venerdì 19 gennaio 2018

Billag, Amalia Mirante, Babel', La montagna incantata, Bedouine

Il 4 marzo qui in Svizzera andranno a votare per l'abolizione della Billag, che sostanzialmente è il canone radiotelevisivo. L'ammontare del canone è 451 franchi, fate voi il cambio con l'euro, anche se, complice questo referendum, sarà abbassato di un centinaio di franchi. Un referendum, semplificando, proposto dall'area di destra e liberista/liberale e anime farlocche che sta accendendo parecchio le discussioni e le anime della Confederazione. E potete immaginarvi gli argomenti a sostegno dell'iniziativa: libertà, partitocrazia, vecchiume, essere di parte, tecnologia, mercato, costi elevati di mantenimento, concorrenza, bisogna incassare dalla pubblicità. Ovviamente la controparte, che difende il sistema attuale, non brilla spesso per simpatia e chiarezza.

Per quanto mi riguarda posso solo dire che la televisione di stato svizzera è una televisione di qualità, un vero servizio pubblico, che, nei limiti del possibile, garantisce il rispetto e l'identità delle varie lingue/culture svizzere (tedesca, francese, italiana), la pluralità di idee.  E pensate che sto parlando di una Nazione di 8 milioni di abitanti e di un Cantone Ticino, di lingua italiana, che ne fa 350 mila. Come se la provincia di Lecco avesse una televisione tutta sua, con la qualità di una televisione nazionale. 
Certo, ci sono cadute, pecche, programmi insulsi, programmi che non m'interessano ma per quei soldi posso godermi telegiornali nazionali e cantonali che in Italia ci si sogna, programmi d'approfondimento e dibattiti che nulla hanno da invidiare a quelli, per esempio, della Rai, anzi. E poi film e serie tv di qualità. Per non parlare dello sport. In chiaro uno può vedere tranquillamente tutta la Formula Uno, il motociclismo, lo sci, tutte le grandi corse ciclistiche, i Mondiali di Calcio, gli Europei di Calcio, le Olimpiadi, i Meeting di Atletica, l'hockey (che qui in Svizzera ha più seguito del calcio), due partite della Champions, l'Europa League, una partita della Serie A di calcio svizzera, l'equitazione, la ginnastica,  il Bob e tanti altri sport. E non mancano i programmi di cucina, i documentari, i cartoni animati, la messa.

Ma quello che conta sono la grazia, la qualità, la compostezza della maggior parte dei programmi. Basterebbe, non sorridete, il commento a una partita di calcio della nazionale di calcio svizzera.
Basterebbe fare il confronto con quella italiana per capire la differenza di galassia.
Tutta la vita i commentatori svizzeri.

Di televisione ne guardo pochissima e non sento il bisogno dei canali a pagamento, dello streaming, di Netflix. Non ho il Mulo e nemmeno Torrent. Non mi interessa guardare televisioni monotematiche che rispecchino interamente i miei gusti e interessi. Sono uno che quando accende la tv s'accontenta anche di quello che trova. Anche se è un film che ho già visto, un documentario. Forse sono un uomo di un tempo appassito, non lo so, ma mi sembra che viviamo circondati da troppe cose, troppe proposte, troppa voglia che tutti i nostri desideri debbano essere esauditi a tutti i costi...

Ma non è solo di questo, e nemmeno di difendere la tv di Stato,  che volevo parlare ma anche di lavoro che volevo parlare. Perchè se la votazione passasse sarebbe ovviamente una catastrofe lavorativa. E viviamo in tempi in cui il lavoro è sbeffeggiato, preso per il culo, ridicolizzato. 
Dei quattro morti a Milano cosa volete che gliene freghi alla gente quando stanno per rivotare la gentaglia come Berlusconi o Renzi o Salvini o Grillo o Grasso. 
E in questi giorni ho seguito, sull'emittente privata ticinese (anch'essa, seppur più commerciale, niente male) la coda di una discussione fra uno di quelli che appoggia il referendum, Paolo Pamini, e una delle donne che più apprezzo qui in Ticino, Amalia Mirante (è una docente precisa, sfida l'interlocutore, non si fa mai mettere i piedi addosso e perché è una delle poche sicurezze in un Cantone/Svizzera dove dumping/liberismo/sfruttamento/privatizzazione sono la regola), contraria all'iniziativa, e questo Pamini, uno degli uomini più ridicoli del Ticino, parlava quasi fregandosene dei lavoratori, anzi, sparando fantasmagorie su televisioni e servizi realizzati col telefonino, ovvero la tv modello TG4/Iene/Striscia la Notizia che passa per essere giornalismo. 
Ecco, al di là delle ovvie incrostazioni/favoritismi/stipendi, io penso al compagno di una mia collega, che di stipendi da favola non ne vede, che vive nell'oscurità della tv, che il posto l'ha conquistato e che vive malissimo questa situazione, perché oggi quando perdi un posto “sicuro” davanti a te ti si apre il baratro.
Ecco: mi piacerebbe prendere questo ragazzo e dirgli che da domani può farsi una bella tv da casa. Può andare in giro a filmare i cigni che passeggiano o lo spacciatore di turno. 
Ecco, siamo ridotti a questo.

Boh. 
Non so perché ho scritto di questa roba, forse solo perché sono stanco di questo qualunquismo continuo che imperversa ai giorni nostri, figlio di una certa logica pauperisticoliberistadaglialladrostronzocomunistafascistaservonoioso e diventata una sorta di Bibbia da condividere ovunque.

....


Ancora una volta a una persona ho risposto in privato che:

“No, i libri di cui scrivo o parlo li acquisto o li prendo in prestito dalle biblioteche. Qualcuno mi viene regalato da parenti o amici. Delle stesse persone che ho intervistato ultimamente come Silvia, Cristina e altri, i libri li ho acquistati. Anche tutti i pezzi usciti su Ereticamente sono di libri che ho acquistato.”

E ribadisco che no, non voglio ricevere più libri/dischi/film da case editrici/persone/uffici stampa per recensirli. Su Ereticamente scrivo, molto saltuariamente e quando mi gira e solo dei libri delle Edizioni di Ar, ma è un sito fatto a suo modo.

Tutto qui.

Preferisco dedicarmi a rileggere questi libri:



E "La montagna incantata" è uno di quei romanzi che quando li leggi poi ti viene voglia di non fare piu' nulla o prendere la macchina e andare a Davos. Cosa che faro' appena arriverà la primavera. 
St Moritz, Davos e ritorno.

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4 commenti:

  1. . Forse sono un uomo di un tempo appassito, non lo so, ma mi sembra che viviamo circondati da troppe cose, troppe proposte, troppa voglia che tutti i nostri desideri debbano essere esauditi a tutti i cosi...mi leggi nel pensiero :) un caro saluto. Etabeta400

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    1. anche tu sei uno di quelli appassiti come me allora?

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  2. Appassito, rinsecchito...ma non riesco a non sperare in una nuova primavera ;)

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    1. Bravo! intanto nell'immediato le giornate stanno cominciando ad allungarsi...

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