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venerdì 16 agosto 2019

Visita ispettiva al carcere di Lecco; la mia quasi indifferenza per la cronaca giornaliera politica e altre questioni


Ieri con altri due compagni del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, Mauro Toffetti e Antonella Carenzi, ho partecipato alla visita ispettiva nel Carcere di Lecco in occasione del Ferragosto in carcere organizzato dal Partito Radicale. Ne hanno scritto qui.

Ma è stata un'esperienza molto dura che non dimentichero' mai.
Ci sono dei volti e delle strette di mano e delle storie che mi si sono piantati dentro al cervello, al cuore, allo stomaco.

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Non sto seguendo con particolare entusiasmo questa crisi politica, seguo poco le cronache quotidiane che spulciano la crisi, i suoi risvolti e mi interessano ancora meno le discussioni su governo diverso a trazione centrosinistra... e per fortuna ogni tanto ci sono persone come Alessandro Barbano che su Il Foglio scrive due righe densissime e piene di spunti su un possibile schieramento/mondo che unisca liberali, popolari, riformisti. Articolo/Manifesto davvero bello "Manifesto per una democrazia liberale dotata di un futuro. Come superare l’errore di fondo del “tutti contro i populisti” che dal 4 marzo tiene in stallo l’Italia. Sei coordinate per costruire un campo di idee, superando le piccole identità."



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-che scrittrice Gina Berriault-



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Sono un tossico del fumetto The Walking Dead e guardate cosa mi è arrivato per posta:



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mercoledì 14 agosto 2019

Partendo da Coetzee arrivando altrove fino a colloqui di lavoro e ai possibili governi alternativi


- Cosa intendi per buona morte, mamma?
- Una buona morte è quella che avviene lontano, quella in cui delle tue spoglie mortali si occupano degli sconosciuti, gente che per mestiere ha a che fare con la morte. Una buona morte è quella che si apprende da un telegramma: Ci dispiace dovervi informare, eccetera. Che peccato che i telegrammi siano passati di moda" (Quando una donna invecchia, pagg. 30-31)

Anche se è un Coetzee minore, laterale, in forma racconto, è sempre un incanto leggerlo. 
Ci sono passaggi che ti si stampano dentro al cuore e ti lacerano dentro.
Mentre leggevo e rileggevo, prima di restituirlo in biblioteca, pensavo a mia madre morta, alla madre malata di un mio carissimo amico e poi pensavo a mio padre che ho incontrato ieri. 
Mio padre ha 71 anni ed è una persona ingestibile, narcisista, egocentrico, pedante, con in testa da sempre la fica, ha metà guancia/palato/setto nasale ricostruiti dopo un tumore. 
Mi ha distrutto l'adolescenza e la giovinezza con le sue critiche, aspettative, rasoiate, cattiverie, viltà, incapacità di ascoltarmi ma ieri mentre lo aiutavo a piegare i suoi vestiti appena lavati, a rifare il letto, lo portavo a fare spesa, lo ascoltavo in silenzio discutere della crisi di governo vedevo davanti a me mio padre invecchiato, stanco, col cuore spezzato in due dalla morte di mia madre e ho avuto paura perché dovesse accadergli nuovamente qualcosa sarei io a dovermene occupare, a decidere per lui e non saprei da che parte iniziare perché sostanzialmente siamo degli estranei e so che lui sa che gran parte di ciò che faccio per lui è figlio del senso di colpa e di una promessa fatta a mia madre.

"Cara Norma.
«La verità vera»: era quella che chiedeva, o forse implorava. 
Sa molto bene qual è la verità vera, come lo so io, e dunque non sarebbe stata dura pronunciare le parole. Ed ero abbastanza infuriato da farlo; infuriato per essere venuto fin qui a compiere un dovere per il quale né tu né Helen né io saremo mai ringraziati, non in questo mondo.
Ma non ho potuto. Non  potevo dirle in faccia le parole che ora non ho difficoltà a scriverti: La verità vera è che stai morendo La verità vera è che hai un piede nella fossa. La verità vera è che non hai più scelta, e domani ne avrai ancora meno, e così via un giorno dopo l'altro, fino a che non ci sarà più niente da fare. La verità vera è che non sei in condizione di discutere. La verità vera è che non puoi dire No. Non puoi dire No al ticchettio dell'orologio. Non puoi dire No alla morte. Quando la morte dirà Vieni, devi chinare il capo e andare. E allora accetta. Impara a dire Sì. Quando dico, Lascia la casa che ti sei fatta in Spagna, lascia le cose che ti sono familiari, vieni a vivere in... sì, un istituto dove un'infermiera della Guadalupa ti sveglierà al mattino con una spremuta d'arancia e un saluto allegro (Quel beau jour, Madame Costello!), non ti rabbuiare, non ti impuntare. Di' Sì. Di', Va bene. Di', Sono nelle vostre mani. Fai un buon viso a cattivo gioco.
Cara Norma, verrà un giorno in cui dovranno dire la verità, la verità vera, anche a te e a me... facciamo un patto? Promettiamoci di non dirci bugie, promettiamoci che, per quanto ci possa costare, ci diremo quelle parole, Non andrà meglio, andrà peggio, e continuerà così fino a che non potrà più peggiorare, fino a che sarà il peggio del peggio...
Con affetto, tuo marito. John" (Bugie, pag. 69-70)

