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domenica 8 dicembre 2019

"Václav Havel. Una rivoluzione esistenziale" di Stefano Bruno Galli (La nave di Teseo); Il volontario; Un intervento di Alfonso Fuggetta


Che bello tornare a casa da lavoro, sfinito e incazzato, e rifugiarsi sul divano a leggere "Václav Havel. Una rivoluzione esistenziale" (La nave di Teseo) con una bella coperta a scaldarmi e una birra fresca sul parquet. Una persona che conosco ha storto il naso perché l'autore è un noto politico leghista lombardo, assessore all’Autonomia e Cultura della Regione Lombardia ma il libro è davvero bello e intenso, anche se in un paio di passaggi Galli si lascia un po' prendere la mano.
Di sicuro mi piacerebbe che questo libro lo leggesse (o se lo facesse leggere) il segretario del suo partito, Matteo Salvini perché credo che potrebbe fargli molto bene. 
Farebbe anche molto bene a tutta una certa sinistra scoprire e conoscere la figura di Havel ma ormai di moda vanno le Sardine e le cose vanno così.

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In questi giorni un amico mi ha girato questo intervento di Alfonso Fuggetta che condivido nei toni e nel merito:

"Il Paese va così … perché noi vogliamo vada così

Il paese non va così per caso. Non è uno scherzo del destino. Non è un complotto o una circostanza avversa. Non sono i poteri forti a condizionarci e a limitarci. Non sono i presunti o reali limiti dell’euro o dell’Unione Europea che ci fanno “morire di fame”. Non sono nemmeno i tanti poveri immigrati che arrivano nel nostro paese alla ricerca di fortuna a “toglierci il lavoro e a prendersi i nostri soldi in sussidi”. Non sono i “politici corrotti che si rubano tutto” a far mancare le risorse per quel che ci serve. Le nostre aziende, le nostre scuole, le nostre università, le nostre istituzioni non vanno male o hanno problemi perché qualcuno dall’esterno le sabota o toglie loro l’ossigeno che serve per vivere e crescere. Ci sono tante questioni gravi da affrontare, ma i veri problemi non sono fuori da noi: sono dentro di noi.
Basta alibi, scuse, pretesti, leggende metropolitane.
Certamente abbiamo problemi complessi da risolvere. Certamente errori del passato ci stanno condizionando e rendendo difficile la vita. Ma alla fine siamo noi che, più o meno consapevolmente, vogliamo vada così. Inutile nascondercelo.
Non è autorazzismo. Non è complesso di inferiorità. Si chiama sincerità. Possiamo far finta di niente e nascondere la testa nella sabbia. Possiamo accusare di tradimento o di “odiare il proprio paese” chiunque provi anche solo a dire “ma forse sbagliamo e dobbiamo cambiare”, ma questo non muterà di una virgola la realtà delle cose.
Siamo in questa situazione perché tutti noi, collettivamente e nei nostri comportamenti singoli, questo abbiamo voluto o questo non siamo stati e non siamo in grado di evitare.
Diciamo ai quattro venti che non serve studiare. Sbeffeggiamo o ignoriamo chi lo fa, spesso li obblighiamo di fatto ad andarsene. E chi mai potrà creare i lavori del domani? Chi non ha le competenze e le conoscenze per farlo?
Diciamo ai quattro venti che dobbiamo “proteggerci dalla concorrenza e dai mercati malvagi” e non ci accorgiamo che così il benessere diminuisce e non cresce. Cos’altro deve accadere perché tutti capiscano che è visione folle e controproducente?
Diciamo che dobbiamo tutelare lo status quo, le imprese e le realtà che abbiamo ereditato dal passato, anche quando non stanno più in piedi, e non pensiamo a creare ed investire nel nuovo, nello sviluppo, nel futuro.
Privilegiamo le relazioni, i buoni rapporti, il “vogliamoci bene”, il “passo alla volta” invece di un confronto vero e magari aspro su quel che serve e che dobbiamo fare per dare un futuro a noi, al paese e soprattutto ai nostri giovani.
Manchiamo totalmente del senso dell’urgenza e continuiamo a dilazionare, procrastinare, rimandare al domani quel che dovevamo fare ieri o l’altro ieri.
Siamo il paese dei compromessi, fisiologicamente inevitabili, ma che noi viviamo sempre al ribasso, come strumento per trovare nel breve un modo per mettere una pezza, per passare ‘a nuttata sperando che domani le cose si aggiustino da sole, o sapendo che la patata bollente passerà a qualcun altro e quindi “sono fatti suoi”.
Pensiamo che i cambiamenti del mondo e della società siano confinabili e evitabili, come se potessimo illuderci di vivere in una bolla, separati dal resto del mondo e non in uno spazio unico e ormai mai più limitabile.
Diciamo che dobbiamo privilegiare chi merita, ma spesso è solo un rituale fasullo e meschino declamato peraltro non da tutti e perseguito da quasi nessuno.
Pensiamo che la visibilità e il consenso definiscano il successo e non il duro lavoro e la solidità dei risultati concreti e non effimeri o di maniera.
Pensiamo che ci serva l’uomo forte al comando, quando dovremmo divinizzare non uno stupido e superficiale decisionismo, ma la responsabilità della scelta difficile ma lungimirante, l’onestà intellettuale, la capacità di ascolto e discernimento, l’autorevolezza e la forza della verità.
Poi il paese regge, incredibilmente. Ci sono tante persone che nel silenzio lavorano, producono, competono, si danno da fare. E così continuiamo a galleggiare, segno di risorse nascoste e per certi versi impensabili e incredibili.
Ma o come collettività diamo una svolta decisa ai problemi di fondo che ci attraversano, oppure il declino continuerà, inesorabile e triste. E a poco servirà abbaiare alla luna, urlare al nemico di turno, allo spauracchio o al pupazzo creato ad arte al momento per sviare l’attenzione dai problemi reali.
Siamo noi che dobbiamo volere un paese diverso. Noi, tutti, oggi, subito. Altro non possiamo e dobbiamo fare."



sabato 7 dicembre 2019

Sofsky; I Commissari del Popolo; Wy; Le diciotto frustate; La zona morta


-una gran bella sorpresa per me che ho adorato e adoro i Kovlo-

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Premessa: non me ne frega un cazzo di Natale e delle altre feste, in casa non abbiamo addobbi/albero/presepe e cerco in tutti i modi di evitare regali e pranzi e cene familiari ma ognuno è liberissimo di fare quel cazzo che vuole.

