno mentre sulle scale le casalinghe, matrone, razziste, brave madri di famiglia discutevano sguaiate dei turni di lavatrice, delle lasagne, della pizza fritta e mentre lo leggevo mi sarebbe piaciuto uscire e distribuire a tutte loro qualche pasticca della droga che viene creata nel laboratorio colombiano di questo romanzo e che funziona solo sulle donne. 

A lettura ultimata (lettura che vi consiglio vivamente e la Sur sta pubblicando splendide opere) io volevo scrivere di questo romanzo ma poi mi sono ricordato di una donna che incontrai da bambino e che adesso dovrebbe aver ormai superato i sessant'anni e allora ho preferito scrivere di lei piuttosto che tediarmi (sì, tediarmi) con una noiosa e pedante recensione. 

Lunghi capelli neri ricci, alta, somiglia, per semplificare, a Elisa Isoardi. 
Una libera professionista che aveva rapporti con la mia famiglia sin da bambina. Persi la testa per lei sin dalla prima volta che la vidi. Fui rapito dai suoi tacchi, dalle sue cosce, dallo spacco delle sue gonne, dal modo in cui fumava, dalle sue unghie curate, dalla sua cultura vastissima (già allora mi piacevano i libri e lei leggeva davvero tanto), da come si ricordava perfettamente di mio zio venticinquenne e come lo metteva in ridicolo, da come sapeva tenere testa a mia nonna, dalla sua indipendenza economica e sentimentale, dal suo orgoglio di essere una socialista, dalla soggezione che aveva per mia madre, da come guardava con amore mia sorella che già voleva diventare un archeologa.

Poi la vita è cambiata, la famiglia si è disgregata e quando chiedevo di lei ai miei genitori ricevevo sempre e solo risposte evasive. Del tipo: si è trasferita altrove, crisi lavorativa, un matrimonio naufragato dopo solo sei mesi, investimenti finiti in malo modo e, sussurrati e appena accennati, problemi con la droga, amicizie sbagliate, il desiderio di non invecchiare, la vergogna.

Un giorno di agosto io e lei ci siamo incontrati nel parcheggio di un supermercato mentre mia madre era ricoverata in ospedale e non l'ho riconosciuta. 
Lei invece mi ha chiamato per nome da almeno venti metri di distanza.

Ricordo ancora con tristezza e imbarazzo il momento in cui mi si avvicina una donna che non vedo da almeno quindici anni e che non riconosco e che mi abbraccia chiamandomi per nome e io resto immobile, con le borse della spesa fra i piedi, senza sapere che fare. Non apro bocca, non sorrido e penso di essere così sconvolto dalla malattia di mia madre che il mio cervello sta vivendo un momento di black out ma quando guardo negli occhi  questa donna ecco la riconosco e la chiamo per nome e mi viene da piangere. 

Ma non c'erano più le sue labbra, il suo naso, i suoi zigomi, il suo seno.
Tutto rifatto e gonfio.
Sfatto.
Instabile.
Triste.
Plasticoso.
Solo i suoi occhi erano rimasti quelli che mi avevano sconvolto l'esistenza.

Si vestiva ancora come una volta (tacchi, gonna, collane, orecchini, trucco) ma la sensazione era quella di trovarsi di fronte a una prostituta alcolizzata tutta rifatta e che voleva provarci con me ma poi abbiamo cominciato a parlare o meglio, lei mi rivolgeva una valanga di domande e io le rispondevo completamente schiavo dei suoi occhi, della sua voce e della sua meravigliosa padronanza della lingua italiana.

Le ho raccontato della mia vita di merda, di mia madre che non aveva un futuro, della mia compagna, dei libri che avevo scritto. 
Lei ascoltava e fumava una sigaretta dietro l'altra, annuendo, sorridendo ma senza mai commentare, criticare.

Quando ci siamo salutati e lei mi ha baciato sulla guancia con le sue labbra finte ho avuto un'erezione immediata e poi l'ho vista salire su una Porsche Cayenne e andarsene via.

La settimana dopo sono venuto a sapere che nel più completo anonimato era andata a trovare mia madre in ospedale.Provai a chiedere a mia madre qualcosa di lei, cosa si fossero dette, ma mia madre non volle mai rispondermi.

Da quel giorno nel parcheggio non l'ho più vista.

Queste righe sono dedicate a lei.
Perché mia madre mi ha insegnato a non dimenticare le persone buone che abbiamo incontrato nella nostra vita.

In questo caso anche di una bellezza assoluta da mettermi i brividi ancora oggi mentre ne sto scrivendo.