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Amo il West/Western e mi piacciono le contaminazioni di qualità

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Sto cercando un altro lavoro decente oppure un altro lavoro, decente, che si affianchi a quello del cinema. Almeno per qualche mese e poi si vedrà. 
Spedisco curriculum cartacei, altri via mail, ad altri mi iscrivo e aspetto.
In questi giorni sono stato a un colloquio e davanti a me c'era un trentenne barbuto alla moda, coi muscoli gonfissimi, le braccia piene di tatuaggi tribali.
Insomma il classico tipo che non è molto nelle mie corde.
Lui parla e spiega, mi rivolge domande, annuisce sul mio curriculum, mi offre (secondo lui) un vantaggioso contratto a ore ma quando io gli chiedo "Sa garantirmi almeno un numero di ore settimanali/mensili?" , lui si risente e mi dice "Lei cominci e poi..." e io "Sì ma vede io ho già un lavoro e prima di lasciarlo oppure di tenerli tutti e due devo avere comunque delle garanzie" e lui "Lei è un tipo che non ha voglia di mettersi in gioco e di rischiare?" e a quel punto mi sono alzato, gli ho stretto la mano e gli ho augurato buona fortuna.

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Provo orrore per questo governo.
E provo uguale orrore per un possibile governo alternativo nato, legittimamente, in Parlamento.
Ma provo anche orrore per chi non ci ha ancora capito un cazzo dei rischi insiti nei CinqueStelle.
E tanta tanta tristezza all'idea che le sorti del paese siano potenzialmente in mano a una compagine come quella di Leu.
Oggi forse sono nervoso, troppo.
Meglio rilassarsi.

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sabato 10 agosto 2019

Céline Zufferey, una delle migliori scoperte letterarie dell'anno + un test su che liberale sei


Adoro entrare in una libreria e uscirne con un libro scoperto per caso, tornare a casa e leggerlo dalla prima all'ultima pagina emozionandomi.

"Non perdere le viti" di Céline Zufferey, scrittrice svizzera vallesana classe 1991 che vive a Lione (Edizioni Casagrande, traduzione di Maurizia Balmelli) è un romanzo struggente e insieme disanima toccante/divertente/cinica/precisa/angosciante di una società come la nostra schiava/figlia/sorella/amante/madre degli oggetti, dei cataloghi, delle chat, dei mobili fai da te, dei centri commerciali, degli scatti istantanei, delle feste di lavoro, degli sconti famiglia, delle famiglie soffocanti, del porno, delle relazioni soffocanti, dei fallimenti, delle case di riposo, del vuoto annichilente. 

In assoluto fino ad ora una delle letture migliori del 2019.

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"La natura della grazia" di William Kent Krueger (Neri Pozza, traduzione di Alessandro Zabini) è invece un romanzo che dalle note di copertine e dalle prime trenta pagine sembrava promettere bene e che invece proseguendo nella lettura mi ha annoiato parecchio. Romanzo pesante, noioso, quei polpettoni hollywoodiani belli muscolari che strizzano un po' l'occhio ai vari romanzi di formazione, con la solite dose di drammi, di giustizia sociale, di visita finale ai cimiteri per fare il punto su come sono andate le cose. 

