domenica 8 aprile 2018

Eugénie Bastié - donne che comandano


Quando leggo di Eugénie Bastié a me vengono sempre in mente la mia compagna e mia madre.
Non so spiegare perché ma  è cosi'.




"Il '68 alla rovescia

Eugénie Bastié, giovane polemista francese di destra (scorrettissima) ci racconta isteria e paradossi del #MeToo

Dalle pagine del Figaro, delle rivista Limite, da Twitter e dagli studi televisivi, Eugénie Bastié, polemista ed editorialista di destra, “fiera di esserlo”, non cessa di far parlare di sé. A 26 anni è una della voci più interessanti delal nouvelle vague di giornalisti e intellettuali schierati nel campo conservatore, spesso apostrofati dalla stampa di sinistra come “réac”. La incontriamo in un bistrot tra boulevard Hausmann e boulevard des Italiens, a pochi passi dalla redazione: si nota subito per gli occhi blu che si muovono in continuazione e le frasi rapidissime, incatenate una dietro l'altra, come avesse paura di non riuscire a finire quanto ha da dire.  Le chiediamo a cosa è dovuto il grande spazio dato alle opinioni conservatrici, tanto presenti da aver spinto Raphael Glucksmann a fondare una nuova rivista progressista, Le Nouveau Magazine Littéraire, per contrastare l'egemonia della destra: “Non abbiamo vinto alcuna battaglia culturale, semplicemente non c'è più un pensiero unico nel mondo culturale. Assistiamo al ritorno del pluralismo: per gran parte della sinistra il semplice fatto di non essere più il partito unanime segna il ritorno dell'egemonia della destra. Non c'è egemonia, semplicemente riequilibrio”, spiega.
Chiediamo come si posizioni una giovane conservatrice rispetto a Emmanuel Macron, soprattutto quando ormai appare chiaro, dopo un anno di mandato, che la sua politica è molto lontana dalla sinistra tradizionale: “Il macronismo è un rifiuto della politica, che è un confronto tra visioni del mondo antagoniste. Macron sostiene, al contrario di essere al di sopra delle divisioni, di volere riforme efficaci: grazie! Chi può essere contro l'efficacia? Non è una visione del mondo, o almeno non è la mia”. Bastié è considerata un'icona del politicamente scorretto, grazie alle sue battaglie contro l'estremismo femminista e gli effetti perversi della campagna #MeToo e #Balancetonporc. Nel 2016 ha pubblicato “Adieu mademoiselle: la défaite des femmes”, per spiegare che ormai “il femminismo ha compiuto il lavoro che doveva compiere”, e a maggio prossimo uscirà “Le porc émissaire: Terreur ou contre-révolution”, un avvertimento contro l'arrivo di un puritanesimo estraneo alla cultura francese “Dalla campagna #MeToo sembra che la Francia sia diventata l'Afghanistan, come se noi donne fossimo aggredite da un predatore a ogni angolo della strada o come se fossimo sfruttate in tutti i mestieri”, dice. “Ma questo è secondo me un effetto della “femminizzazione”, del mondo del giornalismo: sempre più donne fanno le giornaliste e quindi questa sensibilità è più presente. A me queste campagne sembrano soltanto una rivolta delle élite”.
La conversazione si sposta sul Sessantotto, è una strana coincidenza che quest'anno cadano i cinquant'anni dalla rivoluzione sessuale mentre l'occidente è impegnato a discutere di consenso, di maschilismo e di nuove rivendicazioni femministe: “Siamo al paradosso, è un Sessantotto rovesciato. Cinquant'anni fa lo slogan era fate quello che volete, andate a letto con chiunque, viva l'amore libero. Questo ha generato un cortocircuito nel desiderio: la norma è inversa, se non sei andata a letto con qualcuno a diciott'anni sei pudica, sei frigida, se una ragazza non fa sesso prima del matrimonio è giudicata male”. Questo, secondo Bastié, genera pressione, ed è una delle possibili spiegazioni ai tanti pentimenti postumi: “Se inconsciamente siamo convinte che dire di no sia “strano”, alla fine cediamo per poi renderci contro che forse non voleva dire di sì. Ma, siccome non siamo più in grado di rifarci ai valori morali, cerchiamo soddisfazioni nei tribunali, come se i rapporti uomo donna potessero essere risolti in quella sede”. Ma la Francia sta diventando puritana come gli Stati Uniti?: “Per  fortuna c'è una forma di resistenza: in qualunque altro paese anglosassone i ministri Darmanin e Huolt, accusati di stupro senza, per ora, prove convincenti, sarebbero stati cacciati dal governo. Sono ancora al loro posto, vuol dire che la battaglia non é ancora persa”. 

....

