venerdì 16 febbraio 2018

La mia compagna, Evan Dando, Dominique Venner, Iperborea, Baltico,


Ieri sera la mia compagna, stanca dal lavoro, coi capelli unti, un bicchiere in mano che al telefono gridava a un ex datore di lavoro di svegliarsi a spedirle alcuni documenti necessari per la prossima dichiarazione e che era incredibile che non si fosse ancora degnata di pensarci mi ha ricordato tantissimo le sorelle Deal. Poi è venuta in camera e mi fa "Dici che l'è presa?" e siamo scoppiati a ridere.

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Fuori questo inverno sembra quasi chetarsi in un brivido di fasulla primavera e ascolto un disco Con vari pezzi di Evan Dando e i Lemonheads e mi consolo rileggendo alcune pagine de “Un samurai d'Occidente” di Dominique Venner (Settimo Sigillo) di cui torno a trascrivere due estratti tratti dall'Epilogo e di cui non prendo tutto alla lettera ma che mi serve come sprone e abbraccio caldo nelle viscere:

Lo spirito dell'Iliade
Questo Beviario è stato scritto da un Europeo per degli Europei; degli Iperborei, avrebbe detto Nietzsche. Altri, provenienti da altri popoli, altre culture, altre civiltà, potranno leggerlo, beninteso, ma solo per semplice curiosità intellettuale. Perchè per gli Europei, figli dei diversi popoli della grande patria boreale, questo libro è un po' quello del loro destino particolare nell'universo. È una riflessione sulle cause del declino e del letargo dell'animo europeo. Mostra i pericoli dell'hubris, e di altri difetti dannosi. Dedicandosi all'ermeneutica dei poemi di Omero e dei contributi dello stoicismo come scuola di vita, si rivolge alle nostre fonti più autentiche.

Una pagina della storia ha iniziato a voltarsi

Intendiamoci, un libro non ha il potere di invertire da solo il corso della storia e delle “rappresentazioni” insediate nelle menti in modo apparentemente definitivo. Un libro non ha mai il potere di cambiare il mondo, e sarebbe ridicolo sperare che lo avesse. È il mondo a cambiare, e ad aspettare a volte nuovi libri. Siamo entrati in tali cambiamenti. Nonostante le catasfrofi che hanno fatto dell'Europa un insieme ignavo, dimentico, informe e colpevolizzato, che cerca di scampare alla violenza dei Barbari attraverso implorazioni e vili lusinghe, la rivolta contro questa vergogna è iniziata sotto i nostri occhi, provenendo spesso da dove non ce la si aspettava, tracciando i presagi di una riconquista interna. Ridiventare padroni di sé e a casa propria, questa è la speranza. Quella di poter guardare i propri figli senza illividire di vergogna, e, venuto il momento, lasciare la vita sapendo assicurata un'eredità. Sotto i nostri occhi, una pagina della storia ha iniziato a voltarsi. Siamo entrati in un'epoca che conoscerà intensi stravolgimenti. Questi esigeranno nuove “rappresentazioni”, nuove visioni del mondo e nuove energie. Il loro primo manifestarsi suscita sin da ora il bisogno, per gli Europei, del ritornare a se stessi, allo spirito del loro spirito. Questo Breviario ha per scopo solamente quello di accompagnare e approfondire questo bisogno. Intimamente cosciente di ciò che devo di essenziale alle mie origini, ci tengo a dire che giustificherò e sosterrò sempre il diritto fondamentale di tutti gli altri umani ad essere sovrani sulla loro patria, alla loro cultura, ad un radicamento che permette di essere se stessi, a casa propria, e di non essere il nulla.
E mi ribello anche contro ciò che mi vuole negare. Mi ribello contro l'invasione programmata delle nostre città e delle nostre nazioni, mi ribello contro la negazione della memoria francese ed europea. Ho un debito nei confronti di questi esempi di comportamento, di coraggio e di raffinamento provenienti dal più remoto passato, quelli di Ettore ed Andromaca, di Ulisse e Penelope. Minacciata come tutti i miei fratelli europei di morire spiritualmente e storicamente, questa memoria è il mio bene più prezioso. Quello su cui appoggiarsi per rinascere.” (pp. 177-178)

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Mi era già successo mentre leggevo “Anime Baltiche” e mi è successo anche leggendo “Come tessere di un domino”:



Anche se l'io vive nella luce del giorno splende in pienezza di contenuto e forma, la sua parte notturna non è mai preservata dall'incertezza. I sogni rendono più brillanti i desideri, drammatizzano i presentimenti, svelano i sospetti. Il legame con la società è illusorio, siamo costretti a risolvere da soli i conflitti più profondi. In realtà non c'è contraddizione in questo. In una prospettiva più ampia anche la cosiddetta vita reale si rivela simbolica, perché fluttua libera nel tempo, con cause ed effetti dimoranti in scenari inaccessibili alla ragione.
Quando ero bambino i sogni occupavano un posto importante nel mio mondo. Si potrebbe quasi dire che vivevo le notti più intensamente dei giorni. Mi succedevano cose tali che quelle vissute di giorno sembravano insignificanti e scialbe in confronto. Di giorno non mi era mai capitato di raggelare dal terrore, ma conoscevo bene quelle sensazioni nel sonno. Di giorno non ero mai perseguitato, ma nei sogni fuggivo ora da bestie feroci ora dalla furia degli elementi: rocce mi si precipitavano addosso, la terra sprofondava sotto le mie gambe e, senza sapere come e perché, cadevo in abissi infernali.
In quel mondo esasperato della notte incontrai anche mia madre. La bella donna nell'abito lungo scintillante, con un frustino per addestrare i cani, era senza volto. Sapevo però che era mia madre e quella figura strana sembrava anzi interessante. Camminava su un filo teso fra le stelle. Volevo che non andasse avanti, ma che calasse giù con ombrello e si posasse accanto a me. Un'altra volta un mago infilò mia madre in una cassa facendola scomparire, e alla fine dello spettacolo non la si trovava più. Tutti cercavano agitati; gli addetti alla pista, in uniforme, sollevarono le assi del pavimento. Ricordo che dopo lo spettacolo rimasi seduto da solo nell'anfiteatro del circo, vuoto e buio, ricordo tutta la tristezza che avevo nel cuore.” (pp. 44-45)

Il Baltico.
Estonia.
Lettonia.
Lituania.
Kaliningrad.
Polonia.
(ovviamente poi ci sono i paesi nordici e la splendida, immensa, meravigliosa Russia)

Tanta voglia di visitare un giorno questi Paesi.



Lo sapete quanto sono astioso verso festival letterari/presentazioni eccetera ma segnalo il Festival di una delle pochissime case editrici veramente di qualità in Italia che è l'Iperborea.
Ovviamente non ci andro'.

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Quando ascolto Evan Dando in acustico io mi spoglio e mi sento totalmente nudo.
Mi appoggio al divano e ascolto questa fragilità che sembra quasi parlare di me.
Mi viene l'ansia a pensare alla notte che sta per arrivare e al prossimo giorno.
Ansia e vuoto totale.
Non penso mai a un lavoro migliore, a una casa piu' grande, a un contratto, a un romanzo in libreria col mio nome, a figli, soldi, famiglia.
Sogno di salire su una barca, un'auto, un carro, una slitta con la mia compagna, due cani, un gatto e qualche fucile, una pistole, libri, viveri e coperte, semi per piantare fiori e andarmene fuori dai coglioni.


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