L'altro eri, una volta tornato da Milano, sono andato in centro per prelevare dei soldi e ritirare dei libri e mi sono mosso fra palazzi illuminati, stand del mercatino natalizio, pista del ghiaccio, albero di Natale, negozi addobbati a festa e una moltitudine di gente di ogni provenienza e classe sociale che comprava regali, si divertiva, mangiava, scattava foto, beveva alla fine di una giornata lavorativa. 
Uscito dalla banca mi sono poi diretto verso la stazione dei bus ed ero preceduto da tre donne e due uomini che discutevano delle sorti della città, del cantone e dell'umanità.
Si lamentavano dei soldi sprecati in luminarie, del consumismo, di una città che pensa solo ai ricchi, della riduzione del CO2, della distruzione dell'Amazzonia, del precariato. 
Dicevano che quei soldi sarebbe stato meglio spenderli in opere sociali, usarli per i poveri, per le popolazioni in via di sviluppo, per costruire alloggi a pigione moderate. 
Era una discussione accalorata, senza tregua.
Ecco, al di là della giustezza di queste posizioni, io ho pensato subito: Che due coglioni cazzo.
E lo dice un musone depresso come me.
Dopo aver visto tutti quei ragazzini pattinare felicissimi, ragazzine e ragazzine sbaciucchiarsi, bambini farsi la foto con Babbo Natale, genitori comprare regali, turisti stranieri sedersi in riva al lago e scattare foto al San Salvatore con in mano un panino o un Bratwurst se la prima cosa che pensi è agli alloggi a pigione moderata e all'Amazzonia significa che sei un coglione.
C'era tanta felicità e divertimento per le strade.
Spensieratezza.
Accettabile o meno ma era tangibile, reale, effimera magari ma anche chi cazzo se ne frega se le cose sono effimere, se durano poco, se sono fatte solo per divertirsi e basta.
Ho visto una nonna del mio quartiere applaudire la nipote che imparava a pattinare.
Ho visto una donna Tamil comprare un palloncino a un bambino felicissimo poi di tenerlo fra le mani.
Due elettricisti mangiare un trancio di pizza e bere una birra provandoci con una barista bellissima che non li degnava di uno sguardo.

Forse gente così dovrebbe trasferirsi in un paese dove tutto é razionato o in qualche Paradiso con standard socialisti o in qualche landa sperduta della Siberia o magari dovrebbe chiedere il permesso di farsi rinchiudere in un museo o in una chiesa o in un parco archeologico e trascorrere le giornate a specchiarsi nella bellezza dei tempi andati, della cultura che eleva lo spirito.

Ripeto: che due coglioni.

Pur sapendo che questo pianeta lo stiamo spolpando, distruggendo.

Mentre aspettavo l'autobus il gruppetto di Persone che Salverà il Pianeta dal Disastro (e purtroppo aspettavamo lo stesso) non la smetteva di parlare di questioni ecologiche, di quanto Salvini e i populisti e i leghisti ticinesi facessero schifo, della bellezza delle Sardine, della necessità di una nuova lotta di classe.

Ero sul punto dal mollare tutto e tornare a casa a piedi ma fortunatamente a risollevarmi il morale è arrivato un gruppo di adolescenti tutti con bibite e buste di McDonald's in mano e capitanato da un ragazzo del mio palazzo che appena mi ha visto mi ha fatto “Bella zio, niente popcorn oggi? Raga, la merda qui è quello che fa i popcorn al cinema” e uno che sembrava il sosia di Neffa mi ha stretto la mano dicendomi “Bella cazzo, quando c'hai la fame chimica anche un XL ti sembra troppo piccolo” e una volta saliti sul bus una delle due ragazze del gruppo, con le guance bucate dai piercing e la musica trap a tutto volume nelle cuffie, mi ha allungato una confezione di patatine fritte invitandomi a prenderne una.

Anche se le patatine erano fredde e non mi sono mai piaciute le patatine fritte è stata una vera goduria mangiarle sotto lo sguardo schifato e colpevole dei Commissari del Popolo.

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Qualche giorno fa, prima dell'alba, stavano trasmettendo in tv "La zona morta" di Cronenberg tratto dal romanzo di King e quanti ricordi mi sono tornati in mente, soprattutto legati alla lettura di King quando ero adolescente. Un'esperienza splendida.

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NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - CONVOCAZIONE DELL’VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS

Anno 19 - n. 45 - 07-12-2019

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : CONVOCAZIONE DELL’VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO
2.  NEWS FLASH: VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO - ORDINE DEI LAVORI
3.  NEWS FLASH: IRAN. INIZIATIVA BIPARTISAN ALLA CAMERA DEI DEPUTATI CONTRO LA REPRESSIONE IN CORSO IN IRAN
4.  NEWS FLASH: CORTE AFRICANA PER I DIRITTI UMANI ORDINA ALLA TANZANIA DI ELIMINARE LA CONDANNA A MORTE OBBLIGATORIA
5.  NEWS FLASH: BOTSWANA: IMPICCATO PER L’OMICIDIO DEL DATORE DI LAVORO
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : ROMA: INVITO ALL’EVENTO SUI DIRITTI UMANI DEL 10 DICEMBRE PRESSO LA CHIESA DI SANTA LUCIA DEL GONFALONE


CONVOCAZIONE DELL’VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO

20 e 21 dicembre 2019 presso la Casa di Reclusione di Opera - Via Camporgnago 40, Milano

Nessuno tocchi Caino, in questo straordinario 2019, ti invita al suo VIII° Congresso che è convocato nel carcere di Opera a Milano, il 20 e 21 dicembre, chiedendoti di comunicarci – entro e non oltre il 9 dicembre – la tua partecipazione e, per le necessarie autorizzazioni, i tuoi dati anagrafici (nome e cognome, luogo e data di nascita) e un numero di telefono tramite email a info@nessunotocchicaino.it oppure telefonando al 335 8000577.

Come sai, l’8 ottobre è divenuta definitiva la sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo nel caso Viola vs Italia, patrocinato dall’avvocato Antonella Mascia, pietra miliare sulla via dell’abolizione del fine pena mai perché ha affermato anche nel nostro Paese, oltre che in Europa, il diritto alla speranza come un diritto umano fondamentale, finora negato dall’ergastolo ostativo. La Corte di Strasburgo ha tracciato anche il percorso per la Corte Costituzionale che a distanza di pochi giorni, il 23 ottobre, ha aperto una breccia nel muro di cinta del fine pena mai, applicando i principi della CEDU intanto alla concessione dei permessi premio per gli ergastolani ostativi.

Con questa nostra battaglia, con queste splendide sentenze, ha vinto la speranza contro la paura, ha vinto lo Stato di Diritto contro la Ragion di Stato che per troppi anni, in nome dell’emergenza, ha stravolto i principi costituzionali. Ha con-vinto Spes contra spem, motto di una vita di Marco Pannella, che ci ha animato in questi anni; hanno con-vinto i detenuti di Opera protagonisti del docu-film di Ambrogio Crespi Spes contra Spem - Liberi dentro che contro ogni speranza sono stati speranza, determinando con il loro cambiamento anche l’orientamento dei giudici delle più alte giurisdizioni nazionali e sovranazionali. Si invera oggi quel pensiero che fu di Leonardo Sciascia per il quale la mafia non la si combatte con la terribilità della pena ma con lo Stato di Diritto.

