lunedì 5 febbraio 2018

Ancora su Sherman Alexie

Sherman Alexie in tutti i suoi libri riflette su cosa significhi essere oggi un Nativo ma lo fa sempre rifiutando stereotipi, vittimismi, autoghettizzazione. Gioca con l'ironia, amplia i discorsi ma lo fa sempre con sensibilità e profondità di sguardo che conquista. Poi quando vuole ricordare a tutti cos'è successo al suo popolo sa scrivere dei brevi pezzi come questi:


-Un altro proclama-

Quando 
Lincoln 
ratifico'
il
proclama 
di emancipazione,
chi sapeva

che, un anno prima, nel 1862, aveva firmato e approvato l'ordine per la piu' grande esecuzione pubblica degli Stati Uniti? Chi hanno giustiziato? "Mulatti, sanguemisti e indiani". Perché li hanno giustiziati? "Per sommosse contro lo stato e i suoi cittadini". Dove li hanno giustiziati? A Mankato, Minnesota. Come li hanno giustiziati? be', Abramo Lincoln ritenne cosa buona

giusta
impiccare
trentotto
Sioux

contemporaneamente. Si', di fronte a una folla enorme ed esultante, trentotto indiani andarono incontro alla morte. Si', trentotto colli si spezzarono. Ma prima di morire, trentotto indiani cantarono le loro canzoni di morte. Riuscite a immaginare la cacofonia di trentotto canzoni di morte diverse? Ma aspettate, un indiano venne graziato all'ultimo minuto, quindi solo trentasette indiani cantarono le loro canzoni di morte. Ma oh, oh, oh, oh, riuscite a immaginare la cacofonia di lutto di quell'unico sopravvissuto? Se vi avesse insegnato le parole, credete che avreste cantato insieme a lui?" (pp. 103-104)


-Looking Glass-

Il 5 ottobre 1877, Sulel Bears Paw Mountains in Montana, i Nasi Forati, sfiniti e affamati, terminarono la loro fuga lunga piu' di tremila chilometri e si arresero al generale Oliver Howard e al suo nono reggimento. A quel punto, il leggendario leader dei Nasi Forti, Capo Joseph, si alzo' e disse "Il mio cuore è malato

e
triste.
Da
dove
sta
ora
il
sole,

io
non
combattero'
piu',
mai
piu'"

e penso' che sarebbero state le sue ultime parole. Non aveva idea che avrebbe vissuto per altri ventisette anni. Prima vide molta della sua gente morire in esilio in Oklahoma. Poi Joseph e gli altri superstiti poterono tornare nel Nord-ovest, ma furono costretti a vivere nella riserva indiana di Colville, a centinaia di chilometri dal luogo d'origine della loro tribu', nella Wallowa Valley, in Oregon. Esiliato due volte, Joseph riusci' comunque a condurre la sua tribu' nel ventesimo secolo, anche se poi mori' di depressione. Mia nonna, che era nata nella riserva indiana di Colville, diceva sempre che si ricordava di Joseph come di un uomo tranquillo e gentile. Diceva sempre che Capo Joseph era il suo baby-sitter preferito.

Si',
si
sedeva
sulla 
sua 
sedia 
dondolo


intrecciava
gli
epici
capelli
di mia nonna." (pp. 181-182)

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