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Sono pesante ma ogni tanto anche io mi perdo in test e robe del genere, anche se poi questo test è un po' sull'onda sempre pesante... magari vi interessa farlo:







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NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - OREGON (USA): RIDOTTI I REATI CAPITALI E SVUOTATO IL BRACCIO DELLA MORTE

NESSUNO TOCCHI CAINO NEWS - OREGON (USA): RIDOTTI I REATI CAPITALI E SVUOTATO IL BRACCIO DELLA MORTE
Anno 19 - n. 32 - 10-08-2019 

Contenuti del numero:

1.  LA STORIA DELLA SETTIMANA : OREGON (USA): RIDOTTI I REATI CAPITALI E SVUOTATO IL BRACCIO DELLA MORTE
2.  NEWS FLASH: MALESIA: RE GRAZIA 3 INDONESIANI CHE ERANO STATI CONDANNATI A MORTE PER DROGA
3.  NEWS FLASH: IRAN: CONDANNATO ALL'ERGASTOLO FUGGE DURANTE UN PERMESSO E TORNA IN CANADA
4.  NEWS FLASH: IRAN: AGGIORNAMENTO SUL CASO DJALALI
5.  NEWS FLASH: SOMALIA: DUE MEMBRI DI AL SHABAB FUCILATI
6.  I SUGGERIMENTI DELLA SETTIMANA : 


OREGON (USA): RIDOTTI I REATI CAPITALI E SVUOTATO IL BRACCIO DELLA MORTE
La governatrice Kate Brown il 1° agosto 2019 ha ratificato SB 1013 che riduce i reati capitali da 19 a 4 e svuota il braccio della morte.

Questa nuova legge è quanto di più simile ad una abolizione della pena di morte per via parlamentare in questo stato. In Oregon infatti la pena di morte è stata reintrodotta nel 1984 con un voto popolare che approvò un emendamento alla Costituzione, e quindi non potrebbe essere abolita da un semplice voto parlamentare. 
La nuova legge limita la possibilità di chiedere la pena di morte ad atti di terrorismo con almeno 2 vittime, ad omicidi commessi in carcere da persone già condannate per omicidio volontario, a omicidi su vittime con meno di 13 anni, e all’omicidio premeditato di poliziotti. La nuova legge inoltre si applicherebbe anche alle 31 persone attualmente nel braccio della morte dell’Oregon le quali, se non condannate per i reati previsti dalla nuova legge, avrebbero le condanne a morte commutate in ergastolo senza condizionale. Negli ultimi 50 anni in Oregon sono state compiute solo 2 esecuzioni (nel 1996 e 1997), ed in entrambe i casi si trattava di “volontari”. 
Nel 2011 l’allora governatore John Kitzhaber proclamò una moratoria, che era stata confermata anche dalla governatrice Kate Brown subentrata nel 2015 e rieletta nel 2018. All’epoca dell’inizio della moratoria, nel 2011, l’allora governatore Kitzhaber aveva detto: “Fermo le esecuzioni in questo stato perché sono convinto che possiamo trovare un modo migliore per garantire sicurezza alla società supportare le vittime e le loro famiglie, e rispettare i nostri valori”. Oggi la governatrice Brown ha aggiunto: “la pena di morte in Oregon è disfunzionale, costosa, e immorale. Il nostro sistema giudiziario continua a mandare gente nel braccio della morte pur sapendo che sono oltre 20 anni che non giustiziamo nessuno”. Moratorie decise dai governatori rimangono in vigore in California, Colorado e Pennsylvania e stato di Washington. 
Il New Hampshire ha abolito la pena di morte nel maggio 2019, e lo stato di Washington, dove la Corte Suprema nel 2018 aveva dichiarato incostituzionale le legge capitale in vigore, e subito dopo il braccio della morte era stato svuotato, una legge che avrebbe formalizzato l’abolizione della pena di morte ha per il momento interrotto il suo percorso, che però è previsto che riprenda senza grossi ostacoli nella prossima sessione legislativa.
(Fonti: The Oregonian, KHSU Radio, Associated Press, 01/08/2019)


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NESSUNO TOCCHI CAINO - NEWS FLASH