L’VIII° Congresso sarà incentrato su due sessioni di dibattito generale dal titolo: “Il Diritto alla Speranza: l’ergastolo ostativo alla luce delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte Costituzionale” e “Non un diritto penale migliore, ma qualcosa di meglio del diritto penale”.
Il Congresso si svolgerà nel luogo, il teatro di Opera oggi dedicato a Marco Pannella, il quale quattro anni fa, durante il nostro VI° Congresso che fu l’ultimo a cui partecipò, ha animato e dato slancio alla battaglia per l’abolizione dell’ergastolo ostativo, che quest’anno ha colto i suoi frutti.
Ti chiediamo, se non lo hai ancora fatto, di iscriverti a Nessuno tocchi Caino per partecipare a questo straordinario VIII° Congresso.

Ti aspettiamo!!

Un caro saluto,
Sergio D’Elia – Segretario
Elisabetta Zamparutti - Tesoriera
Rita Bernardini – Presidente

ISCRIZIONE A NESSUNO TOCCHI CAINO (almeno 100 euro)

· Bollettino postale: intestato a Nessuno tocchi Caino, C/C n. 95530002
· Bonifico bancario: intestato a Nessuno tocchi Caino, IBAN IT22L0832703221000000003012 · Paypal: attraverso il sito www.nessunotocchicaino.it
· Con carta di credito telefonando al 335 8000577
N. B. I contributi a Nessuno tocchi Caino sono deducibili dalle tasse in base al D.P.R. 917/86

5x1000 A NESSUNO TOCCHI CAINO

· Firma nel riquadro “Sostegno alle organizzazioni non lucrative, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10 c. 1, lett d, del D. Lgs. N. 460 del 1997 e delle fondazioni nazionali di carattere culturale”
· E riporta il codice fiscale di Nessuno tocchi Caino 96267720587


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO - ORDINE DEI LAVORI
Casa di Reclusione di Opera (MI), 20-21 dicembre 2019

ORDINE DEI LAVORI

Venerdì 20 dicembre
Ore 9:30 - Ingresso in carcere
Ore 10:00 - Apertura delle registrazioni all’Assemblea
Ore 10:15 - Apertura dei lavori, Approvazione e insediamento della Presidenza, Approvazione dell’Ordine dei Lavori e del Regolamento
Ore 10:30 - Saluti istituzionali
Ore 11:00 - Relazioni:
- Sergio D’Elia, Segretario
- Elisabetta Zamparutti, Tesoriera
- Rita Bernardini, Presidente
Interventi programmati e testimonianze di detenuti condannati all’ergastolo
Ore 13:30 – 14:00 - Pausa buffet
Ore 14:00 - Apertura del dibattito generale con
“Il Diritto alla Speranza: l’ergastolo ostativo alla luce delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte Costituzionale”

Sabato 21 dicembre
Ore 9:30 - Ripresa dei lavori e del dibattito generale con interventi sul tema
“Non un diritto penale migliore, ma qualcosa di meglio del diritto penale”
Ore 10.00 Termine per la presentazione delle mozioni generali e particolari
Ore 10:30 Termine per la presentazione degli emendamenti alle mozioni e della lista
per l’elezione del Consiglio Direttivo
15:00 – Chiusura del dibattito generale
Votazioni: mozione generale; emendamenti allo statuto; bilancio consuntivo e preventivo
Elezione degli Organi: Presidenza d’Onore e Consiglio Direttivo che a sua volta elegge Presidente, Segretario e Tesoriere dell’Associazione.


IRAN. INIZIATIVA BIPARTISAN ALLA CAMERA DEI DEPUTATI CONTRO LA REPRESSIONE IN CORSO IN IRAN

Mentre la rivolta in Iran si è estesa a 187 città, sono saliti a oltre 1.000 i morti della repressione dal 15 novembre a oggi, 4.000 i feriti e oltre 12.000 gli arrestati. Sono i dati della Resistenza iraniana resi noti il 4 dicembre nella conferenza stampa alla Camera dei Deputati promossa da Nessuno tocchi Caino, con il Partito Radicale e il Global Committee for the Rule of Law-Marco Pannella, a cui hanno partecipato parlamentari di vari schieramenti politici, da Fratelli d’Italia con Federico Mollicone, Lega con Manuel Vescovi, Forza Italia con Lucio Malan e Renata Polverini e Partito Democratico con Stefania Pezzopane.
I dati sono stati raccolti – secondo Elisabetta Zamparutti di Nessuno tocchi Caino – grazie a una parziale riapertura di internet che ha permesso anche di documentare i nomi di 255, tra donne e uomini, che hanno perso la vita dall'inizio delle manifestazioni a oggi.
In questi momenti tragici della storia, dare un nome a chi è morto, documentare caso per caso, resta una delle forme di rispetto della dignità umana di fronte allo scempio che ne fa chi uccide sparando al torace o alla testa di chi si trova per strada, che stia manifestando o che passi lì per caso.
È così che sono morti, secondo Iran Human Rights Monitor, anche almeno 10 giovanissimi: un bambino di 13 anni Amir Reza Abdollahi ucciso a Teheran come la 14enne Nikta Esfandani, colpita da un proiettile alla testa; il 16enne Reza Neisi; i 17enni Mohammad Berihi, Amir Hossein Dadvand, Sasan Abdi Vand e Mohammad Taheri; i 18enni Pezhman Qolipour Malati, Pedram Jafari e Reza Moazami Gudarzi. Un massacro che il regime iraniano sta disperatamente cercando di nascondere o falsare, con le limitazioni all’uso di internet e rifiutando di restituire le salme alle famiglie o impedendo i funerali.
Mentre l’ondata di arresti continua, le carceri di Teheran, tra cui la famigerata Evin e Fashafouyeh, sono sovraffollate. In altre città gli arrestati sono detenuti presso scuole o palazzi governativi. Esponenti della magistratura in varie provincie come quelle di Teheran, del Khuzestan e di Fars dicono di voler istituire corti speciali. Mentre le massime cariche religiose invocano la pena di morte nei confronti dei rivoltosi a ogni preghiera del venerdì.
Federico Mollicone ha sottolineato l’importanza di lottare per l’affermazione della libertà di religione a fronte anche della persecuzione di cristiani in Iran, mentre Lucio Malan ha evidenziato la disparità di trattamento politico e mediatico nei confronti di uno Stato, primatista nella violazione dei diritti umani e che minaccia la cancellazione dello Stato di Israele. Stefania Pezzopane ha proposto una maratona parlamentare con presa di parola a fine di ogni seduta per portare il Governo a esprimersi, appello accolto da Renata Polverini per la quale di fronte alla tragedia immane della repressione in atto, in particolare nei confronti delle donne, c’è da vergognarsi dell’atteggiamento e del silenzio del nostro Paese. Se il mancato arrivo in Italia del Ministro degli Esteri Javad Zarif, invitato dal Governo alla conferenza “Roma MED – Dialoghi Mediterranei”, è stato un successo delle mobilitazioni che con la Resistenza iraniana si annunciavano al suo arrivo, per Giulio Maria Terzi resta una macchia la partecipazione di Seyed Mohammad Kazem Sajjadpour, Presidente del think tank iraniano IPIS – acronimo di Institute for Political and International Studies - noto a livello mondiale per negare la veridicità dell’Olocausto. Un fatto questo che porta il Senatore Manuel Vescovi a preannunciare iniziative a riguardo.
L’appello uscito dalla conferenza stampa è che, come hanno già fatto molti Paesi occidentali, tra cui Francia, Germania, Norvegia, Olanda, Stati Uniti e Svezia, anche l’Italia prenda posizione, condanni la repressione, chieda una moratoria delle esecuzioni capitali insieme a una indagine internazionale. Evidente a tutti è che è sempre più necessario e urgente un cambio di rotta rispetto all’Iran dei Mullah che non può continuare a essere considerato come una soluzione delle crisi regionali, di cui è esso stesso causa, quando invece serve sostenere movimenti di opposizione iraniani che abbiano programmi ispirati ai principi dello Stato di Diritto.
(Fonti: NtC, 04/12/2019)