Un estratto:

Cena a casa dei direttori per festeggiare il lancio del nuovo prodotto. Sono seduti insieme a noi due nuovi investitori, due mocciosi insopportabili. La conversazione è insostenibile. Cerco di non farmi influenzare dalla superficialità ma la superficialità è sempre più forte della sobrietà, soprattutto quando si è attenti ai dettagli. Un altro triste lascito del barocco dei narcos è stata la propensione all'iperbole, ai gesti enfatici, ai simboli del potere con scritte al neon e musica incorporata. E il comportamento di queste persone dà una strana svolta al gioco di ostentazioni: il loro atteggiamento nasconde il cattivo gusto da narcos sotto un'apparenza minimalista, il design come una falsa pelle del vecchio animale barocco, l'esuberanza della cattedrale nascosta da un cubo di pannelli monocromatici. La violenza che si respira a tavola è il prodotto di quest'esercizio di repressione post. Per l'olfatto di un cane qui sarebbe in atto una guerra chimica tra le acque di colonia e gli umori corporali. Mi chiedo allora se i miei gusti non siano una forma superiore di repressione, come uno strato di apparenza al di sopra dello strato di apparenza dove questi quattro stupidi si annusano le scoregge. Un'atmosfera pesante che riesco a sopportare solo grazie al mio lungo allenamento basato sul sorriso automatico e l'aforisma.
L'altro motivo del festeggiamento è che i direttori, grazie alle loro conoscenza in parlamento, sono riusciti a far bocciare una proposta di legge con cui si voleva regolamentare la vendita delle droghe pesanti, un passo preliminare alla legalizzazione totale. Propongono un brindisi per le manovre di corridoio andate a buon fine. E brindiamo ovviamente, perché questo ci garantisce la continuità dei profitti dell'affare e la possibilità di posticipare il temuto cambiamento, che richiederebbe uno scenario dove il consumo e il traffico di droga siano totalmente legali.
Mi chiedo se in una situazione simile il mio lavoro smetterebbero di essere considerato un'aberrazione. Forse io e mia moglie occuperemmo la stessa nicchia ecologica, come creatori di stati d'animo artificiali. Forse io merito di diritto l'appellativo di artista, esattamente come lei.
Uno dei direttori, quello che non ha velleità intellettuali, non vede l'ora di raccontare i dettagli scabrosi della negozia con il parlamento. L'altro gli dà un colpetto con il gomito e propone un altro brindisi. Al nuovo prodotto che, a pensarci bene, non abbiamo ancora battezzato. Qualche suggerimento? I nuovi investitori propongono nomi con sonorità angeliche e celestiali ( ciò che si reprime, da qualche parte poi torna fuori). Io detesto mettere nomi alle mie creature, quindi mi limito ad applaudire tutte le proposte.” (pp. 46-47)


venerdì 19 ottobre 2018

"I Mandible. Una famiglia, 2029-2047" di Lionel Shriver (66thand2nd), un sorprendente e bellissimo romanzo distopico



Mi piacciono i romanzi (e anche i film) distopici anche se poi quando li leggo mi trovo spesso a sorbirmi storie e riflessioni che si ripetono senza aggiungere niente di nuovo: catastrofi naturali, complotti di multinazionali/stati fascisti, schiavitù e ribellioni. 

Insomma, oggi, ottobre 2018, io le trovo spesso storie rassicuranti, facili.

"I Mandible. Una famiglia, 2029-2047", splendido romanzo della scrittrice statunitense Lionel Shriver (traduzione di Emilia Benghi), è un romanzo distopico che pur raccontando la storia di un futuro distopico e di un crollo, in questo caso degli Stati Uniti d'America, lo fa in chiave finanziaria, raccontando di come un certo mondo andrà alla rovina per colpa dei mercati, delle Borse e di una certa politica economica.
Fin qui tutto normale, direte, ma l'autrice non è una scrittrice molto liberal o di una certa sinistra e allora la storia assume contorni e sfaccettature che potrebbero risultare ostili a tanti lettori e infatti in patria ha ricevuto anche accuse di razzismo ma che invece se letta con attenzione e partecipazione offre, a mio modo di vedere, proprio ciò che un romanzo distopico dovrebbe offrire: dubbi, riflessioni, paure, percorsi possibili o impossibili su un futuro che è li' dietro la porta.

Ho trovato di una bellezza e raffinatezza incredibile la satira inserita in questo libro e soprattutto il suo afflato liberatorio. "I Mandible" è stato un romanzo che mi conquistato sin dalla prima pagina e ci sono dei veri e propri passaggi da brivido, anche di una cattiveria e ferocia, che ti sconquassano lo stomaco.

