sabato 3 febbraio 2018

Sherman Alexie, Boris, Elliott


Sono arrivato praticamente a metà di questo libro e la sua lettura ha funzionato come una medicina dopo una giornata di lavoro distruttiva, stupida, senza senso.

Un estratto:

"16. Ricongiungimento
Dopo essere tornata dall'Italia, mia moglia venne a letto. Mi sentii come se non se avessi dormito bene da anni.
Dissi: “Si faceva gran rumore che soffrissi di un tumore, ma l'ho ucciso con l'umore”.
“Quanto hai aspettato prima di dirmela?” chiese.
“Oh, probabilmente dalla prima volta in cui un dottore mi ha messo le mani nel cervello”.
Facemmo l'amore. Ci addormentammo. Ma io, agitato dagli steroidi, mi svegliai alle due, alle tre, alle quattro e alle cinque di mattina. Il letto mi faceva un gran male alla schiena, così mi misi sul pavimento. Non sarei morto a breve, almeno non a causa del mio amichetto, il signor Tumore, ma questo non mi faceva sentire in nessun modo a mio agio o rassicurato. Mi sentivo distante dal mondo – da mia moglie e dai bambini, da mia madre e dai miei fratelli, da tutti i miei amici. Invece, mi sentivo più vicino a tutti quelli a cui avevano messo le mani nel cervello. 
E non mi sentii più in contatto con il mondo nemmeno sei mesi dopo, quando un'altra risonanza magnetica rivelò che il meningioma non era cresciuto né aveva cambiato forma.
“La trovo bene” mi disse il dottore. “Come va con l'udito?”.
“Credo di averne riguadagnato un novanta per cento”.
“Bene, allora gli steroidi hanno funzionato. Ottimo.”
E non mi sentii più in sintonia con Dio nove mesi dopo quando, con una nuova risonanza, il medico ipotizzò che il meningioma potesse essere solo del tessuto cicatriziale dell'idrocefalo.
“Francamente” disse il dottore “il suo cervello è magnifico”.
“Grazie” risposi, nonostante fosse il complimento più bizzarro che avessi mai ricevuto.
Volevo chiamare mio padre per dirgli che un bianco pensava che il mio cervello fosse magnifico. Ma non potevo dirgli nulla. Era morto. Dissi a mia moglie e ai bambini che stavo bene. Lo dissi a mia madre e ai miei fratelli. Lo dissi agli amici. Ma nessuno rise tanto di gusto per il mio cervello magnifico quanto avrebbe fatto mio padre. Mi manca, quell'ubriacone bastardo. L'uomo che sentirò sempre più vicino è quello che in assoluto mi ha deluso di più.” (pp. 64-65)

...

Perché poi  in questa giornata ho pensato a questo ragazzo. La sua faccia l'ho vista per tanti giorni in un manifesto appeso anche al Cinema. Entravo, uscivo e vedevo i suoi occhi. Qualcuno mi dirà che la vita è fatta cosi' e lo so. Si nasce, si vive e si muore. Le tragedie sono all'ordine del giorni. Ci sono i grandi eventi. Le guerre, le tragedie, le elezioni, le tasse, le esplorazioni spaziali. Eppure credo che uno dei motivi per cui scrivo, o meglio ci provo, sono quegli occhi. Le piccole storie sfumate. A tutto il resto mi sento trasportato come un coglione. Ma sono le storie dentro alle case, quelle che si raccolgono per strada, quelle che covano dentro alla testa che mi interessano. Che poi è difficile da spiegare. E non mi va nemmeno di spiegarla. 


5 commenti:

  1. Non serve spiegare..il bel post di qualche giorno fa spiega benissimo ;) ciao! ET400

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  2. Assai! Fuori..e anche dentro

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    1. Allora vuol dire che ha nevicato tanto e tanto gelo dentro e fuori. Arriverà la primavera?

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  3. Prima o poi arriva sempre ;)

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