CORTE AFRICANA PER I DIRITTI UMANI ORDINA ALLA TANZANIA DI ELIMINARE LA CONDANNA A MORTE OBBLIGATORIA

La Corte Africana per i Diritti Umani e dei Popoli ha ordinato al governo della Tanzania di rimuovere dai suoi codici la condanna a morte obbligatoria inflitta a persone riconosciute colpevoli di omicidio, ha riportato il Daily News il 29 novembre 2019. Composto da dieci giudici, guidati dal presidente Sylvain Oré, la Corte ha ordinato alla Tanzania di adottare entro un anno le misure necessarie per abrogare la disposizione della sezione 197 del codice penale, che prevede questo tipo di pena capitale. "Questo tribunale ordina allo Stato esaminato di adottare le misure necessarie entro un anno dalla data di notifica della presente sentenza per rimuovere la natura obbligatoria dell'imposizione della condanna a morte in quanto elimina il potere discrezionale del giudice", hanno dichiarato.
I giudici hanno riscontrato che la Sezione 197 del codice penale non prevede che la persona condannata fornisca prove attenuanti per cui il tribunale non ha altra scelta che imporre la condanna a morte. Nella loro sentenza storica, i giudici hanno anche ordinato al governo tanzaniano di pubblicare sui siti Web della Magistratura e del Ministero della Giustizia e degli Affari costituzionali la sentenza in questione e che tale sentenza debba rimanere accessibile almeno per un anno dalla data di notifica della sua esistenza.
La Corte nella chiusura della 55a Sessione Ordinaria, durata quattro settimane, ha inoltre ordinato al governo tanzaniano di fornire in tre mesi un rapporto sull'esecuzione della sentenza e sullo stato dell'attuazione. Hanno osservato che l'imposizione obbligatoria della condanna a morte prevista dalla legge costituisce una violazione arbitraria del diritto alla vita, pertanto la Corte ha ritenuto che la Tanzania abbia violato l'articolo 4 della Carta Africana sui Diritti umani e dei Popoli.
I giudici hanno sottolineato che l'impiccagione di una persona è una di quelle misure che sono intrinsecamente degradanti, poiché il metodo di attuazione di tale sentenza è l'indegnità, la tortura e la disumanità.
(Fonti: dailynews.co.tz, 29/11/2019)


BOTSWANA: IMPICCATO PER L’OMICIDIO DEL DATORE DI LAVORO

Il Botswana il 2 dicembre 2019 ha impiccato un uomo di 44 anni per aver ucciso il suo datore di lavoro, hanno comunicato i servizi penitenziari, nonostante le crescenti critiche da parte dei gruppi per i diritti umani e dell'Unione Europea.
Mooketsi Kgosibodiba è stato impiccato nella prigione centrale di Gaborone "nelle prime ore del mattino", ha reso noto il carcere, nella prima esecuzione da quando il presidente Mokgweetsi Masisi è stato eletto in carica ad ottobre.
Nel 2017, Kgosibodiba era stato condannato a morte per l'omicidio del suo capo commesso nel 2012 e il suo appello era stato respinto l'anno scorso.
(Fonti: AFP, 02/12/2019)


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I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA


ROMA: INVITO ALL’EVENTO SUI DIRITTI UMANI DEL 10 DICEMBRE PRESSO LA CHIESA DI SANTA LUCIA DEL GONFALONE

10 dicembre 2019 Nessuno Tocchi Caino in occasione della Giornata internazionale dei Diritti Umani presenta la Mostra “Parallel Universe” di Ugur Gallen e Composizioni della Nazionale Italiana Poeti.

Martedì 10 dicembre ore 16.30 Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone - Via dei Banchi Vecchi 12, Roma.

Il 10 dicembre 1948, a Parigi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione universale dei diritti umani. Oggi vogliamo ricordare come i diritti umani siano di tutti e sono alla base della nostra Civiltà Umana.

Intervengono:

Luca Del Re, giornalista, inviato di guerra La 7
Michele Gentile, Nazionale Poeti
Padre Franco Incampo, rettore della Parrocchia Santa Lucia del Gonfalone
Loris Facchinetti, Tribunale delle Libertà Marco Pannella
Francesca Valeria Scazzocchio, comunicazione Galleria La Nica
Elisabetta Rampelli, avvocato, presidente dell'Unione Italiana Forense, tribunale delle Libertà Marco Pannella
Elisabetta Zamparutti, tesoriere di Nessuno Tocchi Caino

Fu una giornata molto importante, scaturita non a caso dopo i massacri della Seconda Guerra Mondiale e gli orrori delle dittature. Col passare degli anni si è attenuata la consapevolezza dell’importanza del concetto stesso di “diritto umano”, ossia del fatto che ogni singolo essere umano sia detentore egli stesso di alcuni diritti fondamentali, lui (o lei), non il suo governo o la sua famiglia, né altri.

Aderisce l’Unione italiana Forense

Parallel Universe di Ugur Gallen è parte della programmazione della Biennale MArteLive 2019 nell'ambito del progetto speciale Open Gallery.

