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giovedì 7 giugno 2018

"L'educazione incidentale", Colin Ward, bambini, Birds of Passage, Lo Spione, Lindsay Lohan


"L'educazione incidentale" dell'anarchico Colin Ward (elèuthera, a cura di Francesco Codello, traduzione di Lorenzo Molfese) lo consiglio a tutti coloro che, come me, sognano una scuola totalmente diversa da quella attuale e anche da quella nella quale abbiamo studiato e nello stesso tempo sognano città, territori, paesi che si plasmino sempre con/e a immagine dei bambini e del gioco. Bellissimi i capitoli "La città come risorsa", "Adattare l'ambiente imposto", "Nei sandbox della città", "Il gioco come protesta ed esplorazione". 
E tutto il mio rispetto e incoraggiamento va a quegli insegnanti, pedagoghi, maestri, pensatori che non smettono mai di ragionare su altre ipotesi che non siano quelle imposte dalle consuetudini, dallo stato,  dall'economia, dalla paura e che vanno avanti, sognano nell'utopia, costruiscono una scuola che sia libertà.

Mentre lo leggevo pensavo a come nei paesi come il mio siano i scomparsi i bambini e le bambine per le strade e i cortili. Confinati fino a pomeriggio inoltrato dentro alle aule scolastiche e poi (rin)chiusi/confinati in casa o nei luoghi depositati all'incontro conviviali (oratori/campi da calcio/centri ricreazione/piscine...). Per andare a scuola ci sono i servizi piedibus, gli accompagnatori sui pulmini (un tempo io avevo la suora), le macchine dei genitori. Quando mi capita di parlare con i miei coetanei e con la gente del paese mi dicono che non ci si puo' piu' fidare a lasciare da soli i bambini. Che ci sono pericoli da tutte le parti. E io non riesco a credere alle mie orecchie. Gli ricordo cos'era il nostro paese a metà anni '80 e continuo a ripetere che era molto piu' pericoloso muoversi allora ma lo facevamo lo stesso, da soli, e le nostre mamme erano spesso casalinghe che ci lasciavano liberi di andare e tornare da scuola in bici o a piedi. Gli ricordo i camion, le buche, i tossici nel parchetto. Nella mia strada non c'era il marciapiede e bisognava stare attenti ai tir diretti alla fabbrica che c'era dietro i palazzi.
Forse perché non ho figli ma mi sembra che uno dei comandamenti di questa società sia quello di voler estirpare, negare, nascondere la possibilità del pericolo, il guasto, la morte. Anestetizzare, proteggere, filtrare tutte le esperienze.
E poi un giorno camminavo dietro questi bambini che tornavano da casa col piedibus. 
Lo so che è una misura interessante e da un certo punto di vista anche utile, aiuta anche i pensionati, ma vedere quei bambini che venivano richiamati all'ordine, al rispetto della colonna da due genitori o nonni mi ha intristito e anche incazzare.
Ricordo ancora quando io, Dario, Luca, Stefano, Barbara, Mauro, Bruno, Elisa, Cristina, Vittorio e tutti gli altri e altre tornavamo dalle elementari e dalle medie e sembravamo un'orda di barbari. Casinisti, timidi (io), gioiosi, tristi, disordinati (io). Mossi dalla volontà di far casino, nasconderci, far tardi, rompere le scatole a qualche vecchio o casalinga che stavano in casa a mangiare, guardare la tv, fare il sonnellino.
Che bello suonare sempre il campanello a quella vecchia megera che abitava prima della vecchia sede della biblioteca.
Che bello impiegare quasi mezz'ora per fare quattrocento metri.
Che bello inventarsi di sana pianta storie fantasiose per convincere mia madre che no, quello sul giubbetto non era fango.

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Visto una mattina di queste che non riuscivo a dormire, proprio prima di andare al lavoro.
Mi son venute le lacrime.
Melville è uno dei miei registi preferiti.
Strano davvero, o forse no, che ci siano due Melville nel mio cuore.

E sempre restando sul cinema ultimamente ho rivisto un film bistrattato da tutti ma che io amo alla follia, The Canyons, di Paul Schrader, un altro di quelli che mi hanno segnato la vita. In questo film recita una donna bellissima, un talento che si è buttato via totalmente. In questo film dimostra chiaramente tutta la sua incredibile bravura e la sua straordinaria bellezza. Peccato per come siano andate le cose.


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I dischi di Birds of Passage mi rilassano e mi fanno sentire bene. Anche se sono cupi, eterei, quasi inafferrabili. Questo sotto è l'ultimo:


2 commenti:

  1. "Anestetizzare, proteggere, filtrare tutte le esperienze"
    E' vero: è una deriva demenziale. Ormai quasi tutti i bambini non hanno la possibilità e la gioia di stare per conto loro o coi coetanei all'aperto. Mi sa che l'ultima generazione è stata quella di mio figlio, che già dalla quarta elementare poteva tornare a casa da solo.

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    1. Io sono contento qui a Lugano perché sono circondato da bambini e bambini che giocano in cortile e al vicino campetto. Pero' constato qui a Lugano, forse parzialmente, che sono tutti stranieri come me, nel senso, è come se queste famiglie non abbiano nessun timore che i propri figli giochino per le strade...

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