mercoledì 28 febbraio 2018

Carcere, Radio Radicale, Valerio Guerrieri, IlDubbio, libri, Siberia, Claudio Naranjo, Poulet

Ieri, ascoltavo in macchina Radio Radicale (una radio che mi auguro non chiuda mai) e si stava ricordando il caso di Valerio Guerrieri.
Un ragazzo morto suicida, o per meglio dire, assassinato a Regina Coeli.
Un ragazzo che il 14 febbraio 2017 esprimeva in aula questi pensieri:

"Regina Coeli è un caos, io ogni mattina mi sveglio e soffro. Soffro mentalmente, psicologicamente… Guardate, veramente do la mia parola d’onore, di uomo, che se mi mandate a Villa Letizia o a casa mia, io seguo tutte le terapie che mi date, dal Cim al Sert… Io sono convinto di curarmi… perché voglio fare una vita normale, voglio sposarmi, avere dei figli, mi voglio fare una famiglia, voglio andare a lavorare, voglio essere normale… Perché sono un ragazzo…»

e che dieci giorni dopo si sarebbe impiccato nella sua cella.

Ed è tutto il giorno che ci giro intorno a questo fatto perché ieri è morto il padre di Fabio, un uomo del mio paese, nato nel '78, con problemi psichici. Con lui ho lavorato per anni in Cooperativa, ha mangiato in casa mia, io e mio padre lo riforniamo di cibo, è sempre in giro a piedi e in bicicletta, parla da sola, da piu' di dieci anni lavora come operaio in una grande industria metalmeccanica, non perde un giorno ed è un lavoratore preciso, competente, efficiente. Parla da solo, continuamente. Ma non c'è uomo piu' educato di lui a tavola. Suo padre era una merda di uomo, sua madre si prostituiva ed è scappata, la nuova compagna del padre è una prostituta albanese. Sulle spalle di Fabio vive tutta la famiglia. Lui spesso dorme in cantina. Preferisce stare fuori, alla pensilina, che stare in casa. La sua vera casa sono le strade, i campi da calcio. Di lui ho scritto nel mio ultimo libro.
Ci pensavo oggi perché pensavo che se si è salvato da molte brutte cose è per il tessuto sociale che ha intorno. Che lo aiuta, lo ripara, lo mette in carreggiata. Lo conoscono tutti e sa bene chi frequentare e chi no. Ma sono persone che vivono sempre sul filo. Quel filo che puo' spezzarsi.
E allora prego che non finisca in una comunità perché ci morirebbe.
Prego che questa morte non sia causa di qualche crollo.

Perché nella mia vita ho già visto e vissuto cosa puo' accadere quando crolli.
Quando non stai bene, stai soffocando, scivolando e non senti di avere piu' un limite.

Ne scrivo perché mi ritengo un uomo fortunato, un sopravvissuto. 
Una notte di tanti anni fu solo per puro caso e fortuna che non mi complicai definitivamente la vita.

Mi salvai grazie ai dischi e alla musica di cui non posso smettere di parlare e scrivere.
Perché quando tornai a casa dall'ospedale mi ritrovai completamente solo.
E mi sedetti su una sedia con una sigaretta e un libro.
La casa vuota. 
Il telefono muto.

Quel giorno fumai tre pacchetti di sigarette e piansi e piansi in silenzio.


......


Questo è uno di quegli argomenti di cui discuto praticamente sempre con la mia compagna.

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Molto ma molto ma molto ma molto derivativo questo disco dei Siberia "Si vuole scappare" eppure ha qualcosa di magnetico che mi tiene incollato all'ascolto. 

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