Ass. Nessuno Tocchi Caino 06-68979374/284/300, 3394917292 info@nessunotocchicaino.it

Galleria La Nica -Francesca Scazzocchio - mob.3407930747 francesca@gallerialanica.it


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Per maggiori informazioni: http://www.nessunotocchicaino.it

mercoledì 4 dicembre 2019

Leggendo; Mani di vesciche; Le stelle fredde




Ci sono dei passaggi in “Luce rubata al giorno” di Emanuele Altissimo (Bompiani) che mi hanno commosso profondamente e fatto pensare alla mia vita. Non è un romanzo per me perfettamente riuscito. C'è qualcosa (forse le storie parallele, forse questa perfezione da cornice un po' soffocante) che ruota attorno al nucleo centrale dell'oggetto del romanzo che gli fa perdere in intensità e alcuni passaggi mi sono sembrati un po' troppo naif, quasi come se la scrittura si specchiasse troppo nella propria bellezza perdendo in asciuttezza. 
Ma pagina dopo pagina non riuscivo a smettere di riflettere a tutte le volte che con le mie scelte e le mie cazzate ho messo in grave apprensione e difficoltà la mia famiglia e le persone che mi stavano intorno. 
Una volta tornai dall'ospedale e mi stesi a letto per due giorni e mi alzai solo per andare al bagno. 
Dividevo la stanza con mia sorella che studiava all'università e a un certo punto lei scoppiò in lacrime. 
Non la tranquillizzai, non le raccontai nulla, mi alzai e andai in piazza per comprare un pacchetto di sigarette. 
Quando tornai quattro ore dopo mia madre tirò un sospiro di sollievo. 
Rivedo ancora i suoi occhi. 
Ma non smisi di farla star male. 
Ci sono giorni che mi vergogno di me stesso e ce ne sono altri invece che mi dico che è anche questa la mia natura, che sono fatto in questo modo e che devo imparare ad accettarlo, a conviverci.
Alte volte semplicemente sono alla deriva.
Ci sono giorni che mi devo quasi violentare per uscire di casa e stare con le persone e qualsiasi occupazione dal mangiare al camminare, dal leggere al toccare una porta mi è insopportabile.
Mio zio mi diceva “Quando ho questi giorni non riesco nemmeno a prendere in mano la tromba e allora sai che faccio Andrea, prendo un disco, lo infilo nello stereo e lo ascolto a tutto volume”
Wagner che io adoro come lui.




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Le mie mani sono  piene di vesciche, segni di scottature, tagli, unghie rotte. 
Tutta colpa del lavoro di pulizie e della preparazione dei popcorn. In particolare la mano sinistra, anche se sono destro. Dal pollice all'unghia dell'indice sono un mosaico di bruciature e bollicine gonfie che stanotte esploderanno. Al supermercato quando ho pagato la cassiera col french e il trucco impeccabile mi ha guardato disgustata. Le ho sorriso e le ho augurato buona giornata.
Domattina mi spalmerò la crema mani e le farò riposare fra le strade di Milano. 
Una città che d'inverno è per me quasi meglio di una medicina.


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Conferenza stampa sulla Raccolta firme organizzata dal Partito Radicale per convocare un referendum sulla legge in materia di riduzione del numero di parlamentari. Presenti: Besostri (Avvocato), Andrea Cangini (Senatore, Forza Italia), Gregorio De Falco (Senatore, Gruppo Misto), Pietro Di Muccio (Direttore Emerito del Senato della Repubblica), Elena Fattori (Senatrice, Gruppo Misto), Giuseppe Gargani (già parlamentare italiano ed europeo, Presidente della Federazione Popolare dei Democratici Cristiani), Roberto Giachetti (Deputato, Italia Viva), Sandra Lonardo Mastella (Senatrice, Forza Italia), Paola Nugnes (Senatrice, Gruppo Misto Liberi e Uguali), Nazario Pagano (Senatore, Forza Italia), Angelo Pascucci (Coordinatore Nazionale di Italia in Comune), Irene Testa (Tesoriere del Partito Radicale), Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale.



martedì 3 dicembre 2019

Le cene; brevissimo su "Il sentimento del ferro" di Giame Alonge (Fandango), tasse/Giancarlo Dillena



Evito volentieri tutte le cene, tutti i pranzi, tutti gli aperitivi parentali, lavorativi, le rimpatriate dei coscritti.
Salvo che con pochissime persone che conto sulle dita di una mano, detesto trascorre del tempo in un ristorante seduto a un tavolo a mangiare e proprio in questi giorni sta per cominciare il festival disgustoso delle cene e dei pranzi di natale, di capodanno.
In famiglia e al lavoro.
La prima cena, organizzata da alcuni colleghi, è prevista per questo giovedì.
Ovviamente la salterò.
Quel giorno sarò a Milano e al ritorno ho già previsto un burger fatto in casa di quinoa e fagioli cannellini.
Frega un cazzo di passare come un asociale musone.

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Ho impiegato un paio di giorni per leggere “Il sentimento del ferro” di Giame Alonge (Fandango), una spy story corale che mescola Olocausto, Seconda Guerra Mondiale, la nascita di Israele, il Sionismo, la lotta sandinista, il totalitarismo sovietico, la caccia ai nazisti sopravvissuti e ne sono uscito molto deluso. In molte pagine ho trovato il romanzo eccessivamente didascalico, enfatico, rassicurante seppur ci siano (ovviamente visto il tema) parecchie scene violentissime, simile a sussidiario per le scuole (che bisogno c'era di spiegare così tanto, in maniera al limite della pedanteria, di fatti storici appesantendo inutilmente lo scorrere della narrazione?), con personaggi che sembrano delle macchiette e con una trama scontata proprio in quei passaggi di fantasia che avrebbero potuto rendere il romanzo maggiormente avvincente. 
In generale si tratta di quel tipo di romanzo con un certo intento educativo di fondo che digerisco a fatica e  che preferisco evitare ma per assurdo lo regalerò a Natale a una persona della mia famiglia che ama proprio questo genere di narrazioni.


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Un articolo che ho trovato ieri sul Corriere del Ticino:

