lunedì 26 marzo 2018

Leggendo l'Espresso/Micromega/Internazionale; Sorority Noise; St Aubyn; l'assistenzialismo dei rivoluzionari; applicazione per intellettuali/scrittori/filosofi; film che cerchero' di vedere

Mi metto a sfogliare l'ultimo numero dell'Espresso che mi ha lasciato mio padre e mi viene quasi naturale sbarrare gli occhi leggendo cosa s'inventano quattro pseudo/intellettuali/scrittori italiani (Diego De Silva, Paolo Di Paolo, Aldo Nove, Roberto Andò) scrivendo dei quattro protagonisti della politica attuale...imbarazzante...chissà cos'avrebbero da dire se si fossero seduti insieme alle colleghe della mia compagna, tutte cameriere ai piani, che in tutti questi anni hanno votato Berlusconi, Salvini, Cinque Stelle...cosa avrebbero commentato?...ovviamente Aldo Nove su Salvini scrive di immigrati eppure non si ferma nemmeno un secondo a chiedersi come uno (che a me fa veramente schifo) che tutti hanno preso per il culo, denigrato, sbeffeggiato abbia preso tutti quei voti e sia diventato centrale nella politica italiana...è l'ennesima conferma che stampare questi giornali significa solo uccidere alberi o riciclare inutilmente carta.
E la mia compagna, che nemmeno ha votato, sapete cosa m'ha detto delle sue colleghe cosi' diverse da lei?
Semplicemente me ne ha parlato e ne abbiamo discusso e ci sono venuti tanti dubbi su tutto. E sapete perché? Perché con quelle persone lei, come me, fatica, lavora, condivide emozioni e dolori, fregature e sfruttamento, ci litiga e ci va d'accordo, ci parla al telefono e le manda affanculo e spesso non le capisce e si sente un'aliena e tantissime altre volte mi porta a casa perle di vita che conservo nella memoria.
Ecco, leggendo l'Espresso io non ho trovato un cazzo di tutto cio'.
Cazzo ho trovato?
Solo merda.
Di super squisita qualità.
Ma anche quella finisce giu' nello sciacquone.

(C'è pure un articolo di Alberto Negri lanciato da queste parole "Pensavamo che la guerra avrebbe portato la democrazia a Damasco"....ma se non pensi, prima di esprimere un pensiero, nemmeno ai morti, poi di cosa ti vuoi lamentare....e questi son giornalisti..............le firme da rispettare..........)

E il Marchese, nella sua splendida supponenza, aggiunge questo:


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Quando dicono che quel giornale di merda che è Il Fatto Quotidiano non è l'organo dei 5Stellati, io sorrido.
Ecco.
Il capo rivoluzionario in pausa bimbo pranzo, l'uomo che affascina donne e giornali, per chi lavorerà secondo voi?
Tutti tornano a casa.
Non preoccupatevi.
Anche io dopo il lavoro ma io sto a casa mia e se volessi cambiare lavoro dovrei spedire curriculum, superare selezioni e colloqui, affidarmi esclusivamente alle mie forze, alla fortuna, alle agenzie interinali e soprattutto al caso, al "se mi sono fatto la barba", alla camicia.
Non preoccupatevi pero', c'è l'assistenzialismo per i presunti rivoluzionari.
Usufruiamone tutti.
Un bel posto al Fatto per bere il caffé.

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E dopo il Book Pride a Milano cosa sarà di tutti questi "artisti"? E del pubblico? Nessun problema. È stata appena creata un'applicazione che vi permette di prenotare/ordinare/affittare l'artista di vostro gradimento. Direttamente a casa che vi spiega tutto di tutto, discute con voi, vi regala copie autografate, si fa analizzare e vi analizza, fa l'esegesi del testo e si fa recensire e vi recensisce.

(e la scelta della canzone è calibrata...per rimarcare la differenza fra chi rispetto, Califano, che non era certo un santo (ma mica cerco santi, ho già Giovanna d'Arco) e uno alieno allo spettacolo, e chi invece mi sta sui coglioni)

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Il desiderio del suicidio mi accompagna ogni giorno.
Questo disco è splendido cosi' come quello che lo riprende in acustico. Il primo brano, "No Halo" racconta di cio' che ti lascia addosso una morte. Inaspettata ma anche no. Le volte che ci sono quasi riuscito a morire, avevo smesso di chiedermi cosa sarebbe successo a me, a tutti, a lei. Se te lo chiedi non ci riesci a ucciderti. Vuol dire che nemmeno ti senti di farlo. Poi ci sono giorni che scatta che lo faresti e basta.
Se non avete mai vissuto quella sensazione e quell'arrivarci e poi pensarci, ripensarci, non potete capirlo, ma non è una colpa, anzi.
Meglio non pensarci.
Se ci riuscite.
Io ci penso sempre a quella sensazione, affascinante, di farla finita.

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