MALESIA: RE GRAZIA 3 INDONESIANI CHE ERANO STATI CONDANNATI A MORTE PER DROGA
Tre cittadini indonesiani sono rientrati nel loro Paese il 7 agosto 2019 dopo aver ottenuto la grazia dallo Yang di-Pertuan Agong (Re della Malesia). I tre indonesiani erano stati condannati a morte in Malesia nel 2010 per traffico di droga.
Bustamam bin Bukhari, Tarmizi bin Yaacob e Sulaiman bin Ismail sono tornati in Indonesia accompagnati da ufficiali dell'ambasciata indonesiana a Kuala Lumpur. Sono stati ricevuti da funzionari del Ministero degli Affari Esteri di Jakarta che gestiranno il loro rientro nelle rispettive città di Aceh.
"I tre cittadini indonesiani sono stati oggetto di procedimenti nel sistema giudiziario malese dal 1996, o per 23 anni, assistiti da un avvocato nominato dal governo della Repubblica di Indonesia", ha dichiarato Soeharyo Tri Sasongko, segretario consolare dell'Indonesia a Kuala Lumpur, citato dall’agenzia Antara.
Secondo Soeharyo, il governo indonesiano ha presentato richieste di grazia per tutti e tre, che sono state accolte grazie agli sforzi del governo.
Sebbene fossero stati incarcerati dal 1996, il processo di appello dei tre uomini terminò nel 2010, quando le loro condanne a morte furono rese definitive e vincolanti.
Tuttavia nel 2012, Sultan Muhammad V commutò le loro condanne capitali in 20 anni di reclusione. All'inizio di quest'anno, Sultan Nazrin Muizzuddin Shah ha commutato ancora una volta le loro sentenze, rendendoli liberi di tornare in Indonesia.
(Fonti: coconuts.co, 08/08/2019)



IRAN: CONDANNATO ALL'ERGASTOLO FUGGE DURANTE UN PERMESSO E TORNA IN CANADA

Un residente canadese di origine iraniana è fuggito dall'Iran dopo essere stato imprigionato lì per 11 anni ed è tornato in Canada.
Saeed Malekpour era stato condannato all'ergastolo per un programma da lui creato per il caricamento di foto sul web che le autorità iraniane hanno detto essere stato utilizzato su siti Web pornografici in lingua persiana.
Sua sorella ha pubblicato un video online che mostra il suo ritorno in Canada il 2 agosto.
È fuggito mentre beneficiava di un breve rilascio dalla prigione.
Il portavoce della magistratura Gholamhossein Esmaili ha reso noto che Malekpour era in "permesso di tre giorni dalla prigione" e gli era stato "vietato di lasciare il Paese".
"Apparentemente ha usato vie illegali per lasciare il Paese", ha aggiunto Esmaili.
Payam Akhavan, professore di diritto internazionale coinvolto nel caso, ha dichiarato ai media canadesi: "È stato temporaneamente rilasciato dal carcere in Iran a seguito delle pressioni degli organismi dei diritti umani delle Nazioni Unite, e avrebbe dovuto fare riferimento alle autorità carcerarie.
"Ma invece ha lasciato il Paese ed è venuto in Canada attraverso un paese terzo".
La sorella di Malekpour ha pubblicato un video sui social media di lui che arriva in Canada.
"L'incubo è finalmente finito. È tornato a casa e si è riunito con sua sorella. Grazie Canada per la tua leadership", ha scritto la ragazza.
Non ha fornito dettagli sulle circostanze del suo ritorno.
Il programmatore web era stato arrestato nell'ottobre 2008 mentre visitava suo padre, che era in cattive condizioni di salute, in Iran.
Ha sostenuto che il programma da lui creato fosse open source e che fosse stato utilizzato da altri siti web a sua insaputa.
Inizialmente era stato condannato a morte per "diffusione della corruzione sulla Terra". Successivamente la pena era stata commutata in ergastolo, secondo quanto riferito dopo "essersi pentito". (Fonti: bbc.com, 04/08/2019)