“Tra tasse e divieti una spirale mortale” di Giancarlo Dillena

Si dice che nella vita ci sono solo due certezze: la morte e le tasse. Ne aggiungerei una terza: i divieti. In effetti ogni qualvolta si presente un nuovo problema (o se ne ripresenta uno vecchio) la risposta politica contiene sempre, inesorabilmente questi elementi. La retorica preparatoria paventa conseguenza drammatiche, quando non apocalittiche, nel caso non si faccia nulla o anche solo troppo poco. Subito dopo arriva la necessità impellente e improrogabile di tassare. Con un duplice scopo: scoraggiare i comportamenti “sbagliati” in forza del loro costo accresciuto; e far entrare nelle sempre affamate casse dello stato un po' di soldi in più, ufficialmente per finanziare misure riparatorie o di sostegno a nuove “soluzioni”. In pratica per pagare i funzionari che dovranno assicurare l'applicazione rigorosa dell'ultima, immancabile componente: i nuovi divieti. E il cerchio si chiude con una serie di multe, possibilmente cospicue, grazie alle quali si potranno ulteriormente incrementare le entrate pubbliche (e non solo). Vale per tutto o quasi. Basta passare in rassegna un  po' di situazioni per rendersene subito conto. Ci sono incidenti sulle strade? Per ridurne il numero e meglio “proteggere” i cittadini-automobilisti da loro stessi fioccano limitazioni e divieti, aumentano di numero e di intensità i controlli, fioccano le multe. Si devono effettuare dei lavoro perché la casa invecchia e la famiglia cresce? Bisogna fare i conti non solo con le spese vive, ma con le cento nuove norme entrate nel frattempo in vigore. Vuol dire constatazioni iniziali, richieste di autorizzazioni, verifiche, nuove strutture;  e nuove verifiche, che diventano prima  o poi inevitabilmente periodiche (con sanzione pecuniaria in caso di mancata esecuzione.
Senza contare la montagna di scartoffie (che anche se virtuali, restano tali nella sostanza) con cui si deve combattere... mentre si pagano le imposte per sovvenzionare chi le produce, riproduce, supervisiona. Ma è per il bene di chi paga e di chi gli sta vicino, perché andando avanti come si era sempre fatto si rischierebbero pericoli e danni inimmaginabili. L'ultima, macroscopica illustrazione di questa logica è la battaglia per la sopravvivenza del pianeta. Si chiama politica climatica, ma si legge ancora una volta tasse & divieti. La gente vola da un continente all'altro? Ecco che arriva prontamente una tassa aggiuntiva (altre già ci sono, anche se non sempre lo sappiamo) sui biglietti d'aereo. Così i meno abbienti voleranno meno. La nave, come alternativa, è difficile da proporre. Anche perché i danni per l'ambiente, visto quanto ci vien detto sullo stato di salute dei mari,  potrebbero essere altrettanto gravi. Meno male che sui continenti ci sono i treni. Peccato che siano sempre più intasati e sempre più cari. Come i trasporti pubblici urbani, per finanziare i quali non bastano oramai più tasse e sovrattasse sui carburanti, sull'acquisto dei veicoli, sui parcheggi e sulle infrazioni (multe), sempre più numerose e sempre più cospicue.
Eppure ci sentiamo ripetere ad ogni piè sospinto che le nuove tecnologia fanno passi da gigante. E in fretta. Promettendoci una vita sempre meno inquinante e più confortevole, efficiente, “intelligente”. Bellissimo, anche se non necessariamente sarà così semplice. Mi permetto di chiedere allora quali saranno i benefici in termini di minori tasse e meno divieti. Qualche isolata misura transitoria, come incentivo a cambiare abitudini, si vede qua e là. Ma spesso e volentieri sono concessioni dichiaratamente provvisorie: il tempo di abituarsi e poi tornerà a risuonate la solita musica. Si pensi solo al caso, emblematico, dei robot: tra breve faranno un sacco di cose al posto nostro. Ed ecco allora, puntuale e ineluttabile, la proposta di una “tassa sui robot”. Per limitazioni e divieti bisognerà forse aspettare ancora un po', ma arriveranno presto anche loro, è sicuro. Naturalmente per proteggere gli utenti, i posti di lavoro ecc. Insomma: sempre per il nostro bene. E così l'aiuto domiciliare robotizzato finirà col costare il doppio di quello in carne ed ossa. Ma questo è il progresso. O meglio l'inevitabile corollario (leggi: danno collaterale) del progresso.
A questo punto mi viene un dubbio: che l'abbinamento fra le tasse e la morte, citato all'inizio, abbia anche un altro significato, un po' più sinistro ma più realista? Che cioè l'unica via di fuga che ci resta da questa spirale perversa sia davvero lei, la morte. Non a caso viene anche chiamata “passaggio a miglior vita”.





domenica 1 dicembre 2019

Northwest - II


Arriva il nuovo disco dei Northwest: II.
Non so che dirvi.
A loro voglio un bene dell'anima.

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - CONVOCAZIONE DELL’VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS

Anno 19 - n. 44 - 30-11-2019

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : CONVOCAZIONE DELL’VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO
2.  NEWS FLASH: VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO - ORDINE DEI LAVORI
3.  NEWS FLASH: USA: UNA GIUDICE FEDERALE DI WASHINGTON FERMA LE ESECUZIONI FEDERALI
4.  NEWS FLASH: BANGLADESH: SETTE CONDANNATI A MORTE PER L’ATTACCO CONTRO IL CAFFE’ A DHAKA
5.  NEWS FLASH: MALESIA: ASSOLTA AUSTRALIANA CHE ERA STATA CONDANNATA A MORTE PER DROGA
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : ROMA: INVITO ALL’EVENTO DEL 10 DICEMBRE PRESSO LA CHIESA DI SANTA LUCIA DEL GONFALONE


CONVOCAZIONE DELL’VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO

20 e 21 dicembre 2019 presso la Casa di Reclusione di Opera - Via Camporgnago 40, Milano

Nessuno tocchi Caino, in questo straordinario 2019, ti invita al suo VIII° Congresso che è convocato nel carcere di Opera a Milano, il 20 e 21 dicembre, chiedendoti di comunicarci – entro e non oltre il 9 dicembre – la tua partecipazione e, per le necessarie autorizzazioni, i tuoi dati anagrafici (nome e cognome, luogo e data di nascita) e un numero di telefono tramite email a info@nessunotocchicaino.it oppure telefonando al 335 8000577.

Come sai, l’8 ottobre è divenuta definitiva la sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo nel caso Viola vs Italia, patrocinato dall’avvocato Antonella Mascia, pietra miliare sulla via dell’abolizione del fine pena mai perché ha affermato anche nel nostro Paese, oltre che in Europa, il diritto alla speranza come un diritto umano fondamentale, finora negato dall’ergastolo ostativo. La Corte di Strasburgo ha tracciato anche il percorso per la Corte Costituzionale che a distanza di pochi giorni, il 23 ottobre, ha aperto una breccia nel muro di cinta del fine pena mai, applicando i principi della CEDU intanto alla concessione dei permessi premio per gli ergastolani ostativi.

Con questa nostra battaglia, con queste splendide sentenze, ha vinto la speranza contro la paura, ha vinto lo Stato di Diritto contro la Ragion di Stato che per troppi anni, in nome dell’emergenza, ha stravolto i principi costituzionali. Ha con-vinto Spes contra spem, motto di una vita di Marco Pannella, che ci ha animato in questi anni; hanno con-vinto i detenuti di Opera protagonisti del docu-film di Ambrogio Crespi Spes contra Spem - Liberi dentro che contro ogni speranza sono stati speranza, determinando con il loro cambiamento anche l’orientamento dei giudici delle più alte giurisdizioni nazionali e sovranazionali. Si invera oggi quel pensiero che fu di Leonardo Sciascia per il quale la mafia non la si combatte con la terribilità della pena ma con lo Stato di Diritto.

L’VIII° Congresso sarà incentrato su due sessioni di dibattito generale dal titolo: “Il Diritto alla Speranza: l’ergastolo ostativo alla luce delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte Costituzionale” e “Non un diritto penale migliore, ma qualcosa di meglio del diritto penale”.

