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giovedì 1 febbraio 2018

Val Brelinski, Léo Ferré Philip Larkin, W. H. Auden, Roberto Minervini, Besso


Il romanzo di Val Brelinski è uno di quei romanzi che commuove e trascina. Non ci sono virtuosismi stilistici, invenzioni letterarie, digressioni metaletterarie ma una pulizia di scrittura che resta vigorosa per tutte le 400 pagine di una storia che sembra materializzarsi davanti agli occhi. E pensare che ero partito un pochettino prevenuto. Unisce religione e anni '70, cielo stellato e delicatezza, tremori adolescenziali e drammi, conflitti familiari e voglia di rivoltare il mondo, perdono e la speranza che un giorno tutto il dolore possa scomparire e risorgere la vita. C'è tutto un sottile gioco psicologico fra amore e gelosia giocato fra/con le sorelle, coi genitori e col mondo esterno che mi ha messo addosso i brividi, in un modo quasi molesto. Potrei, per inquadrare meglio questo romanzo, citare Miriam Toews ma anche Buon compleanno Mr Grape, poi pero' ho ripensato tanto a questa splendida frase di Philip Larkin che inquadra perfettamente il romanzo:

"Ti rovinano, tua madre e tuo padre. Forse non vorrebbero, ma lo fanno. Ti trasmettono i loro difetti e ne aggiungono degli altri adatti a te."

E in questo romanzo si trova anche la straziante poesia di W. H. Auden "Blues in memoria":

"Fermate ogni orologio, tagliate il telefono,
Tenete il cane a tacere con un succulento osso,
Chetate i pianoforti e fra un rollìo smorzato
Sfornate il feretro, che i dolenti si accostino.

Che aeroplani lamentosi incrocino lassù
E scarabocchino sul cielo il messaggio È MORTO,
Mettete crespi nastri attorno il collo bianco dei piccioni,
Che i vigili indossino guanti di coton nero.

Era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est e l’Ovest,
La mia settimana feriale e il mio riposo domenicale,
Il mio mezzodì, la mezzanotte, il mio discorso, il canto;
Pensavo ch’amore fosse eterno: Io, mi sbagliavo.

Ora, le stelle non servono più: spegnetele tutte;
Imballate la luna, e smantellate pure il sole;
Svuotate l’oceano, e sradicate il bosco.
Poiché nulla può venir ormai a niente di buono."

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Poi ho rimesso nello stereo una raccolta di Léo Ferré:

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