IRAN: AGGIORNAMENTO SUL CASO DJALALI

Nei giorni scorsi era trapelata la notizia che Ahmad Reza Djalali (anche scritto Jalali) fosse stato trasferito senza preavviso dalla prigione di Evin (Teheran) a un posto non identificato, e si temeva che la sua esecuzione potesse essere imminente. 
In una conversazione telefonica con la sua famiglia, lo scienziato iraniano che ha acquisito anche la nazionalità svedese ha detto di essere stato messo sotto pressione per confessare nuovi crimini, e registrare un’altra video-confessione. 
Parlando a Radio Farda sabato 3 agosto, la moglie di Djalali, Vida Mehran Nia, ha detto di aver saputo dal marito che lunedì era stato portato in isolamento, ma fuori dalla prigione di Evin. "Mio marito mi ha detto al telefono che era stato sottoposto a forti pressioni per sottomettersi a una confessione forzata", ha detto la signora Mehran Nia, aggiungendo: "Loro (gli agenti dell'intelligence) lo hanno minacciato di produrre nuove accuse o di procedere con l’esecuzione. Djalali, che oggi ha 47 anni, il 21 ottobre 2017 è stato condannato a morte con l’accusa di aver passato informazioni riservate ad Israele. 
La professione di Djalali era quella di medico e ricercatore, esperto nelle procedure mediche di emergenza da adottare in casi di attacchi nucleari, chimici o biologici. Ha lavorato all'Università del Piemonte Orientale di Novara, al Karolinska Institutet di Stoccolma, e alla Vrije Universiteit Brussel. Djalali nega le accuse, e anzi ritiene di essere stato arrestato “per rappresaglia” per non aver accettato la richiasta dei servizi segreti iraniani di fornire informazioni sulle infrastrutture antiterrorismo con cui collaborava in Europa. Nel febbraio 2018 la Svezia gli ha concesso la cittadinanza, nella convinzione che questo possa agevolare le trattative a favore di Djalali. Sembra che in realtà la mossa abbia molto innervosito le autorità iraniane, le quali per altro non accettano mai il concetto di “doppia nazionalità”, nemmeno in casi meno drammatici. 
Djalali, che all’epoca era residente in Svezia, era stato arrestato nell’aprile 2016 dopo essere tornato a Teheran per partecipare a un ciclo di seminari su invito dell’università stessa. Il 5 dicembre 2017 la Corte Suprema ha confermato la condanna a morte. Quasi a spiegare la condanna, nel dicembre 2017 la tv iraniana aveva trasmesso un video in cui l’uomo confessava di aver fornito informazioni a Israele, informazioni che, secondo l’accusa, hanno portato anche all’uccisione, tra il 2007 e il 2012, di alcuni scienziati che lavoravano al programma nucleare iraniano. In una registrazione vocale pubblicata lo scorso ottobre su YouTube, Djalali afferma che le video-confessioni gli erano state estorte minacciando di morte lui, sua moglie, la sua anziana madre che vive in Iran, e anche i suoi figli che vivono in Svezia. 
(Fonti: radiofarda.com, 03/08/2019)


SOMALIA: DUE MEMBRI DI AL SHABAB FUCILATI

Il tribunale militare di Mogadiscio il 5 agosto 2019 ha giustiziato 2 membri del gruppo terroristico Al-Shabaab responsabile di diversi attacchi a Mogadiscio che hanno causato molti morti. Anshur Osman Abukar Omar, 23 anni, e Mohamed Ali Borrow Adan, 25, erano stati accusati di esseri membri dei gruppi armati responsabili dell'attacco all'Hotel Sahafi che causò la morte di almeno 32 persone innocenti, tra cui Anab Abdullahi Hashi, segretario generale dell'Associazione nazionale femminile a Mogadiscio. I due erano stati anche incriminati per aver pianificato le due esplosioni al Teatro Nazionale e vicino a Piazza Daljirka che uccisero 27 persone. Il presidente del tribunale militare Col. Hassan Noor Shute ha dichiarato che il tribunale ha ritenuto i due colpevoli di varie accuse e ha emesso le condanne a morte il 20/03/2019.
Il luogo dell'esecuzione è stato presidiato da funzionari del tribunale militare somalo e da altri funzionari governativi. La sicurezza intorno e all'interno del sito di esecuzione è stata rafforzata dal momento che tutte le strade che portavano al luogo erano state barricate. Gli uomini "sono stati fucilati il 5 agosto mattina", ha detto ai giornalisti il ​​presidente della corte militare somala Hassan Ali Nur.
(Fonti: Dalsan Radio, somaliland.com, 05/08/2019)

venerdì 9 agosto 2019

Giorni vacanzieri, la politica, Nicola Pezzoli, Laurel Halo, Tesnota




Questi ultimi giorni di vacanza sono giorni di merda.
La depressione che mi annienta il respiro.
Sfighe su sfighe che mi succhiano soldi che avevo risparmiato.
Ogni uscita di casa mi procura un dolore infinito e parlare mi causa il vomito.
Mangio poco e semplice. 
Ascolto le solite cose.
Vivo con depressione e rabbia questi giorni di crisi di governo.
Nei prossimi giorni/settimane/vacanze in Italia si vivrà il mercato delle promesse, del debito, dello statalismo, del razzismo, del nazionalismo, della nazionalizzazione, dei paradisi artificiali, dei richiami al popolo, del corporativismo, della difesa dei privilegi di categoria, della questua dei vari sindacati, dei voti turandosi il naso, delle alleanze democratiche per il bene comune che conoscono solo loro, della sinistra che salverà il cosmo intero, della purezza della razza, del passato come il mondo migliore possibile, delle omelie di Bergoglio e della compravendita dei crocifissi e delle madonne e via andare con tutta la merda possibile di questo mondo.

