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martedì 15 ottobre 2019

Kim Gordon; Le catene; Simone Galimberti; Alberto Mingardi; La vita invisibile




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Un carissimo amico romano e compagno di partito sapendo che in questi giorni ho l'umore nero ha pensato che il modo migliore per scuotermi fosse quello di inviarmi uno dei soliti orribili articoli di Marco Travaglio. Un articolo intitolato Viva le manette che parlava di evasioni, manette, ricchi, Stati Uniti, eccetera, niente di nuovo sul fronte Travaglio/FattoQuotidiano ma c'era questo passaggio  (collegato a quanto accade negli Stati Uniti) che mi ha fatto letteralmente inorridire: "Ecco, io questi ladri vorrei vederli in manette (e magari pure in catene)" e credo ormai di essere rimasto in compagnia di poche persone a provare orrore per simili affermazioni. Mia sorella ha visto detenuti in catene in Egitto e anche negli Stati Uniti e mi ha detto che è una delle immagini piu' spaventose che le è capitato di vedere nella sua vita.

Sullo squallore della politica italiana contemporanea non mi esprimo, tranne constatare come il "tutti contro Salvini/Meloni" sia una pagliacciata che ha quietato le anime confuse di una certa sinistra. Da Zingaretti & co ci si può aspettare di tutto (col beneplacito di tv e giornalisti) : un ministero delle scie chimiche, l'intitolazione del Parlamento alla piattaforma Rousseau, Grillo presidente della Repubblica, Di Maio erede politico di Di Vittorio, Raggi sindaca a vita di Roma, Fassina premio Nobel per l'economia, Travaglio (Davigo/Caselli) ministro della Giustizia e via andare.



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Simone Galimberti è un ragazzo, molto in gamba, del mio paese, presidente dell'associazione L'Asino di Buridano, e che qualche anno fa per le elezioni comunali si presentò nella stessa lista (sconfitta) con mio padre. Rilancio un evento che si terrà a Molteno, paese confinante col mio, con la presentazione del libro di Alberto Mingardi: "La verità, vi prego, sul neoliberismo" (Marsilio)


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lunedì 14 ottobre 2019

Due righe su "Kentuki" di Samanta Schweblin (SUR)



“Kentuki” di Samanta Schweblin (Sur, traduzione di Maria Nicola) mi ha inquietato e fatto star bene. Soprattutto nella parte finale che si chiude con "la grande inaugurazione dell'artista". 
Un romanzo polifonico dominato da questi Kentuki che sono dei peluches/robottini elettronici un po' Mogwai/Gremlins/Tamagotchi con delle telecamere al posto degli occhi collegati casualmente a un utente anonimo che vi spia nelle vostre vite. Vi segue. Vi coccola. Vi sfrutta. Vi libera. Vi completa le giornate. Vi angoscia. Vi prosciuga il conto in banca. Vi annienta l'esistenza. Vi fa accarezzare l'inferno che cova dentro di voi. Vi permette di diventare un artista. 

Romanzo sulla dipendenza tecnologica, sulla nostra società connessa 24 ore su 24, sull'assenza di remore nel mettere in s/vendita la nostra/mia vita sul web, sul controllo sociale venduto come garanzia di libertà, sul narcisismo, sul nostro bisogno di essere esauditi, sulla degenerazione dell'arte, sulla solitudine annichilente, sul divertimento come comandamento, sulle manie di persecuzione, sulla violenza, sul desiderio di essere amati e coccolati e riconosciuti sempre e comunque, sul voyeurismo come religione.

Il tutto con una scrittura nitida, pulita, semplice, quasi fiabesca e per questo ancora più annichilente.
Tra l'altro con l'umore paranoico che ho in questi giorni “Kentuki” mi ha ulteriormente aggravato il malessere che mi sta accompagnando in queste giornate.
Ed è anche per questo che ringrazio Samanta Schweblin, Sur e Maria Nicola.
Perché i romanzi che mi mettono sottosopra e e lasciano strascichi nella mia mente e nel mio corpo, anche malsani, sono poi quelli che mi piace leggere e che poi finisco sempre per ricordare.


sabato 12 ottobre 2019

silente

Quando l'umore è sottozero.
Sempre, praticamente durante tutta la mia vita.
E mi alzo e cerco solo di stare in piedi e far finta che lavorare, mangiare, leggere, camminare, scrivere messaggi mi faccia star meglio.
Che alzarmi la mattina sia un segno di volontà e non invece un rituale stanco, stupido, vuoto.
In realtà sono sempre stato alla rincorsa dello scomparire.
Un grande ipocrita.
E poi ascolto la tossica, sbandata, non so chi sia anche se conosco il suo volto, che nel piano sotto  al nostro canta tutto il giorno successi anni '60, '70, '80, '90 e impreca, bestemmia, manda a fanculo il mondo intero e che mi fa star bene.
In sintonia.
Ho le mani gonfie.
Stanche.
Sono stanco.





NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - ERGASTOLO: NESSUNO TOCCHI CAINO, DECISIONE CEDU PIETRA MILIARE SULLA VIA DELL’ABOLIZIONE DEL FINE PENA MAI

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - ERGASTOLO: NESSUNO TOCCHI CAINO, DECISIONE CEDU PIETRA MILIARE SULLA VIA DELL’ABOLIZIONE DEL FINE PENA MAI

Anno 19 - n. 38 - 12-10-2019

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : ERGASTOLO: NESSUNO TOCCHI CAINO, DECISIONE CEDU PIETRA MILIARE SULLA VIA DELL’ABOLIZIONE DEL FINE PENA MAI
2.  NEWS FLASH: NESSUNO TOCCHI CAINO PARTECIPA ALLA XII MARCIA INTERNAZIONALE PER LA LIBERTÀ DELLE MINORANZE E DEI POPOLI OPPRESSI
3.  NEWS FLASH: INVITO: A SPOLETO IL 19 OTTOBRE ‘MOVIMENTIAMOCI’
4.  NEWS FLASH: AFGHANISTAN: DUE TALEBANI IMPICCATI PER TRADIMENTO DAI LORO COMANDANTI
5.  NEWS FLASH: MALESIA: PAPA FRANCESCO RINGRAZIA IL SULTANO DI JOHOR PER AVER COMMUTATO LE CONDANNE A MORTE DI TRE MESSICANI
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA :


ERGASTOLO: NESSUNO TOCCHI CAINO, DECISIONE CEDU PIETRA MILIARE SULLA VIA DELL’ABOLIZIONE DEL FINE PENA MAI

Per l’associazione Nessuno tocchi Caino, da anni impegnata, con il Partito Radicale, per l’abolizione dell’ergastolo ostativo, la decisione della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che rende definitiva la sentenza sul caso di Marcello Viola contro Italia patrocinato dall’avvocato Antonella Mascia, è “un pronunciamento storico e beneaugurante”, in vista della decisione che la nostra Corte Costituzionale prenderà il 22 ottobre in tema di ergastolo ostativo, sul quale Nessuno tocchi Caino ha presentato un suo atto di intervento patrocinato dal Prof. Andrea Saccucci.

“La decisione della Corte di Strasburgo è una pietra miliare sulla via dell’abolizione del fine pena mai,” hanno dichiarato i dirigenti di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti. “Con la sentenza Viola si afferma in Italia, oltre che in Europa, il diritto alla speranza come un diritto umano fondamentale, finora negato dall’ergastolo ostativo.”
“La Corte di Strasburgo fa cadere la collaborazione con la giustizia come unico criterio di valutazione del ravvedimento del detenuto e sono falsi – continuano i dirigenti di Nessuno tocchi Caino – gli allarmismi sulla liberazione immediata dal carcere di centinaia di ergastolani perché, più che i condannati a vita, saranno liberi i magistrati di sorveglianza che, nel concedere benefici e misure alternative, oggi hanno le mani legate dal vincolo della collaborazione del condannato con la giustizia.” “D’ora in poi, i magistrati potranno valutare anche il ravvedimento interiore che è poi quello più autentico e garante della sicurezza rispetto a quello esclusivamente utilitaristico previsto dalla norma considerata dalla CEDU una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea che vieta la tortura, i trattamenti e le punizioni inumani e degradanti”.
“Il pensiero nostro oggi – hanno concluso Bernardini, D’Elia e Zamparutti – non può non andare che a Marco Pannella, al suo Spes contra Spem che ci ha animato in questi anni, e ai detenuti di Opera protagonisti del docu-film di Ambrogio Crespi Spes contra Spem - Liberi dentro che contro ogni speranza sono stati speranza, determinando con il loro cambiamento anche l’orientamento dei giudici di Strasburgo.”

ISCRIZIONE A NESSUNO TOCCHI CAINO (almeno 100 euro)

· Bollettino postale: intestato a Nessuno tocchi Caino, C/C n. 95530002

· Bonifico bancario: intestato a Nessuno tocchi Caino, IBAN IT22L0832703221000000003012

· Carta di credito o paypal: attraverso il sito www.nessunotocchicaino.it oppure telefonando al 335 8000577

N. B. I contributi a Nessuno tocchi Caino sono deducibili dalle tasse in base al D.P.R. 917/86

(Fonti: Nessuno tocchi Caino, 08/10/2019)


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

NESSUNO TOCCHI CAINO PARTECIPA ALLA XII MARCIA INTERNAZIONALE PER LA LIBERTÀ DELLE MINORANZE E DEI POPOLI OPPRESSI
SABATO 12 OTTOBRE 2019 ORE 14
CAMPAGNANO DI ROMA
DALLA PIAZZA DEL COMUNE AL SANTUARIO DEL SORBO