Non aggiungo niente e per qualche informazione aggiuntiva potete dare un'occhiata alla recensione uscita su La Lettura ma in questi giorni mentre lo stavo leggendo a me capitava di entrare, dopo il lavoro, in un supermercato pieno di studentesse e studenti alternativi/punk/sinistrorsi figli di papà e mammà tutti alla moda appena usciti per la pausa pranzo dalla vicina scuola d'arte.
Ecco, ascoltando i loro discorsi, i loro atteggiamenti sono tornato quel ragazzino che ha sempre detestato tutte queste pose, questo modo di porsi, questi discorsi, questa spocchia per il lavoro manuale, per le cassiere, per il futuro che non sia quello del bengodi, per gli scaffalisti, per l'ignorante (a loro modo di vedere), per il denaro salvo poi spenderne in grande quantità solo per comprarsi uno spuntino o un paio di scarpe.

Da loro saliva quella puzza di superiorità di classe, morale, intellettuale del tutto conformista che mi ha sempre messo i brividi e intanto io pensavo a Willing Mandible, il ragazzino che affronta a viso aperto lo Stato, le gabbie delle tasse, l'idiozia di un mondo schiavo dell'assistenzialismo, della pace sociale, della censura delle parole, del conformismo e ho sorriso ringraziando la scrittrice per aver scritto un romanzo urticante come questo e che ha messo al muro anche il sottoscritto.

Anche per quell'ultima feroce frase che chiude il romanzo e che vale mille e mille riflessioni.




Rita Bernardini in sciopero della fame



Dichiarazione di Rita Bernardini del coordinamento di presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito a proposito della “rivolta” avvenuta nel carcere di San Remo:

“Se è questo ciò che Governo e Parlamento vogliono (per usare poi il pugno ancora più duro) la risposta sarà, per quel che mi riguarda, rigorosamente nonviolenta e sarà annunciata martedì prossimo a Radio Radicale nella puntata di RadioCarcere.
Sia chiaro, è innanzitutto lo Stato ad essere fuorilegge e, con le sue mancate riforme, a dichiarare di voler permanere in questa situazione di totale illegalità nella quale i trattamenti inumani e degradanti (già condannati nel 2013 dalla Corte EDU) sono all’ordine del giorno, a partire da coloro che non sono curati e che muoiono in carcere. Il caso del Prof. Armando Verdiglione, 74enne che in pochi giorni di detenzione ha perso oltre 25 chili è uno dei tanti esempi delle migliaia di detenuti che rischiano letteralmente la vita per mancata assistenza sanitaria e mancata possibilità di accesso alle misure alternative al carcere. L’unica ricetta proposta dal Governo è + carcere e + carceri con il preannuncio di un fantomatico piano di costruzione di nuovi istituti che, se va bene, saranno ultimati tra 10/15 anni; piano che, ancora non è dato sapere, con quali risorse verrà finanziato. Inoltre, le cifre ufficiali che fornisce il Ministero non sono veritiere in quanto il carcere di San Remo, secondo i dati diffusi sul sito www.giustizia.it al 30 settembre, non risultava tra gli istituti più sovraffollati, 270 detenuti in 238 posti regolamentari mentre la UILPA ci dice oggi che i posti “legali” sono 190.”




mercoledì 17 ottobre 2018

Come questa presunta manovra mi fa sentire un coglione

Sono uno che non ama particolarmente le tasse e i vari balzelli sparsi ovunque.

Troppo Stato intorno mi fa mancare il fiato e vi confesso che quando sento parlare di nazionalizzazioni, giuste o ingiuste che siano, mi sento di vivere in una società un po' troppo chiusa e opprimente.

Mi sono scontrato spesso con la burocrazia per questo e per quell'altro documento e ho vissuto sulla mia pelle cosa sia il malfunzionamento della Sanità con attese infinite per esami e visite. Successe anche a mia madre malata di tumore. E ci sono volte che mi chiedo a cosa mi serve pagare le tasse visto che fra trasporti, sanità e scuola ho vissuto problemi di ogni genere. 

Ma leggendo le linee guida della manovra neroverdegiallo mi sono sentito trattare come un coglione. 

Semplificando: col mio permesso/contratto di lavoro in Svizzera, con le mie ore di lavoro a pulire cessi e sale del cinema, a me le tasse sono prelevate in busta e versate in due Paesi, Svizzera e Italia, e quelle italiane dovrebbero, tramite i ristorni, servire per opere di bene pubblico nei paesi di confine e già sorrido perchè la strada appena superata la dogana di Ponte Chiasso è stata sistemata solo negli ultimi giorni.....per dire, la presa per il culo io l'ho vissuta in tutti questi anni.

Pago il bollo auto, l'assicurazione auto, cambio le gomme in autunno e primavera e tutto il resto dei servizi che mi vengono garantiti li pago sempre in anticipo.

Praticamente se avessi fatto il furbo sarei stato uno di quelli al quale potrebbero condonare tutto.

E poi leggo del condono mascherato (condonino, condonunccio, aiuto ai poverini) e mi risuonano nelle orecchie  quel tipo di discorsi che sento fin da piccolo in paese e non solo “Ma perchè paghi? Aspetta che poi sai...Ma perché mi chiedi la fattura?”...tutti discorsi pronunciati da quelle stesse persone che poi piangono e piangono e piangono e si lamentano sempre e che poi continueranno a evadere.