Sono uno snob del cazzo e preferisco leggere:


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Seguo Nicola Pezzoli praticamente dal suo esordio e sto per cominciare il suo ultimo "Gigolò per cliente unica". 
Lui per me è uno scrittore.
E per me dirlo/scriverlo non è mai semplice.
Ne scrivo appena lo finisco e sto un pochino meglio.

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-qui-


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lunedì 5 agosto 2019

DIIV, Black Marble, Cleopatra va in prigione, ultimi giorni di vacanza, Tour de Pologne


Sono innamorato da anni dei DIIV e sono stato malissimo per tutti i problemi di Zachary Cole e spero che se li sia lasciati alle spalle. Proprio oggi ho scoperto che a ottobre esce il nuovo disco intitolato "Deceiver" e dal primo singolo Skin Game ho potuto subito constatare alcuni cambiamenti e la speranza che il disco sia bello bello.

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Mi ispira anche il nuovo dei Black Marble, Bigger Than Life anticipato dal singolo:




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Leggo, cammino e sto in casa a pedalare. 
Ho riletto "Cleopatra va in prigione" (Minimum Fax) terza opera di Claudia Durastanti e ci ho trovato alcuni passaggi molto belli e lirici e una bella protagonista ma nel complesso l'ho ritrovato un romanzo deboluccio, un po' insipido, pulitino pulitino e quando l'ho chiuso sono tornato a dimenticarlo.

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Ultimi giorni di vacanza e poi si torna al lavoro.
Mi aspettano un giro un veloce a Milano con mio padre e poco altro.
Osservo le foto sconvolgenti della Groenlandia e della Siberia e dell'Alaska e mi viene da piangere.
La politica italiana mi fa stare malissimo perché il livello è veramente bassissimo.
Alternative all'orizzonte non se ne vedono a questo schifo di governo, a un'opposizione imbarazzante e ai nostalgici di mondi e ideologie finite.
E davvero, meglio le cubiste.
Per fortuna posso vedere verso la fine del pomeriggio il Tour de Pologne



domenica 4 agosto 2019

In brevissimo su "Fiume di terra" di James Still (Mattioli 1885)


Ci sono romanzi che mi arrivano per fortuna tardi nella vita, quando ho quarant'anni e riesco a comprenderli meglio di quanto mi sarebbe accaduto a venti, diciotto, tredici. 
Uno di questi è "Fiume di terra" di James Still (Mattioli 1885, traduzione e  cura di Livio Crescenzi), uscito nel 1940, un anno dopo "Furore" di Steinbeck.

Ho smesso da tempo di scrivere recensioni, mi annoiano, e questo romanzo è di una bellezza rara, con quella profondità che hanno solo i classici e recensirlo, scriverci sopra qualcosa lo uccide e lo sto uccidendo anche io.
Va solo letto. 
Lo puoi leggere nel 1940, nel 1980, nel 2019, nel 2050 e ti parla sempre perché anche se in questo romanzo si parla di minatori, di Appalachi, di contadini, di ragazzini, di cavalli questo romanzo, esattamente come scrive Livio Crescenzi, parla della condizione umana che travalica congiunture economiche, politici di turno, elezioni, cambiamenti industriali e che si fa insieme eterna e finita. 
Una condizione umana che dura il tempo di una stagione e di un'adolescenza, di un fiume che scorre e di una tomba, di una miniera che chiude e di un bimbo che muore, della miseria e di un pranzo condiviso, del sangue che scorre e dei racconti che risalgono ai nostri avi.
Una condizione umana che ha il sapore del racconto dei bambini che si fanno adulti e non dimenticano di essere stati bambini.
Non dimenticano le sofferenze e il suono che hanno le storie quando ci bussano alla porta del cuore e ci fanno male, ci fanno ridere, ci fanno piangere, ci fanno paura, ci fanno addormentare.

E mentre scrivo queste due righe la mia compagna che era appena tornata dal lavoro è uscita nuovamente, per sbrigare altre faccende, per guadagnare due soldi, per il lavoro a chiamata.

E quelli sotto sono i miei parenti che hanno sempre vissuto nella miseria, con grande dignità, sopravvivendo con la schiena diritta e non accumulando mai un soldo.
Sono la  mia nonna materna, la mia bisnonna materna, mio zio e la sorella di latte morta da poco con i vestiti della festa e della banda.
Mangiavano polenta e poco altro.
Facevano la fame.
Mio zio andava in giro a chiedere a questo e a quell'altro.
Sono sopravvissuti per puro caso.