Preannuncia la tua partecipazione al cell 335 6153305

Il comunicato di presentazione dell’iniziativa:
“Da 12 anni Società Libera, Associazione apolitica di cultura liberale, promuove la Marcia Internazionale per la Libertà delle Minoranze e dei Popoli Oppressi, per denunciare la privazione delle libertà fondamentali e le difficoltà per l’autodeterminazione di milioni di persone.
Auspicando lo sviluppo di società aperte in cui tutti possano realizzare le proprie aspirazioni, con sempre meno invasività di Stati e monopoli, siamo consapevoli che non basti occuparsi delle domestiche libertà politiche ed economiche se non si affronta il nodo dei Diritti Umani nel mondo: la difesa della Libertà non può non essere globale, considerando che se ne avverte il bisogno in un quarto dei Paesi.
Con questi intendimenti, insieme a numerose comunità dei popoli oppressi in esilio, Tibetani, Uyghuri, Venezuelani, Iraniani, Vietnamiti, ogni anno marciamo silenziosamente per sensibilizzare opinione pubblica ed istituzioni, lo abbiamo fatto contemporaneamente anche a Parigi, Berlino, Bruxelles e Barcellona.
Iniziativa, questa, che è parsa stravagante al mondo liberale, forse perché abituato a concepire la cultura delle Libertà come oggetto di approccio “intellettuale”. Di fatto riteniamo che la nostra stessa passione per la globalità della Libertà possa accomunare la galassia liberale, superando la sua frammentarietà.
C'è necessità di segnali significativi ed efficaci delle istituzioni occidentali che affermano il rispetto dei Diritti Umani con dichiarazioni di principio, ma che, nei fatti, concludono accordi con Governi che hanno ben poca considerazione per principi per noi non barattabili.
Ricordiamo la “Via della Seta”, suggestione che conduce in Cina, Paese che reprime sistematicamente i diritti delle minoranze Tibetana, Uyghura, Mongola e che in Africa promuove una politica neocoloniale con uso sconsiderato dell’ambiente; il regime a partito unico nel Laos e in Cambogia; la libertà religiosa negata in Vietnam; la repressione della minoranza degli Harratin nel sud di Algeria, Marocco e Mauritania; la negazione dei diritti fondamentali di Indios, Kurdi e Sudanesi; le minoranze cristiane, poi, perseguitate massicciamente, e non sostenute adeguatamente da istituzioni e gerarchie ecclesiastiche.
Particolare attenzione dedicheremo quest’anno alla causa, più che mai preoccupante, della Libertà del popolo di Hong Kong.
Il nostro impegno vuole essere efficace anche rispetto ai “professionisti dei Diritti Umani”, che ragionano per compartimenti stagni, usando approcci emotivi e politicamente corretti.
Il liberalismo italiano testimoni il proprio impegno marciando, silenziosamente, per 5 Km sulla Via Francigena, cammino simbolo della libertà dei Popoli. Non abbia ragione Giorgio Gaber con il suo canto “è bello occuparsi dei dolori di tanta tanta gente, dal momento che in fondo non ce ne frega niente”. Marciamo insieme, proviamo a scuoterla questa opinione pubblica, trasformiamo l'appuntamento annuale sul tratto finale della via Francigena in uno stimolante segnale per le Genti d'Europa.”


INVITO: A SPOLETO IL 19 OTTOBRE ‘MOVIMENTIAMOCI’
UN RICHIAMO ALLE COSCIENZE PER UN’ITALIA PIU’ EFFICIENTE

Spoleto 19 ottobre 2019 h. 15,30 Sala Monterosso - Complesso di Villa Redenta - Via Flaminia,141
Il Tribunale delle Libertà Marco Pannella, costituito per dare voce a tutti coloro che abbiano subito gravi violazioni nel loro diritto alla giustizia, alla dignità, alla conoscenza, al lavoro e alla vita, ha il piacere di invitare la S.V. alla lettura della motivazione della Decisione assunta a conclusione del “Processo alla Ricostruzione post sisma 2016” .
L’evento, previsto per il prossimo 19 ottobre, sarà un’occasione importante per illustrare e commentare il documento, dibattere, confrontarsi ed individuare percorsi che accelerino la fase della ricostruzione del tessuto sociale, oltre che delle strutture crollate o lesionate, fase che sconta, purtroppo, l’inadeguatezza dell’impianto normativo su cui si basano gli interventi dello Stato e degli Enti locali quando devono far fronte alle calamità naturali, con tutte le ovvie drammatiche conseguenze sulle popolazioni colpite.
Con il Patrocinio della Provincia di Perugia
Per qualsiasi informazione contattare:

Avv. Elisabetta Rampelli – Presidente Vicario Tribunale delle Libertà Marco Pannella marcopannella_tribun@virgilio.it avvelisabettarampelli@virgilio.it 063231846
Dott.ssa Porzia Addabbo – Direttore Artistico/Organizzativo mitiemaiuscole@libero.it 347 6845216
Per saperne di piu' :


AFGHANISTAN: DUE TALEBANI IMPICCATI PER TRADIMENTO DAI LORO COMANDANTI

Secondo notizie provenienti dalla provincia del Ghour, il 10 ottobre 2019 due combattenti talebani sono stati impiccati dai loro comandanti. Questi due combattenti sarebbero stati condannati a morte dal tribunale dei talebani con l'accusa di aver tradito il gruppo. L'esecuzione è avvenuta nel distretto di Chahar Sada nella provincia di Ghour.
Nel frattempo, un membro del Consiglio provinciale del Ghour, che non ha voluto essere nominato, ha detto al Pasbanan Media Group: “I talebani ieri sera hanno impiccato questi due combattenti in uno dei villaggi dei distretti di Chahar Sada.” La fonte ha aggiunto nella sua dichiarazione:" il gruppo non ha permesso alle loro famiglie di svolgere la cerimonia funebre". I corpi dei due uomini sarebbero stati sepolti senza le preghiere funebri dei loro familiari.
(Fonti: Pasbanan Media Group, 10/10/2019)