In realtà, e sono molto cinico, molte di queste persone non pagherebbero le tasse nemmeno se la tassa fosse di 1 euro all'anno ma sarebbero poi le stesse sempre lì a lamentarsi e a piangere per lo Stato vessatore e che non gli pulisce le strade dalla neve e dalla merda.

Cio' che mi fa schifo della politica consociativa, ipocritamente di svolta e prospettiva rivoluzionaria, è, per garantirsi voti, appoggi, prebende, preghiere, santini, statue, poesie, fiori e vergini, questa genuflessione costante agli istinti più beceri dei cittadini, a quella pancia che oggigiorno viene considerata Il Sentire Comune del Popolo, ai furbi, agli approfittatori, a quelli che del Paese dove vivono non gliene frega niente e che votano questo o quell'altro schieramento solo per ricevere un sussidio, un'agevolazione immediato, un aiuto per se stessi e la famiglia al seguito, per dare sfogo agli istinti più pericolosi che covano dentro di loro e dentro tutti noi. 

Questa manovra, e tante altre prima di questa, sono  la certificazione della mancanza di assunzione di responsabilità, non solo dei politici e delle istituzioni, ma anche di quella parte, consistente, di cittadini che sono poi quelli sempre pronti a prendersela con i politici, l'élite finanziaria, il complotto, l'Europa, Soros, i venusiani. 

Sono nato e cresciuto nella Brianza industriale e pur riconoscendo tutte le immani storture dello Stato non posso che vergognarmi di quei miei concittadini liberi professionisti, industriali, artigiani, operai, ristoratori, disoccupati che se ne sono sempre fregati delle tasse, dell'ambiente, dei contributi da versare, delle comunità stesse in cui vivevano per poi sbracciarsi a lamentarsi dello Stato e delle tasse.

E, badate bene, non voglio assolutamente mancare di rispetto o sentirmi superiore (perché sono a tutti gli effetti uno di loro) a chi  in tutti questi anni, dall'industriale all'operaio o dalla casalinga al contadino, dal farmacista al ragioniere, dal traduttore all'operatore sociale, ha faticato e  fatto sacrifici, lavorato e lavorato e lavorato  senza mai mettere da parte un soldo e alla fine ha ottenuto solo un sacco di calci nel culo e ha protestato, si è lamentato e si è anche legittimamente chiesto se non fosse ora di operare uno sciopero fiscale, di portarsi i soldi altrove, di farsi i cazzi propri, di vivere la propria vita da pensionato in Portogallo o Estremo Oriente.

Se un reddito di inclusione/cittadinanza, chiamatelo come volete, è qualcosa che in molti ritengono indispensabile/utile mi sarei pero' prima aspettato dai politici un discorso programmatico serio, severo ma anche di una speranza fondata, del tipo “Lavoriamo sulla struttura dello Stato, sul federalismo, sulla burocrazia, sull'apprendistato, sulla scuola, sull'efficienza dei servizi essenziali. Interroghiamoci su come si possa rinnovare il welfare state ma senza lasciare indietro i più deboli e bisognosi. Affrontiamo a viso aperto il futuro, la sfida tecnologica e l'incontro con le altre culture, senza rinchiuderci nell'isteria del piccolo è bello o nell'idea di un passato bucolico. Cooperiamo per arrivare a un vero stato di diritto e per gli Stati Uniti d'Europa. Sarà faticoso e duro. Ci state? Ci diamo una mano? Dovremo farci il culo ma un culo grande come una casa ma facciamolo insieme. Ne vale la pena se vogliamo garantire un futuro alle prossime generazioni. Dovremo tutti darci da fare.

Probabilmente un cittadino appartenente al Popolo Genuino risponderebbe “Ma me li dai questi soldi? E quando mi dai lo sconto per questo e quell'altro? E la possibilità di sversare gli scarichi tossici e di non pagare la tassa sui rifiuti?”

Mio nonno partigiano di ispirazione repubblicana e azionista mi ripeteva sempre di dubitare sia di quelli che piangono sempre, sia di quelli che ti promettono il sol dell'avvenire ma anche di quelli che ti parlano sempre e solo di sacrifici senza mai farti sorridere e gioire.

Se fosse qui mio nonno gli direi, Certe volte nonno mi sembra quasi di essere circondato esclusivamente da questo genere di persone e mi sento molto ma molto solo.



(Un articolo che vi spiega meglio queste cose)

(avevo scritto che non mi sarei piu' interessato di queste cose ma quando vedo la feccia leghista e i presunti rivoluzionari cinquestronzistellati ergersi a difensori della Gente, io mi incazzo eccome)