sabato 31 marzo 2018

Leggere St Aubyn; Dita Von Teese; La Taularde; la pioggia sommergerà almeno per un po'



Che bello tornare a casa ieri dal lavoro stanco e con la testa vuota, lavarsi, mangiare qualcosa e sedersi sul divano (e poi sdraiato sul letto perché mi fanno male le ginocchia) a leggere lo splendido romanzo di St Aubyn "Via d'uscita" (Neri Pozza, traduzione di Luca Briasco) e finirlo. Senza distrarsi  mai se non per preparare un caffè per la mia compagna e un tè per me. Leggere, rileggere alcuni passi e rifletterci sopra con attenzione.

Un estratto:

"Il fumo azzurro della paraffina. Il baccano degli scooter. I negozi minuscoli, con le scale per raggiungere la merce nelle scansie piu' alte, e i sacchi di tela grezza fuori dalle porte, pieni di granaglie e di fagioli. Il colonnato schizzato di fango, il fumo oleoso che sale dalle griglie da barbecue, le bancarelle che vendono cibo, con gli infissi lerci. L'odore misto di terra e di olio motore fuori dall'officina di un meccanico, ruote e cinghie di trasmissione che pendono dal soffitto. Dappertutto, uomini che oziano. Alcuni se ne stanno stravaccati tutto il giorno al tavolino di un caffè, sorseggiando una bottiglia di Coca-Cola mentre dal televisore ad alto volume si riversano storie piene di violenza e passione. Altri guardano nel vuoto, senza la minima traccia di curiosità negli occhi. Sembrano perfettamente predisposti alla morte. invidio il loro senso di coerenza stilistica. Lo stesso sguardo vuoto quando i loro cuori battono e ancora quando smetteranno di farlo. Come sembro agitato e in ansia per me stesso, al confronto. Devo emulare il loro contegno. Continuero' a viaggiare verso sud, fino a quando il calore non diventerà cos' insopportabile da strapparmi di dosso ogni voglia di vivere." (pag. 171)

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Qui a Lugano da oggi fino a lunedi' ci sarà la noiosissima invasione dello Street Food Festival. Magari a voi piaceranno queste robe. A me. Non intendo che non mi piace il cibo di strada, anzi. A Salonicco un armeno mi preparo' un piatto straordinario cucinando su un fornelletto da campeggio in mezzo alla strada. Non mi piacciono queste mode, queste festival che non hanno niente della strada, compresi i prezzi alti. Tutto pulito, fighetto, versione turistica. Un carrozzone per far soldi. E per fortuna almeno oggi piove a dirotto.
E comunque non se ne puo' piu' di tutto questo cibo. Televisione, radio, giornali, internet, per strada, pubblicità. 
Al solo pensiero di passarci in mezzo a piedi a questo Street Food mi è venuta la nausea e ho preferito allungare di molto il mio tragitto e sono finalmente arrivato a un chilometro sgombro da ogni invasione di cannibali, erbivori, vergivori (????), riuscendo finalmente a respirare.

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Non preoccupatevi delle mie tante contraddizioni ma mi sto purificando da molte cose che erano figlie esclusivamente di un'incazzatura generale e di un bisogno di purezza, di sbattere la testa. 
Le contraddizioni resteranno sempre ma mi sento piu' a casa leggendo IlDubbio che Libero o LaVerità, anche se mi capiterà sempre di leggerli perché poi leggo sempre tutto (e continuero' a difendere quel "Bastardi islamici")
E cio' che mi forma sono sempre stati vari percorsi che non rinnego e anzi sono parte della mia fisicità, del mio cuore, di cio' che scrivo e penso, della mia vita.
È un percorso emotivo e intellettuale.
Di sensibilità e di guardare in faccia la propria esistenza nella sua essenza.
Difficile capirmi, lo so, e continuero' a spaccarmi in due, a innamorarmi del diverso da me che è già dentro di me.
Ma il motivo sta anche in questo film bellissimo che ho visto recentemente con la mia compagna.
Piu' che politico è questione di sguardo.
Passato in tv.
Ci siamo commossi e immedesimati.



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