E quando esco dal lavoro parlo con una mia collega. 
Quella che dovrebbe essere piu' di sinistra, aperta, che legge i giornali, che s'informa. 
(A questo punto tutto forse forse forse...)
Discutendo della prossima visita del boss della catena scherziamo un po' e le dico che chissà, magari quando arriva la promuoverà a responsabile. 
Io ne sarei contento. 
Avrebbe tutte le qualità e di cinema e arte ne sa parecchio e una figura femminile in un ruolo di responsabilità sarebbe una ventata d'aria fresca. 
Ma la risposta e la discussione successiva mi hanno deluso e abbattuto, perché lei sosteneva che è meglio che siano gli uomini a comandare perché:
- le donne sono volubili, nervose, nevrasteniche, irascibili, eccessivamente materne
- hanno il mestruo e quindi sono ancora piu' volubili
- hanno figli (lei non li ha) e poco tempo
- non sono di polso o troppo di polso

Di fronte a queste risposte è inutile proseguire nella discussione e infatti sono rimasto zitto.
Come fare a discutere dopo aver ascoltato un tale carico di superficialità e banalità?

Come poter pensare, con queste premesse, di aprire un'ipotetica successiva discussione sul Potere, sull'autorità, sull'oppressione, sui sistemi di controllo, sui dispositivi di coercizione?

Impossibile.


4 commenti:

  1. E' difficilissimo rispondere/commentare su quest'argomento: da donna, quale io sono, lo è sicuramente: ho numerose esperienze alle spalle in questo senso.
    Sai, quando parlo in ambito lavorativo con donne dichiaratamente "non reazionarie e/o conservatrici" mi trovo prima o poi a sentire argomentazioni come quelle della tua collega...
    Per quanto mi riguarda, pur con un senso di profondissima delusione, devo ammettere di aver sbattuto spesso il muso contro comportamenti biechi sul posto di lavoro, sia da parte di donne, sia da parte di uomini, ma per le prime vale una differenza non trascurabile, (la stessa che determina il senso di cocente delusione), che cercherò di spiegare sinteticamente, sperando di riuscirci.
    Le donne sono state- in parte sono ancora- la categoria oppressa per eccellenza (detto semplificando) e dunque ci si sarebbe aspettato da loro un modo innovativo di porsi nel lavoro, della serie: esperienza fa virtù. Invece, e lo dico con un nodo in gola, nell'ambiente di lavoro le donne hanno per lo più scimmiottato comportamenti maschili e/o trasferito nel pubblico logiche e comportamenti “domestici”, come se non riuscissero mai a spiccare il volo con la testa, finalmente fuori dalle dinamiche delle quattro mura: leggi luoghi chiusi e costrittivi.
    Il mio discorso vale soprattutto tra colleghe (questa è la mia esperienza), ma si può applicare anche salendo gerarchicamente.
    Quello che in assoluto trovo più irritante (sottolineo sempre: sono impressioni e valutazioni personali, ché mai mi metterei a definire categorie rigide e assolute) è l’incapacità femminile di separare il personale dal pubblico, evitando pericolose e devastanti contaminazioni; l’incapacità di assumersi in prima persona la responsabilità di decisioni/comportamenti non condivisi dalla maggioranza anche pagando la tassa dell’isolamento, il cosiddetto coraggio dell'opinione.
    E’ come se resistesse in ognuna di noi un principio del “devo piacere e compiacere”, annidato così in profondità da non poter essere mai rescisso.

    p.s.: mi sono espressa con cautela ma anche con sincerità, benché, di fatto, che ogni volta che ho toccato questi argomenti mi sono venute addosso le tigri, ed erano tigri di pensieri e "ideologie" diverse...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Posso solo risponderti grazie, ma davvero di cuore, per aver scritto queste parole.

      Elimina
    2. Figurati, carissimo, ho solo scritto quel che penso.
      L'ultima tigre incrociata in una discussione mi ha dipinto di tutti i colori (ideologici e non), ma io l'ho già scusata: è chiaramente una che non separa mai il privato dal pubblico, l'opinione ragionata dal sentimento "de panza", come direbbe un mio amico.
      Ho imparato a stare con pochi/e e a ragionare sulle cose solo con chi è disposto a mettersi davanti alla scacchiera delle idee senza schemi di partita già giocata. Io non mi aspetto che la gente cambi opinione e adotti la mia, mi aspetto però che la mia opinione sia rispettata in quanto tale e non venga ridotta a tesi puramente strumentale per colpire qualcuno.
      Un saluto.

      Elimina
    3. Per quanto mi riguarda è un argomento che mi sta molto a cuore perché sono cresciuto in una famiglia, sia da parte paterna che materna, con una forte impronta matrilineare. Bisnonne/nonne/madri/zie/prozie molto importanti ma anche devastanti nella loro presenza fisica, culturale e con tutto il loro portato di esperienze. La mia nonna paterna, socialista, era una presenza devastante sulla psiche di uomini e donne e nipoti...femminile, sensuale sempre...debordante nel suo femminismo e materialismo...da distruggere vite intere. Vabbé...chiudo...

      Elimina