Il Congresso si svolgerà nel luogo, il teatro di Opera oggi dedicato a Marco Pannella, il quale quattro anni fa, durante il nostro VI° Congresso che fu l’ultimo a cui partecipò, ha animato e dato slancio alla battaglia per l’abolizione dell’ergastolo ostativo, che quest’anno ha colto i suoi frutti.
Ti chiediamo, se non lo hai ancora fatto, di iscriverti a Nessuno tocchi Caino per partecipare a questo straordinario VIII° Congresso.

Ti aspettiamo!!

Un caro saluto,
Sergio D’Elia – Segretario
Elisabetta Zamparutti - Tesoriera
Rita Bernardini – Presidente

ISCRIZIONE A NESSUNO TOCCHI CAINO (almeno 100 euro)

· Bollettino postale: intestato a Nessuno tocchi Caino, C/C n. 95530002
· Bonifico bancario: intestato a Nessuno tocchi Caino, IBAN IT22L0832703221000000003012 · Paypal: attraverso il sito www.nessunotocchicaino.it
· Con carta di credito telefonando al 335 8000577
N. B. I contributi a Nessuno tocchi Caino sono deducibili dalle tasse in base al D.P.R. 917/86

5x1000 A NESSUNO TOCCHI CAINO

· Firma nel riquadro “Sostegno alle organizzazioni non lucrative, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10 c. 1, lett d, del D. Lgs. N. 460 del 1997 e delle fondazioni nazionali di carattere culturale”
· E riporta il codice fiscale di Nessuno tocchi Caino 96267720587
Per saperne di piu' :

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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

VIII° CONGRESSO DI NESSUNO TOCCHI CAINO - ORDINE DEI LAVORI
Casa di Reclusione di Opera (MI), 20-21 dicembre 2019

ORDINE DEI LAVORI

Venerdì 20 dicembre

Ore 9:30 - Ingresso in carcere
Ore 10:00 - Apertura delle registrazioni all’Assemblea
Ore 10:15 - Apertura dei lavori, Approvazione e insediamento della Presidenza, Approvazione dell’Ordine dei Lavori e del Regolamento
Ore 10:30 - Saluti istituzionali
Ore 11:00 - Relazioni:
- Sergio D’Elia, Segretario
- Elisabetta Zamparutti, Tesoriera
- Rita Bernardini, Presidente
Interventi programmati e testimonianze di detenuti condannati all’ergastolo
Ore 13:30 – 14:00 - Pausa buffet
Ore 14:00 - Apertura del dibattito generale con
“Il Diritto alla Speranza: l’ergastolo ostativo alla luce delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte Costituzionale”

Sabato 21 dicembre

Ore 9:30 - Ripresa dei lavori e del dibattito generale con interventi sul tema
“Non un diritto penale migliore, ma qualcosa di meglio del diritto penale”
Ore 10.00 Termine per la presentazione delle mozioni generali e particolari
Ore 10:30 Termine per la presentazione degli emendamenti alle mozioni e della lista
per l’elezione del Consiglio Direttivo
15:00 – Chiusura del dibattito generale
Votazioni: mozione generale; emendamenti allo statuto; bilancio consuntivo e preventivo
Elezione degli Organi: Presidenza d’Onore e Consiglio Direttivo che a sua volta elegge Presidente, Segretario e Tesoriere dell’Associazione.


USA: UNA GIUDICE FEDERALE DI WASHINGTON FERMA LE ESECUZIONI FEDERALI

La Giudice federale Tanya S. Chutkan della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto della Columbia ha emesso un'ingiunzione preliminare che impedisce al governo degli Stati Uniti di compiere le quattro esecuzioni previste per dicembre 2019 e gennaio 2020. Il parere, emesso il 20 novembre 2019 dal giudice Chutkan interrompe temporaneamente le esecuzioni federali in attesa che vengano completati i ricorsi contro il protocollo di esecuzione federale, ed è un duro colpo per il piano dell'amministrazione Trump di riprendere le esecuzioni federali dopo una pausa di sedici anni.
Il giorno dopo, il 21 novembre, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) ha presentato appello contro l'ordinanza, e il Procuratore Generale William P. Barr ha detto all'Associated Press che, se necessario, porterà il caso fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Il 25 luglio, il Dipartimento di Giustizia aveva annunciato che il governo federale intendeva riavviare le esecuzioni federali e che Barr aveva ordinato all'Ufficio federale delle carceri (BOP) di adottare un nuovo protocollo che specificava che le esecuzioni federali sarebbero state condotte usando il Pentobarbital. Barr aveva inoltre dato disposizioni affinchè il BOP programmasse cinque esecuzioni in un periodo di cinque settimane, fissando le date di esecuzione per Daniel Lewis Lee (9 dicembre), Lezmond Mitchell (11 dicembre), Wesley Ira Purkey (13 dicembre), Alfred Bourgeois (13 gennaio), e Dustin Lee Honken (15 gennaio). I detenuti hanno cercato di sospendere le esecuzioni avviando una serie di ricorsi costituzionali e sul metodo di esecuzione. La giudice Chutkan al momento ne ha ritenuto valido solo uno: se il Dipartimento di Giustizia avesse l'autorità legale per stabilire unilateralmente un nuovo protocollo di esecuzione. La giudice Chutkan ha stabilito che DOJ e BOP non ce l’hanno. In una motivazione di quindici pagine, ha scritto che la procedura di esecuzione proposta dal governo è in conflitto con le disposizioni del Congresso sulla pena di morte federale approvate nel 1994, e che i detenuti avrebbero probabilmente prevalso nel contenzioso in cui sostengono che il DOJ ha "superato la sua autorità statutaria" nell'adottare il protocollo. Chutkan sta presiedendo una causa avviata 14 anni fa in cui alcuni detenuti del braccio della morte federale contestano le procedure di esecuzione del governo degli Stati Uniti. Un'ingiunzione è stata a lungo in vigore per impedire al governo di giustiziare i detenuti titolari della causa. I cinque detenuti che DOJ ha selezionato per l'esecuzione non erano parti della causa, generando la critica che l'amministrazione Trump li avesse scelti tentando di aggirare la supervisione giudiziaria sul protocollo di esecuzione proposto dalla sua amministrazione. Quattro detenuti hanno chiesto di unirsi alla causa già in corso e fermare così l’imminente esecuzione. Il quinto detenuto, Lezmond Mitchell, non si è unito alla causa perché aveva già un appello federale pendente sul suo caso personale, e di fatto il 4 ottobre una corte d'appello federale ha sospeso la sua esecuzione in modo da poter completare la revisione di un appello che era già dinanzi alla corte quando è stato firmato il suo mandato di esecuzione. Nell’emettere l'ingiunzione preliminare, Chutkan ha scritto che, senza di essa, i prigionieri "subiranno il danno irreparabile di essere giustiziati secondo una procedura potenzialmente illegale prima che le loro rivendicazioni possano essere completamente valutate e giudicate". Ha respinto l'argomentazione del governo che sosteneva che sarebbe stato (il governo) danneggiato da ulteriori rinvii delle esecuzioni, affermando che "non si fornisce un servizio al pubblico tentando di cortocircuitare il regolare processo, mentre il pubblico è ampiamente servito dal tentativo di garantir
 e che la punizione più grave sia imposta legalmente".
(Fonti: New York Times, Washington Post, Associated Press, Bloomberg Law, Politico, Indiana Lawyer, 21/11/2019)