MALESIA: PAPA FRANCESCO RINGRAZIA IL SULTANO DI JOHOR PER AVER COMMUTATO LE CONDANNE A MORTE DI TRE MESSICANI

Papa Francesco ha espresso gratitudine al sultano di Johor, Ibrahim Ibni Almarhum Sultan Iskandar, per aver commutato le condanne a morte di tre fratelli messicani riconosciuti colpevoli di traffico di droga.
E’ il contenuto di una lettera firmata dal segretario di Stato vaticano Cardinale Pietro Parolin e consegnata personalmente a Sultan Ibrahim nel palazzo di Istana Pasir Pelangi il 7 ottobre 2019 dall'ambasciatore vaticano in Malesia arcivescovo Joseph Salvador Marino.
La lettera recita: "A nome di Sua Santità Papa Francesco, scrivo per ringraziarvi per il vostro atto di clemenza e il successivo aiuto nel rimpatrio di tre messicani condannati a morte".
La lettera aggiunge: “Sua Santità prega affinché questo atto di compassione sia un incoraggiamento per tutte le persone a rinnovare il loro impegno nella costruzione di un mondo segnato da perdono, pace e spirito di solidarietà fraterna.
"Invocando su Vostra Maestà e sui membri della Famiglia Reale un'abbondanza di gioia e pace, Papa Francesco ribadisce la sua profonda gratitudine".
L'arcivescovo Marino ha poi affermato che l'incontro con Sua Maestà è stato cordiale ed è durato quasi 40 minuti.
"Siamo stati in grado di scambiare opinioni su questioni di reciproco interesse, in particolare sulla promozione di maggiori relazioni interreligiose", ha aggiunto.
L'arcivescovo Marino ha anche colto l'occasione per invitare Sultan Ibrahim a visitare l'ambasciata vaticana a Kuala Lumpur.
I messicani Simon, Luis Alfonso e Jose Regino Gonzalez Villarreal, erano stati arrestati con un raid in un laboratorio di metanfetamine a Johor Baru nel marzo 2008 ed erano stati condannati all'impiccagione nel 2012.
Si erano dichiarati innocenti, dicendo che erano stati assunti per pulire un edificio e non erano consapevoli della presenza di droga.
La loro condanna fu confermata l'anno successivo.
(Fonti: nst.com.my, 08/10/2019)


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Per maggiori informazioni: http://www.nessunotocchicaino.it

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E un'aggiunta:

Non sarò più al Cpt di Strasburgo per le mie battaglie sull’ergastolo»

ELISABETTA ZAMPARUTTI NON CONFERMATA DALL’ITALIA AL COMITATO CONTRO LA TORTURA

Non ce l’ha fatta per pochi voti. Elisabetta Zamparutti dell’associazione radicale Nessuno tocchi Caino, non è stata confermata referente dell’Italia nel Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa ( Cpt), nonostante il Comitato stesso abbia espresso parere positivo sulla sua nomina. Il governo italiano ha preferito non confermarla. Anche questo è il segnale di un cambiamento che però viene visto, dalla Zamparutti stessa, come una “punizione” per il lavoro che svolge quotidianamente, forse scomodo rispetto al dibattito interno, in particolar modo a quello sulle nostre carceri e, non per ultimo, sull’ergastolo ostativo. Zamparutti, raggiunta dal Dubbio, commenta così la propria mancata riconferma. «Considero – spiega - una medaglia al mio valore e al valore delle cose che ho fatto in questi anni e che continuerò a fare per l'abolizione dell'ergastolo ostativo e l'isolamento, la decisione del governo italiano di non confermarmi nel secondo mandato al Comitato europeo per la prevenzione della tortura». Sottolinea che si tratta di «una decisione, quella del governo italiano, che vìola la consuetudine di confermare l'uscente, tanto più che ero stata scelta dalla delegazione parlamentare italiana al Consiglio d'Europa in tutte le sue componenti di opposizione e di maggioranza che ringrazio, eccetto che dai 5 Stelle. Non solo, perché ero stata votata all'unanimità dall'Assemblea parlamentare di Strasburgo con indicazione a favore della mia riconferma anche del Bureau del Cpt». Zamparutti prova anche a spiegare quale potrebbe essere, a suo giudizio, il motivo della decisione. «Il successo della sentenza Viola contro Italia e la visita ad hoc del Cpt quest'anno sul 41 bis e l'isolamento – osserva l’oramai ex membro del Cpt - è certamente qualche cosa di insopportabile rispetto alle politiche di questo governo, in particolare della sua componente cinquestelle, come insopportabili sono le lotte e la visione radicale, nonviolenta e liberale. Lo abbiamo visto su Radio Radicale, lo vediamo oggi sulla mia cancellazione dal Cpt con il voto che c'è stato il 9 ottobre al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dove 20 Paesi hanno votato a mio favore e 25 contro». Elisabetta Zamparutti continua: «La mia elezione nel 2015 è stata anche un atto di riconoscenza nei confronti di Marco Pannella, in particolare da parte dell'allora ministro della Giustizia Andrea Orlando nei cui confronti continuo a nutrire un senso di riconoscenza anche per il sostegno datomi per la riconferma. Quanto accaduto pochi giorni fa a Strasburgo si iscrive invece nel tentativo di cancellazione scientifica di ogni traccia di quella visione di Marco Pannella, di quella sua azione sempre volta a mutare in meglio le istituzioni e non a farsi da queste cambiare, a partire dalla istituzione carcere, intesa come comunità di detenuti e di personale penitenziario che lui ha sempre considerato e amato». Ma Zamparutti non si abbatte e spiega che continuerà a impegnarsi con Nessuno tocchi Caino e il Partito Radicale in quell'opera di riconversione dalla violenza alla nonviolenza che in questi ultimi quattro anni ha sperimentato con i detenuti condannati all'ergastolo ostativo nei laboratori “Spes contra spem”. «E mi auguro che ci facciano proseguire», conclude Zamparutti.

