martedì 27 febbraio 2018

Camminare per cimiteri

Ogni volta che torno nel mio paese l'unica cosa che m'importa è andare al cimitero per salutare mia madre.
Fermarmi davanti alla sua lapide e raccontarle in silenzio cio' che mi è accaduto nei giorni che hanno preceduto il nostro incontro.
Gli spazi vuoti intorno a lei si riempiono giorno dopo giorno di facce conosciute.
Una donna che mi regalava caramelle e mi parlava di mio zio morto.
Settimana dopo settimana un Tetris di fiori e incenso.
E oggi, sfidando il freddo senza cappello e col cappotto aperto, le mani sul viso di una coetanea rimasta vedova, ho guardato i suoi occhi e mi sono chiesto dove mi seppelliranno e se mai verro' seppellito oppure se finiro' in una fossa comune, in un'urna, in fondo a un lago. 
Ho guardato i suoi occhi e le ho chiesto cosa ne pensava del mio cappotto nuovo, di queste scarpe, di queste mani incerottate e rovinate dal lavoro e dalle sostanze chimiche e le ho chiesto cosa succederà di me e della mia compagna quando ci accadrà qualcosa e non potremo piu' disporre di noi, che non ci sposeremo, non contrarremo un'unione civile, non avremo figli e probabilmente nemmeno cani o gatti e non avremo nessuno intorno a noi. 
Nel vaso le ho infilato venti rose nuove, bianche, bellissime e mi è sembrato quasi di vederla sorridere.
Che bello toccare le rose, sceglierle, farsi consigliare da una fiorista buona, coi capelli che sapevano di pane.
Anche se poi tutte queste riflessioni che mi escono da questo cervello vuoto sono figlie esclusivamente di un bisogno di possesso, batteri di inutili e sterili rituali all'insegna della memoria.
O forse è solo quel tipo di amore che non ho e non avro' mai il coraggio di accettare.
Guardando in faccia mia madre so ogni volta che cio' che resta davanti a me è che lei è morta e che mi manca da morire e che i morti restano morti e che ogni volta che passeggio per ore nei cimiteri è solo per ristabilire un minimo grado di sopportazione di me stesso e che mi restano solo i sogni, gli incubi, gli stati di confusione o estrema concentrazione o solitudine, meditazione e preghiera per sfiorare qualcosa che non riesco mai a sfiorare e dissetarmi col vuoto lasciato dall'assenza che si adagia sul mio corpo come un nuovo pesantissimo costume da indossare per camminare nelle strade e fingere, fingere ogni volta che mi interessi di essere vivo.

In fin dei conti se torno in Italia è solo per andare a trovare mia madre e chiederle scusa per tutto.
E mettere acqua nel vaso.
Scenderei solo piu' a sud per entrare in una farmacia e abbracciare una persona.

Poi, credo, potrei anche scomparire.


Nine Inch Nails - Closer (Director's Cut)

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