BANGLADESH: SETTE CONDANNATI A MORTE PER L’ATTACCO CONTRO IL CAFFE’ A DHAKA

Un tribunale speciale antiterrorismo in Bangladesh ha condannato a morte sette membri di un gruppo militante fuorilegge il 27 novembre 2019 per il loro coinvolgimento in un attacco a un caffè di Dhaka che provocò la morte di più di 20 persone, principalmente stranieri.
Il giudice Mojibur Rahman ha giudicato colpevoli di varie accuse gli uomini del gruppo Jumatul Mujahedeen Bangladesh, tra cui la pianificazione dell'attacco, la realizzazione di bombe e gli omicidi. Un ottavo imputato è stato assolto.
Rahman ha annunciato il verdetto di fronte a un'aula di tribunale piena, tra ingenti misure di sicurezza.
Cinque militanti presero gli ostaggi e aprirono il fuoco sulla Holey Artisan Bakery il 1° luglio 2016. Venti ostaggi furono uccisi, di cui 17 provenienti da Giappone, Italia e India.
I cinque militanti furono uccisi dai commando durante uno scontro di 12 ore. Furono uccisi due agenti della sicurezza.
Il gruppo dello Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell'attacco, ma il governo del primo ministro Sheikh Hasina l’ha respinta, affermando che il gruppo interno fosse dietro esso e che lo Stato Islamico non è presente nel Paese.
Il verdetto completo non è stato immediatamente disponibile il 27 novembre, ma il giudice ha affermato che gli uomini hanno agito contro la sovranità del paese e la sua costituzione nell'esecuzione del piano per un attacco così grande in cui gli stranieri erano stati presi di mira e uccisi.
Gli imputati, che hanno sostenuto la loro innocenza, possono presentare appello.
Gli investigatori hanno scoperto che 21 persone, tra cui i cinque uomini armati uccisi sul posto, erano coinvolti nell'attacco. Oltre agli otto uomini che sono stati processati, altri otto sospetti sono stati uccisi in raid della sicurezza dopo l'attacco.
(Fonti: Ap, 27/11/2019)


MALESIA: ASSOLTA AUSTRALIANA CHE ERA STATA CONDANNATA A MORTE PER DROGA

Una cittadina australiana che era stata condannata a morte in Malesia per traffico di droga è stata assolta il 26 novembre 2019 dopo che il Tribunale Federale di Kuala Lumpur ha annullato la sua precedente condanna da parte di un tribunale di grado inferiore.
Maria Exposto, 55 anni, era stata arrestata nella capitale malese nel 2014 mentre era in transito per Melbourne da Shanghai, e nel maggio dello scorso anno era stata giudicata colpevole di contrabbando di più di un chilogrammo di metanfetamina di tipo cristallo.
Sebbene la Exposto fosse stata condannata all'impiccagione, il governo osserva attualmente una moratoria sulle esecuzioni capitali mentre riforma la legislazione per eliminare la pena di morte obbligatoria per reati legati alla droga e altri.
Suo figlio Hugo Exposto ha parlato con i giornalisti fuori dal tribunale dopo che la giuria di cinque giudici ha deciso il rilascio di sua madre.
"Tutto quello che voglio fare è solo correre giù e portarla a casa", ha detto.
La Exposto ha sostenuto di essere stata ingannata per portare la borsa contenente droga da un amico del suo fidanzato conosciuto online, che sosteneva di essere un soldato americano che prestava servizio in Afghanistan.
"È innocente. Abbiamo sempre creduto che fosse innocente", ha detto Shafee Abdullah, avvocato della Exposto, ai giornalisti fuori dal tribunale dopo la sentenza.
"Questo è un esempio di come una donna innocente possa essere ingannata su Internet", ha detto Shafee.
Shafee ha reso noto che Exposto ha chiesto alle autorità per l'immigrazione un permesso di uscita speciale - visto che il suo visto di transito è scaduto da tempo - dopo il suo rilascio, e si aspetta di partire per l'Australia il 27 novembre.
(Fonti: Reuters, 26/11/2019)


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I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA


ROMA: INVITO ALL’EVENTO DEL 10 DICEMBRE PRESSO LA CHIESA DI SANTA LUCIA DEL GONFALONE

“Parallel Universe”

Opere di Uğur Gallen e poesie della Nazionale Italiana Poeti
Evento presso la Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, in occasione della “Giornata mondiale dei Diritti Umani” per ricordare a noi tutti quella storica dichiarazione

Martedì 10 dicembre 2019, ore 10.30 – 18.00 Riflessione e confronto dalle 16.30 alle 18.00, celebrazione della Messa ore 18.30 Via dei Banchi Vecchi 12, Roma
Articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienze devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”

Il 10 dicembre 1948, a Parigi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione universale dei diritti umani. Fu una giornata molto importante, scaturita non a caso dopo i massacri della Seconda Guerra Mondiale e gli orrori delle dittature. Col passare degli anni si è attenuata la consapevolezza dell’importanza del concetto stesso di “diritto umano”, ossia del fatto che ogni singolo essere umano sia detentore egli stesso di alcuni diritti fondamentali, lui (o lei), non il suo governo o la sua famiglia, né altri. L’Associazione Nessuno tocchi Caino, il Tribunale delle libertà Marco Pannella, la Galleria La Nica, la Nazionale Italiana Poeti e la Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone invitano ad una giornata di riflessione in una cornice suggestiva, dove icone e immagini sacre sono state affiancate a fotografie della nostra contemporaneità. Gli archetipi delle zone di guerra e gli archetipi di oggetti e sfondi della nostra normalità si fondono
 per mostrarci il lato oscuro che spesso non vogliamo vedere per non essere coinvolti, per indifferenza o semplicemente riteniamo che in fondo non ci riguardi, perché fatti e persone sono lontane dalle nostre vite. Ma i diritti umani sono di tutti e sono alla base della nostra Civiltà Umana.

“Parallel Universe” di Ugur Gallen è parte della programmazione della Biennale MArteLive 2019 nell'ambito del progetto speciale Open Gallery. www.santaluciagonfalone.it Ass. Nessuno Tocchi Caino | 06-68979374/284 3394917292 | info@nessunotocchicaino.it | e.zamparutti@gmail.com
Galleria La Nica Francesca Valeria Scazzocchio | Responsabile Comunicazione e Relazioni esterne mob. 3407930747 | francesca@gallerialanica.it


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Per maggiori informazioni: http://www.nessunotocchicaino.it