Il Cpt, ricordiamo, prevede un sistema di visite nei luoghi di detenzione, per verificare le condizioni di trattamento delle persone private della libertà. Ha la facoltà di visitare carceri, centri di detenzione minorile, commissariati di polizia, centri di detenzione per immigrati irregolari e strutture e istituzioni di ricovero a carattere sociale. Dopo ogni visita, il Cpt invia un rapporto dettagliato al governo dello Stato interessato, contenente i risultati emersi nel corso della visita, nonché le raccomandazioni, i commenti e le eventuali richieste di informazioni complementari. Il Cpt invita inoltre lo Stato a fornire una risposta dettagliata alle questioni sollevate nel rapporto. I rapporti e le risposte fornite costituiscono la base del dialogo permanente con gli Stati membri. Per quanto riguarda l’Italia, ancora non è stato potuto pubblicare il rapporto sul 41 bis e l’utilizzo dell’isolamento. Il motivo è semplice. Mentre la maggior parte degli Stati membri hanno dato l’autorizzazione per la pubblicazione automatica dei rapporti, il nostro Paese è uno dei pochi dove ci vuole una autorizzazione governativa. Ma siamo sicuri che il governo correggerà, in nome della trasparenza, questa lacuna.

giovedì 10 ottobre 2019

Dopo il "Ferragosto in carcere" e le mie solite divagazioni



Lo scorso ferragosto ho ispezionato il carcere di Lecco insieme a Mauro Toffetti e Antonella Carenzi  e queste visite diffuse in tutta Italia stanno portando qualche piccolo risultato come le 39 interrogazioni parlamentari di cui scrive Valentina Stella su Il Dubbio:

"Presentate 39 interrogazioni bipartisan sulle prigioni italiane
Sovraffollamento, suicidi, condizioni igieniche e sanitarie le questioni principali sottoposte ai ministri della Giustizia e della Salute

Sono 39 le interrogazioni redatte dal Partito Radicale e presentate da parlamentari di vari schieramenti dopo l’iniziativa “Ferragosto in carcere”, durante la quale 278 tra dirigenti e militanti del Partito, avvocati dell’Unione Camere Penali, deputati, senatori e Garanti delle persone private delle libertà personali hanno visitato 70 luoghi di detenzione dal 15 al 18 agosto.

Ieri, presso la sala stampa della Camera, sono stati illustrati in sintesi gli atti di sindacato ispettivo indirizzati sia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che a quello della Salute Roberto Speranza.

Il quadro che emerge è quello di carceri sovraffollate, dove sono in aumento i suicidi e azioni di autolesionismo dei reclusi. La situazione è aggravata dalla carenza di agenti di polizia penitenziaria, educatori e psicologi. A ciò si aggiunge l’insufficienza di attività educative o lavorative, per non parlare delle gravissime condizioni sanitarie che coinvolgono soprattutto i malati psichici. I visitatori non hanno poi potuto non notare come in molte celle manchi l’acqua calda, il riscaldamento e i wc siano a vista e spesso a vista e alla turca, e nei bagni non ci siano né finestre né sistemi di areazione. Tutto ciò pregiudica gravemente la rieducazione dei detenuti, come previsto dalla Carta costituzionale. Per Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, «ogni detenuto non rieducato rappresenta un fallimento dello Stato».

La tesoriera Irene Testa ha sottolineato come «la forza e l’alterità del partito sta proprio nell’unire diverse forze politiche intorno al tema delle carceri e delle problematiche dell’intera comunità penitenziaria, detenuti e detenenti, come amava ripetere Marco Pannella». Ed infatti all’incontro di ieri erano presenti parlamentari di varie forze politiche, a partire dal deputato di Forza Italia Roberto Cassinelli: «Dalla XVI legislatura tutti i ministri della Giustizia hanno usato parole di grande attenzione per il tema ma i passi in avanti sono stati davvero pochi». Il suo collega di partito, Roberto Bagnasco, ha «invitato tutti i colleghi a visitare almeno una volta un carcere per rendersi conto che in molti vivono in condizioni disumane».

Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha, invece, evidenziato un dato importante: «In questo momento nelle nostre carceri ci sono addirittura oltre 10.000 detenuti in attesa di primo giudizio» a cui vanno aggiunti oltre 9. 300 persone senza una condanna definitiva.

