giovedì 22 marzo 2018

Sull'ultimo romanzo di Englander, Leni Riefenstahl, Joyce Manor, The Evil Usses/Invisible Show


"Una cena al centro della terra" di Nathan Englander (Einaudi, traduzione di Silvia Pareschi) è un romanzo splendidamente scritto che unisce spy story e riflessione sul conflitto israelo-palestinese. Ma che soprattutto parla d'amore, sentimenti irrisolti, dubbi, tanti dubbi e di speranza. 
Englander sa sempre confondere i piani di narrazione e restituire al lettore le innumerevoli e invisibili crepe che solcano le nostre esistenze.

Non è certo un romanzo per tifosi. 
Almeno per come l'ho letto io. 
Si tengano alla larga tifosi sionisti e antisionisti, sostenitori del BDS o strenui difensori della causa israeliana, innamorati di Arafat o Sharon, fedeli alla causa della bella vita sulle spiagge di Tel Aviv o della kefiah guerrigliera. 
Ed è per questo che mi è piaciuto questo romanzo.
Perché sfida i tifosi e si pone su un'altra dimensione, piu' profonda, intima, senza dimenticare il dolore e la guerra.
Ed è questo che dovrebbe sempre fare, almeno per me, un romanzo.
Andare oltre.
Sfidando il senso comune, anche  e soprattutto nelle piccole cose, affidandosi alle sfumature.

(E comunque meritoria di segnalazione è la citazione di The Lonesome Dove scelto dal prigioniero Z quando non era ancora il prigioniero Z...ho sorriso anche leggendo di tutta l'ambientazione italiana...)

(Per recensioni meglio strutturate andate altrove, non mi va piu' di scriverle e nemmeno di leggerle, faccio gia' fatica a leggere quelle che segnalo)

Qui su Rivista Studio un'intervista a Nathan Englander.

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Sto per leggerlo anche se già conosco molte cose della sua vita e sono incuriosito di trovare qualche spunto di tipo cinematografico/tecnico perché poi estaticamente il suo "Il trionfo della volontà" mi travolse.
Di sicuro per una donna come Leni avrei perso la testa, anche e proprio per tutte le sue contraddizioni.


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THE EVIL USSES (UK)
30/3/2018, ore 21
Bergamo

"Siamo tutti amministratori di Dio"
Thomas Chatterton


Gli Evil Usses sono una serious fun band sperimentale di Bristol. Un quartetto di studenti del Dartington College of Arts che nell’afoso agosto 2013 si ritrovano all’incrocio tra jazz e modernità in cui Frank Zappa ha abbandonato il suo cestino del pranzo mentre Sun Ra rimaneva bloccato in ascensore. Fomentati dalla scena psichedelica di Bristol, hanno riadattato una biblioteca in disuso a sala prove e si sono accasati alla Stolen Body Records. Hanno pubblicato il primo album omonimo con la coproduzione di Jim Barr dei Portishead. Amateur Pro Wrestling del 2016 è stato invece prodotto da John Dieterich dei Deerhoof. L’approccio al divertimento turbolento li segue nei live, ordinatamente selvaggi, che si svolgono in improvvisate serate underground, a Glastonsbury o in borghesi festival jazzistici. Trepidanti per l’uscita del terzo album, Muck, nell’aprile 2018, i quattro si sono imbarcati in un Grand Tour europeo, con l’ingenua spavalderia di chi finge di non sapere.


 70 posti limitati
per sapere l’indirizzo e confermare la tua presenza 
chiama il 349-8830539/349-1680619


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2 commenti:

  1. Di Leni si innamorarono valanghe di uomini.
    E li capisco.
    Era davvero un'eccezione.

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    Risposte
    1. Lo so lo so.
      Anche se in quel periodo credo che avrei in realtà perso totalmente la testa per Arletty, un'altra di quelle detestate e considerata una collaborazionista. Amanti perduti di Carné, che la vede protagonista, è un film indimenticabile

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