L’onorevole Manuela Gagliardi della componente 10 Volte Meglio del Gruppo Misto ha ricordato come «oggi si sottovaluti che la pena deve consistere solo nella privazione della libertà e non in altre lesioni di diritto». La senatrice pentastellata Cinzia Leone, che ha visitato le carceri siciliane si è detta fiduciosa che il «ministro Bonafede possa accogliere in maniera adeguata le esigenze espresse dai detenuti e dagli agenti».

Se il governo accoglierà e si adopererà per fronteggiare la drammatica situazione è difficile da ipotizzare ma un punto fermo lo fornisce Rita Bernardini, del Consiglio generale del Partito Radicale, che richiama puntualmente il regolamento parlamentare in merito alle interrogazioni a risposta scritta: «Secondo l’articolo 134 di quello della Camera il governo deve dare la risposta all’interrogazione entro venti giorni dalla sua presentazione. Se il governo non fa pervenire la risposta nel termine previsto, il Presidente della Camera, a richiesta dell’interrogante, pone senz’altro l’interrogazione all’ordine del giorno della seduta successiva della Commissione competente. Stessa tempistica in Senato dove però, se non viene rispettato il termine dei 20 giorni, il Presidente di Palazzo Madama dispone che l’interrogazione venga iscritta, per la risposta orale, all’ordine del giorno della prima seduta dell’Assemblea destinata allo svolgimento delle interrogazioni, o della prima seduta della Commissione competente per materia». Dunque gli strumenti ci sono, basta farli rispettare, come la legalità nelle carceri."



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-qui-




mercoledì 9 ottobre 2019

Pioggia, depressione, libri, dischi, Il Varco; un tema affrontato in maniera vergognosa in questi giorni

In questi miei due giorni liberi volevo solo riposare, rilassarmi, anche dormire ma ieri ero tristissimo e ho dovuto portare la macchina in un garage per la revisione e poi trascorrere il resto della giornata come non avrei voluto. Oggi piove e fa molto freddo e ho la testa e l'umore scosso da altre notizie negative sopraggiunte ieri sera, da quelle sul taglio dei parlamentari che considero una vera sconfitta per la democrazia italiana (e non importa se siamo in quattro gatti a pensarla in questo modo) e quindi niente passeggiata sul lago, niente sonno, niente recupero fisico. Resto in casa, cerco di leggere e ascoltare un po' di musica rimandando ai prossimi giorni alcune cose che avevo in mente. Ho addosso una depressione terribile che svuota di senso gran parte delle cose che faccio e che faccio solo perché mi ostino a farle ma ci son dei giorni che se potessi mollerei tutto e dormirei per mesi.

Uno dei libri che mi appresto a leggere è questo e si puo' ascoltare la presentazione su Radio Radicale:


e un altro è questo che finalmente ho recuperato:



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In tanti, quasi tutti, si stanno incazzando, spaventando per la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani e vi invito prima di tutto a leggerla quella sentenza e a recuperare tutta la storia. Ma tanto ormai è partita la solita canea forcaiola, che grida allo scandalo e si augura che esseri umani muoiano dietro le sbarre, che vengano trattati come delle bestie. I frutti marci di tutti questi anni di fatto quotidiano e falsi garantisti stanno purtroppo sbocciando e contagiando l'intero tessuto sociale.

Lascio solo due articoli che volevo lasciare nei giorni scorsi, sono lunghi ma fa niente, fate quel cazzo che volete.


"La Corte europea dei diritti umani potrebbe mettere a rischio il sistema italiano anti-mafia e anti-terrorismo. Lo afferma Il Fatto quotidiano in un articolo pubblicato l'altro ieri in cui Gianni Barbacetto sostiene che la Cedu potrebbe aprire la strada all'eliminazione dell'"ergastolo ostativo" per mafiosi e terroristi, porre fine all'esperienza dei collaboratori di giustizia e far saltare di fatto il 41bis. “I boss condannati all'ergastolo – si legge nell'articolo - potrebbero uscire dal carcere e sarebbero messe a rischio le norme antimafia volute da Giovanni Falcone”. La decisione dei giudici è attesa tra oggi e domani e tanto è bastato perché ripartisse il solito coro di professionisti della paura e della galera ma le cose, con buona pace de Il Fatto quotidiano, in realtà non stanno così. Come ha spiegato l'avvocata Maria Brucale su http://ristrettiorizzonti.org i giudici devono pronunciarsi sull'ammissibilità della richiesta formulata dal governo italiano che sul ricorso "Viola v. Italia" decida la “Grande chambre”. Il nostro governo ha infatti contestato la decisione del 13 giugno scorso con cui, seguendo una giurisprudenza ormai costante, la prima sezione della Cedu ha ravvisato una violazione dell'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo commessa dall'Italia che impedisce ai condannati all'ergastolo per i reati previsti dall'art. 4bis dell'ordinamento penitenziario di accedere alle misure premiali se non collaborano utilmente con la giustizia. Dunque, sostenere che la Corte europea dei diritti umani potrebbe mettere a rischio il sistema italiano anti-mafia e anti-terrorismo significa affermare una cosa non vera e gettare fumo negli occhi all'opinione pubblica. Diversamente da quanto annuncia il giornale di Marco Travaglio (ma non solo), non saranno rimessi in libertà boss mafiosi e terroristi ma magistrati e tribunali di sorveglianza avranno la possibilità di valutare caso per caso le richieste di benefici penitenziari. Senza dire che è quanto meno azzardato sostenere che il nostro sistema anti-mafia e anti-terrorismo si basa sull'ergastolo ostativo e sul carcere duro e non invece su leggi specifiche, su strutture come la Direzione nazionale antimafia, le direzioni distrettuali e quelle investigative e sulla capacità e la professionalità maturate in decenni di esperienza da magistrati, investigatori e forze dell'ordine. Quanto all'uso di certi “collaboratori di giustizia”, da parte dei certi magistrati, meglio stendere il consueto velo pietoso. L'ergastolo ostativo e il 41bis furono introdotti come provvedimenti eccezionali nel 1992 all'indomani delle stragi di Capaci e di via D'Amelio. Poi sono diventate misure permanenti. Qualcuno di coloro che in queste ore agitano il pericolo che le decisioni della Cedu facciano tornare liberi i boss potrebbe spiegare com'è stato possibile che in questi 27 anni, con ergastolo ostativo e 41bis, la 'Ndrangheta sia diventata una delle organizzazioni criminali più pericolose del mondo. Oppure perché non si è ancora riusciti a catturare il boss Messina Denaro. O com'è che il “clan dei Casalesi” è diventato un'organizzazione così potente. Per non dire del meraviglioso Salento dove agiscono clan in affari con i cartelli dei narcos sudamericani attraverso la mafia galiziana. Sono solo alcuni esempi. Le mafie (e la vicenda della 'Ndrangheta ne è l'esempio paradigmatico) hanno costruito la loro ricchezza e il loro potere sfruttando il mercato illegale delle droghe generato dal proibizionismo. Già si era visto con il divieto degli alcolici nell'America degli anni Venti. Continuare a raccontare che la lotta alle mafie si fa con più galera e più “pentiti” è comodo perché svia l'attenzione dal nocciolo della questione. E il nocciolo della questione è che per abbattere le organizzazioni criminali bisogna colpirle al cuore e per colpirle al cuore bisogna attaccare i loro interessi economici. Il principale business delle mafie è il traffico illegale di droghe: dunque, bisogna legalizzare le droghe proibite. Nel frattempo i detenuti nelle carceri italiane sono diventati quasi 61mila. Diecimila in più della capienza regolamentare. La parte penale del Testo Unico sugli stupefacenti del 1990 continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia e nelle carceri ed è la principale responsabile del sovraffollamento. Circa un quarto dei detenuti lo sono a causa del solo art. 73 (sostanzialmente per detenzione personale a fini di spaccio). Il 10/11% circa anche per l’art. 74 (che punisce l'associazione finalizzata al traffico illecito), e meno di 1000 per il solo art. 74. Ciò significa che di fatto in carcere di narcotrafficanti ce ne sono ben pochi: dietro le sbarre per la maggior parte ci sono pesci piccoli o piccolissimi e tossicodipendenti. Come dire: i boss condannati all'ergastolo non usciranno automaticamente a causa della decisione della Cedu e quelli che sono fuori continueranno a circolare. Qualcuno informi Il Fatto quotidiano e il suo direttore Marco Travaglio. Che però queste cose le sa benissimo. Solo che fa finta di niente. Meglio scrivere che la Corte europea dei diritti umani potrebbe mettere a rischio il sistema italiano anti-mafia e anti-terrorismo."

e l'altro è di Luigi Manconi:

"Il ricorso presentato dal governo italiano contro la sentenza della Corte Europea dei diritti umani del 13 Giugno 2019 è stato dichiarato inammissibile. In quella pronuncia, si sostiene che l’ergastolo ostativo è in contrasto con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che vieta in modo assoluto trattamenti inumani o degradanti. Il che corrisponde, nella sua sostanza più profonda, al contenuto dell’articolo 27 della nostra Carta Costituzionale. E, invece, a sentire una certa propaganda (triviale, ma, riconosciamolo, efficace), opporsi alla misura dell’ergastolo ostativo significherebbe, più o meno, “aiutare la mafia”. Ne consegue che la sentenza della Cedu finisce per essere intesa come una sorta di “concorso esterno”, e coloro che la condividono sono presentati come fiancheggiatori in doppiopetto di mafia, ‘ndrangheta, camorra (e, per non farci mancare nulla, della Sacra Corona Unita). Poco importa se a condividere le argomentazioni che hanno determinato la decisione della Cedu siano, tra gli altri, fior di giuristi e galantuomini come Giostra, Pugiotto, Galliani, Palazzo, Dolcini e tre Presidenti emeriti della Corte Costituzionale (Onida, Flick, Silvestri).
Ma cos’è l’ergastolo ostativo? È quella forma di pena perpetua che non consente al condannato, anche in presenza di prove certe di riabilitazione, il ritorno alla vita sociale dopo un congruo periodo di tempo. Di conseguenza i condannati per alcuni reati di particolare gravità, come mafia o terrorismo, non possono essere ammessi ai “benefici penitenziari”, né alle misure alternative alla detenzione, e, in particolare, alla liberazione condizionale. Sono sottoposti a tale regime quei reclusi che non hanno collaborato con le indagini della magistratura (a eccezione dei casi in cui si sia resa “comunque impossibile un’utile collaborazione con la giustizia”).
Le ragioni che inducono tanti - Federico Cafiero De Raho, Sebastiano Ardita, Piero Grasso, Nino Di Matteo e altri - a sostenere la necessità irrevocabile dell’ergastolo ostativo sono in parte motivate e si affidano soprattutto agli effetti dell’allarme sociale che le organizzazioni criminali tutt’ora suscitano (e comprensibilmente). Ma non è affatto detto che lo strumento scelto sia quello più adeguato, oltre che capace di rispondere ai parametri di tutela dei diritti fondamentali della persona. 
Vale in qualche modo quello che può dirsi a proposito del regime speciale di 41 bis. Esso non è stato istituito per realizzare un “carcere duro”, maggiormente afflittivo e punitivo, ma perché perseguisse un unico scopo. Quello di recidere i legami tra condannato e organizzazione criminale esterna. Non diversa è la motivazione originaria dei limiti che la legislazione antimafia ha imposto ai benefici penitenziari. Quella, cioè, di impedire ai detenuti, dimostratisi tutt’ora socialmente pericolosi, di continuare a delinquere una volta usciti dal carcere. Anche in questo caso la norma perseguiva la maggiore efficacia e non la massima crudeltà; e, in ogni caso, non dovrebbe confliggere con l’articolo 27 della nostra Carta, dove si afferma che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”. Cosa impossibile, va da sé, se il fine pena è “mai”. Entrambe le misure (ergastolo ostativo e 41bis) nascono come provvedimenti straordinari per stati d’eccezione (com’era considerata l’Italia nei primi anni ’90, dopo gli assassinii di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e degli uomini di scorta) e tutt’e due le norme, nate come misure di emergenza, sono diventate, col tempo, permanenti. Le legittime preoccupazioni di chi teme che, di un’eventuale abolizione dell’ergastolo ostativo, possano usufruire i capi delle mafie, vanno prese sul serio, ma la risposta giusta dovrebbe essere un’altra: quella di verificare, nella maniera più rigorosa, la sussistenza dello stato di pericolosità sociale; e, nel caso di continuità di esso, protrarre la detenzione. E così di consentire al giudice, anche in questa circostanza, di giudicare. Si tratta di passare, dunque, da un dispositivo automatico a un giudizio analitico, che non escluda alcuno, preventivamente- ma in realtà, definitivamente- dalla possibilità di emancipazione dal crimine. Questa opportunità forse riguarderà pochi tra i responsabili delle stragi e dei grandi delitti, ma dimostrerà, in maniera inequivocabile, la superiorità giuridica e morale dello stato di diritto rispetto ai suoi nemici giurati. 
P.s. Uno dei più insidiosi luoghi comuni sostiene che “in Italia nessuno sconta l’ergastolo fino alla fine”. Le cose non stanno così. A oggi gli ergastolani sono 1790 (e tra essi molti muoiono in cella). E i sottoposti a “ergastolo ostativo” sono 1255."


lunedì 7 ottobre 2019

Ciao Laura, mi mancherai



A 94 anni se ne é andata Laura Arconti, militante storica del Partito Radicale.
Una donna incredibile che mi ha trasformato la vita e che mi ha dato la forza di iscrivermi al partito, che mi ha accompagnato, aiutato e che mi ha regalato il coraggio per parlare al Congresso della scorsa estate.
Un'amica e confidente che mi ha ascoltato, consigliato, redarguito, criticato, strigliato su tutto.
Che mi ha supportato, lei che stava su una sedia a rotelle, quando le dicevo che stavo piombando nei gorghi più bui della mia depressione.
Una donna durissima, umile, intransigente ma aperta e disponibile all'ascolto ogni giorno, a ogni ora a seconda delle sue possibilità.
Che mi ha fatto tanto sorridere quando mi raccontava aneddoti straordinari della sua intensa vita.
Che mi ha dato il coraggio per portare, per la prima volta nella mia vita, nel mio comune i moduli per votare le 8 proposte di legge del Partito Radicale.
Che somigliava tantissimo alla mia nonna materna.
La donna con il caffè più buono di Roma anche se la facevo incazzare dicendole che non era vero.
Sto piangendo a dirotto mentre cerco di scrivere queste due righe ma so che lei preferirebbe continuare a combattere e mi dispiace tantissimo perché l'assenza della sua voce mentre vergognosamente si tagliano, nel silenzio assenso quasi generale, i parlamentari e la democrazia italiana, già pericolante, involve ogni giorno sempre di più sarà un'assenza devastante.

Oggi piango e sto malissimo perché ho perso un pezzo della mia vita ma da domani cercherò di dare maggiore concretezza a tutti i tuoi insegnamenti.

E a lottare contro questo stato di cose e questo silenzio assenso, di destra e sinistra, verso lo stravolgimento della democrazia.


Ciao Laura e grazie per sempre.


Andrea, Lugano, 7 ottobre, 2019